Lateralità: cos’è e come si sviluppa

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Dopo aver affrontato il discorso della multilateralità qui, cerchiamo di spiegare attraverso il seguente articolo cos’è effettivamente la lateralità e quali sono le conseguenze riconducibili alla pratica dell’allenamento.
Vista la complessità del tema, l’articolo seguente vuole solo fornire uno spunto di riflessione sul tema, rimandando ad altre letture il suo approfondimento.

Cos’è la lateralità
La maggior parte degli “organi” del nostro corpo esiste in doppio esemplare (mani, piedi, emisferi cerebrali, polmoni, etc..), l’uno a destra l’altro a sinistra.
La simmetria è quasi perfetta, anche se esistono alcune differenze sia sul piano morfologico che, soprattutto, su quello funzionale.

Ad esempio non si usa la mano destra come la sinistra e lo stesso vale per l’occhio, la gamba, il piede, l’orecchio.
Si preferisce, spesso, l’utilizzo di un arto rispetto all’altro.
Questa differenziazzione è un adattamento intelligente del corpo che permette di guadagnare tempo e dà la possibilità di compiere azioni complesse con ruoli ben ripartiti tra la parte destra e quella sinistra.

In questo articolo, definiremo i concetti base per comprendere il fenomeno, in un articolo successivo proporremo dei semplici test da campo per trovare il proprio tipo laterale (con video).

Classificazione della lateralità
La lateralità non è soltanto morfologica, ma il fenomeno condiziona anche le percezioni cinestetiche e le abilità motorie dell’individuo. Lehmann, ad esempio, distingue la lateralità in:

  • Morfologica;
  • Funzionale, le principali sono: manuale, podalica, di rotazione;
  • Sensoriale, visiva ed uditiva;

In realtà la distinzione dei 3 tipi non ha confini rigidi, dal momento che tutte concorrono nello sviluppo dello schema corporeo.

Solo con riferimento a quella funzionale e considerando soltanto mano, piede e senso di rotazione, esistono 8 tipologie di lateralità che si possono trovare negli atleti.

Fatte queste premesse appare superficiale accontentarsi di capire soltanto se il nostro atleta è destrimane o mancino.
In realtà il problema, dal punto di vista motorio, è talmente complesso che ogni atleta ha il proprio tipo laterale specifico a seconda del compito richiesto.

Lateralizzazione:
È il processo attraverso cui si sviluppa la lateralità, è dovuto a fattori sia genetici che ambientali.

È la capacità di individuare la destra e la sinistra sul corpo e di proiettare questi rapporti rispetto agli oggetti e allo spazio in generale.

È un’acquisizione di coscienza legata alla maturazione del sistema nervoso, sviluppata attraverso la differenziazione funzionale dei due emisferi cerebrali uno dei quali diviene dominante (prevalenza dell’emisfero sinistro, del cervello, su quello destro nel destrimane e viceversa nel mancino).

La lateralizzazione inizia dagli arti superiori, per passare al tronco e raggiungere, infine, gli arti inferiori;

La lateralità riguarda la mano, l’occhio, l’orecchio, il piede, la gamba, le spalle ed il bacino dell’atleta.

La preferenza laterale, nonostante abbia una base innata, può essere, in certa misura, condizionata dalle esperienze motorie e dall’allenamento proposto.

Dominanza

È un processo progressivo che coinvolge tutto un emi-corpo (lato destro o sinistro).
Dalla dominanza della mano si passa a quella dell’arto superiore per poi passare all’emi-tronco corrispondente ed infine all’arto inferiore.
Si giunge quindi alla lateralità intesa come uso abituale di un occhio, una mano, un piede posti sullo stesso lato del corpo.

Secondo Hunter, la direzionalità è riferita allo spazio esterno topografico (destra e sinistra), mentre la lateralità è riferita alla spazio interno (destra e sinistra).

La lateralità e la direzionalità possono essere condizionate dall’ambiente. Ad esempio si rilevano comportamenti diversi nei cittadini di paesi con guida a destra o a sinistra. 

Anche l’allenatore, ad esempio quando predispone un circuito di esercizi, lo fa secondo la propria “preferenza laterale e direzionale”, favorendo, a volte incosapevolmente, gli atleti che presantano un tipo simile al suo.

Per lo stesso motivo, in un contesto ambientale a preferenza destrimane, i mancini risultano possedere un grado di lateralizzazione più debole rispetto ai destri.

Come e quando si sviluppa la lateralità?

10 mesi  dominanza della mano
3-4 anni primi saltelli su una gamba
4-6 anni lateralità (tronco con torsione nei lanci)
6-8 anni doppia lateralità (attacco e appoggio)
10-12 anni controllo completo

Nella pratica:

  1. Nella fase dello sviluppo il bambino dovrebbe essere libero di dare corso al processo di lateralizzazione attraverso stimoli il più vari possibili, evitando però di contrariare le sue scelte laterali nell’eseguire un gesto (es: evitiamo la forzatura di obbligare i mancini a scrivere con la mano destra!)
  2. Nella fase del controllo completo l’atleta ha creato i presupposti per lo sviluppo di un primo livello di competenza tecnica.
  3. Quando l’atleta ha stabilizzato il proprio schema motorio, (in realtà in continua evoluzione per tutta la vita) si possono proporre esercitazioni che mettano in difficoltà il tipo laterale, utilizzando fenomeni fisiologici come quello dell’effetto Secenov e del transfert controlaterale.
  4. Nonostante non sia necessario il raggiungimento di ambidestrismo perfetto e talvolta nemmeno utile, viene consigliato, che nell’allenamento di base l’utilizzo dell’estremità non dominante con un rapporto di 1:2 rispetto a quella preferita.
  5.  Il miglioramento della sensibilità dell’estremità non dominante è importante, in quanto il suo effetto si trasferisce sulle potenzialità di quella dominante

Lateralità: perchè è importante nell’atletica?
Anche le discipline dell’atletica leggera possono essere lette dal punto di vista della lateralità.

Esistono alcune specialità “neutre” (solo a prima vista) ed altre che, talvolta, impongono agli atleti un compromesso rispetto al proprio tipo laterale: es. alto, asta, disco.

Gli stessi 100 metri, che a prima vista potrebbero sembrare estranei al fenomeno, sono condizionati dal tipo laterale dell’atleta: settaggio dei blocchi, rapporto arti inferiori ed arti superiori (possono essere omogenei o crociati) e lunghezza dei passi (ci sono asimmetrie tra destra e sinistra).

Il salto con l’asta e i lanci con rotazione sono le discipline che in maniera più evidente coinvolgono diverse espressioni di lateralità funzionale: manuale, podalica e di rotazione (impugnatura dell’attrezzo, arto inferiore di stacco/impulso, senso di rotazione del bacino e delle spalle)

Le prove multiple, con la semplice analisi dei gesti di gara, da sole ci dicono parecchio (ma non tutto) della lateralità del nostro atleta.

Già nel 1989 Oberbeck registrava che ben 11 dei 12 decatleti vincitori di Olimpiadi, Campionati Mondiali ed Europei, appartenessero due precise tipologie laterali:

  • mano destra, piede sinistro, giro antiorario;
  • mano sinistra, piede destro, giro orario.

Più difficile che gli allenatori delle specialità singole abbiano una conoscenza così approfondita del proprio atleta.

Alcuni semplici test, eseguibili sul campo, possono venire in aiuto per costruire un “passaporto” più consapevole delle caratteristiche del nostro atleta.

Nel prossimo articolo presenteremo, attraverso dei video, alcuni di questi test.

 

Articolo a cura di Andrea Uberti e Andrea Dell’Angelo

 

 

Vedi anche:

Allenamento giovanile, multilateralità o specializzazione?

 

 

 

 

 

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