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Intervista: Giulia Riva e Marco La Rosa

Giulia Riva - Marco La Rosa

In questo articolo la doppia intervista a Marco La Rosa e Giulia Riva

Iniziamo l’intervista con Marco La Rosa, coach tra gli altri di Giulia Riva atleta che recentemente ha partecipato alle World Relays a Nassau (Bahamas) nella 1° frazione della 4 x 100 femminile. Marco allena molti altri atleti (Ilaria Burattin, Lorenzo La Naia, Giulia Bossi), anche paralimpici. È presidente di un’associazione di preparatori atletici in zona Navigli Milano (A.S.D. H2 DYNAMIC TRAINER) frequentata da molti atleti lombardi (ROBERO SEVERI, BEATRICE MAZZA, LORENZO VERGANI, MATTIA CELLA, DANIELE RAIMONDI, DIEGO ZUODAR, LUCREZIA ZUCCA, MARTA GUAZZI, GRETA GRAZIANI) che Marco segue nella preparazione atletica in palestra.

“Uno splendido gruppo che sta ottenendo ottimi risultati in questi ultimi due anni di collaborazione insieme” da quanto ci dice Marco, ma soprattutto da quello che dicono i risultati sul campo.

Nell’articolo segue l’intervista a Giulia

Ciao Marco, parlaci un po’ di te, delle tue esperienze e della tua filosofia di allenamento (come e quando hai incontrato l’atletica leggera, le tue eventuali esperienze da atleta, perché sei diventato allenatore, il tuo percorso formativo, etc..)

Io ho iniziato l’Atletica leggera “presto”, nel novembre 1981: dopo aver visto i 200mt di Pietro e l’oro olimpico, a 9 anni mi innamorai di questo sport e seguito dalla splendida famiglia della Atletica Riccardi, da Vittorio Colò, Renato Tammaro e poi dalla mia allenatrice di sempre Laura Mazzina e con lei Aldo Maggi, Giampiero Alberti, amici e tecnici come Sandro Donati, Nicola Silvaggi.

Ho sempre avuto una passione infinita per 200 metri, ma ho gareggiato anche sui 400 metri e nel salto in lungo, ho vinto un titolo Italiano Juniores con la 4×100 mt nel 1992 e, soprattutto, il Titolo Italiano Militare con i Carabinieri nei 400mt e nella staffetta nel 1994.

7,20 di lungo a 20 anni e 48”4 sui 400mt, poi una caviglia “disfata” mi ha fatto tirare il freno a mano…e fare un passo indietro.

Oggi sinceramente con la testa e la cultura attuale non mi sarei fermato e avrei sopperito al problema.

Poi Isef, studi col Coni ma soprattutto studi personali, corsi di preparatore e personal trainers e l’amore per la vera atletica mi hanno portato ad allenare l’atletica paralimpica (dai primi anni del 2000) che fino ad allora era letteralmente rilegata ad approssimazione e considerata di basso credito.

Gli studi, gli allenamenti e i risultati mi hanno poi dato ragione, portando, come tecnico, atleti a tre Olimpiadi di fila: Paralimpiadi di Atene 2004, Pechino 2008 e Londra 2012 (e non intendo fermarmi..)

Allenare ragazzi con disabilità è nettamente più difficile e superiore al seguire atleti “facili” senza problematiche.

Bisogna intervenire su tutti quei fattori che purtroppo vengono ormai sottovalutati da molti tecnici attuali nell’ atletica dei ”normodati”.

Mi fa arrabbiare vedere atleti e campioni normodotati in pista con evidenti problematiche posturali, cifotici o con differenze strutturali abnormi: rendiamoci conto cosa significa fare correre un atleta con amputazione o con problematiche di vista e neurologiche e forse si capirà come può essere più facile seguire atleti senza tutti questi problemi!

Da quel momento ho fondato la mia associazione con collaboratori tecnici e fisioterapici che mi aiutano in esigenze specifiche; e collaborando con strutture in tutto l’Hinterland di Milano.

Se vuoi allenarti bene, non basta essere sempre in una struttura, noi ci muoviamo costantemente in almeno 4 strutture sportive diverse di Milano, per avere sempre a disposizione quello che ci serve per l’allenamento specifico della giornata o della esigenza.

Un esempio???Qualcuno inizia a chiederci come si fa a fare andar forte ragazzi in gare indoor invernali in una città “regina nelle carenze strutturali” e senza strutture indoor… noi adeguiamo le sedute e gli allenamenti con trasposizioni in acqua, al coperto, su materassine, ecc ecc

Giulia ha iniziato la stagione outdoor veramente bene, con doppio personale, nei 100 metri e nei 200 metri, e la convocazione in Nazionale per la 4×100 femminile alle World Relays a Nassau (Bahamas).
A tuo avviso quale è stato il percorso che vi ha portato a questo ottimo risultato?

Giulia e gli altri ragazzi sono diventati frutto di tutto questo: si impegnano e fanno sacrifici spostandosi per i loro allenamenti e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

“Noi allenatori abbiamo un obbligo morale nei confronti di questi ragazzi che ci affidano i loro anni migliori e il loro impegno per cercare di realizzare i loro sogni sportivi”

Questo è da sempre il mio motto, non voglio che fra qualche anno qualche ragazzo pensi di aver perso tempo e che, magari altrove avrebbe trovato l’America o risultati migliori.

Con Giulia ho iniziato a collaborare dall’estate 2013, veniva da un secondo grave infortunio che le aveva bloccato ancora una volta la sua crescita graduale e tecnica.

Giulia ha sempre avuto un ottimo potenziale, ma la gente dimentica in fretta, da allieva aveva la 5° prestazione mondiale sui 200 mt con 24”45 circa…

Presenta doti fisiche, sue, per una particolarità tendineo-achillea che pochi al mondo hanno e che sarà la sua forza per il futuro: un “piede di colore”, un piede a “balestra” che se non seguito attentamente può trasformarsi da suo punto di forza a suo punto debole per tutta la muscolature posteriore.

Doveva riprendere fiducia in se stessa e riproporzionare tutti i suoi allenamenti.

Abbiamo ribaltato tutto da capo: tecnica di corsa, esercizi specifici in palestra ed aumento della forza specifica del 150%.

La scorsa stagione è stata solo di passaggio, nonostante miglioramenti e podi importanti nazionali, ed il programma la porterà ad un grande quadriennio 2016-2020.

Grande soddisfazione la convocazione a Nassau, ai mondiali di staffette, ma lo consideriamo entrambi solo un passaggio su quanto ci siamo ripromessi.

Alla 1° fase dei CDS assoluti femminili a Lodi Giulia era in prima batteria ma qualcosa non ha funzionato nel cronometraggio. Poi la batteria è stata rifatta ma con vento contro. A quanto pensi si sarebbe potuto fermare il crono alla prima prova?

La prima batteria di Lodi è stata splendida quanto strana; dopo un riscaldamento perfetto fatto insieme, si erano altresì create in pista quelle condizioni cosiddette perfette.

Vento +1,5 a favore, reazione start ottima grande accelerazione e pure qualche “miglioramento tecnico da ottimizzare”.

Ma Giulia avrebbe ottenuto un tempo impressionante come seconda gara stagionale.

Il time si è fermato su un 7”41 per un improvviso blocco del cronometraggio elettrico; o meglio come si vede nel video della gara, si bloccano i secondi pur continuando a girare i decimi e centesimi nel finale.

La gara di Giulia era un tempo dagli 11”41 agli 11”45.

Cronometraggi manuali di 4 persone ci davano 11”1 ma soprattutto con video della gara (su you-tube reperibile) chiunque può provare a ricronometrarla.

Poi nella seconda volta, dopo 50’min son cambiate le condizioni climatiche e altresì era scesa un po’la pressione agonistica. Nonostante una corsa diversa e meno performante ha ottenuto un 11”66.

Già 15 giorni prima a Modena l’11”64 era nato da un problema allo start ove la scarpa era rimasta incastrata nel blocco, a dimostrazione del valore attuale.Ora basta solo trovare la gara giusta in serenità.

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Gli obiettivi di Giulia sono intanto quelli di proseguire sulla strada intrapresa, dopo la staffetta azzurra chiaramente seguiremo una stagione con obiettivi sugli Italiani di Torino ed eventualmente le Universiadi in Korea o ancora di più i Mondiali di agosto a Pechino.

Ma ribadisco la vera Giulia la vedrete dalla prossima stagione.

Quest’anno ha ben digerito gli adattamenti di preparazione anche dello scorso anno, ma chiaramente con queste basi il 2016 si preannuncia importante.

Rio 2016 e il quadriennio 2016-2020.

La Rosa + atlete

Come pensi di accompagnarla in questo percorso?

Giulia sottolineo ha sue doti fisiche che io devo saper gestire e far eccellere.

“Migliorare i punti deboli esaltando i punti di forza”

E’ da sempre la mia filosofia: lei ha una corsa naturale in ampiezza che abbiamo migliorato e ottimizzato con lavori specifici in palestra e di riequilibrio muscolo strutturale.

Nei prossimi anni dovremo proseguire su questa strada per poter eccellere in campo internazionale.

Ci sono atlete con strutture muscolari molto più importanti di Giulia che è 1,75 per 56,5Kg…

I lavori su stabilizzatori e sulla muscolatura in generale per poter aumentare di “peso muscolare” non mi hanno mai spaventato, un incremento di 3kg potrebbe portarci a correre mantenendo quelle ampiezze ma con tenute e spinte migliorate in ambito di velocità e resa cronometrica e di rapidità.

Giulia è una ragazza che questo inverno correndo a Padova i 200mt indoor in 24”netti, mi ha tenuto 96-97 passi in indoor con una media di quasi 2,10mt….Indoor e al femminile….dà da pensare….

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