Alessandro Vigo, un allenatore “globe-trotter”

Alessandro Vigo è un tecnico con esperienza internazionale oltre ad essere consulente e relatore de ilCoach.net ASD per quanto riguarda i corsi sull’allenamento della velocità.

Abbiamo scelto Alessandro perché, pur essendo giovane, ha maturato già grandi esperienze, perché ci è piaciuto il suo percorso di crescita professionale, la sua filosofia di allenamento e, soprattutto perché, in una parola sola, è un tecnico bravo. Bravo e capace come molti dei tecnici de ilCoach che a Formia e Desenzano hanno tratto da Alessandro, e principalmente dalla sua esperienza americana, degli spunti interessanti per l’allenamento dei propri velocisti e stanno ottenendo in questa stagione con i propri ragazzi risultati di alto livello.

Alessandro al momento vive ed allena al Centro di Alto Rendimento di Madrid ma sarà in Italia il 30 giugno ed il 1 luglio come relatore del nuovo corso sulla velocità de IlCoach che, rispetto ai precedenti, avrà una fisionomia più adatta rispetto a quelle che a nostro parere sono le esigenze di un tecnico italiano.

Per maggiori informazioni sul corso del 30/6 – 1/7 vai qui: Strategie attuali nell’allenamento dello sprint

Gli abbiamo fatto alcune domande.

1) Ciao Alessandro. Strambino, Kuwait, Phoenix ed ora Madrid: cosa cambia e quali sono i tratti che accomunano l’attività di un coach in ogni parte del mondo?

Ciao ragazzi, grazie per le belle parole spese introducendo questa intervista.

A mio parere dobbiamo creare due grossi gruppi in cui catalogare cosa cambia e cosa rimane uguale nell’attività di un allenatore in giro per il mondo. Il primo gruppo racchiude tutti gli adattamenti a livello interno e personale mentre il secondo tutto quello che succede al contatto con il mondo che ci circonda.

La quantità di elementi segnati nella prima lista varia a seconda della personalità dell’allenatore. Un tecnico saldamente convinto dei suoi perché e del suo metodo sarà più ferreo e probabilmente si lascerà influenzare con più difficoltà dal nuovo ambiente in cui si trova. Nel mio caso, sapendo di trasferirmi a Madrid in pianta stabile a fine Gennaio 2018 pianificai circa un mese di osservazione al CAR (Centro de Alto Rendimiento) in Dicembre, giusto per capire in quale contesto sarei arrivato. Ritornando dal contesto americano ho dovuto riabituare l’occhio ad una tipologia di allenamento molto più simile alla nostra, trovandomi difronte a cose mai incontrate come la realizzazione di tutte le andature e procedure di riscaldamento vestendo già scarpe chiodate a più di due mesi dall’inizio della stagione indoor.

Allo stesso tempo però rimane uguale e solida la fiducia riposta nella più basilari linee guida di pianificazione a lungo termine e programmazione a breve termine, il fondamento del tuo metodo e della tua filosofia d’allenamento. Quello che ti fa arrivare in pista dandoti certezza e sicurezza nel lavoro che andrai a fare con i tuoi ragazzi.

Nella seconda lista, gli elementi esterni, cambiano moltissime cose. Alcuni devono essere accettati in maniera passiva come le condizioni climatiche. Madrid ha un clima mite, leggermente migliore del Nord Italia, ma non paragonabile al caldo costante dell’Arizona o l’inferno del Medio Oriente. Quindi modificare le sessioni diventa una qualità fondamentale.

A seguire abbiamo la disponibilità di strutture e l’attrezzatura a disposizione. I blocchi instabili perché senza chiodi, le barre olimpiche curvate, i dischi beccati, l’assenza di collari in sala pesi, gli ostacoli rotti e mille altri dettagli sono presenti anche qui, vi assicuro che l’erba del vicino non é sempre più verde. La differenza con i fasti di Exos o del Medio Oriente? In questi due casi si tratta di investitori privati, di uomini d’affari che vedono nello sport e nella formazione di atleti una fonte di lucro, senza rapporto alcuno con le Federazioni Nazionali.

2) Livello assoluto, nazionale, regionale e ragazzi… con tanta buona volontà: come cambia secondo te il ruolo dell’allenatore e il suo approccio nella preparazione dei ragazzi?

Ruolo e approccio nei confronti un atleta si modificano per un parametro che è sottinteso nella domanda postami. Rileggendo l’evoluzione al contrario, da ragazzi a assoluto passando per differenti livelli di competizione stiamo parlando di crescita, nel senso biologico del termine: l’età che avanza.

L’esperienza fondamentale con bimbi di 6 anni mi ha posto difronte a problematiche di tipo educazionale, che diventano poi adolescenziali e che si continuano ad evolvere nel mondo degli atleti maturi. Tra gli elementi che rimangono costanti e devono essere curati nella crescita di un atleta menziono la capacità decisionale, la forza psicologica in allenamento e competizione, l’attitudine alla vita, ma anche paramenti molto più evidenti a livello sportivo come la gestione della fatica e la forza di volontà. In principio si è educatori, poi amici, poi colleghi che lavorano cercando di raggiungere un risultato comune. Per risultato intendo il successo dell’atleta.

A questo proposito vorrei aggiungere per i lettori-atleti che l’esperienza mi ha fatto chiaramente notare che i più forti sono gli atleti positivi e riflessivi, quelli che pensano costantemente alla competizione ma con un istinto positivo e in totale controllo degli eventi. Questi atleti pensano cosi: “Mi sono allenato bene, andrò in pista e farò quello che devo fare. Mi sento in forma e anche se piove non importa. Oggi vado forte.”

3) La proposta di un tecnico varia non solo in base al talento di chi allena, ma anche delle risorse che si hanno a disposizione ( es.: di  tempo, di strutture, economiche, ecc.). Tu hai provato ad allenare dei professionisti, ma hai anche una solida esperienza di atletica dilettantistica. Cosa si può fare e che ambizioni si devono avere  in quest’ultimo ambito?

Fondamentalmente si deve distinguere la necessità dal desiderio fittizio.

Faccio un esempio, davvero personale. Tornato da Altis mi sembrava fondamentale possedere un RunRocket. Iniziata la sperimentazione in Altis con il 1080Sprint, quella é diventata la mia nuova ossessione. L’assenza di disponibilità economica mi ha fatto realizzare che si trattava di un desiderio fittizio.

La necessità fondamentale? La mia ambizione? Raggiungere buone posizioni di esecuzione aiutando i miei ragazzi a generare forze orizzontali. Questo é quello che cerco, davvero ridotto ai minimi termini. Detto questo ti guardi in tasca e con 150 Euro quello che ti puoi permettere sono corde, elastici e con l’aiuto del tuo amico fabbro di crei un prowler per avere a disposizione un’opzione di traino e una di spinta. La mia ambizione é diventata ricercare meno tecnologia e coltivare più desiderio di installare le posizioni chiave, quelle che gli americani chiamano Key Positions.

Analisi video
Analisi video

4) La Spagna, atleticamente parlando, spesso viene indicata come nazione virtuosa e, perlomeno in ambito europeo, solitamente riesce a togliersi delle soddisfazioni  precluse all’Italia. Raccontaci qualcosa della tua recente attività a Madrid, pregi e difetti inclusi.

É ancora presto per pronunciarmi su questo punto. A sei mesi dal mio arrivo a Madrid posso confermare questo sentore di virtuosismo atletico al quale però non riesco a dare un motivo ben definito.

Mi piace molto Raùl Chapado, il presidente della RFEA. Sempre presente, propositivo e con la voglia di rendere l’Atletica grande. Il suo Twitter non é il classico listato di comunicazioni formali e impersonali, mi piace leggere il suo entusiasmo e la sua vicinanza alle categorie giovanili. Di questi giorni il post dove si congratula per l’abbassamento del Record di Spagna sui 110mh Sub20. Lo fa con parole semplici, non da burocrata: “El batidor de récords Luis Salort bate el récord de España de 110 mv Sub20 dos veces. 1º 13.41 y después 13.31…alucinante”. Mi piace, molto, e sento di voler far bene come tecnico perché in qualche modo mi sento di essere utile al Sistema Atletica spagnolo.

A livello tecnico mi pare che la Spagna si posizioni su un gradino leggermente più alto rispetto a casa. Non perché allenino meglio, ma perché il desiderio di formazione continua mi sembra più sentito. Qualcosa di normale, scontato. Esempio pratico, parlando con Laura Strati in allenamento vengo presentato al suo responsabile qui in Spagna, Juan Carlos Álvarez. Un nome importante da queste parti al quale mi approccio con un po’ di rispetto misto a riverenza. È lui a togliere i classici paletti che mi porto appresso dal retaggio italico di “timore del tecnico d’esperienza”, parlandomi da collega, chiedendomi cosa penso di alcuni dettagli tecnici e aprendo il suo computer convivendo articoli che alimentano la sua ipotesi.

Alessandro con il direttore tecnico ad marathon Miguel Angel Garcia Quintan
Alessandro  Vigo con il direttore tecnico ad marathon Miguel Angel Garcia Quintan

Difetti. Si, ci sono anche quelli.

Come responsabile delle prove tecniche dell’Agrupación Deportiva Marathon Sub16/18 mi sono trovato difronte a situazioni problematiche che derivano dall’onniscienza che qualche tecnico pensa di avere in sé infusa. Parlando chiaramente di tempi ho dovuto spiegare al Direttore Tecnico del Club il perché di una cadetta che a maggio del suo primo anno di categoria può correre 13”02 sui 100m e la stagione successiva non viaggia sotto ai 13”50. La causa? Pressione psicologica estrema, l’unica del gruppo ad allenarsi 5 volte a settimana (gli altri 3), invasione della sfera personale dell’atleta e soffocamento di ogni altro interesse personale. Risultato: Oltre al mezzo secondo in più nei 100 abbiamo un aumento del peso di 6kg, allontanamento dalla pista e crisi nervose in gara. Detto questo, l’atleta in questione sta ora preparando i campionati nazionali in programma a fine mese, tornando a correre in 13”10 con facilità e felice di vedersi migliorare e di godersi la pista. Il difetto siamo quasi sempre noi tecnici.

5) Spesso ci si lamenta della disorganizzazione della nostra atletica. Cosa credi che possa essere migliorato e cosa invece l’Italia ha da salvare?

A noi piace lamentarci, lo facciamo benissimo. Io preferisco raccontare in maniera trasparente quello che faccio cercando di migliorare stagione dopo stagione il mio lavoro esattamente come quello dei miei atleti e della squadra che mi sta attorno.

Come dicevo, qui a Madrid sono responsabile delle prove tecniche dell’Agrupación Deportiva Marathon Sub16/18 e sottostò al Direttore Tecnico Miguel Angel Garcia Quintana. Sottostare indica una gerarchia, una struttura, un sistema. A lui devo far arrivare dati, numeri e programmi. Qui si chiude la mia risposta. Già il 21 settembre 2016 avevo detto “Si cresce quando si condivide”, ma guardando indietro ai mesi del 2017 trascorsi in Italia sfortunatamente non incontro immagini positive di condivisione. Tante domande, tanta curiosità ma ben pochi “Questo é il mio programma, tu che faresti?”.

Cosa c’é da salvare? Un movimento azzurro Sub20/23 che sta crescendo forte, che merita attenzione e cura e che mi lascia pensare ad un’Italia più protagonista in un futuro non troppo lontano. Forza!

6) Quali sono a tuo parere, in estrema sintesi, i punti chiave per allenare la velocità e per far correre più veloci i nostri ragazzi?

Anche qui creo due categorie, sempre più chiare in me, in qualsiasi zona del mondo abbia vissuto: Ambito Tecnico e Ambito Umano.

Tecnicamente:

  • Allenare con gli occhi e non con il cronometro. Assicurarsi che prima ci si ponga come obiettivo la maturazione tecnica e lo sviluppo di qualità fondamentali come la coordinazione e l’equilibrio, fondamentali per l’esecuzione del gesto a massima intensità. Il tempo per il cronometro arriva in seguito. [Video Evolution: Fase 1, l’osservazione dello stato attuale. Fase 2, inserimento di un gesto specifico e cadenzato (Ritmo, lo stesso Ritmo di Rhythm, Rise and Projection*) Fase 3, Applicazione Guidata.)
  • Maturando, l’atleta deve essere abituato ad esprimersi ad altissima intensità. Non credo nell’85%.
  • Non tralasciare la forza, anche in giovane età. Una forza con attitudine posturale, correttiva e preventiva. Una forza che insegni a sovrastare una data resistenza e che gradualmente porti l’atleta a conoscere il suo vero potenziale.
  • In dettaglio, allenare uscita dai blocchi e accelerazioni con resistenza tutto l’anno. “Partire dai blocchi é una qualità che deve essere allenata continuamente come tante altre.” (Pfaff)

*Rhythm, Rise and Projection queste 3 parole sono alla base del modello tecnico di accelerazione di Dan Pfaff e Altis, per saperne di più vai qui: CICLO DI ALLENAMENTO IN ALTIS

Umanamente:

  • Dobbiamo trattare gli atleti come persone e non come cavie.
  • Rispettare i loro interessi e la loro vita personale. L’atleta vero sa da solo a che ora andare a dormire.

7) Tu ed altri amici de IlCoach ci state provando e state ispirando la curiosità e l’ammirazione di molti nostri lettori che probabilmente si chiedono: è possibile costruirsi una carriera da tecnico di atletica leggera internazionale?

Si, é possibile. Ma attenzione, ci sono molti compromessi da accettare.

Abbiamo parlato di CAR di Alto Rendimento e di professionisti ma tre giorni a settimana li passo alla pista di Santa Ana, nel nord di Madrid alla fine della linea 10. La copertura della pista é fatiscente e non c’è una corsia completamente foderata. Abbiamo 3 blocchi e un centinaio di atleti assieme negli orari di allenamento. Impossibile fare gli allunghi sull’erba perché il calcio è prima di tutto. Potrei continuare a lungo.

Diffidate dai profili Instagram e Facebook che solo esaltano la positività e l’unicità di una determinata realtà lavorativa, c’é sempre un lato B più personale, sempre. In tutta sincerità vi dico che l’Atletica Leggera in Spagna non da un reddito sufficiente, quindi in suo soccorso é arrivato il tennis.

Ci vediamo a Nave e vi dirò esattamente quanto vengo pagato all’ora, cosi ci togliamo tutti i dubbi! 🙂 Vi assicuro però che vivo di sport e questo mi rende molto felice.

 

Corso sull’allenamento della velocità – Strategie attuali nell’allenamento dello sprint

Nave (BS) – 30/6 – 1/7

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