Meccanica degli sprint: la fine della spinta? (il drive)

Start analisi

Domenica 17 aprile ho partecipato al convegno “Evoluzione della meccanica nella corsa veloce” tenuto dal professor Laguardia a Casalmaggiore. In questo convegno il relatore ha illustrato le principali evoluzioni della meccanica degli sprint, le quali sono riconducibili agli studi condotti da Ralph Mann in più di 20 anni.

Ralph Mann è un ex-atleta olimpico che ha gareggiato a Monaco 72 per gli Stati Uniti ottenendo un argento nei 400 Hs. Dal 1982, anno in cui insieme ad altri 6 individui ha fondato “l’Elite Athlete Program”, ha avuto l’opportunità di analizzare la biomeccanica delle centinaia di atleti passati sotto la sua guida in qualità di responsabile del settore velocità ed ostacoli.

Dal riassunto di questi dati è nato “The Mechanics of sprinting and hurdling”, un libro arrivato già alla 4^ edizione che, al suo interno, presenta analiticamente la raccolta dati effettuata da Mann. Dall’analisi di queste pagine il lettore può identificare i fattori determinanti delle prestazioni di alto livello di ostacolisti e sprinter.

Al convegno di Casalmaggiore, il professor la guardia ha usato questi dati per condurre i partecipanti ad analizzare la performance tecnica degli sprinter secondo concetti innovativi.

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Locandina convegno “L’evoluzione della meccanica nella corsa veloce”

 

Ecco il libro: http://www.amazon.it/The-Mechanics-Sprinting-Hurdling-Edition/dp/1517571618

Il convegno è partito dall’analisi della partenza, Mann nel suo libro è abbastanza categorico nel definire le varie fasi di corsa, infatti tutta l’analisi dello sprint breve, viene suddivisa, anche per semplicità di concetto in:

  • Tempo di Reazione
  • Accelerazione
  • Massima Velocità.

Le 3 fasi rappresentano ciascuna parte della prestazione dell’atleta. Le parti analizzate da Mann sono, ovviamente, l’accelerazione e la massima velocità; il tempo reazione può incidere sulla prestazione, ma non è stato oggetto di analisi da parte di Man.

 

FASE DI ACCELERAZIONE

Mann suddivide la fase di accelerazione in 2 fasi:

  1. START
    • Two Leg Drive (uscita dal blocco, entrambi I piedi sono sul blocco). 
    • One Leg Drive (fase in cui solo un piede è appoggiato sul blocco).
    • First Step (primo passo).
    • Second Step (secondo passo).
  2. TRANSITION (per Mann la fase di transizione va dal 3^ al 10^ passo).

Fra i fattori generali che descrivono la qualità della prestazione (velocità orizzontale, velocità verticale, lunghezza del passo, frequenza del passo…) il dato che colpisce maggiormente in questa sezione è il fatto che, già dal passo successivo alla spinta dai blocchi, i migliori velocisti hanno frequenze identiche, o leggermente superiori, rispetto a quelle presenti durante la corsa lanciata.

Questo aspetto è stato particolarmente rilevante nella parte pratica del convegno, infatti il relatore ha provato a condizionare gli atleti nell’aumento volontario delle frequenze fin dai primi passi, andando un pò contro a quelle che sono le tendenze osservabili nei nostri campi di atletica.

Personalmente ritengo che un punto su cui riflettere sia se queste frequenze molto alte fin dai primi appoggi siano il risultato di un aumento volontario della ritmica o se siano solo frutto dell’elevata disponibilità di forza esplosiva negli atleti di livello. Nel suo libro Mann riferisce testualmente: “…the goal should be maximize the Stride Rate for the entire Start Process …. In very case the better performers maximize Stride Rate throughout the Start. These results refute the old concept that the best Start involves slow, long, driving strides coming out of the blocks”.

A supporto della tesi di Mann è il fatto che i migliori atleti analizzati producevano una lunghezza minore dei primi passi rispetto a quella osservata nei rivali meno dotati.

Lunghezza del passo durante uscita dal blocco/primo passo/secondo passo:

USCITA DAL BLOCCO PRIMO PASSO SECONDO PASSO
POOR LEVEL 1,25m 1,21m 1,50m
AVERAGE LEVEL 1,17m 1,17m 1,40m
GOOD LEVEL 1,09m 1,13m 1,30m

Dopo i descrittori generali della partenza, Mann vuole entrare nello specifico e presenta quelli che definisce come “Critical Specific Performance Descriptors for the start”, ovvero angoli dei segmenti corporei nei vari momenti della partenza: spinta dal blocco, primo passo e secondo passo.

Sulla posizione di pronti Mann presenta dati simili per l’intero spettro di atleti, gli angoli di tronco e arti inferiori non hanno correlazione con il livello dell’atleta.

La cosa opposta invece si verifica nelle fasi successive dell’accelerazione, infatti quando l’atleta lascia il blocco si può notare che gli atleti più abili siano meno inclini a finire la spinta sul blocco:

Angolo del ginocchio della gamba posteriore nel momento in cui lascia il ceppo posteriore

POOR LEVEL 155°
AVERAGE LEVEL 150°
GOOD LEVEL 145° (Meno estensione)

Angolo del ginocchio della gamba anteriore nel momento in cui lascia il ceppo anteriore

POOR LEVEL 179°
AVERAGE LEVEL 174°
GOOD LEVEL 169° (Meno estensione)

Da queste 2 tabelle è evidente che gli atleti migliori producono meno estensione degli arti inferiori rispetto a quelli di basso livello. Da questo si deduce che, probabilmente, le indicazioni da dare agli atleti non sia proprio il completamento della spinta.

Personalmente ritengo che la ricerca di un’eccessiva estensione degli arti sia scorretta, tuttavia ci sarebbe da discutere se la minor estensione sia risultato di una ricerca effettiva di questo gesto o se sia semplicemente il risultato di migliori valori di forza.

Un altro dato molto interessante è presentato nella tabella sottostante:

Angolo di estensione del ginocchio, nel momento in cui la caviglia del piede posteriore passa in corrispondenza dell’arto inferiore opposto

POOR LEVEL 77°
MEDIUM LEVEL 82°
GOOD LEVEL 87° (Più estensione)

Da questa tabella si evince che il richiamo del piede degli atleti di alto livello avviene seguendo una traiettoria più bassa, infatti il ginocchio ha un angolo meno chiuso.

 

Justin Gatlin, ottimo interprete di questa tecnica di accelerazione, in allenamento…

 

DUBBI E PERPLESSITA’:

  • Nonostante i dati mostrino che i velocisti migliori completino meno la distensione dell’arto a terra, quanto è giusto richiedere all’atleta questo gesto?
  • La distensione parziale dell’arto di spinta è derivata dal fatto che con tale grado di estensione i velocisti migliori riescano comunque ad esprimere abbastanza forza ottenere angoli più acuti o rappresenta una forzatura da imporre all’atleta?
  • La mancanza di completa estensione dell’arto di spinta è una conseguenza dell’elevata capacità di stiffness, in particolar modo dell’articolazione tibio-tarsica, degli sprinter d’élite che crea una sorta di effetto molla facendo rimbalzare il piede verso l’avanti? 

 

Il professor Laguardia ha consigliato agli atleti presenti di tentare di ridurre comunque i tempi di “volo” fra un passo e l’altro e di dare una ritmica frequente alla partenza fin dai primi passi.

 

Nasce il quesito.. qual’è la vera strada per sviluppare una fase di accelerazione ottimale???

 

Nel prossimo articolo tratterò della meccanica della corsa lanciata….

 

Ecco 2 video che mostrano un’atleta che negli ultimi 3 anni ha lavorato su questa tecnica di start: 

Dafne Shippers nel 2013…

... e Dafne nel 2016… (dal minuto 3:39 il dettaglio della partenza)

 

A cura di Nicola Rossi

Fisioterapista e tecnico di 1° Livello Fidal (istruttore)

Contatti:

Email: nicola.rossi.92@gmail.com

Facebook: Nicola Rossi

 

 

Fonti:

  1. “The Mechanics of Sprinting and Hurdling” – Ralph V. Mann, Amber Murphy – 2015 Edition.
  2. Appunti dal convegno “Evoluzione della meccanica nella corsa veloce”, relatore Prof. Antonio Laguardia – Casalmaggiore – 17/04/2016

 

Altri articoli di Nicola:

LO STUDIO DELLA BIOMECCANICA DELLA CORSA COME STRUMENTO PER SVILUPPARE UN ALLENAMENTO COERENTE DEGLI ISCHIOCRURALI NELLO SPRINTER

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