La forza non è un opinione

In foto: Alex Atchori, decathleta della Virtus Castenedolo e atleta della nazionale di Bob, con Andrea Uberti e Vittorio Iannone in un test di profilazione della forza mediante utilizzo dell’accelerometro Beast.

In atletica leggera tutti hanno una propria opinione sui “pesi”.

A maggior ragione l’hanno quando non li hanno mai usati in allenamento.

I “pesi” (forse meglio definiti sovraccarichi) in atletica, di solito sono quella cosa che se l’hai iniziata da piccolo (15?16?….25 anni?)… avranno inesorabilmente bruciato il tuo futuro atletico.
Se invece li avrai usati dopo i 20 anni…significa che nella tua specialità sei già tecnicamente bravissimo (lol) e che da quel momento magicamente spiccherai il volo…

Occhio però a non far nulla prima. Tre alzate di squat, come i tre chicchi di melagrano per Proserpina, relegheranno i vostri atleti per sempre al regno degli inferi, collocato nel girone delle serie che vanno dalla seconda in poi.

Se invece nelle categorie giovanili ottieni qualche buon risultato, questo è chiaramente da ricondurre al falso, enorme ed immediato vantaggio che si ottiene con l’uso del bilanciere, che, automaticamente, nei due mesi che vanno da novembre alle indoor, aggiunge un metro al salto in lungo dei vostri allievi e toglie 7 decimi al loro personale sui 100.

A quanto pare, una seduta organizzata un po’ a caso, programmata una volta a settimana per due mesi nella palestrina-sgabuzzino delle nostre piste, è sufficiente al nostro giovane “atleta-cicala” ad acquisire un vantaggio enorme e fasullo sugli “atleti-formica” che, ascoltando i consigli dei tanti grilli parlanti, hanno passato l’inverno previdenti: imparando nulla di pesi e talvolta anche meno di atletica.

Peccato o per fortuna, non funziona così.

Certe opinioni diffuse sono parole al vento, fruscii e sibili che soffiano sulle piste, figli di una tradizione orale leggera leggera, su un argomento solido e concreto come la ghisa dei dischi del bilanciere.

Per avere un’opinione sull’uso dei sovraccarichi bisogna, non solo averli studiati… ma anche aver avuto un’esperienza diretta. Senza aver sperimentoao due o tre stagioni di lavoro con i sovraccarichi, semplicemente non si può avere un’opinione.

E con 50 kilogrammi di squat non si può avere un’opinione, come con tre aerobiche passeggiate tre volte a settimana non si può avere un’idea su cosa voglia dire preparare un 5000 in pista.

Giusto per dare dei riferimenti, una femmina che pesa 55 kg inizia a fare forza con i sovraccarichi quando è in grado di fare uno squat profondo con il bilanciere libero con 100. Un maschio da 70 quando ne solleva 140.

Se un atleta legge sulla propria scheda 5×8 ripetizioni con l’80% del massimale e non protesta o, peggio ancora se completa il lavoro, significa semplicemente che non sa cosa sia il suo massimale e allora non ha mai fatto forza. È come il mezzofondista che si allena con le passeggiate.

Per avere un’opinione bisogna avere una conoscenza e avere masticato tanto la materia.
Il tecnico del nostro mezzofondista che prepara i 5000 metri, capisce al volo cosa significa fare un 6×1000 metri in 2’30” secondi con 3′ di recupero.
Se da una semplice seduta come questa non si è fatto un’opinione sull’atleta… vuol dire che ne capisce pochissimo.

Lo stesso vale con i “pesi”.

Per poter avere un’opinione bisogna almeno avere masticato un po’ della disciplina.
L’allenatore li deve avere provati su se stesso e sui propri atleti.
Per avere un’opinione sui pesi bisogna sapere rispondere come minimo a queste domande:

  1. Quali sono i carichi per cui posso considerare il mio atleta forte e che rapporti ci sono tra il massimale nello squat, nello stacco e in una panca?
  2.  Quando uno squat è fatto in sicurezza e quando invece predispone il mio atleta a problemi alle ginocchia e/o alla zona lombare? Da cosa lo riconosco?
  3. Il mio atleta è tecnicamente pronto ad affrontare un programma in %?”
  4. Che differenza c’è tra uno squat profondo ed un mezzo squat e che risultati voglio ottenere con i due diversi esercizi? Se ho un massimale di 150 nello squat, quanto mi aspetto nel ½?
  5. Che differenza c’è tra front e back squat, con quale posso caricare di più e che peculiari difficoltà potranno presentare i due esercizi?
  6. Quali sono i punti “difficili” in uno squat, uno stacco o una panca?
  7. Quando faccio eseguire uno squat come faccio a capire se il mio atleta è ginocchio dominante o anca dominante…e perchè è utile saperlo?
  8. Che differenza c’è tra uno stacco regolare ed uno sumo e con che criterio scegliere uno piuttosto che l’altro?
  9. Cosa è il buffer? Perchè è fondamentale in atletica?
  10. Il numero di serie e ripetizioni della scheda che ho preparato per i miei atleti dove si trovano nella tabella di Prilepin? 5×8 ripetizioni con l’ 80% sono impossibili almeno di essere alieni;
  11. Che differenza c’è tra un 8×3 e un 3×8 e quando proporre i due tipo diversi di lavoro?
  12. Che differenza c’è tra un TUT 3.1.X.0 piuttosto che un 1.0.X.1, quando proporre i diversi timing nel corso della stagione. Quale delle due proposte mi restituirà un atleta con i muscoli indolenziti?
  13. Quando e perchè dare enfasi sulla fase eccentrica piuttosto che la concentrica o l’isometrica?
  14. Quando inserisco l’esercitazioni con i sovraccarichi nell’ambito della seduta o del microciclo settimanale?
  15. Come devo cambiare l’impugnatura in un military press e in una push press? Perchè le due esercitazioni possono creare delle problematiche ai polsi del mio atleta.
  16. Perchè ha senso passare da una girata ad incastro basso ad una ad incastro alto?
  17. Il mio atleta esprime più potenza in uno stacco o in una girata?

Quando un tecnico risponde facilmente a queste ed altre domande, sa di cosa si sta parlando, allora può avere un’opinione e se vuole può scegliere di usarli o non usarli.

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