Ricomincio da tre!

Troisi: Chell ch’è stato è stato… basta, ricomincio da tre…
Arena: Da zero!…
Troisi: Eh?…
Arena: Da zero: ricomincio da zero.
Troisi: Nossignore, ricomincio da… cioè… tre cose me so’ riuscite dint’a vita, pecché aggia perdere pure chest? Aggia ricomincia’ da zero? Da tre!”

Ricomincio da tre!

La recente partecipazione di Silvia Taini alle Universiadi di Napoli mi porta a fare un bilancio del lavoro di questa stagione, offrendomi la possibilità di descrivere una situazione per certi versi particolare, capitata ad un tecnico di provincia come me.

Rimando a fine stagione 2019 un articolo più tecnico (condividendo i programmi e i dati significativi secondo l’impostazione che da sempre caratterizza ilCoach.net ASD), in cui cercherò di ragionare sulle possibili correlazioni  fra la mia proposta di allenamento ed i buoni risultati ottenuti, concentrandomi invece in questa sede in un ragionamento sui fattori ambientali che fanno da “cornice attiva” all’ottenimento di certe prestazioni di buon livello.

L’omaggio a Troisi celebra la prima maglia azzurra di una mia atleta assoluta, novità che mi inorgoglisce e mi certifica come tecnico “matricola”, ma mi serve anche per suggerire qualche riflessione.

Ricomincio da tre è infatti anche lo spunto per salvare quanto fatto di buono in questa stagione e parlare dei tre piccoli “talenti” che alleno.  Ragazze che, lontane dai livelli apicali dell’atletica internazionale, si sono distinte rispetto al resto del mio gruppetto di atlete perché sono state capaci di conquistare un titolo di campionessa nazionale di categoria e di vestire una maglia azzurra o azzurrina.

Sono tre ragazze il cui percorso e la cui evoluzione tecnica è stata condivisa a carte scoperte in parecchie iniziative de IlCoach, durante le quali hanno imparato, hanno mostrato quello che sapevano fare e abbiamo proposto i lavori i percorsi tecnici che avevano e avremmo voluto intraprendere con loro.

In ordine cronologico sono Elena Carraro prima agli U20 nei 60 hs indoor, Silvia Taini campionessa universitaria nei 100hs ed Alessia Seramondi, che ha vinto i 400 hs fra le U18 lo scorso giugno.

Napoli, Boras e Baku erano gli obiettivi dichiarati e sono state le tappe internazionali della loro stagione 2019.

Tre ragazze brave come loro sono ampiamente prevedibili in una grande città, ma diventano inaspettate quando sbocciano nel vivaio di un campetto e di una squadra di provincia come Nave.

Silvia, Elena ed Alessia sono ragazze con un’attidudine un poco superiore rispetto alla media, che permettono ad un allenatore di dare un’occhiata ad un mondo più grande e più complicato, in cui al tecnico (o meglio sarebbe allo staff) viene richiesto non soltanto di allenare, ma anche di “gestire” nel suo complesso l’atleta.

Allenare chi è già “fortino” ti suggerisce che lavorare con chi è ”forte” o “fortissimo” è completamente diverso da lavorare con chi non lo è.

A livello molto embrionale, ai tre diversi livelli di Silvia, Elena ed Alessia nasce già qualche pressione e qualche interesse che va al di là del binomio atleta allenatore (e famiglia): che sia rappresentato dalla società, dalla rappresentativa, dai raduni federali, da un manager, dall’interesse per una piccola sponsorizzazione, all’invito ad un meeting, all’intervista per un giornale o un giornale locale.

A livello sportivo la differenza  fra chi si “distingue dal gruppo” e chi no, è che  la stagione non finisce nel campionato di categoria, ma vive di ulteriori momenti in cui è fondamentale farsi trovare pronte.

La questione, seppur ancora molto lontana dalle pressioni di ben più alti livelli o altri sport  diventa comunque già molto più competitiva: per una rappresentativa, una nazionale o una “nazionalina” non basta essere brave o aver fatto il personale, ma bisogna anche stare davanti alle concorrenti.

A livello umano è logico che lo stress salga un po’ e che ciascuna atleta reclami la propria dose di attenzione, specie nei diversi momenti chiave dell’attività agonistica.

Perfino l’ottenimento nel corso della stagione di qualche piccolo risultato di prestigio, rappresenta un rischio,  spostando continuamente le “gerarchie” all’interno del gruppo di lavoro, problema  che invece non si verifica quando i risultati sono appiattiti verso il basso.

Avere avuto a che fare con 3 ragazze intelligenti e dal buon carattere in questi anni mi ha aiutato, ma ho capito che anche il “successo” o i piccoli successi possono costituire delle specie di trappole, che complicano gli assetti nelle dinamiche di relazione rispetto a tipi di personalità che devono essere per definizione competitive.

Salendo un pochino di livello, l’elemento tecnico per l’allenatore resta un nodo centrale, ma che occorra considerare ed imparare man mano a gestire tante altre cose.

Averne tre brave è insomma diverso da averne una… e diversissimo da non averne nemmeno una.

La questione poi si complica ulteriormente quando prestazioni paragonabili fanno capo ad esperienze e situazioni di vita molto diverse come è il caso di Silvia, Elena ed Alessia.

Silvia, Alessia ed Elena al Corso-Raduno de ilCoach a Formia

Tre di tre.

Alessia, la più piccola, è stata il classico baby talento che mi è scoppiato in mano dopo pochi mesi di attività un minimo organizzata.

A 14 anni, senza quasi rendersene conto, ha ottenuto prestazioni ingombranti, cominciando in pratica da un livello  tecnico a cui la maggior parte delle ragazze non arriva mai. Certi risultati,raggiunti con una facilità disarmante non han tardato a presentarle il conto.

Il titolo sui 400 ostacoli di Agropoli è arrivato dopo che l’ambiente l’aveva già esaltata, criticata ed infine, assurdamente, data per “spacciata”. A soli sedici anni la vittoria di Agropoli è stata quasi il piccolo riscatto di un’atleta , prima ancora di avere iniziato a far qualcosa, era già considerata in declino.

Alessia è un’atleta poliedrica valida sia come saltatrice, che come velocista che ostacolista. Ha tante cose da imparare e grandissimi margini di miglioramento

Nei 400 ostacoli all’Eyof di Baku sarà per la prima volta azzurrina.

Alessia Seramondi, “in volo ” ai Campionati Italiani Indoor Allievi ad Ancona con la maglia di Atletica Brescia 1950. Ph. Roberto Passerini – Atl-Eticamente foto

Elena è la ragazza con cui lavoro da più tempo e quella che ha seguito la crescita più lineare e più graduale. Le sue prestazioni sono sempre passate un poco sottotraccia, mentre  il microcosmo dell’atletica nostrana era impegnato a celebrare le varie “colleghe baby fenomeno” di Alessia.

Questo per lei ha rappresentato  un indubbio vantaggio.

Corre i 60 ed i 100 ostacoli.

Fino ad ora non ha mai concluso nessuno dei 7 campionati italiani di categoria disputati senza passare dalla cerimonia di premiazione. Nelle sette finali raggiunte tra indoor ed outdoor si è portata a casa anche un titolo, un terzo posto e due argenti. A Boras ai Campionati Europei U20 sarà azzurrina per la terza volta.

Elena Carraro con la maglia della Nazionale con il suo tecnico Andrea Uberti

Anche Silvia è un’ostacolista e quando si è unita al gruppo di allenamento era già considerata un talento inespresso.

Dopo pochi mesi, e dopo aver raggiunto il primo campionato italiano assoluto,  ha dovuto sospendere l’attività per la maternità, con l’arrivo di Leonardo.

La scorsa stagione le è servita per tornare sui propri livelli pre maternità, mentre in quella in corso è riuscita a migliorarsi notevolmente, sino alla convocazione all’Universiade di Napoli. La condizione di mamma, lavoratrice, studentessa  ed “allenatrice in campo” è ovviamente particolare ma, se da un lato ha complicato le cose, dall’altro le ha chiarito le idee rispetto al suo rapporto con l’atletica: fare le cose giusto per fare in questo momento non le interessa.

Napoli rappresenta per lei il secondo impegno con la nazionale, dopo un digiuno di 8 anni.

Per creare dei ritratti migliori abbiamo fatto direttamente ad Alessia, Elena e Silvia alcune domande.

Silvia Taini in azione nei 100hs con la maglia della Brixia Atletica 2014. Ph. Roberto Passerini – Atl-Eticamente foto

1) Credi che allenarsi insieme ad altre atlete brave sia un vantaggio rispetto ad essere sola?

Silvia Taini (S.T.): Sicuramente è un vantaggio in un gruppo di allenamento, gli allenamenti si affrontano sempre con più attenzione e concentrazione. Si tende sempre a dare il meglio e a dimostrare quanto si vale.

Elena Carraro (E.C.): Penso che sia assolutamente un vantaggio. Allenarsi con atlete di talento rende ogni momento più stimolante e crea un confronto diretto che negli sport come il nostro è indispensabile. Allenarsi “da sole” non è stimolante; sicuramente ti farebbe sentire il “fenomeno” del gruppo, per poi invece non raggiungere risultati rilevanti nelle gare.

Alessia Seramondi (A.S.): Credo sia un vantaggio allenarmi con ragazze brave perché mi stimola a dare sempre il massimo, ormai si è creato un gruppo molto unito, insieme ci divertiamo tanto e credo che questo sia molto importante.

2) Quali invece secondo te possono essere i rischi di trovarsi in un gruppo “competitivo”?

S.T: Il rischio principale è che l’allenamento diventi stressante come la gara, soprattutto a livello psicologico. Infatti alcune sessioni abbiamo lo stesso programma mentre in altre varia a seconda della scelta del nostro tecnico

E.C.: Sicuramente vi sono alcuni “rischi”; essere troppo competitivi non è sempre un vantaggio, soprattutto in allenamento. Può capitare che ci siano tensioni, che in gara sono giustificate, ma in allenamento credo siano inutili e poco costruttive.

A.S.: Il rischio di allenarsi in un gruppo del genere è che a volte possono crearsi delle piccole tensioni, vista la competitività che a volte si crea anche durante gli allenamenti, ma questo dipende anche dal carattere di ogni persona

 

3) Voi tre siete le ragazze un po’ più in vista di un gruppetto di allenamento comunque piuttosto valido. Quanto credi che possa valere l’apporto di ciascun componente di un gruppo di lavoro?

S.T.: Nel nostro gruppo credo che ognuna di noi abbia dato e preso qualcosa sia a livello sportivo che a livello psicologico. Io sono la più grande del gruppo e spesso le ragazze mi raccontano i loro obiettivi e le loro paure. Sicuramente avere nel gruppo di allenamento due coetanee come Alessia e Elena (per le altre allieve n.d.r.) ha alzato il livello di soddisfazione per una propria prestazione e le speranze in ogni ragazza. L’aspetto che più mi piace del nostro gruppo è la tenacia e l’impegno di ogni mia compagna, tutte noi se abbiamo un obiettivo lo raggiungiamo. Sempre.

E.C.: Lavorare con persone con buone attitudini e capacità porta sicuramente al miglioramento di tutti i componenti del gruppo, collaborando ciascuno alla crescita grazie al confronto, l’aiuto reciproco, la solidarietà, il sostegno morale. Ciascun componente, con le proprie sfaccettature, arricchisce le relazioni nel nostro team.

A.S.: Ognuna di noi ha della qualità e capacità tecniche ed umane differenti da cui possiamo imparare tanto, infatti le diverse caratteristiche della personalità di ognuna possono insegnarci l’approccio differente con cui si affronta un allenamento, una gara, una vittoria o una sconfitta

Raduno a Formia con Alessandro Vigo, Alessia, Silvia e Elena nel gruppo di allenamento

4) Qual è secondo te il miglior pregio di ciascuna delle tue due compagne? (indicare una caratteristica tecnica/fisica ed una psicologica)

S.T. Elena è una delle più brave ostacoliste in Italia, ha reso il suo gesto riconoscibile. Ha una leggerezza invidiabile ed è una frequenza ottima di piedi. Ma la cosa che la rende ancora più ostacolista è che in gara si accende, ha una gran bella grinta che riesce a tirare fuori ostacolo dopo ostacolo. 
Alessia è una forza della natura, a livello tecnico ha ancora da lavorare, ma è la tipica atleta che ogni allenamento migliora e impara qualcosa. Ha capacità lattacida mostruosa e una struttura ottima. Elena e Alessia sono entrambe molto determinate e delle ottime agoniste.

E.C. Alessia è molto forte fisicamente e questo la rende capace in di eccellere in qualsiasi specialità; psicologicamente è una persona solare, cosa che non solo giova a lei ma a tutte noi che ci alleniamo insieme a lei. Riesce sempre ad essere positiva e non si demoralizza mai. Silvia fisicamente ha una forza esplosiva che la rende particolarmente efficace nella sua specialità e ha un bagaglio tecnico perfezionato nel corso degli anni. È determinatissima e fa di tutto per ottenere ciò che vuole; tornare ad allenarsi dopo la maternità ed ottenere questi risultati rende già evidente quanto sia forte il suo carattere.

A.S. Di Silvia mi piace tanto la partenza e la velocità e la frequenza che riesce ad avere tra gli ostacoli, fisicamente è molto potente ma non risulta pesante quando corre perché ha dei piedi molto reattivi, psicologicamente il coraggio e la voglia di mettersi in gioco. Di Elena invece ammiro il l’eleganza e la rapidità con cui passa le barriere, la proporzione e l’armonia del suo fisico, e psicologicamente la grinta e concentrazione che riesce a tirare fuori nel momento giusto.

5) E invece in cosa potrebbe migliorare? (indicare una caratteristica tecnica/fisica ed una psicologica)

S.T. A livello tecnico Elena (come me) ora dovrebbe pensare a rendere il gesto ancora più veloce e fluido senza preoccuparsi dell’esecuzione perfetta. A livello fisico deve continuare su questa strada, i lavori che sta facendo in pista e in palestra stanno portando parecchi risultati. Noi la prendiamo in giro perché è permalosa, ma non penso che sia un difetto in gara (anzi). Alessia ha appena iniziato, a livello tecnico deve sistemare il passaggio dell’ostacolo e deve iniziare anche a fare qualche seduta mirata in palestra. Sono ragazze giovani che hanno ancora davanti a sé tanta strada e tante soddisfazioni.

E.C. Penso che Alessia a volte abbia bisogno di un po’ più di concentrazione in quello che fa, ma credo sia già molto migliorata rispetto agli anni scorsi. Essendo una ragazza che si dedica a diverse specialità ed essendo anche molto giovane ha un grossissimo margine di miglioramento tecnico. Silvia penso che a volte sia troppo severa con se stessa nei risultati che ottiene, soprattutto in allenamento. Credo che sia importante essere soddisfatti dei propri risultati, che nel suo caso sono davvero notevoli, e quindi essere felici ogni giorno del lavoro a cui ci si dedica. A livello tecnico il suo cambio di marcia di qualità di quest’anno sta richiedendo anche un adattamento tecnico su cui sta lavorando.

A.S. Silvia potrebbe migliorare la seconda parte della gara dove dovrebbe incrementare ulteriormente la velocità già acquisita, fisicamente credo che non abbia nulla da migliorare e psicologicamente penso che dovrebbe essere più contenta e fiera di se stessa alla fine di un allenamento o gara. Elena potrebbe migliorare la partenza e fisicamente forse aumentare un po’ la massa muscolare. Psicologicamente dovrebbe imparare ad affrontare ogni situazione con maggiore positività ed entusiasmo.

6) Cosa hai imparato da ciascuna delle tue due “compagne”? (in allenamento e in gara)

S.T. Alessia e Elena riescono a trasmettermi quella leggerezza che ogni tanto dimentico di tirare fuori, riescono sempre a farmi ridere, mi hanno dato tanto sostegno in alcuni momenti difficili, sono state la mia forza sia in allenamento che in gara. Ogni volta che abbiamo una gara ci scriviamo dei messaggi bellissimi, ci carichiamo un sacco.

E.C. Ho imparato davvero tanto da loro, dai mille allenamenti insieme alle tante gare in cui abbiamo fatto il tifo l’una per l’altra. In allenamento siamo molto unite e soprattutto io e Silvia, praticando la stessa specialità, abbiamo spesso lo stesso programma di allenamento. In questi anni abbiamo imparato a conoscerci e siamo diventate subito amiche. Grazie ad Alessia ho capito cosa significa “passione” perché lei ama davvero tanto correre, non riuscirebbe a farne a meno; anche durante gli allenamenti più duri lei è sempre felice di essere lì e fare quello che sta facendo. Da Silvia ho imparato che è possibile fare qualsiasi cosa se si vuole, che il “non ho tempo” non esiste se si vuole davvero qualcosa.

A.S. Da Silvia la tenacia perché ha dimostrato che a “non mollare mai” i risultati arrivano. Da Elena quanto sia importante concentrarsi non solo in gara ma anche in allenamento. Da entrambe ho imparato quanto condividere la stessa passione rafforzi anche l’amicizia.

7) Qual è l’elemento più importante per fare un buon allenamento?

S.T. La concentrazione. Io so che se sono scarica o ho avuto una giornata pesante farò molta più fatica a fare un buon allenamento.

E.C. Sicuramente è importante la concentrazione e la voglia di allenarsi; penso che se queste mancano si può anche restare a casa. Ho sempre dato molta importanza alla parte psicologica e mentale perché credo che molti problemini che abbiamo siano legati a questo  e che per liberarcene serve solamente cambiare mentalità. 

A.S. Avere un obbiettivo e divertirsi ricordandosi sempre che è una propria scelta essere lì, e che bisogna sempre ottimizzare il tempo poiché ne abbiamo davvero poco a disposizione tra scuola, studio e impegni vari.

Ricomincio da tre. Formia ilCoach
Silvia Elena Andrea
Alessia Seramondi 2
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8) Appena cominciate ad essere un po’ “brave” si creano interesse ed alcune aspettative attorno a voi. L’attenzione attorno a ciò che fai per te è uno stimolo oppure rappresenta un problema?

S.T. Per quanto mi riguarda è uno stimolo, fa piacere che i propri ‘successi’ vengano riconosciuti da terze persone. I problemi si creano nel momento in cui si vanno a creare aspettative troppo alte negli atleti che ancora non hanno fatto nulla. L’atletica dovrebbe essere più concreta, le misure e i tempi sono oggettivi, 13.54 non è 12.20, 6 metri non sono 6.70

E.C. Ritengo che l’attenzione sia generalmente uno stimolo, finchè non diventa esagerata e montata su realtà false o inventate per creare visibilità, come spesso viene fatto con i ragazzini. Non sempre le aspettative giovano all’atleta, il quale si sente in “dovere” di fare i risultati che tutti si aspettano. Soprattutto se l’atleta è giovane questo non stimola ma anzi blocca la sua naturale crescita sportiva.

A.S. In alcuni casi è stimolante, ma nella maggior parte dei casi è una difficoltà in più. Ricordo ad esempio che dopo il mio primo risultato importante (6.14 nel salto in lungo) molti si aspettavano che io potessi ogni volta saltare di più, ma i record sono tali proprio perché non sono facili da avvicinare o superare. Atleticamente è stato il momento più difficile che ho dovuto affrontare ma con l’appoggio del mio allenatore e del mio fantastico team ho continuato a lavorare serenamente, convinta che le qualità, quando sono unite al lavoro, portano sempre a dei risultati positivi.

9) Che ruolo ha ed ha avuto la famiglia e quanto è importante rispetto alla tua crescita sportiva?

S.T. La mia famiglia è sempre stata molto importante nella mia crescita sportiva, nell’attività giovaline perché mi ha sempre sostenuta e accompagnata in tutto ed ora in più perché grazie al loro aiuto con Leonardo riesco ad allenarmi.

E.C.La famiglia per me ha avuto un ruolo molto importante, infatti già dal principio è stata mia mamma ad avvicinarmi all’atletica. I miei genitori mi portano tutti i giorni ad allenamento; senza di loro non riuscirei sicuramente ad allenarmi come faccio tutt’ora. La loro presenza durante le gare dà importanza e valore a quello che faccio.

A.S. La mia famiglia ha sempre avuto e sempre avrà un ruolo fondamentale soprattutto quando le cose non vanno per il verso giusto. Sono i miei primi tifosi e so che per me ci sono e ci saranno sempre

10) Faresti atletica e continueresti ad allenarti anche se non fossi così brava?

S.T. Non penso, probabilmente farei crossfit o qualche attività per tenermi in forma.

E.C. Credo che i risultati stimolino più di qualsiasi altra cosa a continuare una determinata attività. Credo che alla mia età probabilmente non farei sport a livello agonistico perché con la scuola e gli impegni vari si ha poco tempo  e utilizzerei tutto questo tempo, che oggi dedico al campo, per fare altro che amo e a cui sono portata. Sicuramente però continuerei a fare attività fisica perché fare sport mi piace davvero tanto e, risultati a parte, mi fa sentire bene sia fisicamente che psicologicamente. 

A.S. Si perché amo questo sport, è la mia passione, mi permette di conoscere persone fantastiche, tra le quali i miei migliori amici. Capisco però di essere molto fortunata a poter ambire a risultati importanti.

 

A cura di Andrea Uberti

Vice Presidente ilCoach.net ASD

Tecnico di 4° Livello IAAF (Sprint&Hurdles e Endurance)

Tecnico 3° Livello Fidal Prove Multiple

Responsabile Settore Prove Multiple Fidal Lombardia

info@ilcoach.net

 

 

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