Intervista a Sonia Malavisi: 4,50 metri verso Rio!

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Foto di copertina Ph. Claudio Semi Foto Donnini

Sonia Malavisi è una giovane atleta azzurra in forze alle Fiamme Gialle, è specialista del salto con l’asta ed è allenata dal tecnico Enzo Brichese.

A livello giovanile ha collezionato numerosi titoli in ambito nazionale, un bronzo agli Europei juniores di Rieti nel 2013 e l’oro ai Giochi del Mediterraneo di Aubagne nel 2014.

A livello assoluto vanta già una partecipazione ai Campionati Europei di Zurigo ed è stata capace di vincere la maglia tricolore sia all’aperto che indoor.

Il recente primato personale di 4.50 vale come standard di qualificazione sia per i campionati Europei di Amsterdam che per i Giochi Olimpici di Rio. 

 

Le abbiamo fatto qualche domanda…

Cominciamo dalla fine. Dal 4.50 di Castiglione della Pescaia per cui, innanzitutto, facciamo i complimenti sia te che al tuo tecnico. È arrivato nel momento più importante e dopo due stagioni interlocutorie. Sappiamo bene che in specialità tecniche come la tua, le misure non seguono sempre una progressione lineare. Talvolta per migliorare è necessario rompere schemi ed automatismi, armarsi di pazienza ed accettare pause ed involuzioni prestative. Cosa capitata anche a te che, da junior, eri già stata capace di arrivare a 4.42. Come hai gestito insieme  al tuo allenatore questa difficile situazione?

Grazie innanzi tutto per i complimenti! Hai detto bene, in specialità tecniche come la mia spesso bisogna fare un passo indietro per poterne fare tre avanti… e noi l’abbiamo gestita nella maniera più tranquilla possibile, ossia con la consapevolezza, la consapevolezza che il lavoro sia fisico che tecnico che stavamo per affrontare avrebbe potuto non portare risultati immediati, ma era un lavoro a lungo termine. Ci vuole tanta pazienza, ma se hai fiducia nel tuo allenatore e stai lavorando bene sai che prima o poi il lavoro verrà fuori. E adesso sembra che stia dando i suoi primissimi frutti, ma la strada è ancora lunga!

Consigliamo la lettura dell’articolo di Andrea Giannini: Salto con l’asta: la sindrome dei 3 nulli d’entrata

Sonia Malavisi con la divisa della ACSI Italia Atletica
Sonia Malavisi con la divisa della ACSI Italia Atletica

 

 

E a livello tecnico, qual è stata la chiave che ti ha permesso di ottenere questa misura?

Anche a livello tecnico abbiamo lavorato molto, ed è il fattore che mi ha più disturbato nella scorsa stagione. Quest’anno invece ho cominciato a impadronirmi di questo nuovo salto, il quale può aprire nuovi orizzonti. I cambiamenti più importanti sono stati il passaggio ad aste più lunghe (dalle 4,30 alle 4,45) e un notevole innalzamento dell’impugnatura.

 

Dove credi e speri ti possa possa portare questa tua nuova maturità tecnica?

Questo non lo so, quello che so è che sicuramente possono aprirsi nuovi orizzonti! Per adesso sarà importante stabilizzarsi su queste nuove misure per poi trovare le punte negli appuntamenti importanti.

Sonia Malavisi - Ph Roberto Click Passerini
Sonia Malavisi – Ph Roberto Click Passerini

 

 

Ripartiamo dall’inizio: la ginnastica artistica. Tu, come molte tue colleghe, hai un passato da ginnasta. Credi sia una tappa obbligatoria per chi salta con l’asta? Quali sono gli elementi base della ginnastica a cui un’astista non può rinunciare? Cosa può imparare l’atletica da questo sport? E cosa può insegnare?

La ginnastica artistica è stata la mia vita per ben 8 anni, fino ai 15-16 anni, quando poi mi sono convinta a cambiare definitivamente (dopo mesi e mesi di riflessioni e pianti non sapendo come fare a smettere uno sport che tanto amavo ma che ormai più di tanto non poteva darmi). Credo che non sia una tappa obbligatoria, ma sicuramente un tassello in più. Molti elementi base della ginnastica possono essere imparati anche da saltatori non ex ginnasti, ma ovviamente la padronanza di chi ha già un determinato bagaglio tecnico alle spalle è diverso. Secondo me è la base per ogni sport, ti da coordinazione, ti insegna ad avere padronanza del proprio corpo, ti struttura fisicamente in modo completo… ma sopratutto ti insegna la disciplina e la ripetizione infinita di movimenti per raggiungere la perfezione. È forse questo quello che l’atletica può imparare, mentre quello che può dare è sicuramente una maggiore attenzione sotto il profilo della tecnica di corsa, che in alcuni attrezzi, come il volteggio, potrebbe fare la differenza, mentre molto spesso viene trascurata.

 

Il salto con l’asta è una specialità che richiede anche parecchia attrezzatura: sacconi decenti, un “astuccio” di aste possibilmente ben fornito, presidi di sicurezza, attrezzi ginnici, una palestra per la ginnastica e l’acrobatica, magari un impiantino indoor…. Qual è a tuo parere il “corredo minimo”necessario per avviare un giovane saltatore?

Per avviare un giovane saltatore magari può essere necessario molto meno, bastano un’asta e un saccone per imparare i primi movimenti e innamorarsi di questa bellissima disciplina. I problemi sorgono più avanti, quando inevitabilmente diventano indispensabili nuove aste, attrezzi ginnici e molto altro. Bisogna avere la fortuna di trovare tutto questo per poter crescere bene.

 

E quali credi siano gli elementi fondamentali nell’impostazione di un giovane sui quali è vietato sbagliare?

Uno degli elementi fondamentali è sicuramente avere un buon tecnico alle spalle… “non esiste buon atleta senza un buon allenatore e non esiste un buon allenatore senza un buon atleta”. In una disciplina tecnica come l’asta è davvero di fondamentale importanza, per evitare di portarsi dietro errori tecnici che poi fermeranno la crescita.

 

In specialità come la tua, nei salti in elevazione e in generale nei concorsi, il rapporto con il proprio tecnico è molto importante, non solo nella fase di allenamento,  ma anche durante le competizioni.  A bordo pedana anche noi tecnici siamo chiamati a prendere decisioni veloci, assumerci qualche responsabilità e cercare di camminare sul filo dell’equilibrio che va dall’essere un piccolo elemento di supporto ad un fattore di disturbo. Ci vuoi raccontare come funziona fra te e il tuo tecnico?

Il rapporto con il mio tecnico Enzo Brichese è davvero ottimo. È stato il mio primo allenatore e ormai mi conosce alla perfezione. è sempre molto lucido nelle analisi di un allenamento andato in una certa maniera o di una gara, e questo è uno degli elementi più importanti in quanto mi riesce a trasmettere sicurezza in ogni circostanza. È molto più di un semplice allenatore per me!

 

Per ottenere un ottimo risultato, spesso occorre la giusta miscela di prudenza e spregiudicatezza, bisogna saper valutare le proprie possibilità ed i propri limiti. Come si collocano in questa prospettiva gli Europei di Amsterdam ed i Giochi di Rio nella tua programmazione?

Sapevamo che il minimo per le olimpiadi era alla mia portata, ma come dici tu ci vuole la giusta dose di prudenza. Un conto è sapere di poter realizzare una determinata misura e un altro è effettivamente farla. L’obiettivo era quello appunto di realizzarla nella prima parte della stagione per poi programmare bene tutto il resto. Quindi adesso che il primo step è stato raggiunto non resta che continuare di questo passo e arrivare agli Europei di Amsterdam in ottima forma per poter poi puntare dritto a quello che è il sogno di ogni atleta… l’olimpiade!

Sonia Malavisi abbraccia il coach Enzo Brichese
Sonia Malavisi abbraccia il coach Enzo Brichese dopo il salto di 4,50 metri. Ph. Claudio Semi Foto Donnini

 

 

Grazie a Sonia per la grandissima disponibilità. Le facciamo un grossissimo “in bocca al lupo” per tutti gli obiettivi futuri. Noi, nel nostro piccolo, faremo il tifo per lei..

 

La scheda del 4.50 ottenuto a Castiglione della Pescaia.

Asta utilizzata 4,45 165lbs
Altezza impugnatura 4,25 m
Differenziale 45 cm
Lunghezza rincorsa 34,80 m 
Numero passi di rincorsa 16 

 

 

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