Stefania: a Barcellona per studiare ed allenarmi!!!

2015-08-18 14.26.08

Il progetto de ilCoach, per vocazione, vuole essere impostato alla massima apertura ai contributi che nascono dalle esperienze più diverse.

Siamo convinti che, in ogni campo, il confronto sia uno strumento fondamentale per la crescita ed il miglioramento.

Sin dall’inizio, ad esempio, siamo stati incuriositi e ci siamo interessati  alle testimonianze degli atleti italiani che, forti di borse di studio sportive, vivono il sogno americano nelle università d’oltre oceano.

Interviste

La nostra intenzione è di continuare a farlo, registrando sia gli aspetti positivi che le eventuali criticità, confermando  credenze e magari, talvolta, sfatando miti.

Eleonora Gatti qualche mese fa ci ha spiegato quale sia il ruolo di un tecnico di atletica leggera in un paese come l’Australia, nazione che, oltre a sfornare talenti in buona quantità, ha fatto diventare la diffusione della pratica sportiva di base un elemento della salute e del benessere (anche economico) dell’intera popolazione.

In questo senso, pur amando e prediligendo l’atletica leggera, siamo pronti e desiderosi di ricevere contributi anche da altre discipline, convinti che da ogni campo possa arrivare uno spunto di riflessione o l’opportunità per imparare qualcosa.

Con questo spirito e per questi motivi, abbiamo deciso di seguire l’esperienza di Stefania Brunazzi, giovane tecnico, atleta e studentessa di Scienze Motorie, che ha deciso di sfruttare la borsa di studio offerta dal progetto Erasmus per frequentare un semestre all’Inefc di Barcellona.

Il progetto Erasmus è una strada tutto sommato praticabile dal momento che per accedere alla borsa non serve né vincere titoli nazionali né essere in cima alle graduatorie nazionali!

Occorre invece un po di intraprendenza, essere per lo meno buoni studenti ed avere la voglia ed il coraggio di partire e di lasciare casa.

Spesso a fronte di questi sacrifici si ricevono in cambio esperienze memorabili oltre che ad un punto di merito sul proprio curriculum.

Pertanto riceviamo volentieri questo ed aspettiamo con curiosità i prossimi contributi di Stefania.

Per quanto ci riguarda questa sarà l’occasione di provare a capire come è organizzata una facoltà di Scienze Motorie in una nazione che per tradizioni, cultura…e crisi economica, è molto vicina all’Italia.

Saremmo anche molto felici di sapere che, anche con la nostra testimonianza, saremo riusciti ad invogliare qualche studente indeciso a sfruttare questa possibilità.

Crediamo infatti che la propensione a viaggiare, per ogni lavoratore e per un tecnico sportivo in particolare, costituirà sempre di più una condizione di vantaggio a fronte di un mercato del lavoro sportivo in cui sembra sempre più difficile pretendere di trovare il lavoro sotto casa.

A tal proposito ricordiamo che una delle voci principali del fatturato legato allo sport è quello rappresentato dal turismo che sa generare.

Oltre a quello di Stefania cercheremo altri contributi tenendo in considerazione sia le esperienze lontane che quelle vicine.

Siamo convinti che le tecnologie a nostra disposizione abbiano virtualmente eliminato il concetto di provincia e che diano oggi la possibilità di usufruire di strumenti e di accedere ad aggiornamenti fino a pochi anni or sono inimmaginabili.

Quel che invece bisogna cercare di superare è il provincialismo che, nascosto in ognuno di noi, limita le nostre aperture e porta al ristagno delle idee e delle iniziative.

Il Coach è fatto dai contributi delle persone che prima di tutto vogliono imparare e crediamo che nell’espressione di chi dice che l’ignoranza oggi sarebbe una scelta e non una condizione, oltre ad una grande esagerazione, ci sia anche un pizzico di verità. Ti piacerebbe raccontarci la tua esperienza:
Collabora con noi

Ma diamo la parola a Stefania Brunazzi…

16-8-2015

Premetto che non so scrivere…..e non so se mi piace farlo. Lo sto facendo solo perché mi ha colpito l’idea del blog proposta dagli amici del coach.net 

Perciò ora, qui, nella spiaggia di Barceloneta, inizio a scrivere il mio diario di questa nuova avventura che sta per cominciare. 

Sono appena andata a cercare il mio nuovo campo di allenamento: una pista d’atletica che si affaccia su una spiaggia lunga un paio di chilometri. Mica male! 

La mia nuova università per ora l’ho vista soltanto dal fuori: una scuola dello sport costruita sul Montjuic, di fronte allo stadio delle Olimpiadi del 1992 e degli Europei del 2010.

Partiamo dall’inizio: amo lo sport e amo viaggiare. Alle superiori ho scelto di studiare lingue perché da grande volevo girare il mondo. Ma non da turista. Ci sono persone che prendono treni, aerei, e si spostano di Paese in Paese per guardare le cose che guardano tutti e, magari, …anche solo per poter dire di averle viste!  Moltitudini che spesso si  spostano in branco: turisti insieme ad altri turisti! 

Ma questo per me non è viaggiare. 

Un vero viaggio è  quando si va  in un posto e si prova a conoscerlo veramente. Conoscere la gente che lo abita, le sue culture, i suoi dialetti. 

Per come la vedo io, si studiano le lingue per comunicare, non per chiedere dove è la fermata del pullman. 

Quando vado in una nuova città mi piace iniziare a camminare a caso e perdermi nei vicoli più strani per scoprire cose che solitamente i turisti non vedono, e dove succede immancabilmente qualcosa di memorabile. Poi cerco di fare quelle cose che ti permettono meglio di far parte  e di conoscere la vita del posto. Ad esempio fare sport, studiare o lavorare. 

E son proprio queste tre cose che sto per fare: frequenterò metà del terzo anno della facoltà di Scienze Motorie all’INEFC di Barcellona, mi allenerò nel salto con l’asta con un allenatore che mi ha indicato un’atleta forte come Gloria Riva e, per integrare la borsa di studio Erasmus, dovrò cercarmi un lavoretto!
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L’Erasmus è veramente un’occasione unica in questo senso. 

Anche se ad essere sinceri sta volta ho fatto tutto un pò a caso. Avevo talmente tanta voglia di cominciare questa esperienza che, tempo di finire il tirocinio e sistemare un paio di documenti, ho fatto le valigie e in un paio di giorni sono partita. 

Per fortuna ho conosciuto un collega di scienze motorie che tornava dall’Erasmus qui a Barcellona e mi ha passato il contatto dell’appartamento, vicino alla mia futura università, in un posto molto carino. 

Avevo pensato di arrivare qua prima delle lezioni. Così avrei avuto il tempo di ambientarmi, di vedere la città e di conoscere qualcuno del posto…E invece…… sorpresa!!!! Qui a Barcellona i catalani in agosto praticamente non ci sono perché sono tutti fuori per le vacanze. Anche i campi di atletica sono chiusi fino a settembre e la città è invasa da turisti. Così è quasi impossibile conoscere qualcuno se non per una serata o per bere qualcosa insieme, perché ogni volta scopri che la vacanza del tuo nuovo amico sta per finire. 

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In questi primi giorni è stato abbastanza strano trovarsi completamente  sola, in una città mai vista prima, senza conoscere il nome di una via e soprattutto senza poter contare su nessuno per qualsiasi minimo problema… perché non conosco nessuno, né tanto meno ho il numero di qualcuno da poter chiamare se dovesse succedere qualcosa, dal momento che i miei coinquilini non arriveranno prima di settembre. 

Avevo già fatto un’esperienza simile dopo le superiori con il progetto Leonardo da Vinci, ma per lo meno là avevo un tutor al quale rivolgermi in caso di necessità. 

Ad ogni modo, questi primi due giorni di assoluta solitudine non mi sono poi così dispiaciuti, anzi! Mi sento veramente in pace. E’ una sensazione strana da spiegare perché a casa non riuscirei a sentirmi cosi neanche isolandomi. Probabilmente è perché non conosco nessuno, e la città è talmente grande e c’è talmente tanta gente che è impossibile rivedere la stessa persona due volte. 

Le cose interessanti da fare saltano fuori da tutte le parti, i posti sono spettacolari e ci sono fiumi di gente ovunque, soprattutto di notte. Così ti ritrovi sola ma in mezzo a tanta gente, quindi in compagnia ma riuscendo comunque ad ottenere la tua riservatezza, perché nessuno sa chi sei.

E così, senza preoccuparmi di niente, inizio a camminare praticamente notte e giorno conoscendo la città, osservando la gente, e vivendo in piena libertà tutto quello che mi si presenta davanti. 

Stefania

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