Le regole per allenare e la formazione per il 2017, di Steve Magness

regole e obiettivi 2017

Questo articolo è una libera traduzione del seguente articolo:

My Rules of Coaching and Learning for 2017scritto da Steve Magness e pubblicato sul suo blog Science of Running.

Nel suo contributo Steve Magness descrive quali sono le proprie regole e gli obiettivi da allenatore per la stagione 2017.

A nostro avviso un’idea interessante per creare la propria “filosofia da allenatore”.

Buona lettura!

 

Le mie regole per allenare e la mia formazione da allenatore per l’anno 2017

Semplice ed utilizzabile.

Se un’idea o un concetto non sono semplici abbastanza da risultare utilizzabili, allora cosa ci faccio?

La complessità può essere percepita come una cosa che deve essere per forza giusta, ma vi dirò un segreto:la complessità è un modo per imbrogliare noi stessi e gli altri convincendoci della correttezza di un’idea. Dopo tutto, quando sentiamo parlare o leggiamo di qualche cosa di complesso e non lo capiamo, allora il nostro ego ci spaventa inducendoci a pensare di non essere sufficientemente intelligenti, e che in tal modo l’autore deve per forza avere ragione.

In un’epoca in cui si è sommersi dalle informazioni, il problema non è più quello di reperire il frutto di ciò che fanno le migliori menti del pianeta, è assicurarsi del fatto che questi concetti siano applicabili. Come ha fatto osservare il filosofo Montaigne ci sono due tipi di conoscenza: l’apprendimento e la saggezza. L’apprendimento riguarda quello che noi tutti sappiamo accadere ad esempio in una scuola superiore. Per definire la saggezza invece si fa riferimento alla sua applicabilità; ogni aspetto della conoscenza che aiuta una persona a vivere bene.

Per questo, per avere un qualsiasi effetto profondo su come noi svolgiamo il nostro mestiere, l’informazione deve essere semplice ed utilizzabile. Semplice abbastanza da essere capita, utilizzabile in modo che possa essere applicato.

E’ con questi pensieri in mente che io rifletto sul 2016. Io non sono un grande fan delle decisioni risolute, perché spesso sono destinate a non attuarsi, ma piuttosto, preferisco riflettere sulle lezioni che sono in grado di attuare nel 2017 ed oltre.

Tra passato e futuro qui di seguito elenco una serie di lezioni ed euristiche ( che traduciamo non solo dall’inglese ma, per chi non è laureato in filosofia, anche in italiano con linee guida ed insieme di strategie e procedure per arrivare alla comprensione e alla risoluzione di un problema, alla comprensione di una teoria ecc….e per fortuna che è un articolo sulla semplicità! N.D.T.) che terrò a mente per il prossimo anno.

 

1) Girati e osserva dall’altra parte

Ogni volta che tutti stanno andando in una direzione significa che bisogna tornare indietro. Questa è una euristica preventiva che ci risparmia dal seguire le masse. Le mode somigliano ad un pendolo che oscilla da un estremo all’altro. Quando il pendolo sta oscillando pesantemente in una direzione, è l’ora di girarsi intorno, per essere sicuro che tu non stia semplicemente seguendo la massa fino al prossimo capriccio.

2) Analizzare anche l’ovvio

Le innovazioni si adagiano sulle ovvietà. Perché? Se sono ovvietà noi smettiamo di considerarle. Noi passiamo sopra le criticità che possono nascondere, semplicemente perché ci sembra di conoscerle già bene.

3) “Fai il buono, sii buono”

Questa è presa dallo psicologo Timothy Wilson. E’ un promemoria per ricordare che una parte del modo in cui capiamo noi stessi è attraverso le nostre azioni e il nostro comportamento. Se noi poniamo in essere il comportamento, saremo portati a credere che rispecchiamo le qualità che quel comportamento implica.

4) Guardare le cose da vicino e da lontano

Il punto di vista è la più grande sfida dell’esistenza. E’ la capacità di soffermarsi ed essere coinvolti da ciò che sarebbe semplicemente di fronte a noi, ma ad un certo punto cattura la nostra attenzione. La nostra mente tende a focalizzarsi su un solo punto di vista man mano che aumentiamo la nostra conoscenza e la nostra capacità di comprensione. Questo inficia la capacità di avere altri punti di osservazione e guardare le cose in maniera differente è un’abilità che va coltivata.

5) Tutto accade sull’auto che li porta a casa

Quando cerchiamo di capire perché i ragazzi interrompono l’attività sportiva da giovani, spesso non dipende da quello che accade nelle competizioni. Dipende piuttosto da ciò che accade fra i ragazzi ed i loro genitori quando tornano a casa in auto. Questo è il mio promemoria per quando credo che quanto io dica come allenatore sia la cosa più importante. ( Ci permettiamo di commentare questo punto per chiarire subito un malinteso. Le ragioni e le colpe dell’abbandonogiovanile ( e non solo) non sono certo tutte da addossare al rapporto con i genitori. Quel che però è importante rilevare è che, durante tutto l’arco della carriera di un atleta, ciò che succede al campo riveste un ruolo importantissimo, ma non esclusivo, oltre che spesso non principale rispetto a cosa accade fuori. Fra questi ulteriori fattori che un allenatore non può controllare, ma di cui deve di certo tenere conto, ci sono ad esempio i rapporti con i genitori, con i compagni di scuola prima e, dopo una certa età, quelli con i partner, con i colleghi di lavoro ecc.)

6) Lascia che accada, non forzarlo

Io sono uno che spinge. Voglio vedere i progressi. Ma più tu spingi in questa direzione, più lentamente questi si realizzano, la stessa cosa accade quado si sta cercando di correre veloce. Aspetta, lascia che accada.

7) Fermati e rifletti

Quella della riflessione è un’arte che si sta perdendo. Le innovazioni non si realizzano mentre si è impegnati a sgobbare, ma piuttosto nei momenti di pausa dopo il lavoro. Le classiche pause di riflessione. Prenditi il tempo necessario per riflettere.

8) La loro motivazione, non la tua

Non si tratta della mia motivazione; si tratta della loro. Cosa è? Da dove arriva? Troppo spesso ci avvolgiamo su noi stessi pensando che il mondo ruoti intorno a noi. Non è così.

9) Imparare significa cambiare

George Leonard ha pronunciato queste parole e la loro verità ancora risuona. Bisogna saper cambiare.

10) I fatti non cambiano il comportamento

Quando vogliamo dimostrare qualcosa ci serviamo dei fatti. Ma non sono questi il punto. Il comportamento cambia quando c’è un coinvolgimenrto emotivo e quando c’è sintonia sul modo di ragionare dell’altro. E’ una cosa più complicata rispetto a quella di tirar fuori i fatti per poi  accorgersi che con questi non si va da nessuna parte.

11) L’intenzione conta

Non è semplicemente compiendo un gesto o un’azione  il modo in cui si compie un lavoro. Al contrario la nostra intenzione mentre compiamo un esercizio ha un effetto enorme sugli adattamenti e sui risultati che ne conseguono, anche quando un movimento (da fuori N.d.t.) è eseguito allo stesso modo.

12) Abbiamo bisogno di ostacoli da superare

Gli ostacoli non sono una cosa negativa; sono una necessità. Senza una sfida, la nostra motivazione cade e i nostri proponimenti si dissolvono. The Obstacl is The Way di Ryan Holiday è una buona lettura per chi vuole saperne di più su questa filosofia.

13) Tutto ciò che abbiamo è come ci vediamo

Alla fine, scordatevi tutto il resto e ricordatevi questa perla: l’unica cosa che conta realmente è la storia che ci raccontiamo. E’ quella che colora le lenti attraverso cui vediamo il mondo.

E’ con queste riflessioni che vi auguro una stagione di valore e produttiva. Non c’è dubbio che ci saranno parecchie sfide ma non abbiate paura ad affrontarle. Troppo spesso passiamo il tempo semplicemente tirando avanti, sbattendoci corpo e mente per stare a galla. Vi invito invece a prendervi un momento per riflettere, riflettere su ciò che avete imparato e ad immaginare in che modo questo possa essere tradotto in insegnamenti utilizzabili per proseguire il lavoro.

Sentevi liberi di farmi conoscere le vostre lezioni e riflessioni per la stagione 2017.

 

Traduzione a cura di Andrea Uberti e Matteo Rozzarin

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