Darcy Ahner, intervista alla coach di salto in alto della UCSD

Darcy Ahner

In questa intervista, Robert Marchetti che ringraziamo per la gentile concessione alla traduzione (l’originale è qui), discute con Darcy Ahner, capo allenatore alla UCSD (Università di San Diego) alcuni aspetti fondamentali del salto in alto. Noi intendiamo sottolineare, prima ancora dell’aspetto tecnico (si sa, gli americani non tradiranno mai la loro impostazione e fama di incalliti biomeccanici), una forma mentis che traspare da questi articoli (si veda anche quello sull’allenamento della tecnica nel salto in lungo), che vorremmo in qualche modo o in qualche parte passasse nel nostro piccolo/grande mondo. In primo luogo la grande disponibilità a cercare di fare rete condividendo idee ed esperienze, in secondo luogo, ma non ultima per importanza, la disarmante propensione a dichiararsi in debito verso i maestri, di riconoscere il portato di esperienza di atleti e colleghi. Certamente questa è l’immagine tipica di una comunità professionale al pari di altre tra le più evolute, comunità che vivono e si organizzano sulla base di una formazione continua, di crediti, di gruppi di discussione, di riconoscimenti tangibili.

ilCoach in questi giorni ha abbozzato una prospettiva, mettiamoci in movimento.

Buona lettura!

 

Intervista a Darcy Ahner, allenatrice di atletica della UCSD

Darcy Ahner è una delle migliori coach di salto in alto della NCAA, e i risultati sulla pista lo dimostrano. Lei ha allenato campioni a livello nazionale e avviato svariati saltatori uomini da oltre 2,10 e donne da oltre 1,80. L’abilità più riconosciuta a Darcy è la sua comprensione completa dei salti da un punto di vista biomeccanico, come pure la capacità di applicarne i principi ai suoi atleti. Molto spesso i suoi atleti raggiungono progressioni davvero ragguardevoli dal momento in cui entrano a far parte del suo programma.  

Prima che alla UCSD, Darcy ha allenato alla Northern Arizona, e alla University of New Mexico. Darcy Ahner si occupa anche dell’allenamento di atleti assoluti e paralimpici

Darcy Ahner
Darcy Ahner. Foto tratta dal profilo Linkedin di Robert Marchetti

 

Coach Ahner, grazie per aver trovato il tempo per questa intervista. Come hai cominciato ad allenare?

Darcy Ahner: Quando ho terminato la mia idoneità, il mio allenatore al college ha fatto l’offerta che si vede spesso nel nostro sport: “prova a gareggiare con meno intensità facendo allo stesso tempo da assistente allenatore.” Così ho fatto, e ho capito che ero più brava da allenatrice che da atleta.

 

Chi ti ha aiutato di più nella fase di apprendimento del coaching? 

Darcy Ahner: Ho avuto alcuni grandi maestri quando ho frequentato per molto tempo e con una certa frequenza il Livello II della scuola di coaching.  Bob Meyers, Boo Schexneyder, Dan Pfaff, Rocky Light… solo per citarne alcuni.  

Lungo la strada ho raccolto tanti spunti da tanti buoni allenatori, ma soprattutto gli atleti mi hanno insegnato tantissimo.

 

Qual è il più grande fattore limitante per il miglioramento dei saltatore in alto a livello universitario?

Darcy Ahner: Se si dispone di un atleta motivato che ha tutti gli strumenti giusti, penso che il fattore che più incide sia di solito l’aspetto mentale.  Quando l’asticella viene posta davvero in alto, è la ferma convinzione al momento in cui si avvia la rincorsa a determinarne il successo, o forse anche la capacità di rimanere concentrati sull’esecuzione al punto tale da non lasciare spazio a dubbi.  

 

Nella tua metodologia di allenamento per i saltatori, quanto è importante lo sviluppo della velocità e dell’accelerazione nel programma di allenamento?

D. A.: Si tratta di una parte importante, ma credo in modo equilibrato. Credo che tutti gli aspetti dell’allenamento del Salto in alto quali velocità assoluta, velocità in curva, la forza applicata al salto, la forza assoluta, la tecnica, la necessità di un recupero mentale e consapevole devono essere parte dell’intero processo di allenamento.  

 

Riesci a mettere in evidenza i fondamenti chiave di una buona curva di nella rincorsa del salto in alto?

Darcy Ahner:

  • La fase rettilinea è di forza – sicura dalla testa ai piedi
  • Il piede rimbalzante e attivo sotto il centro di massa
  • Mantenere una inclinazione equilibrata nella fase di velocizzazione e in curva 
  • Allineamento del piede
  • Lieve inclinazione del lato destro (per chi salta di sinistro e viceversa) sapendo mantenersi in velocità
  • Essere pazienti con la velocità nella transizione da fase rettilinea alla curva
  • Il ritmo verso lo stacco viene stabilito negli ultimi quattro appoggi in curva

 

Coach, descriva per noi il modello di una buona fase di stacco, da due angolature diverse se si vuole… La prima, che cosa dovrebbe cercare l’allenatore per quanto concerne la meccanica e da un punto di vista antropometrico? 

Darcy Ahner: Credo che gli allenatori spesso definiscono la fase di stacco per gli ultimi 2 appoggi (il penultimo e quello di tutta pianta) e il decollo vero e proprio, ma tutto sembra troppo interrelato ai miei occhi per non includere gli ultimi tre se non quattro appoggi prima dello stacco.

Io ricerco questa situazione:

  • Il mantenimento delle posizioni del corpo  stabilite in curva (vedi sopra) alti, inclinati verso l’interno, piede attivo sotto il CdM, allineamento del piede (cioè senza “uscire” nel penultimo appoggio)
  • Un buon ritmo allo stacco  grazie a una rapidità crescente degli ultimi quattro appoggi (1-2 pausa 3-4)
  • Quindi, forte impulsto sull’appoggio di stacco (fase tra terzo e ultimo appoggio)     per ottenere una buona oscillazione dell’anca e rimanere in spinta, anche per spostare il bacino con forza sull’appoggio di pianta.
  • Il CdM viene abbassato negli ultimi 4 appoggi e avanza decisamente,   senza balzare durante il penultimo
  • Il penultimo appoggio del piede si conforma come un rapido movimento di spinta in rotazione per mantenere la velocità durante lo stacco invece di caricare il piede e spezzarne il dinamismo. (L’uscita dalla traiettoria è solitamente il problema maggiore di questa fase)
  • La gamba di stacco è rapida, il bacino è rialzato ed allineato precisamente su di essa
  • Il movimento del ginocchio è stretto e veloce, tale da portare in alto la coscia fino a raggiungere il naturale punto di blocco  *    Le braccia (sia entrambe che singolarmente) lavorano intorno a un busto statico, leggermente lontano dal corpo per generare equilibrio nella torsione. I pollici verso il basso, il petto rimane aperto e si estende per creare una risposta riflessa
  • Gli ultimi due passi non sono paralleli all’asticella ma piuttosto formano una leggera inclinazione rispetto l’angolo posteriore del materasso. 

 

In secondo luogo, che cosa dovrebbe sentire l’atleta nella fase di stacco e come affrontarla?

Darcy Ahner: Dipende completamente dall’atleta e da qual è il problema che si sta tentando di correggere.    

Qualunque cosa si stia tentando di correggere nello stacco, in genere è necessario capirne la causa e lavorare su ciò che sta generando il problema. A volte tuttavia funziona anche soltanto dire loro dove vuoi farli arrivare, saranno loro a trovare un modo per arrivarci e impostare tutto al meglio.  

Penso che una delle grandi differenze tra la visione del coach e dell’atleta  è che ci sono così tante situazioni che intervengono per come si sente da dentro o si vede dall’esterno il caricamento e l’alleggerimento nella gestione del penultimo passo e dello stacco.  Un atleta può compiere un ottimo penultimo semplicemente pensando di percepire una transizione, mentre altri hanno bisogno di percepire una azione di recupero.  

Nello stacco alcuni prediligono pazientare fino a caricare solo dopo che si sentono attivi sull’ultimo appoggio, altri rovineranno tutto se cercano quella sensazione, devono quindi pensare ad una azione quanto mai rapida.  Si tratta proprio di riuscire a mantenere tutte le cose al loro posto, ma il punto di partenza è il raggiungimento di posizioni e ritmo giusti, il fatto di arrivare ad avere a che fare con la complessità dello stacco è segno che si è arrivati a un buon livello.  

Darcy Ahner
Darcy Ahner. Foto tratta dal profilo Linkedin di Robert Marchetti

 

 

Proviamo a discutere sulla grande differenza nella biomeccanica dei salti di tanti atleti. Quali tipi di movimenti categorizzeresti da una parte come “stile” o “manierismo”,  e quali gli aspetti della forma che non possono andare a discapito dell’efficienza?

Darcy Ahner: Wow. Questa domanda mi esalta perché sento che potrei scrivere un libro su come nel mondo del salto in alto diversi atleti lavorano sui loro punti di forza e di debolezza.  La risposta breve è che tutti hanno bisogno di incanalare la velocità entro una forte azione di stacco partendo da una rincorsa pulita e inclinata, mantenendo quella inclinazione fino a quando il caricamento eccentrico viene completato.  Al decollo vero e proprio ci sono un sacco di modi per crearsi dei problemi nella fase di volo, ma se i problemi li crei lì, di solito si finisce per saltare comunque abbastanza in alto.  

 

In che quantità il vostro programma di allenamento si compone di pliometria, e come si sono evolute le tue idee su questo punto da quando hai cominciato ad allenare? 

Darcy Ahner: Il modo in cui si sono evolute le mie idee sugli esercizi di pliometria hanno determinato la mia convinzione circa la loro criticità, ti possono dare il salto di qualità ma possono anche rivelarsi dannosi. È una metodologia che continuo a studiare. È una parte davvero importante della fase di preparazione, ma una volta che si inizia a lavorare sulla tecnica di salto un paio di volte a settimana, il lavoro di pliometria comincia a diminuire.  Ancora una volta ragiono in termini di un programma equilibrato. 

  

Come lavori sulla salute degli atleti? Quali sono le chiavi per evitare o prevenire gli infortuni? 

Darcy Ahner: La risposta migliore che mi sono data su questo punto è ottenere che i tuoi atleti capiscano davvero che hanno bisogno di ascoltare il loro corpo e che devono sentirsi atleti 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.  Ciò che fanno dopo l’allenamento è altrettanto importante, se non di più, di ciò che fanno quando sono in pista. Nel mio caso avendo a che fare con atleti universitari, la gestione del sonno è il più grande problema.  

 

Qual è il tuo consiglio ai giovani allenatori? 

Darcy Ahner: Ascoltare gli atleti e imparare da essi.  Loro sono i vostri insegnanti migliori. Troppo spesso gli allenatori sentono come se dovessero fornire tutte le risposte. Gli atleti hanno le risposte! Devi solo aiutarli a rendersi conto di ciò. Inoltre, non si cerchi il colpo ad effetto, ma piuttosto badino di assicurarsi che gli atleti abbiano i fondamentali.

Grazie, Coach!

Nota aggiuntiva: La biografia di Darcy Ahner presso la UCSD si trova qui.

 

Di Matteo Rozzarin

 

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