“Se una ragazza quando arriva è carina, chi se ne infischia se è in ritardo?

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…Nessuno.” Cit.

 

Finito il carnevale, magro come non era mai stato prima, ci attendono ora quattro anni di quaresima.

Potevamo aspettarcelo nel modo in cui se lo sente uno studente che non ha studiato e, anche se non abbandona un pizzico di speranza, sa che il disastro è dietro l’angolo.

Potevamo confidare nel lampo di qualche singolo talento, capace di oscurare i problemi sistemici di una federazione ottuagenaria, fatta di podisti, corse colorate, rincorse al cesto gastronomico e in cui i tecnici non contano mai nulla.

Ma così non è stato.

Sarebbero bastate un paio di medaglie, un pizzico di fortuna immeritata e un’analisi disattenta sui perché e i per come di certi successi, e i tecnici italiani avrebbero strappato l’ennesima sufficienza risicata.

Ma quando non si sanno le cose, talvolta, piuttosto che essere promossi con tanti debiti, è meglio ripetere l’anno!

Parliamo di tecnici perché il nostro progetto si chiama IlCoach e perché siamo convinti che le qualità sportive dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze siano perfettamente paragonabili a quelle dei loro colleghi britannici, francesi o tedeschi, come dimostrano i buoni risultati che sono in grado di cogliere a livello giovanile.

Ma mentre il mondo corre, noi siamo fermi agli anni 70 e 80. Probabilmente peggio.

E, facendo riferimento a certa filmografia dell’epoca, dobbiamo ammettere che, se altre discipline sono state capaci di tenere a galla il sistema sportivo nazionale, l’atletica dovrà passare altri quattro anni nella classe delle ripetenti.

Così viene da pensare che non si tratti soltanto di portare l’atletica a scuola.

Piuttosto sembra che occorra riportare la scuola nell’atletica: la nostra involuzione è evidente e l’analfabetizzazione tecnica è dilagante.

Certamente siamo sicuri che anche in Italia ci siano tecnici di valore, ma crediamo che il livello generale sia mediamente troppo basso.

Un piccolo sito come il nostro, in un ambiente diverso, dovrebbe essere una piccola voce ridondante che corre su una strada ben delineata ed organizzata.

Ma così non è e, a quanto pare, sembra difficile che le soluzioni arrivino dall’alto.

Ogni giorno intercettiamo l’interesse di appassionati che continuano ad amare e vivere nell’atletica.

Nonostante tutto infatti, sui campi come sulla rete, assistiamo al fiorire di iniziative intelligenti, progetti vivaci e moderni, che quasi sempre son frutto di iniziative spontanee o locali o, spesso,  extra istituzionali.

Noi vogliamo essere uno dei catalizzatori di  queste competenze, di queste individualità che man mano inesorabilmente si perdono o, nella migliore delle ipotesi, non si valorizzano.

Pensiamo che sia necessario muoverci in questo senso, pensando in positivo, facendo quello che siamo in grado di fare da subito, con il semplice sostegno di chi, come noi, ama l’atletica.

E se poi un giorno arriverà la dirigenza dei sogni…tanto meglio!

Siamo certi che non saranno le giocolerie a farci vincere: per intraprendere nuovi voli bisogna correre e dotarsi di nuove ali.

Crediamo che i tecnici, per riavere voce,  abbiano bisogno di fare sistema, di parlare la stessa lingua,  di riappropriarsi di un linguaggio condiviso e transnazionale.

E devono far sistema su tanti comuni denominatori condivisi, quelle realtà di libera iniziativa e che portano istanza di rinnovamento di un mondo oramai stantio e superato

È necessario creare un albo, un sistema di aggiornamento e di crediti con una struttura ben organizzata: una piattaforma strutturata e pianificata su cui poi instaurare la nostra fantasia, le capacità di adattamento e di inventiva.

La figura del tecnico deve diventare quella di un professionista che si confronta nell’ambito di un sistema competitivo.

Non siamo scienziati, né terapisti, né metodologi.

Ma dobbiamo essere in grado di relazionarci fra di noi e in maniera puntuale e competente con tutte le figure che compongono un qualsiasi sistema sportivo organizzato.

Dobbiamo costruire un prodotto competitivo ed essere in grado di venderlo.

Bisogna creare almeno due forme di specializzazione: una orientata al settore agonistico, all’alto livello, ed una dedicata al giovanile, alla promozione.

Pensare di riservare ai più piccoli gli allenatori meno bravi è un errore di fondo enorme.

Gli allenatori, gli educatori del settore giovanile, sono il biglietto da visita di un’intera categoria e, iniziare bene, con un tecnico preparato, dà ai ragazzi, insieme a tanti altri vantaggi, quello di acquisire maggiore consapevolezza nella scelta futura della propria guida tecnica.

Partire subito con un professionista capace, eliminerebbe presto dai nostri campi certe figure di tecnici cialtroni, perché è difficile pensare che un allenatore improvvisato possa pensare di propinare stupidaggini a chi è già forte di un’impostazione corretta e ragionata.

Per occuparsi sia dell’avviamento che della qualificazione atletica, occorre avere precise competenze, passione, e professionalità, perché fare il tecnico di atletica leggera DEVE essere un lavoro.

Il volontariato può essere l’eccezione, non la regola.

Noi allenatori dobbiamo essere preparati, aggiornati, retribuiti e assicurati.

Aspettiamo da troppo tempo una rivoluzione.

IlCoach vuole muoversi in questa direzione: senza presunzione e con l’idea di collaborare e di cogliere l’aiuto di chiunque voglia darci una mano.

Abbiamo l’intenzione di provare a creare  dei progetti concreti, che magari diventino dei format sperimentali, che rispecchino un concetto più attuale di fare atletica, nella speranza che chi più di noi ha mezzi e doveri di promuovere la nostra disciplina, voglia far crescere l’eventuale germolio che saremo capaci di fare attecchire.

Riuscissimo a coinvolgere 50, 70, 100 tecnici che parlano la stessa lingua, si confrontano sulle stesse categorie, condividono se non il contenuto almeno le forme del proprio modo di progettare l’allenamento, sarebbe già un grande successo.

Il problema forse non sono soltanto le medaglie che coinvolgono comunque una piccolissima parte del nostro mondo.

È tutto l’ambiente dell’atletica che  ha bisogno di cambiare marcia e ci sono parecchi modelli virtuosi e più efficienti del nostro da cui prendere spunti e copiare soluzioni.

Ma anche in questo anno olimpico, disastroso per l’atletica italiana, Gianmarco Tamberi ha dimostrato che è ancora possibile vincere.

È pur sempre campione mondiale ed europeo in carica, oltre che al 2* posto nella graduatoria mondiale del salto in alto.

Forse è da lì che dobbiamo ricominciare e forse, prima di ogni altra cosa, dobbiamo provare a credere di poter vincere ancora.

Anche in quelle discipline “spaccone”, che da troppo tempo vincono solo gli altri.

Dobbiamo ricordarci che si possono vincere tutte le gare. Persino i 100 metri!

Ma ora no. Adesso ci tocca aspettare, ma non seduti!

Piuttosto dobbiamo lavorare in maniera paziente e consapevole.

Quattro anni senza un progetto sembrano lunghissimi.

Quattro anni, preparandosi con speranza per un appuntamento, godendo ogni giorno del proprio lavoro volano frenetici e velocissimi.

Perché cogliere la vittoria, un successo desiderato, realizzare la propria rivoluzione personale, è un po’ come incontrare una bella ragazza che si è fatta aspettare, tanto sì, ma mai troppo.

Se non è raggiungere il paradiso, è comunque abbastanza per dimenticarsi  il purgatorio che c’è stato prima.

 

-Che bellezza rivederti!” Sono secoli-. Aveva una voce sonora che vi metteva in imbarazzo, quando la incontravate in qualche posto. Uno gliela perdonava perché era così maledettamente carina, ma a me mi faceva sempre girare le scatole.

-È un piacere rivedere te,-dissi. E lo pensavo davvero.

-Come stai, ad ogni modo.

-Magnificamente bene. Sono in ritardo?

Le dissi di no, ma era in ritardo di circa dieci minuti. Però a me non me ne importava un accidente. Tutte quelle cretinate che mettono nelle vignette del “Saturday Evening Post” e compagnia bella, con quei tipi fermi a una cantonata con la grinta feroce perché le loro belle sono in ritardo- balle! Se una ragazza quando arriva è carina, chi se ne infischia che è in ritardo? Nessuno.

 

Di Andrea Uberti

 

Nell’immagine di copertina Chiara Loda, saltatrice in alto dell’ Atl. Virtus Castenedolo 

 

Bibliografia

Il giovane Holden, Salinger J.D. , Copwright 1951, Einaudi, 1961, 2001, 2004, 2008, Traduzione di Adriana Motti, titolo originale” The Catcher in the Rye”.

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