La capacità di prestazione fisica

Capacità di prestazione fisica

Ph.: Roberto Click Passerini – Bressanone 2016

Introduzione: la capacità di prestazione fisica

La capacità di prestazione fisica nell’uomo presenta diversi aspetti, con notevoli differenze tra le singole persone. In campo sociale si presenta come attività di movimento, essendo un elemento del reciproco rapporto tra i diversi individui.

Per capacità di prestazione fisica è necessario intendere non solo ed unicamente la capacità funzionale dell’organismo, ma la sua correlazione con le azioni svolte per ottenere un risultato. Anche gli animali, il cui esame non diversifica da quello eseguito sull’uomo, sono essenzialmente capaci di prestazioni; la capacità di prestazione fisica nell’uomo, tuttavia, non può prescindere dalla valutazione dai comportamenti psichici e intellettuali dell’individuo: l’aspetto motivazionale, emozionale ed intellettuale è sempre fondamentalmente e costantemente presente. Non c’è solo l’aspetto biologico isolato, non può esistere alcuna scissione dalla personalità umana; questo aspetto essenziale deve essere sempre considerato in tutte le analisi. La mancata valutazione dei lati sia fisico che intellettuale dell’individuo, potrebbe altrimenti apparire come una svalutazione sostanziale della capacità fisica di prestazione e dei suoi risultati.

Per definire la “capacità di prestazione fisica” preferiamo di gran lunga la spiegazione che ne danno G. Schnabel-D. Harre- A. Borde in “Scienza dell’allenamento”:

“la personalità dell’atleta, nella sua interezza indipendentemente da una interpretazione in senso lato e ristretto della personalità, è indubbiamente di importanza cruciale per la sua capacità di prestazione: ogni prestazione viene determinata dalla personalità nel suo insieme. E infatti essa in senso stretto non dovrebbe essere considerata un fattore come gli altri. L’insieme dei presupposti personali che mettono in grado di rispondere a determinate richieste di prestazione, cioè la loro espressione e la loro struttura costituiscono la capacità di prestazione. Rispetto alla capacità di prestazione, i presupposti che si riferiscono agli impulsi all’azione, cioè agli atteggiamenti e alle motivazioni, all’emotività, alla volontà, debbono essere enucleati e inseriti tra quei presupposti che riguardano l’orientamento, l’esecuzione e il controllo dell’azione, definiti disponibilità di prestazione, per cui si può parlare di unità tra capacità e disponibilità alla prestazione. La capacità di prestazione può essere anche definita come quella forma di svolgimento, in gran parte generalizzata  e abitualmente stabilizzata entro un certo limite, dei processi psicofisici che determinano la prestazione possibile, intesa come realizzazione dell’azione.”

L’importanza del fattore ambientale sull’adattamento

Non esiste una capacità fisica universale, poiché dipende dalle diverse richieste provenienti dell’ambiente sociale.  In  risposta  alla  variabilità  delle  diverse  forme  di richiesta dell’ambiente sociale e naturale, divengono necessari differenti espressioni delle capacità fisiche di prestazione. Per fare un esempio, citeremo il caso dei migliori corridori di mezzofondo che contemporaneamente sono anche i peggiori per quanto riguarda l’espressione della forza massimale. Naturalmente non è possibile cercare di schematizzare, ridurre e semplificare il concetto di capacità fisica di prestazione, riducendola nel ristretto ambito di una sola scienza come possono essere la fisiologia, la biologia o la fisica. Bensì si può valutare come un concetto di pluridimensionalità ben si adatti al complesso concetto di capacità fisica, collocandosi come sintesi delle singole componenti delle diverse capacità di prestazione parziali, consentendo di conseguenza numerose specializzazioni.

Un individuo è selettivamente adatto verso una determinata richiesta e questa determinata spiccata prestazione nasce dall’accoppiamento di elementi diversi, che unitamente esaltano la capacità fisica di prestazione finale.

Se consideriamo l’ambito delle richieste prettamente fisiche, molti dei miglioramento socio- ambientali approntati dall’uomo ci hanno reso la vita più facile e comoda. Questi progressi vanno comunque valutati nell’ambito sociale ed economico di riferimento, dal momento che essi non sono privi di contraddizioni e conflitti. L’ambiente ormai esasperatamente tecnologizzato pone in una parte non certo trascurabile della popolazione, dei seri problemi per quanto riguarda il soddisfacimento di una pur minima attività nei campi della resistenza e della forza.

L’attuale adattamento dell’uomo “socializzato all’ambiente”, si manifesta chiaramente nel fatto che egli trasferisce quelle che inizialmente erano prerogative prettamente personali a strumenti tecnologici esterni al proprio corpo, e da egli stesso costruiti.

Non potendo sollevare pesi enormi, ha costruito la gru; non potendo correre più veloce per un tempo prolungato, si è affidato all’automobile. Oggi l’uomo può costruire opere fino a qualche decennio fa assolutamente inimmaginabili, ma queste conoscenze tecnico-scientifiche lo hanno condotto inevitabilmente al punto che il controllo sull’ambiente, non dipende quasi più dalle sue capacità fisiche. Questa forma di adattamento all’ambiente assume un’ importanza sempre maggiore col trascorrere dei secoli. L’uomo è il prodotto dell’evoluzione, e i tratti che lo caratterizzano sono il frutto di una selezione naturale durata milioni di anni. Tutti questi cambiamenti si sono nel corso dei secoli stabilizzati e sono stati effettuati in risposta alle diverse caratteristiche ambientali. I nostri antenati dell’età della pietra dovevano per forza approcciarsi con un’enfasi maggiore all’ambiente circostante per sopravvivere, e tale adattamento è avvenuto in un lasso di tempo decisamente grande. L’uomo non potrà separarsi dal suo fisico; esso non è un abito dismesso che può essere abbandonato per vestirne uno nuovo, ma un divenire in costante collaborazione con la sua natura biologica. Non bisogna però cadere nell’errore di considerare come unico elemento caratterizzante l’evoluzione del genere umano, l’ambiente circostante poiché è la storia nel suo insieme, e non solo il singolo elemento, a stimolare i processi di adattamento.

Il processo biologico della capacità fisica di prestazione è lo stato di adattamento di un determinato organo ad una determinata prestazione e questo è ciò che si intende per attività fisica. Gli organi si adattano a seconda dell’uso, talvolta in modo irreversibile: struttura e funzione hanno un rapporto reciproco di causa- effetto. La manifestazione dell’adattamento personifica e rispecchia una determinata strutturale pretesa di prestazione. La capacità di prestazione implica adattamento e quest’ultimo, necessariamente  e  conseguentemente,   produce nuove richieste. Ciò lo possiamo rilevare negli effetti scambievoli tra influssi esterni ed interni; l’effetto combinato tra ambiente ed organismo è una importante caratterizzazione di ciò. Le  attuali condizioni di vita, con il loro intrinseco deficit nel campo delle attività motorie, riducono fortemente le capacità di adattamento dell’individuo alle mutate richieste. Ciò naturalmente non significa né implica l’atrofia.

 

Il ruolo delle capacità fisiche per nel mantenimento della salute

Questa nuova dimensione dell’uomo impoverito di attività fisica, ha come conseguenza la perdita della capacità di reagire all’ambiente, benché esso minacci con costanza, attraverso le sue modificazioni a volte negative, la salute dell’organismo. Una mancanza di movimento e con questo di una continua attività di adattamento, conduce spesso ed inevitabilmente ad un impoverimento della salute. Osservando l’evoluzione di un individuo, possiamo rilevare come esista e persista una necessità ed un impulso al moto solo nell’età giovanile, cioè sino al termine dello sviluppo; col crescere dell’età cala questa “ fame di movimento” , l’istintivo impulso verso il moto, anche se le capacità fisiche potrebbero essere ulteriormente migliorate ed incrementate. L’adulto non reagisce istintivamente, bensì realizza il movimento in modo razionale, valutando le informazioni e le conoscenze secondo le proprie necessità. Per lui è necessaria una conscia elaborazione della situazione. Si deve tuttavia sottolineare che gli effetti endogeni della mancanza di moto e la correlata mancanza di capacità di prestazione sono fortemente analoghi a quelli dei processi di invecchiamento.

La capacità di prestazione fisica

Le capacità di adattamento dell’uomo si traducono direttamente in una modificazione delle capacità di forza e di resistenza. Queste due caratteristiche presentano norme ben definite di adattamento biologico. In diretta dipendenza dalla tipologia della stimolazione esterna, vengono interessate capacità  e  abilità  in  maniera differente. Lo sviluppo finalizzato della capacità di prestazione dovrà essere sempre guidato dalla forma della risposta alla domanda esterna. I più evidenti e marcati adattamenti sono presenti nel campo della resistenza, che contemporaneamente presenta il più grande effetto di stabilizzazione della salute dell’individuo. In questo contesto gli adattamenti biologici si sovrappongono anche all’area  sociale. Per questo motivo qui sottolineiamo l’importanza dell’attività di resistenza, inquadrata nell’ambito sociale tecnologizzato,  per un consono mantenimento della salute.

 

Le capacità fisiche in ambito sportivo

Dimensione e funzionalità cardiaca, letto capillare, peso dei reni e del fegato, vengono influenzati anche dall’attività motoria volontaria portando anche ad un miglioramento della funzionalità organica. Si è dimostrato come l’espressione di determinate caratteristiche fisiche dipendenti da una speciale capacità di prestazione, in questo caso della resistenza, possono essere estremamente variabili.

Costruzione e funzione del fisico non sono mai individualmente costanti, bensì possano variare ampiamente col trascorrere del tempo. Tutte le modificazioni che avvengono sono in qualche modo misurabili. Prendendo come esempio il caso della funzione cardio-circolatoria è ormai provato che attraverso un costante adattamento alla prestazione di resistenza, assistiamo ad un ampliamento della funzione. Con il crescere della prestazione sportiva, partendo da un soggetto non  allenato  sino  all’atleta  d’élite  nel  mezzofondo,  possiamo  constatare  un notevolissimo aumento della funzione, che ovviamente in misura crescente si ottimalizza. La frequenza cardiaca si abbassa (da valori attorno alle 70 puls/min può passare a valori attorno alle 50 puls/min a riposo), portando ad un quadro configurabile con una bradicardia da allenamento. La massima assunzione  di ossigeno aumenta notevolmente (da valori attorno ai 3000ml/min sino a oltre 5000ml/min), in corrispondenza di un paritario incremento  del  volume cardiaco che può andare da 600ml sino a 1400ml. Tutte queste modificazioni , è superfluo ricordarlo, avvengono solo se provocate da adeguati stimoli di adattamento. Il soggetto allenato, dunque, può avere a disposizione una maggior “riserva”, oltre ad una più articolata area per la veloce e completa compensazione dello sforzo.

Lo “stato di sicurezza” o limite superiore in cui subentra uno stato di labilità ed uno stato di deterioramento della prestazione, è considerevolmente spostato in avanti. Per questa strada sarà possibile sopportare maggiori carichi esterni e tollerare e smaltire in modo migliore i disturbi che ne derivano. Il meccanismo di compensazione attraverso l’allenamento si fa più veloce e fa risparmiare all’organismo energie preziose, con un miglioramento del sistema di regolazione della compensazione. L’ omeostasi interna si sviluppa in risposta all’intervento di carichi esterni mentre la capacità di resistenza verso i disturbi esterni, e soprattutto verso l’affaticamento è grandemente migliorata. A questo punto è necessario ricordare il concetto importante dell’adattamento incrociato, che significa un miglioramento della capacità di adattamento e di resistenza, non solo verso i carichi prettamente specifici della resistenza, bensì anche in quelli provocati da  altre attività.

Nel linguaggio corrente parliamo di irrobustimento generale. C’è dunque un elevato incremento delle difese contro tutti gli agenti esterni indotti dall’ambiente. La tollerabilità verso questi stimoli esterni diviene sempre maggiore per cui in definitiva essi possono essere superati e sopportati con crescente facilità. In particolare dobbiamo ricordare il notevole miglioramento della termoregolazione e del livello immunologico.

Naturalmente questo effetto di incremento delle capacità fisiche implica sempre uno stretto legame tra la capacità di migliorare e facilità di recupero. Cioè, in altre parole, un incrementato catabolismo è l’ipotesi prima per un incrementato anabolismo, e viceversa. Le funzioni vegetative a riposo sono determinanti nel processo di adattamento e sono caratterizzate da un processo di economizzazione.

Da sempre ormai sappiamo come una determinata funzione sotto l’influsso di un carico reagisca attraverso una fase di adattamento e di ripristino sino ad un livello non pari, ma superiore rispetto a  quello  iniziale.  E’ il cosiddetto  concetto  della super-compensazione. Da quanto ricordato precedentemente noi sappiamo che tale capacità non si traduce in un miglioramento specifico, bensì generalizzato, inducendo una migliorata stabilità della salute sia a riposo che in condizioni di attività sub-massimali. Non da ultimo in questa prospettiva interviene il concetto di nuove forme di recupero e riposo attivo per gli atleti. Si ottiene in definitiva, una migliorata capacità di prestazione,   in   stretta   correlazione   con   una migliorata capacità di ripristino e con questo una aumentata capacità di carico e compatibilità di carico.

Dobbiamo a questo punto ricordare che l’adattamento cardio-circolatorio ad attività specificatamente di resistenza, non avviene in maniera lineare. Parametri importanti quali la frequenza cardiaca, il VO2 max non mostrano una continua proporzionalità dei valori nell’intero campo di possibilità. Questa “rottura” della proporzionalità avviene, come dimostrato da numerosi esperimenti, intorno al valore di 950 ml di volume cardiaco. Valori più alti assistiamo ad un appiattimento della curva, che sta in definitiva a significare che qualsiasi ulteriore aumento funzionale può essere “acquistato” solamente attraverso una spesa sproporzionata.

La massima stabilità deve essere qui considerata come adattamento indotto dal carico fisiologico; naturalmente consideriamo qualsivoglia prestazione dell’uomo, come fenomeno sociale. Questo presuppone una catena di susseguenti connessioni che ha inizio con una motivazione sociale o psichica, per terminare nuovamente nell’area sociale con un finalizzato atto motorio. Quindi la prestazione fisica ha una funzione sociale di accesso e di realizzazione. Se paragoniamo il corpo ad una macchina tecnologica, essa potrà essere rovinata da una eccessiva fase lavorativa, ma contemporaneamente potrà subire dei danni gravi anche dall’eccessivo disuso.

 

Influenza del sesso e dell’età

Certamente i parametri sopra ricordati variano notevolmente anche in riferimento al sesso dell’individuo. Le differenze che possiamo chiaramente riscontrare tra maschi e femmine, aumentano ancor più considerevolmente con l’introduzione di metodiche di preparazione specifiche. Possiamo tuttavia rilevare come la donna abbia una notevole capacità di adattamento. Lo scarto funzionale non è tuttavia troppo marcato tra i due sessi in quanto le donne si adattano in maniera analoga ai maschi ai carichi a cui sono sottoposte Le capacità fisiche sono allenabili in ciascuna età della vita, anche se la potenza di adattamento dell’organismo a tali carichi  è  differente  con  il crescere dell’età. I fanciulli ed i giovani posseggono valide premesse per l’incremento costante delle loro prestazioni. Il miglior periodo per il raggiungimento della più elevata capacità di prestazione fisica è, come lo sport di prestazione chiaramente lo dimostra, il periodo compreso tra la fine del secondo e l’inizio del quarto decennio di vita. Con il crescere dell’età, diminuisce la potenzialità di adattamento dell’organo, anche se potrà essere mantenuta per i singoli organi in un certo grado anche nelle persone anziane tramite una adeguata specializzazione di carichi adatti alla conservazione della stabilità della salute. Da quanto detto sopra, possiamo certamente definire lo stato di salute come quella condizione in cui l’organismo può mantenere il suo optimum di capacità di adattamento all’ambiente. Se la capacità di prestazione umana può progredire in base alla potenza di adattamento dell’organismo, anche la salute può parimenti progredire in una dimensione misurabile. Secondo il nostro parere capacità fisica di adattamento e salute corrono di pari passo. Se è rilevabile un incremento nella prestazione, lo è certamente anche nel campo della salute. Come è evidentemente ragionevole pensare il contrario: cioè l’effetto degli impulsi esterni è largamente condizionato dalla situazione interna. Comunque ancora qualcosa sfugge alla nostra analisi in quanto la salute rappresenta un qualcosa di più della semplice capacità di prestazione fisica.

giovanile

 

L’ottimale capacità di prestazione fisica non è un fattore isolato e non è certamente un prodotto finale, ma si sviluppa attraverso singoli interventi successivi. L’organismo possiede straordinarie forze di auto-miglioramento e auto-strutturazione, come pure di auto-peggioramento. Esso dispone di una larga capacità di adattamento: l’uomo si migliora costantemente attraverso i suoi singoli rapporti col mondo esterno; la capacità di prestazione fisica è in definitiva il risultato di uno stile di vita relazionato all’ambiente di riferimento. Per la piena realizzazione del proprio  potenziale di adattamento come base biologico-materiale, è essenziale l’uso. La funzione migliora la funzione. Le richieste aumentano con il crescere dell adattamento alle domande precedenti: questo preziosissimo effetto fisiologico non potrà essere raggiunto se non attraverso questa via. La prestazione produce un effetto di adattamento che è origine dell’incremento della capacità di prestazione fisica che si pone quindi sia come premessa che conseguenza della prestazione  in sé. La prestazione fisica è dunque il punto di partenza, il contenuto e la meta della capacità di prestazione.

L’intero allenamento sportivo è basato su questo concetto fondamentale. Presupposto fondamentale per il progresso della prestazione fisica è il regolare esaurimento del potenziale. Tuttavia la capacità di prestazione fisica non è immagazzinabile in quanto è determinata dall’esercizio. Possiamo qui riscontrare come, un’attività svolta per tre volte alla settimana ed incentrata su un allenamento di resistenza, abbia la capacità di provocare nell’organismo effetti di adattamento che a loro volta determineranno effetti di miglioramento della prestazione fisica. Ciò vale a nostro avviso per persone che solitamente svolgono una attività prettamente sedentaria. Ciò potrà eliminare o in larga misura mitigare gli effetti della sostanziale mancanza di attività fisica tipica dello stile di vita attuale.

La miglior prestazione fisica individuale viene solitamente raggiunta in età adulta, tra i 20 e i 30 anni. Pertanto, l’allenamento in età giovanile non è soltanto fine a se stesso, ma rappresenta altresì la preparazione ottimale per il raggiungimento della massima prestazione fisica individuale. In sostanza,  ciò rende ben chiari i concetti di “crescita” e “allenamento in età evolutiva”. In Germania, al fine di accentuare il carattere preparatorio dell’allenamento in età giovanile, si è affermata la denominazione “allenamento di costruzione”, chiarendo in questo modo come lo scopo primario dell’allenamento in età evolutiva sia quello di creare ed ottimizzare i presupposti per successive prestazioni di alto livello

Uno dei presupposti fondamentali è rappresentato dall’acquisizione di una tecnica individuale ottimale, oltre ovviamente ad una buona preparazione fisica, che è il secondo importante presupposto per future prestazioni di elite. Tuttavia, con il termine “preparazione fisica”,  in  questa fase non si intende la preparazione condizionale diretta, per mezzo della quale, ad  esempio, è possibile migliorare l’accelerazione dello sprint grazie ad un allenamento della forza massimale, bensì l’aumento generale della capacità di carico. In particolare, tendini, legamenti, capsule articolari, cartilagini e apparato osseo devono essere rinforzati in vista delle sollecitazioni date dai carichi di trazione e compressione, ad esempio nel momento di appoggio del piede o durante il lancio.

Con il progredire dell’età, la preparazione fisica generale sarà poi utile, oltre che ai fini della preparazione, anche alla compensazione dell’allenamento specifico, spesso improntato ad un forte carico unilaterale. Siccome i tessuti che vengono sollecitati nel corso del processo di allenamento mostrano un adattamento lento, per dare origine ad adattamenti stabili sono necessarie sollecitazioni a lungo termine dalla durata pluriennale. L’esperienza insegna che l’alternanza di molti stimoli di carico leggeri a singoli stimoli di carico di forte intensità (sempre nell’ambito fisiologico), rappresenta il metodo ottimale al fine di rafforzare le strutture motorie passive.

Da questo punto di vista, le zone più importanti sono il piede e l’articolazione della caviglia, la zona lombare del rachide e, nel caso dei lanci, le spalle. Inoltre, devono essere rinforzati i muscoli sinergici ed antagonisti, compresi quelli della muscolatura retta e obliqua del tronco. Tutti questi distretti muscolari devono essere potenziati in maniera mirata e intensiva, grazie alla preparazione fisica generale. Metodi tipici di allenamento sono il circuit training,  i carichi di resistenza aspecifici, i lanci e salti in genere, gli esercizi di stabilizzazione del tronco statici e dinamici, i giochi con la  palla e gli esercizi di coordinazione.

Per chi si occupa dell’allenamento di soggetti in età evolutiva, soprattutto nel caso in cui abbia a disposizione sedute di allenamento di durata limitata, è difficile accettare che gran parte dell’allenamento debba essere utilizzato per esercitazioni a carattere generale. In questo caso, vale la regola per cui tanto più aumenta il tempo totale di allenamento e quindi, tanto migliore e talentuoso è uno sportivo, tanto più dovrà aumentare anche la percentuale dedicata all’allenamento generale.

Di Graziano Camellini ed Elisa Bettini

L’articolo originale “La capacità di prestazione fisica” di Ugo Cauz è stato pubblicato sul n° 42-43 nel Luglio- Agosto del 1980 di “ Nuova Atletica del Friuli”. La revisione attuale è stata effettuata da Elisa Bettini e Graziano Camellini 

 

Se ti è piaciuto l’articolo CONDIVIDILO SU FACEBOOK coi tuoi amici cliccando sul pulsante a sinistra e metti un like alla nostra pagina FB!!!

 

BIBLIOGRAFIA

Killing: Training im Jugendalter

Dietrich Martin, Klaus Carl, Klaus Lehnertz; “Handdbuch trainingslehre”. Traduzione italiana ad opera di Mario Gulinelli: Manuale di teoria dell’allenamento

Schnabel-D. Harre- A. Borde in : Scienza dell’allenamento

Ti è piaciuto? Condividilo...
23
Ti è piaciuto? Condividilo...
23