Intervista a Flavio Di Giorgio assistente alla preparazione atletica di Filippo Tortu

Flavio Di Giorgio

Abbiamo il piacere di inaugurare la rubrica “I coach de Ilcoach” con un’intervista a Flavio Di Giorgio, giovanissimo tecnico che, in Italia, è conosciuto principalmente per la collaborazione con Salvino Tortu nella preparazione condizionale del talento della velocità Filippo Tortu.

In realtà Flavio, nonostante la giovane età, vanta già un curriculum di tutto rispetto sia da atleta, che da allenatore, che da “studente” dello sport.

Non é  infatti un caso che l’abbiamo conosciuto in quest’ultima veste, compagno di banco dello staff de ilCoach ad un corso dell’ ISCI.

 

Ciao Flavio raccontaci un po’ chi sei e quale è stato il tuo percorso nel mondo dello sport?

Finite le superiori a Varese, nel 2009, parto per il Galles per quella che si sarebbe poi rivelata essere non solo una grande esperienza di vita ma anche sportiva. Venendo dal mondo del rugby, infatti, i paesi anglosassoni rappresentavano la possibilità di crescere atleticamente in modo sostanziale. Lì ottengo una borsa di studio che mi permette di iscrivermi alla Swansea University, dove mi laureo in scienze motorie nel 2013. Dopo quattro anni passati all’estero decido di tornare in Italia: gioco, per due stagioni, al Petrarca Padova e comincio parallelamente anche la mia carriera di preparatore atletico, allenando l’under 18 e la squadra cadetta della società.

Nello stesso periodo inizio a lavorare anche con Mattia Schiavolin, considerato il quinto migliore atleta italiano di MMA di sempre, approcciandomi gradualmente anche a questa nuova disciplina.

Un infortunio e tanti dubbi sul mio futuro come giocatore mi fanno riflettere sul da farsi e decidere, infine, di smettere definitivamente di giocare per dedicarmi a tempo pieno alla preparazione fisica. Inizio così un percorso di tirocini che, oltre a portarmi in giro per il mondo, imprime un’accelerazione decisiva alla mia carriera.

Dapprima approdo al dipartimento di sport olimpici della University of Texas, ad Austin, negli Stati Uniti, dove seguo la preparazione delle squadre di atletica leggera, calcio femminile, nuoto, tuffi e pallavolo. In quei mesi, passo i pomeriggi nella palestra dal nome De Franco’s Gym, dove posso osservare la preparazione degli atleti di football americano amatoriali e dell’NFL.

Flavio Di Giorgio relatore ad un incontro di formazione all'Universitò Statale di Milano (Scienze Motorie)
Flavio Di Giorgio relatore ad un incontro di formazione all’Università Statale di Milano (Scienze Motorie)

Il secondo tirocinio mi porta, invece, a Columbus, in Ohio, dove trascorro tre mesi a fianco di Louie Simmons e Tom Barry alla Westside Barbell, considerata unanimemente la palestra di powerlifting più famosa al mondo. Louie è uno dei massimi esperti mondiali in materia di forza ed esplosività e le tecniche alternative che propone mi sono servite molto per confrontare i loro allenamenti con quelli che si vedono qui in Italia.

Nell’estate del 2016 torno in Europa, a Zurigo, dove, all’Elite Training, la palestra di Arno Galmarini, seguo la preparazione atletica degli ZSC Lions, la più importante squadra di hockey su ghiaccio svizzera, e di alcuni atleti della nazionale elvetica di sci e snowboard. A settembre comincio a lavorare con Filippo Tortu, giovane promessa della nazionale italiana di atletica, e divento capo preparatore atletico del Valpolicella Rugby, squadra di serie A. Faccio parte del team Magnitudo Training, una palestra dedicata alle performance atletiche di sport di squadra e individuali situata a Verona, e da qualche settimana lavoro con la FC Chiasso, una società di calcio, occupandomi nello specifico dello sviluppo fisico della forza e dell’esplosività dei giocatori della prima squadra.

 

Da quanto ci racconti attraverso lo sport hai viaggiato molto. Nel tuo caso la chiave dell internazionalità è stata più una ricerca, un’ occasione, un caso o un’esigenza formativa e professionale?

La decisione di frequentare l’università all’estero è nata dal mio desiderio di conoscere culture nuove e, soprattutto, di poter studiare in un ambiente professionale e all’avanguardia, di gran lunga più adatto alla realtà contemporanea delle scienze motorie rispetto a quello proposto in Italia.

I tirocini, invece, sono stati delle esigenze formative che definirei imprescindibili e inevitabili. Purtroppo sono ancora poche le persone in grado di rendersi conto di quanto sia antiquata, inefficace e – in alcuni casi – anche controproducente la preparazione atletica nel nostro Paese. Tutti coloro che abbiano avuto la possibilità di lavorare e confrontarsi con alcuni tra i migliori preparatori atletici in attività a livello mondiale lo possono confermare. Spesso, all’estero, noi italiani veniamo derisi per il modo in cui ci alleniamo.

 

Anche se sei molto giovane, hai già un curriculum piuttosto importante. Una volta che si è  raggiunto un certo livello di competenza non è semplicissimo districarsi e scegliere proposte formative adeguate. Tu come progetti la tua formazione e il tuo aggiornamento?

Di certo più si avanza professionalmente più il cerchio si stringe, ma sono e resterò sempre uno studente che, con umiltà, continuerà a studiare per migliorare le sue conoscenze e crescere nel campo dello sviluppo della performance atletica.

Da qui nasce, ovviamente, il desiderio di voler imparare dai migliori. Nel caso delle certificazioni, cerco sempre delle persone e delle metodologie che rispecchino un giusto compromesso tra la teoria scientifica e la pratica. Per me è molto importante la storia che porta con sé un preparatore, così come lo sono alcune metodologie di allenamento che negli ultimi decenni hanno contribuito al successo di molti atleti d’élite e hanno influenzato positivamente il mondo della preparazione atletica.

 

Tu sei arrivato all’atletica nostrana partendo subito dall’alto livello, ma dopo aver visto come funziona l’atletica negli USA e dopo una lunga esperienza in altri sport. Che idee ti sei fatto della nostra impostazione tecnica, paragonata a quella di altre discipline e al mondo americano?

Ora, va premesso che tutto il mondo è paese. È sbagliato idealizzare troppo l’America. Anche lì ho visto degli allenamenti agghiaccianti.

Detto ciò, una grande fortuna che ho è quella di poter collaborare con l’allenatore di Flippo, il padre Salvino Tortu che è, a sua volta, ossessionato dalla perfezione tecnica del gesto motorio e dalla programmazione. Il che si sposa perfettamente con la mia filosofia di lavoro.

Negli ultimi mesi ho avuto modo di assistere a molti allenamenti in varie società sportive del nord Italia e, per quanto riguarda la parte che si svolge in palestra, vedo la mancanza sostanziale di una conoscenza della tecnica e della biomeccanica delle alzate. Vengono utilizzati schemi motori di attivazione sbagliati e esecuzioni legate alla teoria della programmazione di forza ed esplosività che non fanno altro che danneggiare l’atleta stesso.

La differenza sostanziale tra il sistema americano e quello italiano sta, forse, nella specializzazione e nella possibilità di ampliare lo staff. Qui ci sono troppi tuttologi che, in realtà, non hanno le competenze necessarie per questo lavoro. In America invece ogni atleta ha a disposizione un capo allenatore tecnico e un preparatore fisico.

 

Il lavoro dell’ allenatore è spinto in buona misura da una grande passione, ma occorre pensare sempre e in concreto alla propria evoluzione professionale. Come ti vedi da qui ai prossimi 5 anni?

So esattamente dove voglio arrivare. Sono scaramantico, quindi preferisco non rivelare nulla; tra cinque anni ci rivedremo e faremo il punto della situazione. E, quando sarà, spero di arrivarci con un bel sorriso stampato in faccia!

 

Flavio Di Giorgio

Athletic Performance Coach- S&C

Westside Barbell Special Strengths certified Coach

Facebook: https://www.facebook.com/flaviodig/ 

Instagram: https://www.instagram.com/flaviodig/

Ti è piaciuto? Condividilo su facebook cliccando sull’icona a sinistra!

 

 

Scopri il nostro prossimo corso cliccando sull’immagine sotto!

Allenare la velocità
Allenare la velocità

 

Le altre interviste ai Coach dell’atletica:

Alessandro Vigo: da Strambino a Phoenix per lavorare come allenatore!

Intervista a Loren Seagrave by Cathal Dennely (traduzione di Andrea Uberti) 

 

Visti dall’alto. Intervista a Marco Tamberi 

Intervista a Stefano La Sorda: un tecnico che “vive per la marcia” 

 

Fanney Sigurdardottir: il mio pensiero da allenatrice di atletica! 

 

Maurizio Riccitelli: che emozione gli azzurri di 100km 

 

Andrea Giannini, il salto con l’asta da atleta d’élite e da coach! 

 

Maurizio Cito e Yohanes Chiappinelli 

 

Filippo e Salvino Tortu 

 

M. Chiara Milardi e Benedicta Chigbolu 

 

Marco La Rosa e Giulia Riva 

 

Eleonora Gatti: lo sport in Australia 

 

Marinella Signori e Giulia Curone

 

Ti è piaciuto? Condividilo...
1
Ti è piaciuto? Condividilo...
1