Visti dall’alto

Marco e Gianmarco Tamberi

Intervista a Marco Tamberi, allenatore e padre di Gianmarco primatista italiano di salto in alto con 2,38 metri.

Intervista di grandissimo interesse che arriva dal mondo del salto in alto, che più alto non si può..

..O perlomeno da dove più in alto nessuno è stato capace di arrivare: quest’anno nel mondo, né mai, prima d’ora, in Italia.

Marco Tamberi infatti è un ex saltatore in alto di livello ed è l’allenatore e il padre di Gianmarco, primatista italiano e atleta di punta della squadra nazionale italiana maschile: attualmente la più forte al mondo in questa specialità.

Le domande di oggi a Marco riguardano le metodologie e le metodiche che sono state utilizzate per allenamento del figlio in questi anni.

I risultati, ad oggi, sembran suggerire che, se si vogliono ottenere risultati eccezionali, occorrono strategie di allenamento d’avanguardia.

Le considerazioni di Marco Tamberi riguardano la super-specializzazione. Tuttavia nelle sue parole abbiamo trovato spunti molto importanti, di certo utili anche per l’attività di un normale tecnico di club.

Fatte questa premesse e i dovuti complimenti per i risultati ottenuti, ecco cosa ha risposto alle nostre domande:

 

1) Che metodiche utilizza Gianmarco Tamberi per preparare la forza?

Difficile essere sufficientemente sintetico ed allo stesso tempo esaustivo, quindi preferisco esporvi la filosofia che mi ha guidato nel fare determinate scelte piuttosto che descrivere gli esercizi. Innanzitutto una considerazione iniziale: ho diviso le esercitazioni di forza in due grandi categorie molto differenti fra loro per obbiettivi e metodologia di applicazione.

  • Tutte quelle esercitazioni che servono a preservare l’atleta da infortuni. In questo caso gli esercizi non hanno nessuna correlazione con lo sviluppo delle qualità specifiche di una determinata disciplina tanto che vengono utilizzate sia da maratoneti che da saltatori… Parlo di esercitazioni con bilancieri e corpo ibero che coinvolgono simultaneamente un gran numero di distretti muscolari: utilizziamo queste esercitazioni con carichi molto bassi solo nel periodo introduttivo, cioè nel primo mese, max 40 gg di ripresa degli allenamenti.
  • La preparazione specifica ( quella che utilizziamo 10 mesi l’anno per migliorare la performance) deve rispondere a quesiti strettamente correlati al gesto tecnico. L’allenatore deve porsi al di là ed al di sopra delle convenzioni che prevedono esercitazioni pre-confezionate e formulare una serie di considerazioni derivanti dall’analisi biomeccanica del gesto. Alcuni esempi di considerazioni che ho fatto su queste basi:
    • Altissima correlazione tra prestazione e minore deformazione dell’angolo del ginocchio allo stacco.
    • Altissima correlazione nel rapporto del tempo di applicazione della forza tra fase eccentrica e fase concentrica allo stacco: più la fase eccentrica è corta maggiore è la prestazione
    • I picchi di forza massimale sono tutti nella fase eccentrica: in quella concentrica la forza richiesta è nettamente inferiore ( 30/40% ) rispetto all’eccentrica
    • Max picco di forza richiesto più o meno 7.500 netwon ( circa 700 kg) in un angolo variabile tra i 170 e i 160° al ginocchio ( sull’arto di stacco) per un salto di m 2.25

Deduzioni: devo aumentare la forza massimale del mio atleta negli angoli di utilizzo, quindi tra i 170° e 160°… quale esercizio di pesistica mi consente questo incremento? Non ne ho trovato nessuno.

Ancora una domanda: se uno dei nodi centrali della prestazione è la capacità di esprimere tantissima forza in quegli angoli, perché dovrei concentrarmi sullo sviluppo forza lontano da quegli angoli e, sotto il punto di vista temporale, lontano dal periodo agonistico?

La mia soluzione è stata quella di utilizzare es. isometrici che sono in assoluto quelli che hanno la maggior capacità di sviluppare forza, con la controindicazione di svilupparla solo in prossimità dell’angolo esercitato ( 10° in più o in meno). Tale controindicazione non ha alcun motivo di essere nel mio caso visto che la richiesta di forza max nel salto in alto si muove all’interno di un numero molto ristretto di gradi. Grazie all’enorme incremento di forza che otteniamo da tale esercitazione possiamo ridurre drasticamente il tempo dedicato a favore di altri valori condizionali altrettanto importanti. In proposito un dato interessante: abbiamo creato un gruppo di 10 volontari per misurare l’incremento di forza ( utilizzando costosissimi macchinari creati proprio per questo obbiettivo) su 3 angoli: 150° 160° e 170°: la media di incremento del gruppo, dopo 4 gg di lavoro, è stata del 35% sul precedente valore massimale. Gianmarco, che è esperto nell’utilizzo dell’isometria ha incrementato i suoi valori di forza max del 51%… sempre con 4 gg di lavoro: ammesso di poter trovare una esercitazione “tradizionale” per sviluppare forza nei gradi che mi servono… quanto tempo dovrei dedicare per ottenere lo stesso risultato? Aggiungo che tali esercitazioni vengono fatte solo ed unicamente nel periodo agonistico, con brevi cicli ripetuti.

gianmarco tamberi
Gianmarco Tamberi con Usain Bolt

Essendo stato l’allenatore anche di tuo figlio Gianluca (giavellottista di livello nazionale), probabilmente avrai affrontato in maniera ancora più importante il problema dello sviluppo della forza e della potenza muscolare. Credi che il lavoro con i sovraccarichi sia da limitare anche nelle altre specialità o è un discorso che vale principalmente nel salto in alto?

L’approccio è stato lo stesso, ma le valutazioni ovviamente diverse: nel salto in alto non si spinge ma si tiene, nel giavellotto si spinge grazie ad una risposta riflessa. Anche qui la forza è molto lontana da quella sviluppata con i pesi anche se una maggior correlazione c’è.

Gianluca lanciò 78.61 a vent’anni con un massimale di panca di 80 kg…

L’utilizzo dei sovraccarichi è stato principalmente evitato per scongiurare una crescita dell’ipertrofia muscolare e compromettere il rapporto peso/potenza o ci sono anche altre ragioni? Slanci e strappi ed esercitazioni derivate sono totalmente escluse ella preparazione di Gianmarco?

Credo di aver risposto esaurientemente nella precedente domanda; comunque si, strappo e slancio sono totalmente esclusi e li trovo controproducenti, eccezion fatta per il periodo introduttivo citato in precedenza e per motivazioni di carattere precauzionale. Qui di seguito le motivazioni, non è che posso dire è controproducente e basta.

Da anni abbiamo cercato di eliminare tutti gli esercizi che prevedano una spinta “volontaria” . Uno dei punti centrali del nostro sistema è proprio questo: cancellare il più possibile dalla mente l’idea di dover “spingere” ed utilizzare eventualmente esercitazioni che prevedano un riflesso per avvicinarci il più possibile al sistema neuromuscolare che interviene nel salto (ovviamente eccedo per farmi capire). Un esempio? Esclusi totalmente dalla preparazione da molti anni i balzi orizzontali ed il passo stacco.

Per seguire il processo logico che ho esemplificato prima vi spiego i motivi di questa scelta: in tutte le contrazioni muscolari le fibre vengono sempre reclutate nello stesso ordine: prima le lente poi le intermedie ed infine quelle veloci…. Ma c’è una eccezione: nel caso di un accentuato pre-stiramento la contrazione avviene invertendo l’ordine delle fibre reclutate: immediatamente quelle veloci ed eventualmente le altre.
Questo aspetto assolutamente involontario ma determinante per la prestazione va educato ed allenato!!!

Da quali lavori di pliometria Gianmarco sente di ottenere i migliori benefici?

La pliometria è una delle basi del nostro lavoro. Usiamo cadute tra i 70 e 90 cm, mantenendo il piede nella sua massima estensione all’impatto: la ritengo l’esercitazione più correlata con lo stato di forma dell’atleta

Nel lavoro di forza è molto importante anche quello del core. In particolare la “compattezza” che deve avere il saltatore dal momento dello stacco. Come ci lavora Tamberi?

Certamente anche con esercizi dedicati . Al tempo stesso sono un fervido assertore del lavoro “globale” e non “ analitico” sia per l’apprendimento motorio che per il potenziamento, ove possibile…

FINITA 3
I festeggiamenti di Gianmarco Tamberi dimostano le sue doti acrobariche!!! Ph. Roberto Passerin

 

Quanto prove di salto fa Gianmarco in una seduta di allenamento? Tra rincorse complete e più brevi?

20/30 salti. Non saltiamo praticamente mai, se non in casi eccezionali, con rincorsa completa, troppo rischioso.

Fate molti lavori per migliorare la sensibilità e la precisione del piazzamento dell’ultimo appoggio nello stacco?

Come detto prima per l’apprendimento motorio non utilizziamo esercitazioni analitiche: un esempio? Credo che Gianmarco non abbia mai fatto un passo stacco in tutta la sua carriera di atleta.

In cosa consistono le sedute di velocità di Gianmarco Tamberi?

Dipende dal periodo: creiamo basi di resistenza nel periodo invernale per avere maggiore possibilità di utilizzo nella stagione agonistica in cui lavoriamo  tra i 60 metri e 20 lanciati. Molte sedute dedicate anche agli ostacoli senza mai arrivare ai 110H … troppo lunghi  e rischiosi per un saltatore in alto!!!

Quali sono i lavori principali per il mantenimento di un centro di gravità adeguato ed un efficace arco dorsale senza che le anche cadano sull’asticella?

Ripeto: non facciamo lavori analitici. Penso comunque che sia l’arco dorsale che la conseguente chiusura non sono frutto di particolari doti fisiche ma di capacità tecnica ad eseguirli che va acquisita nell’ambito del salto stesso (a patto di non avere un atleta con caratteristiche di  rigidità  congenite ovviamente).

FINITA
Gianmarco Tamberi in azione. Ph. Roberto Passerini

 

Ecco il 2,38 metri di Gianmarco Tamberi:

Ringraziamo Marco per la grande disponibilità e le risposte veramente interessanti. Speriamo siano un ottimo spunto di riflessione per tutti i tecnici di salto in alto (e non solo…). 

Auguriamo a lui e a Gianmarco buon lavoro e un grande in bocca al lupo per i futuri obiettivi!!!

 

A cura di Andrea Uberti

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