Intervista ad Andrea Calandrina

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Andrea Calandrina nato il 9 aprile del 1973, ha iniziato ad allenare nel 1992 (dopo aver conseguito il brevetto da istruttore Fidal), allenatore dal 1994, allenatore nazionale specialista di prove multiple dal 2007. Nel palmares dei suoi atleti:

  • 27 titoli di campione italiano assoluto o giovanile (8 differenti atleti);
  • 45 medaglie d’argento o bronzo ai campionati italiani con 16 differenti atleti;
  • 10 migliori prestazioni italiane;
  • 6 atleti che hanno vestito la maglia azzurra.;
  • 1 Medaglia d’oro alle gymnasiadi a pechino nel 1998 nei 400 hs;
  • medaglia d’argento ai mondiali under 18 nel 1998;
  • medaglia di bronzo agli europei junior 1998 sempre nei 400 hs;
  • medaglia di bronzo ai giochi del mediterraneo under 23 nel 2016 nel salto con l’asta.

Atleti allenati in questo momento: Simone Cairoli, Bianca Falcone, Andrea Petazzi, Valentino Arrigoni (programmazione e salto con l’asta) Helen Falda (quando è in Italia).

Principali atleti allenati in passato: Luca Bortolaso (prove multiple e 400 hs), Sara Bruzzese (salto con l’asta).

Insomma, un curriculum da allenatore di alto livello, altro non va aggiunto riguardo la nostra scelta di intervistarlo!

Allenare ed allenarsi per le prove multiple in Italia è per certi versi una scelta contro corrente. Alla carenza di strutture e di risorse, comune un po’ a tutte le discipline dell’atletica, per i multiatleti si aggiungono quelle di mancanza di considerazione e del tempo per gli allenamenti.

Lo scorso marzo però Simone Cairoli ha saputo conquistarsi una convocazione agli Euroindoor di Belgrado nell’eptahtlon, vestendo la maglia azzurra in un contesto ben diverso da quello nazionale e ripagando la fiducia del settore tecnico con una prova di grande carattere e sostanza.

Abbiamo fatto alcune domande ad Andrea Calandrina, che da alcuni anni segue la sua preparazione e la sua crescita tecnica.

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Dalla pagina FB di Fidal Lombardia

 

 

Secondo te quali sono le caratteristiche principali che deve avere un multiatleta per ottenere buoni risultati e quali le competenze che servono al suo tecnico?

Questa domanda prevede una risposta su piani differenti. L’atleta delle prove multiple da un punto di vista fisico deve essere un atleta prevalentemente veloce e potente, con una struttura di base importante che consenta di reggere i volumi di lavoro che per allenare le prove multiple non possono che essere notevoli. Da un punto di vista caratteriale deve essere capace di affrontare tutte le discipline senza pensare a quella precedente o alla successiva, deve sapersi esaltare quando le cose vanno bene e non abbattersi se qualcosa va storto.

Da un punto di vista coordinativo e delle capacità di apprendimento dei gesti motori deve essere un fuoriclasse (Kevin Mayer ne è l’esempio più evidente)

Le competenze che servono ad un tecnico delle prove multiple credo siano infinite, non si smette mai di imparare, ci si confronta con moltissime situazioni differenti; due atleti diversi spesso vanno allenati in modo molto diverso anche per la stessa specialità. Credo che la competenza più importante sia la capacità di personalizzare il lavoro in base alle esigenze del singolo atleta.

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L’evoluzione di Simone negli anni è stata costante, tanto che oramai da qualche stagione sta dominando la scena del decathlon italiano. La convocazione a Belgrado però è arrivata soprattutto perché non vi siete accontentati di questa supremazia “locale”. Dove avete cercato questi ulteriori stimoli?

Ho sempre pensato che non ci si debba accontentare dei risultati che si ottengono e che il mezzo migliore per crescere sia confrontarsi con i migliori per questo ormai da qualche anno cerchiamo di organizzare stage di allenamento o gareggiare in Francia dove le prove multiple e il salto con l’asta sono specialità con un livello molto più alto del nostro. Siamo consapevoli che Simone per caratteristiche è più competitivo nelle gare indoor quindi quest’anno abbiamo programmato una stagione mirata a questa qualificazione iniziando già a gareggiare nell’eptathlon nel mese di dicembre a Clermont Ferrand e riuscendo a raggiungerla ai campionati francesi Elite di Bordeaux. Per questa opportunità occorre ringraziare l’Atletica Lecco Colombo Costruzioni che ci sostiene sempre nei nostri progetti.

Simone, come noto, è fondamentalmente un dilettante che oltre allenarsi lavora. Come siete riusciti ad organizzare la sua preparazione in questa situazione?

Ormai sono anni che affrontiamo questa situazione; fino alla scorsa stagione con un lavoro full time gli allenamenti erano organizzati con tre lavori di forza in palestra la mattina prima del lavoro (alle 6) allenamenti molto brevi alla sera, curando solo quello che ritenevamo essenziale delle specialità (massimo un’ora e mezzo compreso il riscaldamento) e per finire due allenamenti più lunghi nel fine settimana; da settembre con il lavoro part-time le cose sono molto migliorate, abbiamo mantenuto la forza staccata dal resto degli allenamenti, ma non sempre deve essere fatta all’alba, e abbiamo potuto dedicare molto più tempo alle specialità e alla cura dei dettagli tecnici nelle sedute pomeridiane anche grazie al fatto che anche io cambiando lavoro ho avuto molto più tempo libero nel pomeriggio.

Nel corso di questa stagione, in ottica decathlon, l’obiettivo principale sarà esaltare i suoi punti di forza o cercare di colmare alcune delle sue lacune? Quali, se ce ne sono, secondo te sono le gare “chiave” per un decatleta?

Nel classico dilemma allenare i punti forti o quelli deboli la mia scelta è sempre caduta sulla prima delle due opzioni per varie ragioni: gli allenamenti sono più graditi agli atleti, le gare forti danno soddisfazioni anche al di fuori del decathlon, sapere di avere delle gare forti da sicurezza. Naturalmente un’attenzione importante va data alle tabelle di punteggio con una domanda che io mi faccio all’inizio di ogni stagione: in quali specialità posso guadagnare più punti senza dedicare un tempo eccessivo al loro sviluppo e senza che ciò comprometta le prestazioni in altre gare? Il tempo dedicato a lungo e asta questo inverno ha dato i frutti sperati e ora ci auguriamo che anche il disco faccia la sua parte.

Se devo pensarla in ottica generale le gare chiave del decathlon sono le prime tre della seconda giornata dove i veri specialisti fanno la differenza. In chiave personale con Simone sono invece le prime tre della prima giornata perché per lui lanciarsi nel modo giusto è fondamentale.

Chi è abituato a vedere gareggiare Simone ne conosce i punti di forza e le debolezze. Per quanto riguarda invece Simone in allenamento, quali sono i suoi pregi e, se ce ne sono, quali gli aspetti su cui può lavorare per migliorarsi?

Simone è un ragazzo molto positivo e disponibile a mettersi in gioco negli allenamenti, i risultati ottenuti non lo hanno minimamente cambiato, anzi lo hanno reso ancora più aperto verso gli altri e verso proposte di allenamento diverse anche nelle specialità che meno gradisce. Di lui apprezzo molto il fatto che si allena con chiunque gli venga proposto (il suo sparring partner per molti lavori di partenze quest’anno è stato un bambino di 9 anni) e che abbia sempre un atteggiamento costruttivo.

Deve sicuramente migliorarsi nella cura dei dettagli in allenamento che a volte lui sacrifica a favore di una ricerca della prestazione (vorrebbe sempre cronometrare e misurare tutto quello che fa) e deve avere il coraggio di esplorare i suoi veri limiti nella prova finale che crea ancora troppo timore reverenziale

Belgrado ha visto la conferma della stella di Kévin Mayer. Mayer, senza avere le caratteristiche fisiche eccezionali di un Ashton Eaton, sta dimostrando che si possono ottenere prestazioni e vittorie anche con doti da “superman motorio”. Anche altri degli atleti che han gareggiato con Simone a Belgrado, (ad esempio Ureňa) oltre che forti sono sembrati decisamente “bravi” e tecnicamente ben impostati. Credi che in Italia si sia persa la coltura del gesto sportivo e della precisione nella tecnica?

Credo che ci sia un discorso di scelta delle specialità alla base di questo; in altre nazioni i migliori atleti giovani vengono indirizzati alle prove multiple e svolgono per anni una preparazione di tipo multilaterale, in Italia approdano alle multiple gli atleti che non hanno sfondato in nessuna specialità. Inoltre negli anni ho notato la cattiva tendenza dei tecnici a specializzare gli atleti nella prova multipla della loro categoria (tralasciando specialità chiave che vanno conosciute già da giovanissimi come disco e asta). Semplicemente i nostri atleti sono in ritardo di anni rispetto a quelli di nazioni come Estonia, Francia, Germania dove fin dall’età della scuola elementare provano anche queste specialità

Sappiamo che sia tu che Simone amate viaggiare sia per gareggiare che per aggiornarvi tecnicamente. Quali sono secondo te in questo momento le scuole atletiche di riferimento?

La nostra scuola di riferimento è sicuramente quella francese con cui ormai abbiamo avviato importanti e continui contatti e risulta essere anche quella più comoda da un punto di vista logistico. Mi piacerebbe molto avere l’opportunità di girare l’Europa per conoscere altre realtà come quella estone, tedesca, ceca, britannica e continuare il mio processo di crescita professionale. A Belgrado abbiamo fatto dei passi in questa direzione prendendo molti contatti, infatti nel prossimo inverno Simone potrà partecipare all’importante incontro di prove multiple indoor di Praga. Per poter rendere operativi questi contatti e realizzare stage la federazione dovrà però darci il sostegno logistico ed economico necessari, quindi alle parole di lodi verso i risultati ottenuti finora speriamo seguano i fatti per poter ottenere risultati ancora migliori.

Helen Falda, una atleta con cui hai collaborato con successo, si è trasferita negli USA dove sta studiando e sta proseguendo nel suo percorso di evoluzione tecnica. Cosa ne pensi di questa scelta? Credi che la “carta americana” possa essere una buona soluzione per un atleta italiano e a quali condizioni?

La carta americana per Helen è stata fin da subito una mia proposta, ho contattato decine di coach e preso molti contatti perché lei potesse provare a fare questi 4 anni di università e atletica nel migliore dei modi. Lo scorso anno anche in allenamento abbiamo scelto di lavorare in funzione dei 4 anni futuri pensando a risolvere un problema di insicurezze e sperando che il tecnico americano sulla nostra base stabile potesse costruire quei miglioramenti tecnici che abbinati alle grandi doti di velocità di Helen e alla sua spiccata professionalità e voglia di migliorare sempre sta portando agli ottimi risultati che si possono vedere.

Sicuramente la scelta americana consente di allenarsi in strutture ottime e di avere a disposizione staff fisioterapico e medico costantemente. Fra i pro della scelta sicuramente il fatto che le ore giornaliere di università sono poche 3-4 mentre quelle disponibili per allenarsi molte 5-6, cosa molto diversa dalla realtà italiana.

Il sistema americano non deve essere considerato infallibile; secondo me molti tecnici delle università americane sono di medio-basso valore, noi siamo stati molto fortunati in questo senso anche grazie ad un cambio in corsa del tecnico che la segue.

Un altro fattore negativo è che gli atleti sono lasciati molto liberi al di fuori degli orari di allenamento con possibili problemi legati ad alimentazione sbagliata o all’eccessivo numero di feste e svaghi offerti dall’ambiente del campus e qui la professionalità dei ragazzi entra in gioco perché devono essere bravi ad auto-regolarsi.

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A questo punto della tua carriera da tecnico, dopo tanta esperienza e tanti risultati puoi sicuramente considerarti un allenatore capace: come fa secondo te a migliorare e a crescere un tecnico sostanzialmente già bravo?

Io ho avuto una grande fortuna perché due dei bambini della prima generazione di atleti che ho seguito a Canegrate avevano grande talento e motivazioni e sono diventati atleti della nazionale assoluta, questo mi ha dato l’opportunità di frequentare molto Formia e di poter imparare da grandi allenatori stranieri come Zotko e Petrov e dagli italiani Frinolli e Tucciarone. Grazie a Sara Bruzzese sono entrato in contatto con tecnici americani che hanno molto modificato il mio approccio al salto con l’asta. Mentre negli ultimi anni con Helen e Simone ho conosciuto e imparato da molti dei tecnici francesi più importanti come Cochand, Collet e Innocentio.

Credo che il confronto, l’aggiornamento continuo e il restare con la mente aperta verso nuove idee e nuovi modi di affrontare l’allenamento sia il modo migliore di continuare a migliorare.

Le due cose che vorrei per il proseguimento della mia carriera sono l’opportunità di poter trasferire ad altri tecnici la mia esperienza e le mie conoscenze e l’opportunità di un’esperienza di lavoro all’estero; spero che almeno uno di questi due obiettivi possa trasformarsi in realtà

 

Ringraziamo Andrea per la disponibilità, e auguriamo un’ ottima stagione outdoor a lui ed agli atleti che segue!

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