Javier Sotomayor a Milano: in università l’esperienza del primatista mondiale!!!

sotomayor

Che emozione è stata incontrare Javier Sotomayor, detentore di entrambi ie, outdoor e indoor, nonché esecutore dei 17 su 24 salti più alti di tutta la storia!

Javier è stato invitato in Italia dall’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba per una serie di iniziative benefiche utili a raccogliere soldi per l’acquisto di farmaci oncologici pediatrici per Cuba, e nell’occasione, grazie alla collaborazione col Comitato Regionale Lombardo, rappresentato dal Presidente Grazia Vanni e dal fiduciario tecnico Bruno Pinzin e l’Università degli Studi di Milano, è stato organizzato un incontro pubblico presso il Dipartimento di Scienze Biomediche per la salute. L’incontro si è tenuto nella serata di mercoledì 21 ottobre.

Il primatista cubano ha risposto serenamente e con passione alle numerose domande fatte dai presenti su svariati argomenti, che qui riassumerò brevemente.

 

ORGANIZZAZIONE SPORTIVA A CUBA

Lo sport è obbligatorio per tutti sin dalle scuole materne, e già dalle elementari la giornata dello studente è divisa in educazione generale e sportiva; fino ai 10 anni tutti praticano ginnastica e nuoto, successivamente  le altre discipline tra cui l’atletica leggera. Sotomayor, entrò subito a far parte di una scuola regionale e poi nazionale riservata ai giovani talenti sportivi del Paese (è qui che vengono selezionati coloro che rappresenteranno il Paese nelle competizioni Internazionali e quindi i componenti della squadra olimpica). La preparazione sportiva praticata in queste scuole è codificata in maniera dettagliata a livello nazionale ed è gestita unicamente da allenatori laureati e specializzati nelle varie discipline. Grazie a questa ottima struttura organizzativa, unitamente ad un qualificato gruppo di allenatori, a Cuba attualmente ci sono 208 atleti olimpionici.  A Javier inizialmente non piaceva molto il salto in alto, o meglio, ne aveva paura, infatti ammette ridendo “a 14 anni saltavo soltanto 2 metri!. Poi  con il supporto della famiglia, del coach e degli psicologi ho superato questo scoglio e a 16 anni sono arrivato a 2.33m”.

COME SI ALLENAVA JAVIER?

Dai 10 ai 14 anni circa, durante l’allenamento, Javier praticava diverse discipline dell’atletica tra cui salti e ostacoli, anche se non ha mai fatto gare che non fossero di salto in alto. In età adulta, nei periodi di gare si allenava per 6 volte alla settimana una volta al giorno; lontano dalle gare, introduceva 2-3 ulteriori allenamenti generalmente suddivisi in 3 ore alla mattina e 2 al pomeriggio.

Javier non ha dubbi nell’ammettere che il punto di forza del suo salto risiedeva nel momento dello stacco, reso particolarmente efficace dalla buona velocità di rincorsa, che come ripete più volte: “deve essere la velocità ottimale per ogni atleta, non la massima possibile”; a questo proposito racconta che un suo compagno di allenamento era più veloce di lui nella corsa in piano, ma molto più lento in fase di rincorsa. Era la fase di valicamento, invece, a creargli qualche preoccupazione in più anche se è stata proprio una correzione del corpo in volo, resa necessaria da uno stacco da lui definito un po’ troppo arretrato, ciò che gli è servito per superare l’asticella a 2.45m in quel famoso 23 luglio 1993 a Salamanca. Dopo quel record il primatista mondiale non si è seduto sugli allori del nuovo world record, ma ha tentato ancora diverse volte di superare se stesso fino al 2001, momento in cui ha deciso di abbandonare definitivamente l’attività agonistica; in risposta a qualche domanda riguardante la vicenda doping che lo ha visto protagonista proprio in quell’anno, Javier si dichiara completamente innocente.

RAPPORTO CON L’ALLENATORE

Javier ricorda con caloroso affetto il caro allenatore José Godoy che lo ha allenato sin da quando era ancora un giovane di 10 anni e lo ha portato fino al record mondiale di 2.44m; la sua scomparsa, avvenuta nel 1990 fu un grosso trauma per il campione, che impiegò poi 4 anni per aggiungere un altro centimetro al proprio record; Javier non nasconde di aver avuto notevoli difficoltà nell’adattarsi ai nuovi schemi di allenamento proposti dal suo neo-allenatore Guillermo de la Torre, il quale preferiva focalizzarsi sulla tecnica di salto piuttosto che sulla preparazione fisica come era stato con Godoy. Come tecnica di salto confida di essersi ispirato anche a Sara Simeoni, soprattutto per quanto riguarda la gamba libera molto aperta: inizialmente il suo coach tentò invano di correggere questa sua peculiarità, ritenendola un errore mentre in seguito intuì un ulteriore punto di forza in quella gamba libera così pronunciata.

Per chiarire meglio la perfetta sintonia esistente tra lui e Godoy, Javier racconta: “Durante gli allenamenti di salti tecnici, dopo ogni salto il mio coach non mi diceva niente ma scriveva le sue impressioni su un taccuino, mentre io parlavo con uno psicologo spiegandogli gli errori appena commessi; a fine allenamento ci confrontavamo tutti e 3 e generalmente su 18 salti dei 20 eseguiti, io e il mio coach ci trovavamo perfettamente d’accordo.”

L’AIUTO DEI COMPAGNI

Negli anni ‘80-‘90 il livello tecnico nel salto in alto maschile era nettamente elevato, con diversi atleti capaci di superare i 2.30m e i 2.40m; è stato in questo clima di grande competitività che Javier ha trovato il giusto stimolo per scrivere il suo primo record del mondo outdoor, quel 2.43m saltato pochi giorni prima dell’apertura dei Giochi Olimpici di Seul.

Negli ultimi anni il salto in alto ha finalmente trovato una nuova generazione di atleti che hanno ridato linfa e vitalità alla specialità; “tra questi” dice Javier “ci sono sicuramente 3 italiani”. Alla classica domanda “è più forte Barshim o Bondarenko” risponde senza indugi: “3 anni fa avrei detto Bondarenko, mentre adesso credo che Barshim sia superiore”. E mostra al pubblico un sms che quest’ultimo gli ha spedito in occasione del compleanno! “Non pensavo che il mio record durasse così a lungo”, continua Javier, “ma sono certo che se il mio coach non fosse scomparso, sarei riuscito a saltare ancora più in alto”. Adesso preferisce guardare le sfide tra l’ucraino e il  qatariota in Tv a casa propria, piuttosto che in tribuna perché così “in caso di record del mondo posso reagire come voglio senza che nessuna telecamera mi inquadri!”

PALMARES

2 medaglie olimpiche: oro (Barcellona, 1992),  argento (Sydney, 2000)

10 medaglie a Campionati Mondiali outdoor e indoor

Record del mondo indoor: 2.43 (Budapest, 1989)

Record del mondo outdoor: 2.43 (Salamanca, 1988), 2.44 (San Juan, 1989), 2.45 (Salamanca, 1993)

 

A cura di Elisa Bettini

Gli altri contributi di Elisa:

Relazione Convegno Enzo del Forno (salto in alto)

Avviamento salto in alto Ragazzi/e ed Esordienti

Avviamento salto in alto Cadetti/e

 

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