Corona Virus, noi la vediamo così!

Noi de ilCoach, senza farne né un vanto né sentirci in difetto, ci siamo da sempre rifiutati di addentrarci nella “politica” sportiva, semplicemente perché le sue strategie, le sue fazioni, le ripicche, i suoi giochi e le sue logiche spesso ci annoiano e qualche altra volta ci fanno sorridere.

E se la politica sportiva non è cosa per noi, figuriamoci la “Politica” vera, che tratta di temi e circostanze che ci asteniamo più che volentieri dal commentare: sia perché pensiamo che non serva avere un parere su tutto, sia perché non crediamo abbia senso aggiungere un’altra voce al coro stonato dei commenti non richiesti, gratuiti e di altrettanto basso valore.

In questo caso però, per un’associazione lombarda che come la nostra coinvolge tanti tesserati, risulta difficile non esprimerci sull’attualità delle cose, che sta mettendo in discussione non soltanto la nostra attività di tecnici sportivi, ma  anche la scala delle priorità di ciascuno di noi.

Il Corona virus ci dà una forte sveglia a ci ricorda che i nostri,  fino ad ora, sono stati problemi “di lusso”, di una società che ha potuto permettersi di dare un grande valore allo sport, attività bellissima ed utile, ma non strettamente necessaria.

Per una generazione come la mia, che non ha visto guerre, ha sfiorato solo la coda degli anni di piombo, fino a ieri, al telegiornale e sui social, sembrava chiara l’esistenza di due mondi che ci avevano  sempre insegnato a distinguere e ad imparare a non confondere: da un lato noi spettatori-consumatori fortunati e dall’altra il mondo, con i suoi problemi e le sue tragedie, ad appannaggio sempre e comunque degli altri.

Lo schema informativo è sempre stato quello che, prima ti dà la notizia che non ti riguarda, fatta di guerre, di profughi, di bimbi e di famiglie che scappano, ma poi ti richiama su un’attenzione più vigile, per esempio sui sedili elettronici anti-abbandono. Quelli che riguardano i nostri bambini e che li proteggeranno per legge: cose che invece ci interessano e a cui bisogna stare attenti; Perché altrimenti si rischia una multa.

Nella valutazione di contraddizioni e disparità tanto grandi, risultano veramente meschine e banali le diatribe di chi vede qualche ingiustizia nel trattamento delle varie parti sociali nei confronti di questa crisi. Ora però, per  la prima volta da molto tempo, scenari gravi e preoccupanti stanno portando alcuni dei loro effetti negativi direttamente anche nella nostra vita.

In questi giorni sui social abbiamo visto un po’ di tutto.

Se c’è stata gente fuori dalla grazia di Dio perché non poteva allenarsi per un’epidemia che  “al massimo avrebbe riguardato gli anziani e avrebbe sacrificato soltanto il nonno (di qualcun altro ovviamente)”, ci sono stati anche tanti operatori dello sport seri, che avevano già capito che ognuno deve fare la propria parte ed agire in maniera responsabile.

Noi de ilCoach, nella nostra limitatissima utilità rispetto a questi problemi, ci siamo sempre messi dalla loro parte.

In Italia e in Lombardia stiamo affrontando una situazione seria, sicuramente non facile, ma, per fortuna, per ora non stiamo affrontando né una guerra né uno scenario apocalittico.

Il consiglio che diamo a tutti è quello di attenersi alle disposizioni e alle regole date dal governo e dalle varie regioni, in questo la responsabilità è in mano ad ognuno di noi:

Disposizioni per il territorio nazionale e per la Lombardia dal 8 marzo 2020

Lo sport si ferma!

Anche lo sport, come è chiaro e logico, sta pagando la sua piccola parte in questa situazione.

E anche noi comprendiamo perfettamente i disagi di chi a vario titolo sta subendo le conseguenze di un problema che non ci sembra assolutamente banale. Comprendiamo anche i piccoli sfoghi di chi magari si è lamentato quando non aveva ancora compreso la gravità del situazione.

Ci sono stati disagi: gare annullate e rimandate, allenamenti difficili, lavoro perso, investimenti fatti messi in discussione e preoccupazioni finanziarie; A maggior ragione per chi con lo sport mantiene sé e magari una famiglia.

Anche noi abbiamo dovuto rinunciare a date ed eventi che avevamo già calendarizzato, rimettendoci un po’ di lavoro e denaro.

Non riusciremo a partecipare all’IFAC in Inghilterra, che per noi sarebbe stato “l’evento” di questo inizio di primavera.

Non potremo, per un po’ di tempo, fare tante cose.

Corsia start

In queste settimane, in un campo già chiuso ai corsi di avviamento e ai bambini, persino io, che son sempre ottimista quando si parla di sport e di obiettivi, devo essermi sorpreso nel dire ai miei ragazzi:

“Stiamo preparando alla grande…competizioni che poi non ci saranno!”

Ma purtroppo ora questo non sembra essere il problema.

La chiusura della Lombardia, di interi territori e province ci spaventa.

Rispetto a questo la chiusura di un campo, che la settimana scorsa sembrava qualcosa di tanto grave, appare come un problema davvero piccolo.

Gli sceneggiatori di film e drammi sanno benissimo usare questi contrasti: una scena prima il  problema è futile come un’asse di battuta sciupata o una pista che non drena…e un’inquadratura dopo…la pellicola vomita cose ben più brutte. Che comunque non vedremo.

Perché anche se il problema è serio, siamo convinti che le cose ricominceranno ad andare bene.

Ed anzi, visto che ci ostiniamo a guardare l’aspetto positivo delle cose, come del resto  ci ha sempre insegnato la tv,  crediamo di essere molto fortunati a vivere in Italia e in Lombardia persino in un momento come questo.

Siamo contenti di essere in Italia perché, se facciamo scorrere su worldometer l’elenco dei paesi colpiti dalla epidemia…tutto sommato non vorremmo nemmeno essere altrove. I pregiudizi sono stupidi lo so. Ma l’Italia, con tutti i suoi difetti, rimane pur sempre l’Italia.

I tanti casi e i morti italiani ci spaventano.

Ma stando con gli occhi anche soltanto sul nostro piccolo mondo sportivo, la soppressione prima dei mondiali indoor,  poi degli universitari di cross, dei mondiali di mezza maratona, degli europei master, le nubi sulle Olimpiadi di Tokio, ci suggeriscono che forse l’emergenza non sia una cosa così banale, né così solo cinese o solamente italiana. L’aspetto globale della cosa ovviamente non è una buona notizia.

Ma per lo meno, se il problema riguarda tante manifestazioni in tanti posti, da Italiani e da Lombardi ci concediamo il piccolo dubbio di non essere stati proprio noi i più asini, gli ultimi, quelli che non hanno saputo gestire la crisi.

E per assurdo proviamo ad ipotizzare di essere stati proprio noi Italiani quelli bravi; Se non più bravi degli altri almeno altrettanto capaci.

E se davvero da noi la situazione è più grave che altrove, consideriamo che di sicuro non siamo fra i peggio attrezzati per gestire questa cosa.

Di certo siamo fra le nazioni più colpite, ma siamo sicuri che siamo anche fra quelle che stanno affrontando il problema più seriamente, che hanno preso tanti provvedimenti, che hanno chiuso le scuole, messo in quarantena intere città, che fanno tanti controlli e che sicuramente non stanno facendo finta di minimizzare il problema.

E in questo senso, collaborare con un po’ di senso civico modificando la nostra attività, non ci fa arrabbiare ma, al contrario, per una volta ci fa sentire un po’ più utili.

Per noi non è difficile pensare che la sanità italiana, quella lombarda, quella veneta e quella delle altre regioni italiane, lavori semplicemente tanto e bene, persino meglio che altrove e con tanta serietà e trasparenza.

I medici dei nostri ospedali come i nostri infermieri sono bravi e sono persone di cui ci fidiamo.

Ogni volta che abbiamo avuto un’esperienza diretta, questa fiducia nella loro capacità e nella loro professionalità è aumentata.

Noi non abbiamo intenzione di rendere il lavoro di queste persone più difficile ponendo in essere comportamenti irresponsabili.

I sindaci dei nostri comuni, quelli che ci chiudono la pista, che ce la riaprono, che emanano l’ordinanza e la contro ordinanza con nuove indicazioni, magari con la schizzofrenia di una situazione difficile, sono quasi sempre gente per bene, coscienziosa, responsabile, eletta da noi. Sono persone che vediamo negli occhi e che poi incontriamo per strada.

Per questo teniamo conto delle loro indicazioni ed operiamo negli ambiti e nei limiti delle indicazioni che ci danno. E se ora dovremo limitare ulteriormente o persino sospendere l’attività lo capiamo perfettamente.

Discorso sulla fiducia, nei limiti di responsabilità e competenze ben diverse, che estendiamo ai dirigenti degli enti di promozione sportiva, dell’AICS, della Fidal, che è una federazione tanto vecchia e  superata…ma, anche in questo caso, fatta di uomini e donne in buona fede e di buona volontà. I presidenti di società e dei comitati, dal provinciale al nazionale, sono persone che conoscono e chiamano per nome i ragazzi che alleniamo e siamo sicuri che mai, consapevolmente,  li metterebbero in pericolo con manifestazioni e trasferte pericolose.

Se si perde un allenamento, una gara o una trasferta o non si riesce a fare un corso…questa volta per noi va bene così.

A noi italiani piace dire che l’Italia fa schifo. Ma non è vero.

Possiamo volere fare i disfattisti sottolineando  quelle reazioni irresponsabili da stigmatizzare che sicuramente ci sono state. Ma probabilmente non siamo peggio degli altri. Di comportamenti inopportuni ce ne saranno forse ancora, ma di certo sempre meno. E accanto ad errori e superficialità, c’è  stata anche tanta gente che da mesi sta fronteggiando con impegno e competenza la situazione.

Viviamo in Italia e in Lombardia e questo è da sempre e continua ad essere comunque una fortuna; Rispetto a tantissimi “altrove” che non ci augureremmo.

Il decreto del Consiglio dei Ministri ci “condanna” per un po’ ai nostri territori, spesso invocati, se non a sproposito, solo in funzione di una convenienza meschina.

Adesso la Lombardia ce la dobbiamo tenere per forza. E va benissimo.

Perché in fondo quanti di noi vorrebbero essere all’estero in una situazione di necessità di assistenza medica? In una situazione con la stessa emergenza che stiamo vivendo qui in questo momento?

Nessuno vorrebbe essere via. Nemmeno in un’isola da sogno o nel mare più blu dipinto di blu.

Quando non si sta bene o si teme per la propria salute è bello essere a Brescia, in Lombardia, in Italia. Perché il nostro sistema sanitario, ovviamente ora messo a dura prova, resta di grande livello.

Noi che ci occupiamo di sport, che abbiamo tempo e risorse da dedicare allo sport, abbiamo vissuto fino ad oggi in una condizione privilegiata anche rispetto a quest’emergenza.

Un po’ di igiene e attenzione in più (al campo, in palestra e nella vita di relazione) diventa indispensabile oggi e non guasterà in futuro.

Impareremo ad usare gli accorgimenti necessari sia ora e perché no anche quando il problema sarà un ricordo e riprenderemo la nostra attività che, dobbiamo ricordarlo, resta comunque un bellissimo lusso.

L’emergenza ci offre l’occasione di migliorare e, forse, di comprendere che il benessere nostro come quello degli altri ci riguarda. La solidarietà fa bene agli altri e fa bene anche a noi.

In Italia per il 99% per cento delle persone, nella grande maggioranza dei casi sono garantiti tutti i diritti elementari, molto di più di quanto non accada in altre aree del mondo.

Diritto alla salute compreso.

Di fronte a questa emergenza non potremo per un po’ fare alcune cose, ma, prima di tutto, perdiamo il diritto ad essere stupidi. Non è grave perché, se si preferisce vederla così, l’emergenza ci dà l’opportunità di provare ad essere intelligenti.

Ogni situazione difficile porta ad un’evoluzione.

Quello che stiamo vivendo è sicuramente un momento eccezionale.

Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane la maggioranza delle persone sarà obbligata a cambiare in modo radicale le proprie abitudini (noi già siamo stati costretti a farlo!)

Questa situazione che fino a poco fa ci sembrava davvero molto surreale può portarci ad agire in 3 modi diversi:

  1. Disperarci, lamentarci e piangerci addosso perché i nostri progetti stati messi al rogo e intanto continuare a passare il tempo davanti ai telegiornali oppure sui social alla ricerca morbosa delle ultime notizie e degli aggiornamenti sul Corona virus;
  2. Farci i fatti nostri e comportarci in modo irresponsabile, continuando a comportarci come prima, mettendo in pericolo noi stessi in primis ma anche gli altri, tra i quali anche i nostri cari.
  3. Utilizzare questo momento come opportunità per rivedere i nostri progetti e la nostra vita cercando il modo di migliorarci nonostante questa situazione.
Immagine tratta da Efficacemente.com

Noi preferiamo, nonostante i limiti che le varie restrizioni ci impongono e anche un po’ di paura per un futuro che ci sembra più incerto del solito, provare ad affrontare il periodo che abbiamo di fronte con l’atteggiamento del 3° punto.

Chissà, una volta terminata l’emergenza sanitaria, la crisi superata avrà forse anche dato qualche impulso e qualche nuova possibilità di sviluppo.

Se saremo bravi recupereremo e con gli interessi anche i danni economici, per quanto saranno stati ingenti.

Se saremo stati bravi potremo essere orgogliosi di aver saputo gestire bene la situazione.

Se saremo stati intelligenti sapremo che più degli insulti e delle polemiche, dovremo riempire le nostre bacheche di messaggi di rispetto e gratitudine.

Forse alla fine, l’emergenza apparirà un po’ come un infortunio da cui si è guariti: una cosa che all’inizio sembra sempre un disastro insormontabile, che non si vuole e non si cerca mai, ma che una volta conclusa si rivela anche come un’opportunità di imparare e di acquisire nuove consapevolezze.

L’epidemia ci sprona a fare un passo avanti: nei comportamenti, nella responsabilità sociale, nell’uso più produttivo e intelligente di tecnologie che oggi ci offrono degli strumenti eccezionali, che ci potrebbero dare tante risorse e che invece abbiamo ridotto alla versione digitale e distorta delle riviste da parrucchiere, che funzionano come mini buchi neri che rubano i nostri dati e mangiano il nostro tempo.

Se per esempio faremo un passo in avanti con un maggior ricorso al telelavoro, allo sviluppo più organizzato di nuove opportunità di istruzione telematica, ci guadagneremo anche dopo.

I tecnici e gli operatori dello sport hanno oggi più che mai la possibilità di rendersi conto che in materia di salute non è ammissibile alcuna forma di superficialità: anche in questi aspetti abbiamo un’occasione di diventare migliori.

Occorre impegnarsi e provare a fare un buon viso ad un pessimo gioco.

Il motto de ilCoach è uno sprone all’auto miglioramento e questo stimolo è una dei pochi aspetti positivi rispetto ad una situazione difficile.

Noi tecnici de ilCoach rinunciamo ad un paio di corsi tra marzo ed aprile e ad un’esperienza internazionale: questo, che una settimana fa ci sembrava un disastro, ora ci fa quasi sorridere.

In questi giorni staremo meno al campo e più a casa.

Li dedicheremo a momenti con i nostri cari, troveremo più tempo per riflettere, per leggere e studiare e rispolvereremo vecchi progetti messi da parte (e perché no, magari troveremo nuove idee per progetti futuri!)

Abbiamo l’opportunità per dedicare un po’ più di tempo al nostro primo corso online, piccolo “sogno” che avevamo da tanto tempo nel cassetto.

Questa sarà la nostra piccola evoluzione.

Uscirà tra poco.

Quando ci auguriamo che il problema sarà superato e i week end per tecnici ed atleti saranno come al solito ingolfati da una serie infinita di gare…che torneranno ad essere come sempre assurdamente troppe…

Ma questa volta di certo non non ci lamenteremo.

 

Andrea Uberti e Andrea Dell’Angelo