La formazione dei tecnici e la seconda legge della termodinamica

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Ph. Federica Putti

Quello che vi proponiamo è la traduzione di un articolo molto poco adatto alla pubblicazione sul web.

È un articolo molto lungo, per certi versi complesso e che, oltretutto, non mostra esercizi o metodiche di allenamento direttamente applicabili sul campo.

Affronta però il problema fondamentale di come la conoscenza e la cultura dell’allenamento sportivo si confrontino con l’errore.

Errore che senza argini metodologici diventa epidemia.

Focolai di errore sorgono in ogni campo ed ognuno di noi è vittima ed artefice di queste fonti di contagio e confusione, la cui pericolosità è direttamente proporzionale all’autorevolezza di chi li propone e alla decenza o bontà dei risultati degli atleti attraverso cui si perpetrano certe metodiche.

Ma la soluzione a nostro avviso non sono né il pensiero unico, né l‘ortodossia, né la scomunica di chi è eterodosso.

La soluzione come sempre sta nell’evoluzione, che passa per la selezione: dei metodi e delle persone.

Selezione di materiale “pericoloso”, possibile soltanto attraverso l’educazione e l’autodisciplina di quegli allenatori che vogliono provare a valutare quali sono le conclusioni da trarre da un fenomeno, quali invece no, e che provano ad esercitarsi sempre nell’analisi, nella verifica, nel dubbio, a contestualizzare e adattare le proprie conoscenze in ragione dell’unicità e singolarità dell’atleta che a loro si affida.

Seguire l’applicazione delle evidenze scientifiche è importante, ma non può dispensare né tanto meno impedire ad un allenatore di continuare a ragionare, mettendo in discussione conoscenze, premesse, falle logiche e risultati.

Applicare tout court un principio scientifico è semplicemente un poco meglio dell’atteggiamento di chi “l’ha detto Bosco”, “all’Altis fanno così”, “è l’allenatore della medaglia olimpica”, “ne avevamo discusso recentemente con il professor Vittori”.

Giusto per fare un esempio, rapide, ampie e veloci e relativa misurazione dal malleolo al trocantere con un metro da sarto moltiplicati per 2,60, sono un disastro quando diventano il mezzo per spegnere la coscienza critica di un allenatore.

Altrimenti, non è da escludere che anche una operazione algebrica elementare come questa, possa dare qualche utile indicazione a chi conosce e capisce le basi fisiologiche e metodologiche che ne stanno alla base.

Anche quando una formula come questa è l’espressione di una scuola, quella italiana della velocità, che non vince da quasi 40 anni.

Fraintendimenti, alterazioni, interpretazioni erronee sono quasi inevitabili.

Purtroppo ne siamo ben consapevoli.

La teoria della conoscenza e delle possibilità e dei limiti della comunicazione, va bene oltre i mezzi di chi scrive.

Ma occorre provarci in tutti i modi, anche quando sorge il dubbio terribile che le parole siano soltanto rumore e il linguaggio uno strumento autoreferenziale che si avvolge su se stesso.

Per questo motivo, in un discorso, proviamo ad aggiungere anche la musica e finiamo con un ritornello, che non va considerato come una resa, ma piuttosto come il tentativo estremo di fare passare un messaggio:

Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire, se non hai capito già.*”

*Francesco Guccini, Vedi cara, dall’album Due anni dopo, Emi Records, 1970.

Qui l’alrticolo originale: http://coachsci.sdsu.edu/csa/thermo/thermo.htm

 

La formazione dei tecnici e la seconda legge della termodinamica

(ovvero lo sviluppo del coaching basato sulle convinzioni personali in opposizione all’approccio di tipo scientifico)

Questa trattazione riguarda lo sviluppo della formazione dei tecnici e/o i percorsi didattici ed i programmi della loro educazione. Tuttavia, dal momento che sono numerose le vie attraverso cui i contenuti arrivano ai tecnici, ci sarà la necessità di considerarle e valutare quale sia il loro apporto rispetto alle iniziative formative (istituzionali).

 

Definizioni

 

Modello di coaching basato sulle convinzioni personali: è il modo comune e tradizionale di allenare. Le sue guide per le esercitazioni sono generalmente basate su un mix di esperienze personali, una formazione piuttosto limitata nel campo della scienza sportiva , una selezione incompleta delle linee guida correnti sull’allenamento ed una personale opinione sul fatto che il proprio modo di allenare sia corretto. I cambiamenti nella pratica dell’allenamento avvengono attraverso l’auto selezione delle attività. L’accumulo delle conoscenze di allenamento basate sulle convinzioni personali è soggettivo, arbitrario, non strutturato e molto spesso mancante di una base di riscontro. Il modello di coaching basato sulle convinzioni personali include anche quello pseudo scientifico. Gli pseudo scientifici cercano di dare l’impressione di una preparazione scientifica ma, immancabilmente, le loro conoscenze sono incomplete ed incappano in postulati falsi o erronei. Il modello di coaching basato sulle convinzioni personali molto spesso sta alla base della creazione dei più comuni programmi di allenamento. Le organizzazioni (che li accettano) risultano essere sistemi chiusi (isolati), resistenti all’intrusione di evidenze contrarie che possano mettere in discussione la certezza delle credenze e della struttura sociale. L’entropia logica (nelle conoscenze) tende a crescere nel tempo con questa struttura.

 

Modello di coaching basato sulle evidenze: è una forma di impostazione dell’allenamento ristretta e relativamente rara. Le sue guide di applicazione pratica sono i principi derivati da studi attendibili e basati su una casistica rilevante, provenienti da fonti attendibili ed pubblicate ufficialmente.

Spesso sono presi in considerazione studi oggettivi sia a favore sia contro questi principi. Gli allenatori che seguono le evidenze scientifiche hanno meno linee guide per la pratica dell’allenamento ma, fra queste, ci sono indicatori altamente predittivi degli effetti allenanti. La conoscenza accumulata dai coach che si basano sulle evidenze scientifiche è obbiettivamente verificata e strutturata. Tuttavia, i principi basati sulle evidenze scientifiche sono sviluppati in un mondo scientifico frammentato. Per questo potrebbe essere difficile raccogliere le conoscenze rilevanti in un’unica metodologia formativa. Le organizzazioni sono sistemi aperti che costantemente accettano nuove conoscenze e concetti. L’entropia logica (nelle conoscenze) decresce marcatamente quando viene stabilito un ordine.

 

Entropia (nelle conoscenze o logica) misura il grado di disordine o di errore all’interno di un sistema. “È un fatto di esperienza comune che il disordine tenderà a crescere quando le cose saranno lasciate a se stesse; basta abbandonare una casa senza provvedere alla manutenzione per accorgersene”. (Hawking, 2002, p.76). Non è misurata in unità fisiche come l’entropia termodinamica ma, allo stesso modo, è misurata attraverso alcune convenzioni imposte.

 

La seconda legge della termodinamica. L’entropia in genere viene considerata in relazione alla Seconda legge della termodinamica che stabilisce che: “ l’entropia in un sistema chiuso non può mai diminuire”.

L’entropia logica in un sistema isolato nel tempo cresce sempre. E ancora, quando due sistemi isolati si uniscono, l’entropia del sistema che ne risulta è maggiore della somma dell’entropia dei singoli sistemi. L’unione di sistemi isolati fa da moltiplicatore dell’entropia logica. Per dirla secondo Leyman, la seconda legge della termodinamica corrisponde alla legge di Murphy, le cose vanno sempre a finire per il peggio.”

Lo sviluppo del modello di coaching basato sulle convinzioni personali: la formazione degli allenatori e lo sviluppo dei sistemi di allenamento presentano un alto grado di isolamento. È dibattuto se lo sviluppo dei sistemi di allenamento presenti parecchia entropia e, per questo motivo, sia in accordo con la seconda legge della termodinamica. Alcune delle caratteristiche dello sviluppo dell’allenamento e della sua attività sono riportate nell’elenco sottostante.

  1. Quando gli allenatori sono lasciati soli e non continuano ad aggiornare la loro conoscenza attraverso fatti basati sull’evidenza, scoprono cose che portano ad un maggiore disordine (all’errore).
  2. Quando allenatori rimangono invischiati nelle maglie dell’entropia, come in occasione di “world clinics” o nella scrittura di manuali di allenamento, il risultato è la proliferazione di leggende e quello di una maggiore confusione piuttosto che generare chiarezza e conoscenza.
  3. L’unica strada per migliorare la conoscenza sull’allenamento è di forzare a cambiare individui entropici (allenatori pieni di credenze) ad accettare conoscenze validamente ordinate, ovvero, la conoscenza basata sulle evidenze. L’introduzione di linee guida, quando accettata, riduce l’errore.
  4. La seconda legge della termodinamica ha un duplicato comportamentistico. Ogni volta che si verifica la ripetizione di un’idea umana c’è l’introduzione di un errore. E talvolta l’idea mantiene una piccola somiglianza con l’originale. Questo si riscontra nel gioco dei bambini detto “ telefono senza fili” quando si sussurra qualcosa nell’orecchio di bambino in bambino e i sussurri vengono ripetuti molte volte da un bimbo all’altro. Lo scopo del gioco è vedere quanto il messaggio originale sia stato distorto attraverso la ripetizione. Altri esempi li troviamo nelle religioni. Poche tra le religioni dei nostri tempi includono soltanto i dogmi originali. Per esempio la maternità, tema centrale della fede giudaica non è una caratteristica fondamentale del giudaismo talmud. Ad esempio spesso vediamo che i dettami degli islamici non trovano riscontro nel Corano. La Chiesa Cattolica offre “interpretazioni” della versione della Bibbia, portando a maggiore disordine.

Lo sviluppo del modello di coaching basato sulle convinzioni personali è affine al “razionalismo”, il metodo soggettivo che si basa largamente sul fatto che la ragione umana sia la fonte della conoscenza. I razionalisti credono che un gruppo importante di concetti fondamentali siano conosciuti intuitivamente attraverso la ragione, in contrapposizione all’esperienza o all’osservazione attendibile. Questi sostengono che le verità possano essere dedotte con certezza assoluta dalle idee innate, nel modo in cui i teoremi in geometria sono dedotti dagli assiomi. Quando sono prodotte linee guida di allenamento, gli allenatori sono spesso impregnati di posizioni intellettuali e conoscenze che non trovano convalida. Nello sport, molte metodiche sono sostenute senza alcuna evidenza del loro valore o della loro correlazione con la prestazione. Per esempio nel nuoto il concetto di forza della “portanza” per la propulsione non è mai stato direttamente osservato o misurato. Risulta essere un concetto basato su credenze personali e, più viene discusso, maggiore è la sua entropia e il suo discostarsi dal concetto originale (teoria). Esiste una soverchiante disinformazione (errore) nella “scienza del nuoto” riguardo al concetto di portanza ( per saper di più al riguardo, si veda l’esempio specifico presentato successivamente in questo articolo).

Quando la conoscenza del coaching di una sport è basata “su verità evidenti di per sé” gli sportivi di questa disciplina sono minacciati da un maggior numero di errori piuttosto che da pratiche corrette.

Quando la conoscenza in uno sport è basata su autoscoperte oppure esperienze limitate all’osservazione personale di pochi casi, l’entropia sarà dilagante. Quando il leader di una potente organizzazione sportiva aderisce al modello di coaching basato sulle convinzioni personali, quello sport è nei guai ed in particolare è evidenziato dai lenti cambiamenti delle prestazioni dei suoi praticanti. In alcuni casi, le prestazioni possono addirittura peggiorare invece che migliorare. La seguente affermazione di un importante dirigente sportivo esemplifica l’ espandersi di fenomeni di natura entropica all’interno dello sport.

 

A dire il vero, il fatto che gli scienziati mi dicano che qualcosa “non può essere” significa semplicemente che questi non hanno trovato gli strumenti adeguati per esaminare il fenomeno, perché senza fine, l’esperienza che continua a confermare che gli stessi risultati ha più significato (dal mio umile punto di vista), di tutti gli scienziati del mondo che stanno dicendo che qualcosa non funziona….( Io non sto parlando di stupidaggini quali…., ma di alcuni altri “miti” come li chiama Brent.) [ messaggio privato anonimo, gennaio 2003].

Ciò che è prontamente riscontrabile nella pratica dell’allenamento è che quando qualcuno ha avuto un’idea o un esperienza che “sembra buona” viene propinata come fosse conoscenza. Nell’esperienza da campo, se una cosa “funziona” bene almeno una volta in un contesto importante, viene considerata come valida , nonostante si ignorino tutte le altre numerose volte in cui questa non ha funzionato con altri atleti. Ciò ha portato ad una serie di modi di fare caratteristici nell’allenamento che spesso sfociano in manifestazioni di questo tipo: se un atleta vince, il suo allenatore acquisisce credito e spiega le ragioni del suo successo. Se un atleta perde, si compie un processo a carico dell’atleta per capire dove ha sbagliato mancando in questo modo di raggiungere gli obiettivi.

L’uomo è completamente soggetto alle leggi di natura, anche nelle scelte comportamentali.

Per questo la seconda legge della termodinamica è sia applicabile ai singoli che ai gruppi sociali. Non c’è libera volontà, spirito di gruppo, scelta personale ecc. Obiezioni di questo tipo sono più una indicazione di ignoranza che di conoscenza. Per questo le iniziative e le scoperte concernenti l’allenamento promosse liberamente e senza un sostegno scientifico ma che vengono riconosciute come linee guida comportano grande probabilità di errore.

La professione dell’allenamento spesso ha dovuto ammettere la preponderanza di errori nella pratica dello stesso. Negli anni 60 i clinics sull’allenamento, i seminari e i programmi di formazione più estesi hanno iniziato ad emergere come attività dedicate in specifico agli allenatori. Queste esperienze formative proponevano conoscenze che si supponeva avrebbero migliorato l’efficacia delle proposte di allenamento. All’inizio, un tema comune fu che le metodiche introdotte erano intrise delle superate (ed erronee) procedure antebelliche. Negli anni 70 gli errori nelle pratiche di allenamento degli anni 50 e dei primi anni 60 vennero “denunciati” e furono presentate direttive migliori o per così dire “corrette”. Negli anni 80, furono intraprese con più grande entusiasmo nuove attività per fare avanzare o scartare alcune delle acquisizioni accumulate nelle decadi precedenti. La continua revisione di cosa si sarebbe dovuto allenare e in che modo non solo ebbe come conseguenza la revisione delle convinzioni precedenti, ma implicò anche un significativo ampliamento di metodiche passate errate. A quel tempo, questa condotta ebbe come risultato che in alcuni si formarono convinzioni riguardo la coerenza del comportamento e della formazione degli allenatori. Una delle interpretazioni di queste conclusioni fu la seguente:

  1. Tra 20 anni le metodiche di allenamento attuali saranno considerate erronee.
  2. Se il modo di allenare attuale tra 20 anni sarà considerato sbagliato, perché non allenare già oggi nel modo in cui alleneremo tra 20 anni?
  3. Ci vogliono almeno 10 o 20 anni per trasferire le scoperte scientifiche in pratiche utilizzabili nell’allenamento.
  4. Perché non passare al setaccio tutte quelle che sono le implicazioni scientifiche applicate attualmente allo sport ed allenare utilizzando queste conoscenze invece che aspettare 20 anni? (in attesa di una validazione formale NdT)

In qualche caso isolato, la suddetta logica e le sue conclusioni sono state adottate con grande successo (ad esempio nel nuoto canadese tra il 1976 e l’84; nella lotta libera canadese nello stesso periodo, nello sci di fondo canadese tra il 1984 e l’88). Tuttavia, la loro non rilevanza in relazione al complesso del mondo sportivo non ebbe impatto nella professione in modo netto. Nonostante l’esplosione del settore della scienza applicata allo sport, il modello di allenamento basato sulle convinzioni personali è ancora quello dominante al giorno d’oggi.

Il modello di coaching basato sulle evidenze fa previsioni che possono essere verificate (osservate). Il modello basato sulle convinzioni personali solitamente spiega (a posteriori NdT) perché un evento si sia verificato e si fa scudo del tempo trascorso. Il modello basato sulle convinzioni pone in relazione perché qualcosa sia avvenuto con poche probabilità di testare davvero le correlazioni delineate nella sua spiegazione. Il modo di salvarsi la faccia per il modello basato sulle convinzioni è la vaghezza delle sue previsioni o la ammissione dell’impossibilità di farne. Questo serve a gonfiare il Principio di Incertezza oltre limiti ragionevoli e così l’errore può essere mascherato sotto la forma di incontrollabilità del fenomeno naturale piuttosto che dipendente da una approssimazione deliberata. In termini scientifici o scolastici questo viene definita “scappatoia”.

 

Nella vita così come la conosciamo, ci sono molti più stati di disordine che di ordine.

Senza evidenze verificabili, ci sono parecchi stati dell’allenamento che sopravvivono senza regole.

Le evidenze limitano la mancanza di limiti più o meno nello stesso maniera in cui un gioco ad incastro (puzzle) arriva disordinato nella sua scatola per poi essere ordinato solo quando i pezzi si accoppiano insieme nell’unico modo possibile.

 

Il coaching rimarrà disordinato fino a che i principi basati sulle evidenze scientifiche non siano introdotti alla base delle sue conoscenze.

Una debolezza in questo requisito è dato dalla sua applicazione. Gli individui che ora guidano il disordine nell’allenamento dovrebbero cambiare e divenire più ordinati quando le evidenze scientifiche diverranno una realtà delle pratiche di allenamento. Questo rappresenta una minaccia all’inerzia organizzativa (il comfort level del disordine perpetuato dai leader), e per questo motivo ha molte poche possibilità di essere modificato. La paura, spesso espressa come derisione della buona scienza sportiva, è la caratteristica della perpetuazione del disordine (ignoranza) nel coaching sportivo.

 

La sfida è quella di fare una distinzione tra scienza dello sport buona e quella cattiva. La cattiva scienza dello sport solitamente scaturisce da fonti limitate che si basano su procedure scientifiche non valide quali ad esempio “il richiamo all’autorevolezza”, la speculazione su se stessa (senza verifica pratica), o la formazione di “verità auto evidenti”. D’altra parte, la buona scienza dello sport deriva dall’esercizio della scienza naturale. I suoi principi sono derivati dalla ripetizione indipendente di indagini che induttivamente arrivano alle medesime conseguenze; queste conseguenze sono solitamente convogliate più fortemente se realizzate da qualcuno che non sia stato coinvolto nell’indagine originale (una forma indipendente o rigorosa di analisi, in pratica una meta analisi).

Passiamo ad un esempio concreto.

Nello sport del nuoto, gli allenatori generalmente concordano sul fatto che i nuotatori debbano “lavorare duro”. Questo ha portato alla comune accettazione che i nuotatori possano essere in stato di sovra-allenamento per lunghi periodi e questo appare come una cosa corretta e desiderabile. Non solo questo fenomeno è tanto radicato nella pratica delle cosiddette “settimane infernali”, ma queste sono proposte pure a tutte le classi di età. Gli scienziati dello sviluppo possono offrire evidenze convincenti sul fatto che un’attività eccessivamente specializzata prima della pubertà sia indesiderabile qualora gli obiettivi siano quelli di una specializzazione a lungo termine. Questo non viene accettato da quegli allenatori convinti del contrario (ed è per questo molti giovani sono messi a rischio).

Nell’allenamento del nuoto tutto mostra l’ovvietà della seconda legge della termodinamica. Negli ambienti in cui il talento natatorio non è richiesto, ma arriva naturalmente, ci sono storie di allenatori che risultano di successo per un determinato periodo di tempo e dopo diventano meno efficaci. Qualche fattore non inteso (spesso riconducibile ad un soggetto di grande talento) spiega la supremazia fino a che il disordine successivo non ha la meglio sul fattore principale (o sui fattori) e fino a che non prenda il sopravvento ancora la accresciuta entropia. Il talento individuale sopravvive nonostante l’entropia del suo allenatore. Questo fenomeno è riconosciuto nel detto:

“i grandi atleti fanno i grandi allenatori”

Gli esponenti più anziani delle organizzazioni di coaching non potevano percepire il coaching in maniera differente, avendo avuto a disposizione poche dimostrazioni di tipo scientifico, soprattutto se messe a confronto con quanto invece si sa oggi. È raro e coraggioso chi cresce col tempo e nella conoscenza, che spesso contraddice qualcosa che aveva proposto nei periodi precedenti. Un fallimento nello stare al passo con i tempi di espansione delle conoscenze verificabili e delle loro implicazioni ne bloccherà i progressi e ristagnerà o regredirà verso l’errore.

Questo avrà una ricaduta sul successo di questo tipo di conoscenze, nelle prestazioni degli atleti. Quando primati e successi personali non stanno avanzando in una disciplina, solitamente è perché il disordine si mantiene stabile invece di riuscire ad introdurre l’ordine e migliorare le prestazioni.

 

Quale è la soluzione per questo problema? Possibilmente, seguire la condotta di individualità oggettive o di gruppi che verificano indipendentemente le implicazioni (e le previsioni) di scienziati che hanno condotto ricerche esenti da errori e preconcetti. I principi di allenamento basati sulle evidenze si producono in questo modo e su questi si può fare affidamento.

 

La scienza non sarà mai perfetta. La meccanica quantistica ha dimostrato che gli eventi non possono essere previsti con perfetta accuratezza perché esiste sempre un grado di incertezza. Come ha fatto notare Stephen Hawking (Hawking, 2003, p. 161), la scienza oggi ha un nuovo obiettivo che non coincide più con la vecchia pretesa di stabilire un ordine assoluto.

 

Il nostro intento è quello di formulare una serie di leggi che ci daranno la possibilità di stabilire gli eventi fino al limite segnato dal principio di indeterminatezza. [l’intento è quello di scoprire una regola ammettendo la possibilità di eccezioni]. 

Le cognizioni più diffuse sull’allenamento e chi le guida si muovono all’opposto di questi obiettivi e non importa quali pretese vengano avanzate.

Le pratiche ed i metodi tipici di elaborazione delle linee guida sull’allenamento e sui suoi principi il più delle volte si rivelano del tutto opinabili.

 

Il modello di coaching basato sulle evidenze

Lo sviluppo dei principi dell’allenamento basati sulle evidenze si regge sull’analisi di diversi studi scientifici indipendenti che relazionino scoperte dello stesso tipo riguardo ai comportamenti umani e, per questo, reputati meritevoli di essere sostanziali ed affidabili. Un’illustrazione di questa procedura mostrerà in quale modo l’informazione sia derivata per formare un principio di allenamento basato sull’evidenza.

La tavola 1 elenca le scoperte scientifiche e riferimenti relativi alla nutrizione e all’integrazione alimentare nelle donne. Diversi di quegli studi fanno una comparazione fra i generi e indicano che un principio che è stato sviluppato per le femmine differirà da quello sviluppato per i maschi. I riferimenti nella tavola pongono l’attenzione maggiormente sugli atleti di sesso femminile. Per concludere qualcosa relativo ai maschi sarebbe necessario considerare un maggior numero di studi.

Nella tavola ci sono 11 citazioni, 10 studi supportano una tesi mentre l’undicesimo riporta risultati differenti. [forse una manifestazione del Principio di Indeterminatezza]

Sarebbe sbagliato concentrarci sui risultati dell’undicesimo studio e proporre che le implicazioni degli altri 10 studi siano “sbagliate” (come potrebbe essere fatto in un modello di coaching basato sulle convinzioni). Quello che questi studi mostrano è che la integrazione del carico dei carboidrati prima dell’allenamento si rivela largamente inefficace per il miglioramento delle prestazioni delle donne in attività a componente prevalentemente aerobica. Queste implicazioni vanno contro a quanto sostenuto oggi dalle metodiche di allenamento di parecchie discipline sportive. Ci sono una varietà di ragioni perché questa posizione avversa stia diventando evidente, una delle principali è stata il fatto che una grande quantità di ricerche scientifiche di storia dello sport sia stata fatta utilizzando soltanto studenti universitari maschi. Tuttavia, sta diventando evidente che ci sono molte differenze di genere nella funzione e nelle determinanti della prestazione di quella che in larga misura è un’area separata di studi sulle atlete donne, ciò che è garantito nella misura in cui i soggetti dello studio sono femmine.

 

Cosa ha dimostrato lo studio  Riferimenti
1 LE FEMMINE NON OTTENGONO BENEFICI DA UNA ALIMENTAZIONE BASATA SU CARBOIDATI Jarvis, A. T., Felix, S. D., Sims, S., Coughlin, M., Jones, M. T., & Headley, S. A. (1997).
2 LE FEMMINE NON OTTENGONO BENEFICI DALL’INGESTIONE DI FIBRA SOLIDA E CIBO A BASE DI CARBOIDRATI Kirwan, J. P., O’Gorman, D., Campbell, D., Yarasheski, K. E., & Evans, W. J. (1997).
3 LE FEMMINE NON OTTENGONO BENEFICI DA DIETE BASATE SU CIBI RICCHI DI GRASSO E CARBOIDRATI Titchenal, C. A., Graybill-Yuen, R. B., Yuen, K. Q., Ho, K. W., & Hetzler, R. K. (1998).
4 CIBI RICCHI DI CARBOIDRATI NON MIGLIORANO LE PRESTAZIONI NELLA PROVE DI RESISTENZA Paul, D. R., Mulroy, S. M., Horner, J. A., & Jacobs, K. A. (1999).
5 LA SUPPLEMENTAZIONE A BASE DI CARBOIDRATI NELLE PROVE DI RESISTENZA DIFFERISCE IN BASE AL GENERE Partington, S., Stupka, N., Rennie, C., Ridell, M., Armstrong, D., & Tarnopolsky, M. A. (2000).
6 ESISTONO DIFFERENZE DI GENERE NELL’UTILIZZO DEI CARBOIDRATI DURANTE L’ESERCIZIO FISICO Pritzlaff, C. J., Wideman, L., Weltman, J. Y., Gaesser, G. A., Veldhuis, J. D., & Weltman, A. (2000).
7 LE FEMMINE OSSIDANO GRASSI E CARBOIDRATI IN MODO DIFFERENTE DAI MASCHI DURANTE L’ESERCIZIO FISICO Carter, S. L., Rennie, C. D., & Tarnopolsky, M. A. (2000).
8 NELLE FEMMINE LO SFORZO AEROBICO E’ SOSTENUTO IN MODO DIFFERENTE RISPETTO AI MASCHI Jacobs, I., Moroz, D., Tikuisis, P., & Vallerand, A. (2000).
9 PER LE FEMMINE CARICO E INTEGRAZIONE A BASE DI CARBOIDRATI SONO INEFFICACI Andrews, J., Sedlock, D. A., Flynn, M. G., Navalta, J., & Ji, H. (2001).
10 L’INTEGRAZIONE A BASE DI CARBOIDRATI E LA FASE MESTRUALE NON INFLUISCONO SULLE PRESTAZIONI PROLUNGATE Speers, V. R., McLellan, T. M., Grisso, C. A., Smith, I. F., & Rodgers, C. D. (2001).
11 L’INTEGRAZIONE DI TIPO ENERGETICO (CARBO) PORTA BENEFICI ALLE VOGATRICI Backman, L. D., Taylor, A. W., & Lemon, P. W. (2000).

Tavola 1

 

Nonostante la lista di fonti sia meno che esaustiva la tavola supporta l’asserzione di due principi riconosciuti dal modello di allenamento basato sulle convinzioni:

  1. Le donne atleta non traggono benefici nelle loro prestazioni dalla supplementazione alimentare di carboidrati prima e durante le performance ad alta intensità. (studi 1,2,34,9,10).
  2. Il consumo dei carboidrati durante l’esercizio fisico è differente a seconda del sesso (studi 5,6,7,8)

Lo studio 11 nella tavola 1 offre un’evidenza contraddittoria rispetto agli altri 6 studi che suggeriscono un conferma del principio di allenamento numero 1. Tuttavia, la preponderanza delle evidenze suggeriscono che gli allenatori non dovrebbero porre enfasi su una dieta ricca di carboidrati, sulla loro integrazione o il carico degli stessi con gli stessi intenti con cui lo farebbero con gli atleti maschi. Il principio di allenamento numero 2, che è derivato da una rassegna meno che esaustiva della letteratura, riconosce una base fisiologica riconducibile ad una differenza di genere nell’utilizzo dei carboidrati e nel metabolismo negli sforzi ad alta intensità.

 

Modello basato sulle convinzioni a confronto con il modello basato sulle evidenze nella descrizione del medesimo fenomeno

Questa sezione mostra i tipi di conoscenza sviluppati in relazione allo stesso fenomeno, partendo da un sistema chiuso basato sulle convinzioni e su uno aperto basato sulle evidenze. Il lettore può giudicare il grado di errore sviluppato seguendo ciascun sistema.

Il sottoscritto ha criticato il concetto di portanza come un fattore decisivo per generare la propulsione nel nuoto (Rushall et al; Rushall, 2002). Questi attacchi hanno comportato delle reazioni importanti da parte di coloro che avevano sviluppato la ferma convinzione che la portanza fosse la componente principale di propulsione nel nuoto.

John Waring (2003) criticò i concetti di Rushall (2002) su portanza e sua applicabilità nel nuoto.

Così facendo, furono rese palesi alcune importanti asserzioni erronee ed omissioni. L’illustrazione (fig.1) di una tavoletta galleggiante trazionata fu utilizzata per dimostrare cosa propone Waring circa il modo in cui la forza si sviluppa nella propulsione del nuoto.

Figura 1. General flow over a thrown kickboard (Waring, 2003)
Figura 1. General flow over a thrown kickboard (Waring, 2003)

 

L’illustrazione è soltanto un modello di un evento che si presume reale. Sfortunatamente, in molti sport, ed in particolare nel nuoto, i modelli vengono proposti come se rappresentassero i fenomeni nella loro realtà, portando una grande quantità di false ed erronee conoscenze (entropia) che meglio si adattano alle credenze che non ad un fenomeno reale.

 

Con la tavoletta galleggiante trazionata ci troviamo di fronte in realtà a diversi errori:

  1. Quando una tavoletta viene trazionata, normalmente è ruotata, quindi non stabile. In conseguenza di ciò l’aria scorre asimmetricamente, in virtù della rotazione. Questi cambiamenti nel flusso dell’aria producono caratteristiche non rappresentate nel modello della figura 1.
  2. Una tavoletta è difficilmente assimilabile ad una mano nella sua forma. Quando è trazionata non si presenta in una maniera che somiglia al modo in cui un campione di nuoto orienta la propria mano nel nuotare. (Rushall, 2002).
  3. La rappresentazione di un fenomeno soltanto, quale quello del “flusso nella portanza” proposto da Mr. Waring, con l’esclusione di altre forze e fenomeni importanti connessi con il flusso è fuorviante.

Nel campo della fisica, c’è un singolo principio che statuisce che “quando il flusso di un fluido è alterato, si creano differenziali nel rapporto forza/pressione”.

Ci sono tre serie di cause indipendenti che alterano il flusso del fluido; la deviazione asimmetrica (come discusso in precedenza), gli oggetti in rotazione, e la distorsione degli attriti. (e.g. The Coanda Effect). Se un differenziale di pressione agisce sul piano verticale, molto spesso viene indicato come “forza della portanza”, un termine che genera confusione ed errori e che non riesce a discriminare i tre fenomeni diversi causati da tre fattori completamente differenti. Questo autore utilizza il termine “vera portanza” per rappresentare il fenomeno causato dalla combinazione dell’effetto Coanda e dal vortice che risulta nel volo. Nel caso di oggetti rotanti, il fenomeno viene comunemente indicato come effetto di Magnus. Nel caso di oggetti asimmetrici i differenziali nella pressione sono le differenze fra le componenti della reazione normale (terza legge della dinamica di Newton) e la componente verticale negativa della resistenza al traino. La tavoletta galleggiante trazionata presentata da Waring è un fenomeno che potrebbe non essere mai osservato dato che è molto difficile che si verifichi nella realtà.

 

Non tutte le asserzioni controverse presenti nel saggio di Waring sono state affrontate in questa discussione. Quelle scelte sono state utilizzate per esemplificare come una semplice convinzione finisca per immischiarsi con la scienza dello sport e in che modo sia stata filtrata giù fino a una pubblicazione nell’ambito del coaching. E così, l’entropia di cui abbiamo ampiamente dato dimostrazione, ha potuto influenzare alcune pratiche dell’allenamento.

 

Per valutare il criticismo di Waring nei confronti della tesi di Rushall sul fatto che la “vera portanza” non esisterebbe nella propulsione del nuoto, è stato seguito un approccio basato sulle evidenze. Il modello di Waring è stato replicato in una situazione reale. Una tavoletta è stata ancorata trasversalmente in una piccola galleria del vento. Ogni flusso laterale di fluido sul lato della tavoletta è stato impedito. Una traccia di fumo è stata utilizzata per fotografare il flusso d’aria attorno all’attrezzo. Il fluido viaggiava a 2 m/s ma non replicava le esatte caratteristiche del fluido d’acqua che scorre attorno alla tavoletta a quella velocità. Si sarebbe potuto generare un flusso d’aria per approssimare da vicino il flusso d’acqua ma ciò non è stato possibile in questa situazione. Tuttavia c’è discussione sul fatto che i fenomeni testimoniati costituiscano evidenze delle reali caratteristiche del flusso del fluido attraverso l’oggetto come descritto da Waring.

Quando una vera tavoletta è stata osservata in un flusso di fluido in una vera galleria del vento, non ha mostrato alcuna delle caratteristiche pretese da Waring. Alcune delle maggiori differenze fra le evidenze prodotte e le convinzioni di Waring sono le seguenti:

  1. Il percorso del flusso di fluido è apparso di forma convessa sopra e ben oltre il limite posteriore dell’oggetto.
  2. Dopo il limite della traccia il flusso inferiore è arricciato verso l’alto invece che continuare su una linea dritta.
  3. C’è più disturbo nel flusso d’aria sotto l’oggetto piuttosto che sopra.
  4. Una tasca di resistenza ha trascinato l’oggetto in maniera asimmetrica. Questa sacca “tira” leggermente verso il basso. La forza D dovrebbe avere una forza negativa verso il basso e una componente di forza orizzontale.
  5. Una grande massa di aria è deviata verso il basso ed agisce in maniera simile a quella di un solido. Come nella Terza legge di Newton della dinamica, il contatto della tavoletta con la massa d’aria produce una normale forza di reazione, che qui è rappresentata come R.
  6. La differenza tra la componente verticale della forza della normale forza di reazione e la componente della forza negativa verticale della resistenza al traino potrebbe produrre una tendenza dell’oggetto a sollevarsi. La differenza è in ciò che rende possibile il volo di un aquilone. Il volo di un aquilone non è molto distante da ciò che Waring ha tentato di dimostrare.
  7. La potenza per produrre queste varie forze deriva dal motore che spinge l’aria a 2 m/s.

Il lettore può comprendere se la descrizione basata sulle convinzioni di una tavoletta trazionata (Figura 1) sia o non sia rappresentativa di ciò che realmente accade nell’osservazione basata sulle evidenze. Nessun aspetto del modello costruito con la tavoletta basato sulle convinzioni personali si verifica nelle condizioni reali. I movimenti tipici di un oggetto asimmetrico nella corrente di un fluido sono complessi e non sono rappresentati qui nella loro totalità. Se la tavoletta nella galleria del vento fosse libera, sarebbe stata spinta via in direzione della corrente. Il flusso di un fluido attorno ad un oggetto asimmetrico non sempre produce una forza verticale ( incorrettamente generalizzato ed indicato come “portanza” per comodità quando possibile). Anche il timone in una barca funziona in questo modo. Questo semplice utilizzo di un oggetto asimmetrico per provocare una deviazione nella corrente di un fluido e per produrre forze alterate è di uso comune nella vita quotidiana. Tuttavia non si può ricreare una deviazione se la forza non viene applicata all’oggetto , come accade per un motore o per un aeroplano e le vele di uno yacht. Questo punto non è stato considerato da Waring.

L’esperimento della galleria del vento è stato intrapreso per esaminare cosa ci fosse di vero nel modello di Waring. In nessun modo può essere confutato che quel che è stato mostrato nella galleria del vento con la tavoletta abbia alcuna rilevanza per il nuoto. È stato semplicemente utilizzato per mostrare che le asserzioni basate sulle convinzioni personali hanno bisogno di essere verificate obiettivamente prima di essere sposate in toto.

L’utilizzo da parte di Waring di un’analogia fittizia per supportare una convinzione erronea può solamente fare crescere l’entropia nell’allenamento del nuoto. D’altra parte, l’osservazione basata sulle evidenze può ridurre l’entropia perché mostra il motivo per cui la convinzione non debba essere seguita. Questa fermerà in qualche misura la crescita dell’entropia. Una strategia dell’allenamento basato sulle evidenze è quella di confutare il maggior numero di finzioni, panacee per ogni problema e miti possibili in modo che le conoscenze degli allenatori siano basate su contenuti verificati obiettivamente. Questo dovrebbe migliorare la conoscenza degli allenatori e da questo si spera che ne derivi un beneficio per gli atleti che da essi vengono allenati.

Questo esempio ha provato a mostrare che ci può essere una grande differenza tra le spiegazioni dello stesso fenomeno basate sulle convinzioni personali e quelle derivate dalle evidenze, a prescindere da quale sport si vada a considerare.

 

Sviluppi nel campo dell’allenamento

L’utilizzo in questo saggio dell’esempio del nuoto è stato ponderato a fondo. Oltre a fornire uno spunto coerente, l’allenamento del nuoto è uno dei più evidenti ed ovvi esempi di allenamento e sviluppo dei metodi di allenamento basato sulle convinzioni. Tuttavia ci sono molte altre discipline che autorizzano motivi di critica che riguardano sistemi basati sulle convinzioni personali. Il metodo con cui i principi di allenamento e le informazioni sono raccolti è il criterio più comune per valutare se per generare informazione si faccia uso di un sistema basato sulle convinzioni o sulle evidenze. Anche se la cosa più facile che c’è è alimentare le credenze, questo non significa che queste siano la migliore fonte.

 

Questo breve commento sulla gestione e la crescita degli schemi di sviluppo dell’allenamento ha mostrato che le implicazioni della seconda legge della termodinamica sono appropriate perché i suoi elementi sono manifesti nei programmi di allenamento basati sulle credenze. Lo sviluppo dell’allenamento basato sulle evidenze al contrario si propone di rappresentare un’alternativa migliore. Il punto principale della discussione e le sue implicazioni sono le seguenti:

  • Quello che è stato insegnato a scuola o all’università probabilmente oggi è sbagliato. Fa parte dell’entropia in espansione che si manifesta con il tempo nello sviluppo dell’allenamento “stagnante”.
  • Gli allenatori che falliscono continuando a valutare i propri metodi come affidabili, hanno più probabilità di adottare metodi di allenamento erronei piuttosto che altri da cui trarre beneficio, anche solo da un punto di vista del “progresso”.
  • Un fallimento nel perseguire l’obiettività nell’analisi della conoscenza e dell’“evidenza” è proprio quello di seguire gli stessi processi sostenuti dal razionalismo accordando agli allenatori uno status che spesso smentisce la loro formazione intellettuale.
  • Sposare le pretese ed i metodi frutto della pseudo-scienza farà crescere l’errore nelle metodiche di allenamento a causa degli effetti moltiplicatori della combinazione in varie forme di entropia/disordine/errore.
  • Gli allenatori che non sposano l’affidabilità e immutabilità delle proprie metodiche di allenamento, ma che ”innovano” creando metodiche originali, hanno più probabilità di introdurre attività dannose e controproducenti piuttosto che vantaggiose.
  • Le associazioni di allenatori responsabili della loro formazione aumenteranno il disordine nelle proprie discipline e professioni qualora dovessero fallire nella ricerca di principi di allenamento basati sulle evidenze a fondamento stesso della loro formazione in luogo di presentazioni “di successo” che in larga parte supportano lo status quo.

La scienza dello sport che si ritiene corretta ed appropriata è più consona a sposare la scienza naturale e a scoprire le vere cause delle prestazioni atletiche piuttosto che le credenze. Le credenze alimentano l’entropia e l’errore. Quanto disordine (entropia, errore) viene coinvolto nella pratica dell’allenamento e dipenderà da quanto e fino a quale punto i principi basati sulle evidenze e le credenze sono coinvolti nella cultura dell’allenamento.

Quando gli è stato chiesto di esprimere una valutazione sugli argomenti di questa presentazione, il celebre allenatore e studioso dello sport australiano Forbes Carlie, ci ha lasciato questo commento. (Carlie, comunicazione personale, Agosto 2003)

“Hai ragione; questo lo dovrebbero fare bene gli “educatori” e i direttori del coaching. Sono queste le persone a cui tu ti stai rivolgendo. È a questi educatori, che devono assumere il ruolo di scienziati, che gli allenatori dovrebbero essere disposti e capaci di sottoporre le proprie idee al vaglio di un obiettivo criticismo basato sulle evidenze. Di più, come hai fatto notare, c’è una una parte sufficientemente grande di idee pseudoscientifiche sull’allenamento ben dura a morire, quali ad esempio “il mito del nuoto”, alcune di queste di davvero lunga data, che han bisogno di essere spazzate via da veri scienziati che potrebbero anche non essere allenatori di successo, potrebbero non essere capaci, per così dire, di covare un uovo, ma che possono smascherare un uovo cattivo dovesse capitare loro di fronte. Questo aiuterebbe ad evitare che gli atleti talentuosi siano guidati lungo il loro percorso da false idee professate da allenatori non all’altezza del successo che viene loro attribuito. Sì, è agli educatori dotati di una certa influenza che bisogna applicare il reattore prima che conoscenze inaffidabili entrino nei manuali e nei corsi degli allenatori. È su questi punti, io credo, che tu stai elencando, che gli scienziati dovrebbero intervenire prima che sia dato qualsiasi sigillo di approvazione.

Ma in retrospettiva, pensa quanti libri ed articoli sul nuoto in passato e per queste stesse ragioni quanti di oggi potrebbero essere giudicati grandemente difettosi. È certo che tutte le “verità” di oggi avranno bisogno di essere modificate e forse è altrettanto un fatto che “ non sbaglia chi non fa nulla”. Il processo di apprendimento sembra seguire un percorso a zig zag.”

Riferimenti

Immagine di copertina di Federica Putti

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