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Intervista a Yohanes Chiappinelli e Maurizio Cito

Cito e Chiappinelli - foto Andrea Bruschettini

Di seguito presentiamo l’intervista a Yohanes Chiappinelli, neo Campione Europeo Juniores nei 3000 siepi, e al suo coach Maurizio Cito, giovane tecnico toscano che lo segue fin dalla categoria Cadetti.

Iniziamo con le domande a Maurizio per comprendere cosa c’è dietro a questo bellissino Oro Europeo.

Per leggere l’intervista a Yohanes andate sulla seconda pagina dell’articolo (cliccate il numero 2 in alto a o in basso a sinistra)

Ciao Maurizio, parlaci un pò di te, delle tue esperienze e della tua filosofia di allenamento.
Ho iniziato a correre nel 2000 da primo anno cadetto e nel 2007, per gioco, ho conseguito il primo livello da Tecnico Fidal (il corso era stato fatto a Siena pista in cui opero!!).
Ho iniziato ad allenare realmente dal 2009 a seguito di alcune delusioni sportive dovute soprattutto a un errato percorso tecnico seguito nelle categorie giovanili, da qui la mia filosofia di crescere l’atleta rispettando i tempi fisiologici di sviluppo e puntando molto sulla stimolazione delle fasi sensibili; a 14-15 si devono creare i presupposti condizionali e coordinativi per poter poi sopportare sia la mole di lavoro futura sia avere una molteplicità di mezzi da poter inserire nel proseguo vita atletica del ragazzo!
Nel 2011 ho frequentato e superato il corso di allenatore di secondo livello, nel 2015 sono diventato docente e formatore Fidal e sto frequentando il corso di allenatore specialista (3° livello).

Yohanes, in Svezia, ha dominato i 3000 siepi con una gara subito all’attacco e chiusa in 8’47”58. Un risultato che vi aspettavate? Avevate deciso insieme una partenza così aggressiva?
Avevamo costruito la gara così ed è andata perfettamente secondo i piani ci aspettavamo un crono migliore ma con quel vento era impossibile correre forte ma l’importante era vincere, la strategia era di partire ai 200 metri subito al primo ostacolo così da cogliere di sorpresa gli avversari mettere un ritmo da capogiro come solo Yohanes sa fare e sperare che gli avversari si attaccassero, così è stato tempo 4 giri hanno pagato caro lo sforzo iniziale!!! Ovviamente a Said e Simone avevamo detto di stare in fondo al gruppo perché sapevano di questa cosa e di fare una gara d’attesa così da riprendere i vari “cadaveri” durante il Km finale, così è stato con Colombini addirittura 4° in finale, peccato per Said solo 13° bloccato nell’ultimo mese da magagne fisiche!

Yohanes è uno dei talenti della Nazionale Juniores nei 3000 siepi, quali sono stati, a tuo avviso, i punti chiave dei suoi risultati in questi anni?
Yohanes ha delle doti innate sopraffine, sicuramente il lavoro di correzione tecnica della corsa e un lavoro massiccio sulla reattività e forza esplosiva in un’età sensibile hanno reso in discesa il suo percorso nelle siepi nonostante la sua statura!

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?
Yohanes ha 17 anni e ancora frequenta le superiori e fino alla maturità gli impegni agonistici saranno le manifestazioni di categoria (europei e mondiali) mentre gli obiettivi tecnici proseguiranno sulla strada percorsa fino adesso e quindi di ampliare ulteriormente le sue conoscenze motorie e consolidare ciò che di buono è stato già fatto!

Come pensi di accompagnarlo in questo percorso?
Ogni anno stilo una programmazione in cui gli stimoli allenanti differiscono sia per intensità sia per volume sia per densità e ogni anno inserisco nuovi mezzi anche in base a quello che noto così da personalizzare al meglio il suo programma, il tutto rispettando la legge della progressività ad esempio Yohanes nell’inverno 2013 (in vista di Eugene 2014) correva 60 Km settimanali mentre nell’inverno 2014 (previsione Eskilstuna 2015) ne ha corsi 75. Sono volumi bassi ma non perché sono un allenatore “leggero” alcune sue sedute di allenamento durano anche 3 ore ma in questo periodo del suo percorso atletico mi interessano maggiormente altri aspetti.

Secondo te quali sono le difficoltà principali che un allenatore deve affrontare nella preparazione e nella costruzione tecnica di un siepista?
Se un atleta è portato per quella specialità, non ci sono grosse difficoltà nell’avviamento delle siepi anzi a mio avviso sono anche meno monotone come proposta allenante, i problemi sussistono quando in età giovanile non è stato lavorato in modo corretto e viene meno il bagaglio motorio, correggere un ragazzo di 20 anni che corre da 5, col solo obiettivo di conseguire una prestazione trascurando il resto, diventa veramente difficile perché bisogna in primis far prendere coscienza dell’errore poi cancellarlo dopo di che correggerlo e infine consolidare lo schema motorio corretto…in bocca al lupo!!!

In base alla tua esperienza da allenatore, quali sono i punti fondamentali in un buon programma di allenamento, il mezzofondo ed in particolare per le siepi?
Un buon programma di allenamento più che paragonarlo a una ricetta con “l’ingrediente segreto” lo paragonerei a un bel vestito su misura, perciò è da valutare da atleta ad atleta sia per caratteristiche tecniche, che psicologiche, che fisiologiche! Questo fa capire quanto sia importante osservare monitorizzare e testare il proprio atleta proprio per conoscere come risponde alle varie proposte allenati così da poter stilare un programma sempre più su misura. Per le siepi sicuramente la mia filosofia è di inserire costantemente negli allenamenti con gli ostacoli durante l’anno: ho notato che molti sono dei buoni mezzofondisti che un mese prima della gara si improvvisano siepisti facendo 10×400 con 4-5 Hs!!!

A tuo avviso, quali sono le difficoltà principali che un allenatore di atletica leggera deve affrontare nel nostro paese?
La mancanza di risorse e la consapevolezza che a oggi questo ruolo non potrà mai diventare un lavoro vero e proprio ad eccezione dei pochi atleti, riconvertiti in tecnici dei gruppi sportivi militari che comunque lavorano con atleti già formati, il restante della categoria si basa sul volontario e questo è causa diretta di una mancanza di professionalità e responsabilità soprattutto in quelle fasce di età dove a maggior ragione gli atleti andrebbero tutelati maggiormente a livello tecnico!

Quali sono le figure che hanno ispirato il tuo modo di allenare?
Nella mia carriera atletica ho avuto tre allenatori e tutti e tre hanno dato le basi al tecnico che sono oggi. Il primo mi ha trasmesso carisma, leadership e soprattutto tanta motivazione per intraprendere questo percorso dopo le mie esperienze poco felici in età giovanile. Il secondo Claudio Pannozzo è quello che mi ha aperto a un concetto metodologico e tecnico su come allenare e far crescere un ragazzo in eta giovanile mentre il terzo Tiziano Marzotti mi ha trasmesso l’importanza di capire su quali substrati lavoriamo a ogni seduta di allenamento e perciò un modello più fisiologico. Poi la fortuna di allenare un talento come Yohanes mi ha dato l’occasione di avere delle vie preferenziali per confrontarmi con allenatori italiani di altissimo spessore come il compianto Arcelli, Gigliotti, Dotti, Incalza, Ghidini e molti altri.

Si parla molto del modo di allenare all’estero, consa ne pensi? Pensi che in Italia gli allenatori siano così inferiori rispetto a quelli delle altre nazioni?
Nel mezzofondo va molto di voga il modello americano dell’Oregon Project, ma onestamente oltre che vedere video con apparecchi fantascientifici e qualche programma, dove un pò di spunti li ho presi anche io, per il resto conosco poco del loro modello di allenare anche perché quello che trovo spesso è solo come pubblicizzarlo!

Inoltre ho avuto un esperienza diretta col modello americano collegiale grazie ad una mia atleta partita alla volta degli states dopo aver ricevuto una borsa di studio sportiva e ho visto come lavorano e diciamo che non condivido quasi niente di quello che fanno:

  • Nessuna programmazione, tutti si allenano con lo stesso programma e fanno le gare necessarie all’università finalizzandole al bisogno
  • Nessun tipo di test
  • Nessuna tutela per la crescita e l’integrità dell’atleta, questa ragazza, durante i loro campionati indoor, in 24 ore ha corso 5 gare (800Q-1500Q-3000F-800F-1500F)

Il loro grosso pregio sta nell’avere alla base un sistema di assistenzialismo (fisioterapie-strutture-psicologi etc etc.) molto efficiente rispetto al nostro ed inoltre hanno delle gare spettacolari. Il primo problema italiano sta proprio nella difficoltà di trovare gare!

In conclusione penso che per ottenere un risultato ci siano più strade buone percorribili e la via più sicura è quella che conosciamo meglio e non quella maggiormente pubblicizzata quindi sono un forte sostenitore dei tecnici italiani e ritengo frustante il fatto di essere denigrati gratuitamente da tecnici esteri solo per la mancanza di “curriculum”, dietro a un risultato ci dovrebbe essere un sistema efficiente che in Italia a oggi è ridicolo rispetto ai paesi emergenti.

Cosa ti piace dell’atletica leggera, rispetto ad altri sport?
La sua oggettività e la sua misurabilità!

Il consiglio che daresti ad un giovane che vorrebbe iniziare a fare il tecnico di atletica?
Di affiancarsi a un tecnico valido e di fare gavetta anche in più specialità, ho allenato la marcia per due anni sotto stretta sorveglianza di Marco Ugolini e devo dire che mi ha fatto notare delle cose sotto altre prospettive che tutt’ora mi tornano utili.

Yohanes è uno degli atleti under 20 inseriti nel progetto Fidal, iniziato lo scorso anno, in previsione delle Olimpiadi di Rio del prossimo anno. Dopo gli Europei partirà per il Brasile per uno stage di allenamento, con test fisici e medici giornalieri. Cosa ne pensi dell’iniziativa?
Il progetto più che di allenamento sarà di ricerca, sicuramente sarà una bella esperienza e magari riuscirò ad avere dei dati spendibili. L’unica cosa che mi lascia perplesso è che ragazzi così giovani siano così impegnati in viaggi e manifestazioni in giro per il mondo, questo mi fa paura soprattutto nelle categorie allievi.

Nella seconda pagina dell’articolo l’intervista a Yohanes

Immagine di copertina realizzata e gentilmente concessa da Ph. Andrea Bruschettini

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