Intervista a Stefano Baldini

Stefano Baldini 1

Stefano Baldini, un’icona del mezzofondo e del fondo Azzurri. Di sicuro non ha bisogno di grandi presentazioni, famoso, sia tra gli appassionati di atletica che tra i meno affezionati, per la spettacolare vittoria della Maratona Olimpica ad Atene 2004.
Un percorso da atleta lungo e ricco di successi, non soltanto nelle gare su strada, ma anche in pista, con 6 titoli italiani assoluti, una Coppa Europa e la partecipazione a 2 Europei, 2 Mondiali e a 1 Olimpiade.

Terminata la carriera da atleta ha cercato di trasmettere le sue esperienze da atleta di alto livello alle nuove generazioni, prima col ruolo di Tutor del Settore Giovanile Fidal (dal 2010 al 2012) ed in seguito di Direttore Tecnico del Settore Giovanile Fidal (dal 2012 in poi).

Ovviamente per arrivare a tale ruolo ha dovuto formarsi, ottenendo vari diplomi (Diploma al Corso di Management Sportivo della Luiss Business School-Scuola dello Sport Coni, Diploma al Corso per Direttore Tecnico Giovanile della Scuola dello Sport Coni, Allenatore 2° Livello Fidal, Diploma al Corso di Tecnico IV° Livello Europeo della Scuola dello Sport Coni).

Abbiamo intervistato Stefano, curiosi di sapere come sta andando il progetto del Settore Giovanile della Fidal.

Grazie Stefano per aver accettato il nostro invito.
È ormai terminata la stagione. A livello giovanile vi sono state grandi soddisfazioni per i colori azzurri, durante le manifestazioni mondiali ed europee. Segno che il lavoro e la programmazione pagano.
Le soddisfazioni non sono solo per i risultati in azzurro. Il settore giovanile è diverso dall’assoluto, dove si guardano i numeri nudi e crudi. Noi, e per noi intendo Società, Dirigenti, Tecnici, Atleti e Fidal, dobbiamo valutare un movimento nel suo complesso, dal corso di avviamento all’atletica di un qualsiasi campo sportivo alla gara di provincia, fino alla maglia azzurra. Quello che mi è piaciuto di queste tre stagioni è l’atteggiamento di tutti nei confronti del dialogo, della programmazione e della voglia di crescere, che ho ereditato dall’ottima gestione precedente e che spero di mantenere ed accrescere se possibile.

Quale è stato il risultato che più ti ha stupito?
Sicuramente le Staffette del miglio di Eskilstuna agli Europei Junior, quando si è creato un clima di squadra talmente favorevole che ha fatto si che ragazzi e ragazze abbiano dato il massimo. Eravamo l’unica nazionale al completo sugli spalti a fare casino. Davvero un gruppo di ragazzi eccezionali.

Stefano Baldini 3

Ora il compito più difficile è di riuscire a far corrispondere questi ottimi risultati anche in chiave assoluti. Come pensi di operare in merito?
Cerco di far passare il più possibile il messaggio che fino a Junior ci si allena all’atletica, che c’è tempo per maturare e crescere, soprattutto dopo. Ognuno di noi, che lavora coi giovani, è cosciente della responsabilità che ha e sa quel che deve fare per il meglio dei ragazzi. Per i grandi è stato scelto un modello tecnico ben preciso, spero possa dare frutti a medio-lungo termine.

Questi risultati dimostrano che anche i tecnici italiani meritano considerazione. Qual è stato il rapporto che hai avuto con loro durante questo percorso?
Abbiamo tecnici di ottimo livello, con tutti ho avuto un buon rapporto anche nella discussione, a volte accesa. Peccato che molti non abbiano il tempo che meriterebbero per stare sul campo ad allenare, confrontarsi e crescere. In giro per il mondo ce ne saranno anche di migliori, ma io mi tengo volentieri questi. Se mi paragono con nazioni che hanno decine di Prof. distaccati dalla scuola o professionisti, devo dire che l’atletica italiana giovanile fa davvero i miracoli.

Ha stupito i più la scelta di fermare Filippo Tortu. Dalla nostra pagina abbiamo elogiato la scelta. Cosa ne pensi?
Scelta assolutamente ragionevole, che ho appoggiato dall’inizio. Salvino, Filippo, e l’Atletica Riccardi pensano al futuro, modello da seguire.

Ci avviciniamo a RIO 2016, secondo te quanti dei giovani protagonisti di questa stagione potremo vedere impegnati alle Olimpiadi?
Almeno un paio, e se non passeranno un turno, saranno aria fresca per la squadra.

Che consiglio ti senti di dare ad un tecnico che allena il settore giovanile ed ha tra i suoi atleti un potenziale talento?
Di rispettare le tappe di passaggio fondamentali di costruzione. Età biologica, numero di ore dedicate allo sport fino a quel momento, maturazione psicologica, interiorizzazione di gesti tecnici e tattiche di gara. Infine anche utilizzo di cronometro e fettuccia.

Come consigli di gestire i primi risultati positivi che arrivano?
Facendo il pompiere. I risultati servono come verifica del lavoro svolto e per stimolare l’ambiente di un campo. Ricordiamo ai ragazzi, che tendono a “battezzare” subito chi ha talento e chi no, che si può arrivare a ottimi risultati anche senza sembrare in partenza dei fenomeni.

Fino a che età è consigliabile vivere l’atletica quasi come un gioco ed a che età è invece bene iniziare a fare sul serio intensificando gli allenamenti?
Un ragazzo che ha iniziato dalla categoria ragazzi, da secondo anno Junior può iniziare a fare un po’ più sul serio, allenandosi tutti i giorni in modo adeguato alla sua maturità psicofisica.

Stefano Baldini 2

Quest’anno il movimento dell’atletica italiana giovanile ha fatto un passo in avanti davvero notevole. Così tante medaglie a livello mondiale ed europeo non si vedevano da parecchi anni. Cosa ha portato a dei risultati così interessanti?
Nel totale abbiamo preso una medaglia in più del 2013, quando con gli Junior giocavamo in casa a Rieti, quindi si è mantenuto un alto rendimento internazionale. Se facciamo il confronto con edizioni di Europei Junior da una medaglia sola all’attivo dobbiamo sorridere ma ripeto, i metalli under 20 hanno importanza relativa, l’atletica da professionista e professionale inizia poi.

La tua storia di campione di maratona è famosa in tutto il mondo. Quali sono state le emozioni più grandi nella tua carriera?
Tutte le prime volte hanno avuto un sapore speciale, davvero tante soddisfazioni nei 20 anni trascorsi tra la prima e l’ultima maglia azzurra. Ovviamente Atene 2004 è stato il top, ma lo score sarebbe stato ugualmente migliore di qualsiasi bel sogno di ragazzo.

19th European Athletics Championships - Day 7

Ci racconti brevemente qual è stato il tuo percorso che ti ha portato a vincere l’olimpiade di Atene sulla distanza dei 42km? Una costruzione tecnica e fisica lunga e partita da lontano immaginiamo.
Sono partito dal mezzofondo veloce e mi sono specializzato sempre più sul prolungato. Da Junior Europei e Mondiali sui 5000, poi Coppa Europa e Giochi di Atlanta sempre in pista. Da li è stato inevitabile scegliere: le attitudini erano quelle del maratoneta di tipo veloce. Non ho mai abbandonato la pista, la palestra e il cross per preparare al meglio la strada. Ho avuto solo due allenatori. Benati fino a quando il suo lavoro gli ha permesso di seguirmi nei ritagli di tempo, poi dai 21 anni Gigliotti. La particolarità è che è stato proprio Benati a chiedere a Lucio di allenarmi, assecondando le mie ambizioni nello sport da professionista a tempo pieno piuttosto che le sue (legittime) di allenatore part-time. Non finirò mai di ringraziarlo.
Alla terza maratona ho battuto il record italiano di Bordin, alla sesta ho vinto gli Europei e, dopo qualche infortunio di troppo, tra il 2001 e il 2004, da atleta ormai maturo, nove maratone una meglio dell’altra fino a Atene, dove sono riuscito a condensare nelle due ore più importanti tutte le esperienze fatte. Era la maratona numero 17, me ne sono accorto dopo.
Qui la video-intervista ad Emilio Benati.

Qualche atleta potrebbe ripercorrere la tua carriera diventando un ottimo maratoneta?
Ci sono ragazzi che hanno possibilità infinite, che hanno fame e voglia di fare, lunghe distanze incluse. Dobbiamo toglierci quel velo di pigrizia figlio delle comodità e andare a fare atletica dove ci sono le condizioni migliori per farla. L’alto livello è una piccola parentesi durante la vita, vale davvero la pena di affrontarla al meglio.

Quali sono state le mosse, come responsabile tecnico giovanile, che hanno portato agli ottimi risultati di questa stagione?
Come dicevo, l’atletica giovanile ha radici profonde in tutta Italia, più concentrate al centro-nord, fatte di società e tecnici che sono il vero oro dell’atletica Italiana. Il grazie va a loro, io devo soltanto buttare benzina sul fuoco delle motivazioni delle persone e usare tutto l’equilibrio e il buon senso che mamma e papà mi hanno regalato.

Grazie a Stefano per la grande disponibilità!!!

Roberto Goffi

 

 

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