LO STUDIO DELLA BIOMECCANICA DELLA CORSA COME STRUMENTO PER SVILUPPARE UN ALLENAMENTO COERENTE DEGLI ISCHIOCRURALI NELLO SPRINTER

Bolt200

L’infortunio dei muscoli ischio-crurali rappresenta uno degli eventi più comuni nella carriera di uno sprinter; uno studio condotto fra le stagioni 2009/2010 e 2013/2014 su 25 sport NCAA ha mostrato che le discipline praticate in pista presentano uno dei più alti tassi fra numero di infortuni ed eventi in cui questi infortuni possono verificarsi 1.

Più del 50% degli infortuni avviene durante l’esecuzione di uno sprint e approssimativamente circa 1/12 di questi i incorre in una o più recidive 1.

La significatività di questi dati dovrebbe portare un buon allenatore a comprendere il ruolo svolto da questo gruppo muscolare nella corsa ad alta velocità, affinchè l’allenamento possa minimizzare i fattori di rischio e le prestazioni dell’atleta.

 

Possibili fattori di rischio:

Gli ischiocrurali sono muscoli bi-articolari (originano dalla tuberosità ischiatica e si inseriscono sulle porzioni prossimali di tibia e perone), pertanto si trovano a gestire il movimento di 2 articolazioni: l’anca e il ginocchio. A questo elemento si aggiungono le caratteristiche morfologiche, infatti le miofibrille che li compongono sono prevalentemente di tipo II, le quali, secondo i modelli animali, dovrebbero soffrire maggiormente l’effetto di attività con enfasi eccentrica 2.

Parlando di architettura muscolare si può dire che essa penalizza più il capo lungo bicipite femorale che gli ischiocrurali mediali (semitendinoso e semimembranoso), poiché questo muscolo, che subisce un allungamento relativo maggiore rispetto ai suoi colleghi nella corsa ad alta velocità, possiede fascicoli più corti e una sezione muscolare relativamente grande. Questa peculiarità dovrebbe renderlo più abile nel produrre picchi di forza elevati, ma meno convincente nella gestione degli stessi in un range molto elevato 2.

Ora, fermo restando che gli ischiocrurali rimangono muscoli che per proprie caratteristiche risultano facilmente soggetto di infortuni, l’analisi della funzione muscolare in corsa, dovrebbe rendere più semplice la costruzione di allenamenti basati su esercitazioni compito-specifiche che avranno il duplice scopo di prevenire l’infortunio e di aumentare le prestazioni nelle competizioni di velocità.

L’analisi dei pattern attivatori dei muscoli della coscia è stata un obiettivo diversi studi. In questo articolo verrà usato come fonte di riferimento un lavoro di Higashihara et al. pubblicato nel 2015 su “Gait & Posture”, una rivista medica specializzata in tutto ciò che riguarda locomozione ed equilibrio 3.

Differences in activation properties of the hamstring muscles during overground sprinting Higashihara et al
Figura 1: tratta da “Differences in activation properties of the hamstring muscles during overground sprinting” Higashihara et al. – Gait & Posture 42

 

 

Prima di capire il grafico è necessario saper identificare gli elementi che lo compongono.

Da una prima occhiata è possibile notare che sull’asse delle ordinate si trovano rispettivamente, il grafico dei movimenti articolari (riferita solo ai gradi di flessione) di anca e ginocchio, il grafico che mostra l’attività elettromiografica del bicipite femorale e il grafico che espone l’attività elettromiografica degli ischiocrurali mediali.

Sull’asse delle ascisse gli autori hanno posto la suddivisione del ciclo del passo riferito, in questo caso, all’arto destro.

Notiamo che l’intero ciclo del passo viene suddiviso in 2 macro-stadi, la fase di stance e la fase di swing.

Con il termine “fase di stance” si intende quell’arco temporale in cui il piede si trova a contatto con il terreno, mentre con “fase di swing” si intende quel periodo in cui il piede rimane in volo.

In questo articolo gli autori hanno diviso la fase di stance in due parti: “early stance” e “late stance”.

“L’early stance” inizia con il contatto del piede al suolo e termina nel momento di massima flessione del ginocchio (riferito solo alla fase di stance), mentre con “late stance” viene circoscritto quel periodo che intercorre fra la massima flessione del ginocchio e la fine del contatto fra piede e suolo.

Come per la fase di stance anche la fase di swing non viene presa integralmente, infatti gli autori la frammentano in 3 parti: “early swing”, “mid swing” e “late swing”. Rispettivamente “l’early swing” si trova fra la fine della “late swing” e il momento di flessione massima del ginocchio (riferito solo alla fase di swing), la “mid swing” viene collocata fra il momento di massima flessione del ginocchio e l’istante in cui l’anca raggiunge la flessione massima, mentre la “late swing” viene distinta dalla massima flessione dell’anca e dal contatto del piede al suolo.

Ora, passiamo all’analisi dei percorsi elettromiografici degli ischiocrurali:

 

Bicipite femorale (BF)

Il BF presenta un grafico composto da 2 fasi di grandi attivazione intervallate da un periodo di pausa.

Il picco di attivazione di questo muscolo viene registrato in early stance. In questo momento l’anca passa da una posizione di leggera flessione ad una posizione di estensione, mentre il ginocchio accetta il carico e si estende leggermente.

Dopo una fase di calma apparente il grafico mostra come il BF inizi ad attivarsi solo in “mid swing”, lavorando dunque in “late swing”, per poi rimanere attivo sino al successivo passaggio alla fase di stance.

 

Ischiocrurali mediali (MH):

Il grafico mostra come i MH abbiano dei timing di attivazione simili a quelli del BF, infatti anche questo gruppo muscolare è caratterizzato da 2 momenti di attivazione principale: la fase di stance e l’ultima parte della fase di swing. Questi fase attive, come nel bicipite femorale, sono intervallate da una fase di quiescienza: “l’early swing”.

 

BF vs MH:

Sebbene il percorso del tracciato rimanga più o meno simile, si notano alcune sostanziali differenze:

  • Il BF registra il suo picco di attivazione in una fase concentrica, infatti si può notare come il grado di attivazione del BF sia più accentuata di quella generata dai MH in early stance. Questo elemento risulta compatibile con gli studi morfologici, infatti dalla letteratura risulta che il ventre muscolare del BF abbia un’architettura più adatta a generare sforzi di grande intensità, rispetto a sostenere grandi sollecitazioni in fase di allungamento.
  • I MH sono più attivi in fase nella fase eccentrica: si nota che rispetto al BF i MH vengono sollecitati in modo più rilevante nella fase di swing. Come per il precedente anche questo elemento è compatibile con ciò che si trova in letteratura, dove questo gruppo muscolare viene descritto come adatto, grazie alla propria architettura muscolare, a gestire notevoli forze in fasi di allungamento. Come si può notare l’attività elettromiografica registra il picco di attivazione dei MH nel passaggio fra “mid swing” e “late swing”, proprio in quell’istante si ha probabilmente il momento di massimo allungamento degli ischiocrurali all’interno del ciclo del passo poiché l’anca raggiunge il suo picco in flessione e il ginocchio non è poi così piegato.

 

Discussione:

Sebbene l’azione degli ischiocrurali sarebbe principalmente la flessione del ginocchio, dai dati riportati in questo studio, si evince che durante la corsa ad alta velocità non compiono assolutamente questo genere di azione, infatti la fase in cui gli questi muscoli partecipano meno al ciclo del passo è proprio quella in cui il ginocchio si flette!!

Questa evidenza ci porta a capire come allenare gli ischiocrurali con esercizi come leg curl o simili, dove l’enfasi dell’attività è posta sulla flessione del ginocchio, sia totalmente obsoleto; in quanto questo tipo di allenamento non è correlato con l’azione compiuta da un atleta durante uno sprint.

E allora qual è il ruolo degli ischiocrurali durante la corsa? Si può dalla figura 1 gli ischiocrurali compiono essenzialmente 2 azioni:

  1. Nella fase di stance generano una sorta di “trazione” tramite un’azione estensoria a livello dell’anca.
  2. Frenano la flessione dell’anca e l’estensione del ginocchio tramite una preattivazione di carattere eccentrico nell’ultima parte della fase di swing.

Dalla lettura critica dei dati riportati si capisce come la preparazione di un velocista non possa prescindere dall’allenamento specifico degli ischiocrurali. Un esercizio mirato dovrà essenzialmente contenere almeno una delle azioni che questi muscoli compiono nella corsa, meglio entrambe, altrimenti si starà facendo un’esercitazione priva di significato.

Il potenziamento specifico di questo gruppo muscolare, oltre a possedere importanti caratteristiche preventive, rappresenta un modo per aumentare le abilità tecniche dell’atleta. Uno sprinter in grado di produrre un efficiente picco estensorio nella fase di stance e una rapida frenata dell’arto nella fase di swing, infatti, avrà sicuramente dei vantaggi rispetto ad un atleta di pari valore, ma non in grado di performare efficacemente questi due elementi.

 

Fonti:

1 “Epidemiology of Hamstring Strains in 25 NCAA Sports in the 2009-2010 to 2013-2014 Academic Years” – Sara L. Dalton, Zachary Y.Kerr and Thomas P. Dompier – Am J Sports Med, 2015.

2 “Hamstring Strain Injuries: factors that lead to injury and re-injury” – Opar Da, Williams MD and Shield AJ – Sports Med. 2012.

3 “Difference in activation properties of the hamstring muscles during overground sprinting” – Higashihara A, Nagano Y, Ono T and Fukubayashi T. Gait & Posture, 2015 Sep.

 

A cura di Nicola Rossi
Fisioterapista ed Istruttore di Atletica Leggera

 

 

Ti è piaciuto? Condividilo...
73
Ti è piaciuto? Condividilo...
73

One thought on “LO STUDIO DELLA BIOMECCANICA DELLA CORSA COME STRUMENTO PER SVILUPPARE UN ALLENAMENTO COERENTE DEGLI ISCHIOCRURALI NELLO SPRINTER

Comments are closed.