Intervista a Sara Simeoni, la regina del salto in alto italiano!

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Oggi intervistiamo una delle icone dell’atletica italiana, Sara Simeoni che è entrata, grazie ai suoi risultati, nella storia del salto in alto mondiale.

Sara, ha stabilito il primato del mondo nel 1978 con la misura di 2,01 metri, misura saltata quell’anno per ben due volte, una delle quali a Brescia all’ormai inutilizzabile Campo Calvesi. Due anni dopo è diventata Campionessa Olimpica e medaglia d’oro alle Olimpiadi di Mosca 1980.

Il suo palmares è ricco di titoli nazionali, continentali ed internazionali: due medaglie d’oro alle Universiadi, due ai Giochi del Mediterraneo, quattro titoli di campionessa europea indoor, un titolo europeo (1978) e ben 14 titoli di Campionessa italiana. Ha inoltre partecipato a ben 4 edizioni dei giochi Olimpici: Monaco di Baviera 1972 (6° posto), Montreal 1976 (2° posto), Mosca 1980 (1° posto), Los Angeles 1984 (2° posto)  

Per 36 anni ha detenuto il primato italiano nel salto in alto, dal 1971 al 2007, quando fu superato da Antonietta Di Martino.

È stata alfiera azzurra durante la cerimonia d’apertura delle olimpiadi di Los Angeles, e il 26 febbraio 2006 ed è stata portatrice della bandiera olimpica nel corso della Cerimonia di chiusura della XX Olimpiade invernale di Torino.

Nel 2014, occasione dei 100 anni del CONI, è stata eletta “Atleta del Centenario” (insieme ad Alberto Tomba).

Fu allenata prima dal tecnico Bragagnolo, in seguito da Erminio Azzaro, anche lui saltatore in alto, che diventerà poi suo marito.

 

1. Ciao Sara, è un grandissimo onore per noi poterti intervistare. Sei e resterai l’atleta simbolo del salto in alto femminile italiano. Quali sono stati i momenti più belli della tua fantastica carriera?

È normale dire che i momenti più belli sono quelli  dell’oro Olimpico, degli argenti o del titolo europeo con il record del mondo, ma mi piace pensare a come sono stati belli e soddisfacenti anche altri momenti che hanno segnato un percorso della mia carriera sportiva.

 

2. Nella tua carriera hai vinto tantissimi titoli nazionali ed internazionali. Nell’atletica però si sa, l’Olimpiade è il sogno più grande di ogni atleta, solo parteciparvi vale più di ogni altro riconoscimento. Tu, nel 1980, sei riuscita a vincere la medaglia d’oro Olimpica a Mosca. Quali ricordi hai di tale vittoria?

Un ricordo intenso perché a differenza di tutte le altre partecipazioni a grandi eventi,quella è stata l’unica volta in cui desideravo proprio la medaglia d’oro. Avevo fatto il record del mondo e perciò dovevo vincere! L’emozione è stata grande e appena entrata nello stadio per la finale ho realizzato che quella era la  mia opportunità per coronare anni di allenamento e di scelte di vita fatte assieme al mio allenatore. Non potevo sbagliare! ho avuto un attacco di panico tremendo che ho dovuto superare…alla svelta, perché la gara cominciava e non guardava in faccia nessuno. Sono soddisfatta per come sono riuscita a gestirmi e a vincere.

Sara Simeoni 4

3. Sotomayor, intervistato a ottobre dello scorso anno a Milano, parlando dell’esecuzione del suo salto ha confidato di essersi ispirato a te per quanto riguardava l’azione “aperta” della gamba libera: come si è evoluta negli anni la tua tecnica?

Mi ha fatto piacere sentire che Sotomayor si sia ispirato a me, è gratificante. L’azione dell’arto libero (flop 2) era un movimento ricercato dal momento che il mio tempo di stacco non era velocissimo.

 

4. Negli ultimi anni alcune atlete hanno tentato invano l’assalto al record del mondo: secondo te chi sarà la prima a superare i 2,10m?

In passato Blanca Vlasic era la più accreditata. Sicuramente ha preferito dedicarsi più ai meeting che finalizzare una preparazione per ottenere il record. Oggi non so dire un nome,aspettiamo di vedere che delle atlete saltino oltre i 2,05 …..

 

5. Quali erano i tuoi allenamenti preferiti? E quali invece i più odiati?

Sicuramente l’allenamento tecnico lo preferivo ma,pensando a quello che ho fatto la cosa positiva è stata l’aver fatto già allora un allenamento vario (corsa veloce, ostacoli, balzi verticali e orizzontali, pesi a gogo….) e quindi tutto sommato era tutto interessante, magari la voglia non era sempre al 100 per 100.

 

6. Tu e Pietro Mennea siete stati i più grandi di un gruppo di campioni che ha reso l’Italia dell’atletica degli anni 70, 80 e 90 una nazione, se non protagonista, per lo meno in grado di dire sempre la sua a livello internazionale. La realtà dei fatti dice che, dopo di te, il salto in alto nazionale ha saputo trovare degli eredi di buono ed ottimo livello, sia in campo femminile che in campo maschile mentre, nella velocità, è stato molto più difficile ottenere soddisfazioni. Qual è la spiegazione che daresti a questo fenomeno?

Nei salti sicuramente ci sono più gruppi di lavoro che pur nella loro individualità si confrontano e si scambiano esperienze. Probabilmente negli altri settori questo non avviene. Poi, ovviamente, bisogna avere anche la fortuna di imbattersi nei  talenti .

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7. Trost, Tamberi, Chesani, Fassinotti e dietro di loro un movimento giovanile sano e vitale: le gare di salto in alto di Rio “rischiano” (lo speriamo) di essere davvero interessanti per il pubblico italiano. Quale consiglio daresti, a quattro mesi dall’evento, ad un tuo atleta che prepara un appuntamento così importante essendo consapevole di poter essere competitivo?

Intanto incrociamo le dita e tifiamo per i nostri ragazzi! Per esperienza, il risultato si costruisce con l’allenamento quotidiano perciò anche la serenità  è fondamentale, è quella che ti porta all’appuntamento con la giusta concentrazione e la consapevolezza del proprio valore….perciò tranquilli.

 

8. Prima di Rio ci saranno gli Europei di Amsterdam, un “problema” in più che ai tuoi tempi non c’era. Quando i giochi saranno fatti, con il senno di poi, sarà facile dire chi avrà fatto bene a partecipare o a snobbarli e, a seconda dei risultati, si dirà che si è programmato bene o che si son fatti errori madornali…Dovessi gareggiare tu, vivresti questi Europei più come una distrazione o un’opportunità?

Vero non c’erano 2 impegni importanti vicini, ma i tempi sono cambiati e credo che non sia impossibile programmarli tutti e due. Però nella vita spesso bisogna fare delle scelte, se sei un atleta  candidato al podio olimpico, finalizzerai la preparazione per i 5 cerchi…….io comunque li avrei fatti entrambi .

 

9. Ottenere l’oro Olimpico ed essere nello stesso momento detentrice del primato mondiale è una circostanza particolarissima che si verifica per pochissimi atleti. Significa essere arrivati al livello più alto a cui un atleta possa ambire, ma anche che, in un certo senso, si sono finite tutte le sfide e che si sono raggiunti tutti gli obbiettivi che ci si era prefissati all’inizio della carriera. “In questo mondo non vi sono che due tragedie: una è causata dal non ottenere ciò che si desidera, l’altra dall’ottenerlo. Quest’ultima è la peggiore, la vera tragedia.” Credi ci possa essere del vero in questa frase attribuita ad Oscar Wilde? Tu come hai vissuto un successo così “assoluto” e dove hai saputo trovare le motivazioni nuove che ti hanno fatto continuare fino a vincere la medaglia di Los Angeles?

Si certo, ottenere un risultato è una tragedia per tutto quello che all’improvviso ti trovi addosso ma l’importante è sdrammatizzare. Ad esempio nel 78 ho fatto 2 volte il record del mondo e l’attenzione verso di me è stata tanta e tale che per un anno,nonostante stessi benissimo e in grado  di migliorare il record, ho avuto un rifiuto verso misure oltre 1,95. Per fortuna ,per educazione ricevuta e per la bravura e pazienza nel proteggermi del mio allenatore sono riuscita a sopravvivere, non ho smesso anche perché mi piaceva troppo fare atletica e perché fondamentalmente la sconfitta non mi ha mai creato un  problema.

 

10. Un consiglio che ti senti di dare ai giovani che decidono di avvicinarsi al mondo dell’atletica, ed in particolare del salto in alto.

Ai giovani dico che devono fare lo sport con divertimento e sapere che il gioco è bello ma deve essere fatto seriamente. Di non avere fretta nel volere raggiungere un risultato ma avere la pazienza di ascoltare e seguire colui che vi sta vicino. I risultati arrivano se si rispettano i tempi della propria crescita e se si programma un buon allenamento. Ai saltatori in alto dico che è opportuno superare le misure alla prima prova!

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Grazie a Sara per la disponibilità a rispondere alle nostre domande. Di seguito riviviamo tramite questo filmato la sua impresa Olimpica a Mosca 1980.

Fonti: immagini tratte dalla pagina Facebook di Sara Simeoni

 

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