Intervista a Steve Cain

La nazionale australiana è andata molte bene ai Campionati Mondiali U20 di Tampere.

https://www.iaaf.org/competitions/iaaf-world-u20-championships/iaaf-world-u20-championships-

tampere-2018-6082/medaltable

In particolare nel decathlon, con una doppietta, portandosi via sia l’oro che l’argento.

Steve Cain, tecnico, ex decatleta e nostro amico, è l’allenatore personale della medaglia d’argento del decatlon Gary Hassbroek.

Gli abbiamo rivolto alcune domande.

Intervista a Steve Cain

Congratulazioni a Gary e a te, Steve. Ci vuoi raccontare qualcosa delle gare in Finlandia?

Nel 2018 siamo stati per la prima volta in Finlandia ed è stato grande poter sperimentare le specialità specifiche in un ambiente da festival dell’atletica. Abbiamo gareggiato a Jamsankoski dove, in una giornata, le uniche specialità previste erano gli ostacoli. La squadra australiana è tornata lì un paio di giorni dopo, quando le uniche specialità erano i 100, i 200 e i 400. In maniera simile sono andato a Somero dove hanno disputato un festival del salto con l’asta durato 4 giorni. Ha una grande tradizione ed il primo giorno ci sono stato per assistere alle gare, avevano 5 pedane del salto con l’asta dove  gareggiavano in contemporanea circa 100 saltatori. C’era una grande atmosfera ed una miriade di saltatori di successo fra pubblico dove una persona su due con cui ti mettevi a parlare aveva un personale fra i 5.50 e i 5.70.

Qual era il tuo ruolo a Tampere? Eri lì come allenatore personale o come tecnico della squadra nazionale?

Sono stato a Tampere con il ruolo di tecnico della squadra nazionale seguendo nello specifico 5 atleti (2 decatleti, 2 giavellottisti, 1 discobolo) oltre a dare un supporto aggiuntivo agli altri allenatori e tecnici. Ero lì anche come allenatore personale di Gary Hasbroek, avendo lavorato a stretto contatto con lui negli ultimi tre anni.

La federazione australiana fornisce un supporto agli allenatori personali in questo tipo di competizioni?

La federazione Australiana fa tutto quanto può per supportare gli allenatori personali anche se purtroppo non è in grado di fornire un contributo economico. Fornisce un supporto continuo ad informazioni riguardo alle sistemazioni di soggiorno e sui viaggi dando il benvenuto ai tecnici nei centri di preparazione e negli ambienti nelle fase preparatorie della trasferta. La federazione supporta al massimo anche per quanto riguarda gli accrediti durante le gare. Oltre a questo, una parte del mio compito era anche quella di dare supporto agli allenatori personali, in maniera molto diversa che cambia da allenatore ad allenatore.

Gary ha vinto l’Argento e Ashley Moloney ha vinto l’Oro in Finlandia. Gli Australiani son stati semplicemente fortunati o, secondo te, ci sono altre ragioni dietro questo risultato?

Fortuna è una parola rischiosa da usare, dal momento che ci sono molte occasioni in un decathlon che te lo possono fare andare male come te lo possono fare andare bene, TANTI TANTI momenti fortunati sarebbero richiesti se noi crediamo che la fortuna rivesta un ruolo.  Per questo, di certo credo che che ci sono più fattori che hanno portato al loro successo in questa competizione. Velocemente ecco un po’ di ragioni:

Preparazione: sia Ash che Gary hanno fatto parte della squadra di sviluppo degli junior in cui i metodi di allenamento, i programmi e le routine sono state discusse ed ottimizzate. Seguono dei programmi di allenamento solidi che hanno prodotto dei continui miglioramenti negli ultimi pochi anni. Con tutti i decatleti ( e nell’atletica e nello sport in generale n.d.t.) gli infortuni giocano un ruolo ed entrambi i ragazzi hanno gestito i propri molto bene ( con il supporto dei propri staff medici) per preparar se stessi sia fisicamente che mentalmente per una grande competizione.

Crederci: sia Ash che Gary raramente dubitano riguardo alla propria capacità e scendono in gara con la sicurezza che tutto sia possibile. Ovviamente anche loro sono molto nervosi e apprensivi, sebbene siano molto molto allenati nel proprio ambiente a confidare nella propria preparazione, confidare nella propria abilità e confidare nel successo finale.

Agonismo: I due ragazzi sono anche, l’uno il primo rivale dell’altro, gareggiando ferocemente l’uno contro l’altro per essere quello in cima alla fine della gara.

Gioco di squadra: I ragazzi sono supportati molto l’un l’altro e hanno avuto come motivazione in più quella di far salire due australiani sul podio, incoraggiandosi l’un l’altro e collaborando quando era possibile.

Che tipo di decatleta è Gary?

Gary è un atleta molto orientato e dedito a divenire assolutamente il migliore atleta possibile, anche facendo da stimolo innalzando le ambizioni di chi segue le sue orme. Riguardo alle sue specialità, Gary è un velocista/saltatore, considerando che le prime specialità in cui ha fatto bene sono gli ostacoli ed il salto in lungo. Con un allenamento mirato che ha incluso una grande attenzione sul modello tecnico e sollo sviluppo di forza/potenza, è stato capace di aumentare incredibilmente la propria velocità.  A parte il giavellotto, nel quale ha dimpostrato din da subito capacità, il peso ed il disco erano chiaramente il suo punto debole quando era tra i 16 e i 18 anni.

Come è stato il sup 2018 dalla prospettiva di allenatore?

Il 2018 è stato un anno di emozioni e risultati molto diversi. A parte un incidente molto circostanziato, è stato quasi l’anno perfetto. Ha ottenuto 7502 punti in gennaio per superare il minimo di qualificazione per i mondiali U20 ed  ha continuato ad allenarsi molto bene attraverso i campionari nazionali Australiani U20 di Decathlon in cui è stato molto impressionante ottenendo 7718 punti a Marzo. Due settimane dopo, a causa di un cambio di orario di cui era ignaro, ha dovuto tagliare il proprio riscaldamento e per questo due salti mancati nei primi due tentativi nel lungo hanno contribuito allo stiramento degli ischio-crurali nel terzo.

Questo è stato certamente un grande contrattempo e ha dovuto far riconsiderare quello che la sua preparazione per Tampere avrebbe comportato. Da Coach, questo periodo è stato piuttosto impegnativo dal momento che la riabilitazione era più lenta rispetto a quanto anticipato e ad ogni occasione in cui abbiamo il suo bicipite, il consiglio dei medici è stato quello di rallentare l’allenamento. Questo è successo 3 volte cosa che ha richiesto a noi di essere molto flessibili e creativi con la nostra programmazione e l’esecuzione degli allenamenti.

Gary era preoccupato che non sarebbe stato pronto in tempo, anche se da parte sua ha dimostrato fiducia nel nostro modo di allenarlo e sulle prescrizioni che arrivavano dallo staff che lo circonda, si è impegnato nella riabilitazione ed il resto è storia.

Secondo te quali sono gli elementi chiave nell’allenamento per ottenere buoni risultati nel decathlon?

Di certo ce ne sono parecchi! Molti dei quali sono contenuti nell’aspetto mentale. Tutti i decatleti devono avere la capacità di far passare la propria attenzione ed orientare le proprie energie da una gara alla successiva. Non tutte le gare vanno secondo quanto previsto, quindi bisogna essere capaci di accettare subito cosa è successo e occorre avere la capacità di spostare il focus al cento per cento sulla gara successiva.

Anche la preparazione fisica è di importanza suprema, dal momento che c’è un grande accumulo di fatica che il decatleta deve prepararsi ad affrontare nelle ultime gare. Allenare il corpo con un allenamento sequenziale secondo l’ordine di gara può essere un vantaggio (ad esempio 100 metri e lungo, salto con l’asta e giavellotto).

Un lavoro di forza e sviluppo delle capacità condizionale fornirà le capacità prestative ed è ovviamente un elemento cruciale dell’allenamento.

La natura di questo lavoro condizionale deve essere individualizzato sugli atleti e sulle specifiche modalità di adattamento di ciascuno.

Infine, il mio motto come atleta e un mantra che porto nel mio modello di allenamento è “Difficile quando ci si allena, facile quando si battaglia”.

Hai provato entrambi i ruoli… che differenza c’è nel gareggiare durante le due giornate da atleta o essere lì da coach?

Per quanto riguarda la mia esperienza, ho trovato che ci sono molte più similitudini rispetto a quanto pensassi. Dato che un allenatore è completamente coinvolto con il proprio  atleta o i propri atleti, cavalchi ogni onda con loro e quindi è solo una sfida mentale e drenante dall’altra parte della barricata. Prepararsi alla preparazione dell’allenatore richiede anche una preparazione simile che include riposo, alimentazione e idratazione adeguati per assicurare mente ed energia chiare a rimanere vigili per due giorni.

Fisicamente… certo, è un po’ più facile sugli spalti, anche se nella maggior parte dei casi, sto allenando più atleti che presentano concomitanze tra gli orari di Decathlon e Eptathlon. Ciò comporta che anche noi abbiamo la nostra giusta dose di corsa tra una gara e l’altra per assistere a tutti i tentativi e essere lì per sostenere le gare tecniche, anche se è chiaro che per un allenatore l’acido lattico non si accumula velocemente come succede nel 400 m.

La più grande differenza è il controllo. L’atleta in definitiva ha il controllo per influenzare il risultato della propria prestazione. Avendo stabilito un ottimo rapporto e una buona comunicazione con Gary (per esempio), credo che il coach possa ancora avere un impatto enorme sui risultati delle prestazioni acute.

Infine, l’esperienza è inestimabile. Più sono state le competizioni a cui ho preso parte come atleta e come allenatore, più risultati possono essere influenzati. Apprezzo le esperienze di apprendimento che ho avuto nel corso di molti anni e e  attendo la prossima opportunità che avrò peri migliorare le mie  capacità di coaching e di supporto per  i miei atleti.

 

English version

Australian selection has performed very well in Tampere U20 World Championship. https://www.iaaf.org/competitions/iaaf-world-u20-championships/iaaf-world-u20-championships-tampere-2018-6082/medaltable

Especially in the decathlon, with a double success, picking up both gold and silver medal.

Steve Cain, a coach, a former decathlete and a friend of us, is Tampere Silver medallist Gary Haasbroek personal coach.

We asked him few questions.

Congratulations to Gary and to you Steve. Do you want to tell us something about competitions in Finland?

2018 was our first time in Finland and it was great to experience their event specific competitions in a carnival environment. We competed at Jamsankoski where on one day, the only events on the program were hurdles events. The Australian team returned there a couple of days later, where the only events were 100m, 200m and 400m. Similar to this I went to Somero, where they conduct a Pole Vault carnival across four days. It has a great history and on the day I was there for the elite pole vault competition, they had 5 vaulting mats all in operation at the same time, with around 100 pole vaulters participating. There was a great atmosphere and countless successful vaulters in the crowd, where every second person you spoke to had previously jumped something between 5.50m – 5.70m as if common practise.

What was your role in Tampere? Where you there as personal coach or as national team coach?

My role was as a National Team Coach for our time in Tampere, supporting five specific athletes (2x decathletes, 2x javelin and 1x discus) along with additional support to other coaches and athletes. I was also a personal coach to Gary Haasbroek, having worked closely with him for over three years.

Does the Australian federation support personal coaches in this kind of events?

Athletics Australia do all they can to support personal coaches, though unfortunately aren’t able to provide financial assistance. They provided ongoing support and information about relevant accomodation and travel, welcoming personal coaches in the training centres and environments during the preparation phase of the tour. They are also as supportive as possible with accreditation during the competition. In addition to this, part of my role as a team coach is to also provide personal coaches with support, the nature of which is very different from coach to coach.

Gary got Silver and Ashley Moloney won Gold in Finland. Were Australian simply lucky…or, according to you, are there any other reasons behind these achievement?

Luck is a risky word to use, as there are numerous opportunities for things to ‘go wrong’ in a decathlon, that to complete a successful decathlon, MANY MANY lucky moment would be required, if we believe luck plays any part. Therefore, of course there are many factors that I believe attributed to their successes in this competition. A few quick thoughts:

Preparation: Both Ash and Gary have been part of the junior development squads where training methods, programs, routines and more have been discussed and optimised. They have solid training programs and have produced ongoing improvement the last few years. With all decathletes, injury plays a part and both boys have managed their injuries very well (with the support of their sports medical teams) to prepare themselves both physically and mentally for a great competition.

Belief: Both Ash and Gary rarely doubt their ability and take in to competition a confidence that anything is possible. Of course they also get very nervous and apprehensive, though are both conditioned through their environments to be confident in their preparation, confident in their ability and confident in their ultimate outcomes.

Competitive: The boys are also each others biggest competition and rivals, fiercely competing against each other to be the one on top at the end of the competition.

Team support: They were both very supportive of each other and had additional motivation to try get two Australians on the podium, cheering each other on and working together where possible.

What kind of decathlete is Gary?

Gary is very driven and dedicated to being the absolute best he can be, as well as raising the bar for those who follow in his footsteps. Regarding the events, Gary is a sprinter/jumper, with his early event successes in the hurdles and long jump. With dedicated training that included a strong focus on his technical model and strength/power development, he was able to dramatically improve his speed. Aside from the Javelin which he demonstrated abilities early on, his Shot Put and Discus were clear weaknesses as a 16-18 year old.

How his 2018 has been from a coach perspective?

2018 has been a year of very mixed results and emotions. Aside from one very specific incident, it was almost the perfect year. He scored 7502 in January to exceed the World u20 qualifying standard and continued to train very well through to the Australian u20 Decathlon championships where he was very impressive in scoring 7718 in March. Two weeks later, with  a timetable change he was unaware of, his warmup was cut very short and two no jumps in his first two attempts of his Long Jump contributed to the tearing of his hamstring in his 3rd attempt.

This was clearly a major setback and redefined what his preparation for Tampere would entail. From a coached perspective, this period was quite challenging as rehab was slower than anticipated and each occasion we scanned his hamstring, the doctors advice was to hold off progressing his training. This occurred three times which required us to be very flexible and creative with our programming and training sessions.

Gary was concerned he wouldn’t be ready in time, though to his credit showed faith in our coaching and the advice of the team around him, committed to his rehab regime and the rest is history.

In your opinion which are the keys elements in training in order to perform well in decathlon?

Of course there are many! Most of which are within the mind. All decathletes must possess the ability to ‘switch’ their focus and energy from one event to the next. Not every event will go to plan, so there must be an element of acceptance and an ability to move on a focus 100% on the next event.

Physical condition is also paramount, as there is a massive cumulative fatigue that decathletes will fight in later events. Preparing the body with elements of sequential training (eg: 100m then Long Jump, or Pole Vault then Javelin) will be advantageous.

Strength and Conditioning will provide performance capacity and is an obvious focus of training. The nature of this S&C must be specific to the individual and how they adapt to certain modalities.

Finally, my motto as an athlete and a mantra I take in to my coaching is “Hard in training, easy in the Battle”.

You have experienced both roles…what is the difference in competing the two days as an athlete or as a coach?

In my experience, I have found there are many more similarities than expected! As a coach being fully invested in your athlete or athletes, you ride every wave with them and hence it is just a mentally challenging and draining on the other side of the fence. To rock up ready to coach also takes similar preparation that includes adequate rest, nutrition and hydration to ensure a clear mind and energy to stay alert for two days.

Physically…. sure, its a little easier in the stands, though in most cases, I am coaching multiple athletes that present clashes between the Decathlon and Heptathlon timetables. This results in our fair share of running between events to see all attempts and be there to support the technical events, though granted the lactic doesn’t build up quite as quick as a 400m.

The biggest difference is control. The athlete has ultimate control to effect their performance outcome. Having established a great relationship and sound communication with Gary (for example), I believe the coach can still have a massive impact on acute performance outcomes.

Finally, experience is invaluable. The more competitions I’ve been involved in as an athlete and a coach, the more performance outcomes can be influenced. I cherish the learning experiences I’ve had over many years and relish the next opportunity I have to further our coaching abilities and support our athletes.

 

Ti è piaciuto? Condividilo...
0
Ti è piaciuto? Condividilo...
0