Si! Può! Fare! Libere riflessioni sul raduno sociale estivo 2019 svolto a Tenero

Se qualcuno inventa qualcosa che funziona, come faccio a costruire a mio uso e consumo qualcosa di analogo, sapendo che altri sono già riusciti nell’impresa?[…] O copio pari pari il progetto[..] oppure mi servo dell’idea di base e reinvento per conto mio tutte le specifiche, stimolato dal fatto che comunque si può arrivare ad una soluzione”[…]

“Non sempre la semplice copia di un modello preesistente è un’opzione fattibile; questo è soprattutto vero in campo tecnologico: i progetti possono essere tenuti segreti, o essere incomprensibili a chi non abbia sufficienti conoscenze. Si può magari diffondere la voce che da qualche parte, chissà dove, qualcuno ha inventato la tal cosa, senza che se ne conoscano i dettagli. Si sa comunque un fatto di base: è possibile farlo, c’è chi ci è riuscito. A volte può bastare questa minima conoscenza per far sì che altri individui o popoli, ispirati dall’idea, scoprano autonomamente il modo per arrivare allo stesso risultato!” (Jared Diamond, Armi acciaio, malattie. Breve storia del mondo negli ultimi 13000 anni)

Per amore di completezza ho voluto spiegare con le parole di un premio Pulitzer quanto mi porto a casa dal Camp di Tenero. Ma le tre esclamazioni ascendenti e convergenti in una sola di Gene Wilder in Frankestein Junior “Sì!Può!Fare!” descrivono molto meglio il mio entusiasmo.

Le scoperte, le invenzioni, le conquiste tecniche a cui si riferisce Jared Diamond nel suo saggio, sono di volta in volta la scrittura, l’alfabeto, l’energia atomica oppure i viaggi nello spazio. Il concetto è molto semplice: impegnarsi in un qualsiasi progetto diventa più semplice quando non esistono dubbi sulla sua realizzabilità, perlomeno teorica. Ad esempio per i sovietici arrivare alla atomica è stato molto più facile, dopo che le drammatiche dimostrazioni del successo del progetto Manhattan avevano lasciato gli scienziati russi con tutti gli interrogativi sul “come”, ma spazzato via tutti quelli sul “se”.

Cosa c’entra tutto questo con l’atletica?

Occuparsi in maniera seria di sport e di atletica leggera è molto più semplice che bombardare l’atomo o lanciare navicelle nello spazio. Ma mentre ci rendevamo conto ancora una volta dell’arretratezza del nostro movimento e del nostro sistema sportivo, è stato esaltante accorgerci che sopra una Lombardia “primitiva” esiste un Ticino avanzato. E allora siamo rinfrancati pensando che la ruota che dobbiamo riscoprire e fare girare è semplicemente quella di uno sport dignitoso.

In Svizzera, un Centro Sportivo della Gioventù, ha tutte le prerogative che qui non riusciamo nemmeno a riservare allo sport di vertice in un centro di preparazione olimpica. Prerogative logistiche, impiantistiche, ma anche e soprattutto organizzative, culturali ed educative. Se le prime infatti possono essere (poco) giustificabili con il grande divario economico che ormai separa il sempre ricco Ticino dalla ormai povera Lombardia, le seconde sono frutto di un’ignoranza sulla propria arretratezza che non ammette scuse. Il virgolettato di Diamond ricorda che esiste un livello di ignoranza sotto il quale una testimonianza non riesce a passare: se io mi imbattessi nei disegni di un razzo spaziale, probabilmente non li distinguerei da quelli di un’idropulitrice. A ben vedere sia che si tratti di impiantistica o del significato che si vuole dare all’attività sportiva, il problema principale riguarda la volontà e la consapevolezza del valore che si vuole dare all’attività sportiva. In altre nazioni dall’economia non certo florida ho visto che all’educazione sportiva dei giovani sono dedicate delle strutture e degli spazi che a Brescia trovano possibilità di esistenza, volontà e risorse, solo quando si devono costruire dei centri commerciali che fan capo a chissà quale fondo straniero.

A Tenero mi è parso invece di capire che l’amministrazione amministra, gli allenatori allenano ed i ragazzi fanno sport secondo delle regole precise che permettono un’autonomia ed una libertà da noi imprevedibile. In un contesto ordinato ed organizzato non è richiesto alle associazioni sportive di fare quello che non sanno fare e quindi possono semplicemente occuparsi di sport. Altrove ho visto altri centri altrettanto magnificamente attrezzati, ma era un estero molto più lontano, dove non si parlava l’italiano ticinese che, giusto un poco contaminato come in ognuna delle provincie nostrane, ti ricorda continuamente la vicinanza con l’Italia in un “sottosopra” da serie tv, che vede noi rinchiusi nell’aldilà di sotto, sinistro e melmoso.

Il Camp di Tenero è stato un successo

Il Camp di Tenero è stato un successo. Inizialmente doveva essere lungo 7 giorni, per questioni logistiche è stato ridotto a 4. Dal punto di vista organizzativo e di gestione degli allenamenti e delle lezioni questo ci ha messo alla prova, ma col senno di poi è stato giusto farlo anche per capire cosa va migliorato e cosa va mantenuto.

Il Camp di Tenero è stato un successo perché ci porterà ad una piccola evoluzione. Per l’anno prossimo stiamo disegnando un progetto più grande, che ci permetterà di coinvolgere altri tecnici ed altri atleti, con una formula nuova.

Il Camp a Tenero è stato un successo perché per la prima volta ci siamo rivolti esclusivamente agli atleti, proponendo un’attività in pista ed in aula progettata esclusivamente per loro. Nei prossimi giorni daremo conto di quanto fatto con una serie di articoli tecnici.

Ma Tenero ci conferma soprattutto che lo sport in maniera seria e professionale si può fare. Si può fare perché esistono le possibilità di creare le condizioni che lo permettono e perché esiste una domanda che richiede professionalità e competenza a qualsiasi livello di qualificazione sportiva. Anche in Italia. Intanto la Brescia sportiva, giustamente, festeggia il rientro di Balotelli con un entusiasmo che di per sè non fa mai male. E sempre nel frattempo, tre o quattro piani di interesse più in basso, ogni orticello atletico locale più o meno malandato, coltiva le proprie ambizioni aspettando di vedere sbocciare il proprio campioncino. Ogni gruppetto, ogni tecnico, con il proprio talentino da allenare e in tasca il mazzo di chiavi che apre un cancello che ti fa fare sport dietro ad una ringhiera, elemento architettonico quest’ultimo che non esiste a Tenero, con beneficio per la pratica sportiva e per il paesaggio.

Ma lo sport, come ogni attività seria, non è fatto di colpi estemporanei ma necessita di una programmazione articolata ed intelligente.

E quando si progetta lo sport, se si vuole avere una visione un po’più lungimirante, bisogna tenere a mente cosa accadde nella corsa all’oro in America più di un secolo e mezzo fa: i minatori rimasero poveri e i venditori di pale si arricchirono.

Camp di Tenero, il feedback degli atleti!

Come associazione sportiva teniamo molto al feedback di chi decide di tesserarsi con noi per usufruire dei nostri servizi sportivi. Questo, a nostro parere, è alla base di un continuo miglioramento delle proposte e dei progetti. Come per tutti i corsi rivolti agli allenatori ed ai tecnici, anche in questo caso abbiamo deciso di chiedere agli atleti il loro punto di vista sull’organizzazione e sullo svolgimento dell’evento mediante un breve questionario con 10 domande. Al seguente link trovate i risultati:

Risultati indagine gradimento Tenero 2019

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A cura di Andrea Uberti

Combined Events Coach

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