Trigger point e prestazioni sportive

Trigger point

Le olimpiadi si da poco concluse e con esse abbiamo potuto osservare i migliori atleti del pianeta gareggiare tra loro, superando sempre i propri limiti e modificando edizione dopo edizione la modalità di esecuzione delle singole discipline, avanzando sempre più nella tecnica.

Nel corso del tempo sono cambiati i tempi, la velocità e la qualità dei vari movimenti per le varie categorie sportive; ciò che va di pari passo a questa continua evoluzione è anche la prevenzione e il trattamento delle problematiche muscolo-scheletriche dei singoli atleti.

Ormai da alcuni anni i fisioterapisti sportivi che seguono questi specialisti si trovano a confrontarsi con infortuni e disturbi che possono danneggiare o rallentare le performance, sia durante le gare che durante le sessioni di allenamento; uno degli aspetti che ormai è entrato nel bagaglio dei vari fisioterapisti è il concetto di trigger point.

Innanzitutto è bene spiegare cosa sono questi trigger points: per trigger point si intende un “punto grilletto” cioè un punto all’interno del muscolo che quando è sollecitato dalla pressione evoca un dolore molto forte e immediato nel paziente.

Questi trigger points sono delle fibre muscolari che per varie ragioni tendono ad entrare in sofferenza biochimica, rimanendo contratte e conseguentemente a generare un’ischemia di questi filamente; l’ischemia e la formazione di sostanze infiammatorie generano quindi un dolore che può creare non solo un forte dolore locale o riferito, ma anche un aumento del rischio di lesioni muscolari e una diminuzione della forza muscolare.

Un esempio classico è quello del dolore al ginocchio molto spesso il forte dolore che si sente nell’articolazione non è altro che l’irradiazione di un trigger point del quadricipite verso il ginocchio.

 

Questo come si concilia con il trattamento e l’allenamento sportivo?

Partendo dal presupposto che si conoscono alcuni fattori che possono portare alla formazione e all’attivazione di trigger points, non è possibile però fare in modo che questi non compaiano: studi hanno mostrato che questi punti sono presenti anche sui cadaveri.

Il trattamento fisioterapico di questo tipo di problemi è variegato: innanzitutto è bene individuare subito il problema, affinchè poi non si generino dei meccanismi neuro-fisiologici di cronicizzazione del dolore; inoltre è bene indagare se questo disturbo è attribuibile ad un trigger point o ad una qualche disfunzione muscolo-scheletrica.

Dopo aver indagato questi aspetti, per l’atleta è bene risolvere in maniera efficace questo problema, e le metodiche per risolverle sono varie:

  • pressione ischemica: attraverso una pressione prolungata del trigger point si genera un’ischemia che, al momento del rilascio dalla pressione, crea un effetto risucchio di sangue, favorendo la circolazione sanguigna.
  • Dry needling: tecnica estremamente potente ed efficace: attraverso un minuscolo ago (come quelli dell’agopuntura) si colpiscono queste fibre muscolari per eseguire una sorta di risciacquo delle sostante infiammatorie e nocicettive, generando innanzitutto uno spasmo muscolare (chiamato Local Twitch) e secondariamente una disattivazione del trigger point.
  • Manipolazione vertebrale: nel caso in cui il problema sia localizzato a livello della schiena, anche una manipolazione ad alta velocità e a bassa ampiezza può aiutare nella risoluzione del disturbo.
  • Diatermia da contatto: Chiamata anche Tecarterapia; attraverso questo macchinario si genera un calore e una vasodilatazione locale che, nel caso dell’ischemia del trigger point, favorisce l’apporto di sostanze nutritive alle fibre in sofferenza.

 

In campo sportivo questo tipo di problema è molto comune, in quanto i muscoli vengono continuamente sollecitati, generando anche una sofferenza di alcune parti di essi, contribuendo quindi all’attivazione di trigger point silenti.

Sì perchè in tutti noi sono presenti dei trigger, che però generalmente sono silenti e non generano dolore: solamente quando per varie attività svolte o per disturbi elettrolitici queste fibre entrano in sofferenza favorendo la comparsa del dolore.

In ambito sportivo quindi è bene, una volta comparso il dolore, farsi vedere subito da un fisioterapista il quale saprà indagare qual’è la causa del problema e trattarla adeguatamente, per non incorrere poi in problemi molto più gravi come strappi muscolari, stiramenti o contratture.

 

Dott. Daniel Di Segni

www.cervicalevertigini.it

Dottore in Fisioterapia

Terapia Manuale

Rieducazione Posturale

Trattamento post-operatorio

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