Progetto ilCoach Team: prevenzione infortuni

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Andrea, a ottobre , mi ha contattato per chiedermi se volessi partecipare attivamente a un progetto che il coach.net aveva ideato: dare un supporto in più ad atleti talentuosi che volessero mettersi in gioco con nuove metodologie d’ allenamento. Il mio ruolo sarebbe stato quello valutare gli atleti e supportarli nella prevenzione degli infortuni.

Ho subito sposato il progetto, con entusiasmo: cosa c’è di più bello di potersi confrontare con nuovi atleti che arrivano dalle  differenti discipline atletiche?

Vedi anche ilCoach&Corrimania Team

Eh sì, bello confrontarsi con ragazzi che vengono da tutta la Lombardia, bello sì, ma complesso.

La mia prima preoccupazione è stata quella di essere utile all’atleta, e, per far ciò, avrei dovuto dosare l’allenamento in base alle sue individuali qualità; qui sta la complessità del tutto, infatti, in questo progetto, non avrei avuto  sempre di fronte gli atleti, le distanze non ci avrebbero permesso di vederci con regolarità.

Ho conosciuto i ragazzi in dicembre, il primo incontro del neonato team ILCOACH.NET  è stato svolto a Saronno presso Sistemha, dove io e il mio staff lavoriamo. E’ stata una bella giornata, si leggeva la curiosità negli occhi dei ragazzi, quella curiosità di chi ancora non ha capito come si farà di preciso qualcosa che, comunque, si desidera fare.

D’altro la canto, la loro incertezza si rispecchiava nella nostra, dato che, anche per noi, ancora non era chiarissimo come avremmo proceduto in questo progetto, i ragazzi che sono stati selezionati, si relazioneranno oltre che con il sottoscritto, anche con figure come lo psicologo sportivo, il fisioterapista ed altri preparatori.

Come possono essere utili queste figure professionali al ragazzo atleta, e ai suoi abituali allenamenti? Saranno efficaci? Serviranno a qualcosa?

Ecco il risultato della mia esperienza:

Con alcuni atleti ho avuto la possibilità di relazionarmi più spesso che con altri, in media li ho visti una volta al mese, chi più chi meno. Riuscire a ritagliare il tempo  per questo progetto, tra scuola, studio, allenamenti, ecc.. non è semplice.

Comunque, l’obiettivo rimaneva: essere efficaci e utili all’atleta. Quindi, adottando la tecnica più antica del mondo, ovvero, valutazione-allenamento-valutazione, incomincio ad incontrare i primi atleti. Svolgerò una sessione di test che possano darmi un’idea dello stato dell’atleta – Io è il mio staff, quando parliamo di valutazione non parliamo di una valutazione quantitativa, ma qualitativa del movimento dell’atleta – così da poter stilare una piccola sessione di allenamento che si possa integrare con quello abituale.

I test che effettuiamo hanno l’obiettivo di capire quali sono i pattern di movimento dei singoli atleti, in parole povere, qual è l’assetto muscolare del soggetto in esame. Ogni  soggetto interpreta un determinato gesto alla sua maniera; il nostro compito è comprendere come l’atleta utilizza il proprio corpo. Attraverso le valutazioni video e strumentali, analizziamo quali sono le attivazioni muscolari predominanti, gli equilibri muscolari e la capacità di controllo del movimento in forma dinamica e statica (dico statica per intenderci, ma ricordiamoci che il corpo umano non è mai fermo, anche quando un soggetto è in piedi, continua a svolgere dei micro-movimenti impercettibili all’occhio umano, che consentono il mantenimento della stazione eretta) .

Svolti i test e analizzate le singole situazioni, ho stilato una sessione di allenamento ad hoc per ogni atleta, ad ognuno sono stati suggeriti degli esercizi da svolgere pre-allenamento, 10-15 di self-myofascial release e stretching e delle sessioni di allenamento vere e proprie della durata di 60 min circa; queste comprendevano una inibizione ed allungamento dei muscoli riconosciuti come iperattivi, l’attivazione dei muscoli ipoattivi, e lo svolgimento di esercizi funzionali non conosciuti dall’atleta, volti all’apprendimento del movimento condizionato da un assetto muscolare differente dalla consuetudine.

L’intervento, come detto in precedenza, si prefissava di valutare l’assetto muscolare del soggetto, mentre le sessioni d’allenamento date all’atleta sono finalizzate a correggere atteggiamenti e comportamenti scorretti che potrebbero innalzare il rischio di infortunio.

Ad ogni incontro gli atleti seguivano questa procedura:

  • valutazione attraverso i test
  • insegnamento degli esercizi per la settimana

L’incontro durava circa un’ora e mezza, naturalmente la programmazione del lavoro veniva effettuata tenendo presente anche la data in cui, successivamente, avrei rivisto l’atleta.

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Sono molto contento della scelta fatta, l’adottare questa tecnica di monitoraggio e assistenza all’atleta si è dimostrato molto efficiente: ho visto i ragazzi che cambiavano i loro atteggiamenti e correggevano deficit e asimmetrie.

Naturalmente con i ragazzi che ho visto più spesso ho avuto la possibilità di essere più incisivo, ma anche con quelli che ho visto poco, c’è stata la possibilità di essere utili alla crescita e allo sviluppo del ragazzo.

I soggetti hanno migliorato la coscienza del loro modo di muoversi e della loro corporeità, hanno risposto benissimo alle proposte fatte da questo modello di supporto all’atleta, si sono rivelati veramente aperti e curiosi riguardo alle nuove proposte.

Tutti gli atleti hanno dimostrato di apprezzare molto il percorso fatto insieme a me e a gli altri professionisti che fanno parte del progetto de ilcoach.net.

Il nostro team ha analizzato le difficoltà incontrate e ha notato che c’è un margine per il miglioramento del servizio all’atleta.

In conclusione ammetto che le perplessità che avevo all’inizio del progetto sono state spazzate via.

Anche se gli atleti non vedono costantemente i professionisti parte di questo progetto, arricchiscono sicuramente il loro percorso e la preparazione che già svolgono con i rispettivi tecnici. Spero che questo piccolo progetto alla prima esperienza abbia la possibilità di svilupparsi, poichè crediamo ci sia margine per riuscire ad offrire un servizio di primo livello. Uno staff che dia un supporto a 360 gradi all’atleta e ai tecnici non è cosa che tutti possano permettersi, per motivi sia logistici che economici.

Il nostro compito è quello di fare crescere i nostri ragazzi, dargli le possibilità di esprimere tutte le loro potenzialità, ed è nostro dovere sforzarci per riuscire a creare le condizioni che possano permettere ciò.

Le difficoltà che l’attuale situazione socio-economica e la carenza di strutture oppongono, non devono diventare il freno alla voglia di migliorare il proprio lavoro di rendere i nostri giovani ragazzi degli atleti eccezionali a tutti gli effetti.

Maurizio Tripodi

www.sistemha.com

 

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