Intervista a Stefano La Sorda: un tecnico che “vive per la marcia”

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Intervista a Stefano La Sorda, ex marciatore e gestore della pagina Facebook lamarcia.com, istruttore FIDAL dal 1997, ha allenato diversi marciatori delle categorie giovanili. Dal 2014 è Formatore Giovanile di Marcia per la Federazione Svizzera di Marcia. Dal 2006, con la SAL Marcia, collabora all’organizzazione della gara di marcia IAAF EAA Lugano Trophy Memorial Albisetti (che si svolge a Lugano a marzo di ogni anno).

Ciao Stefano, raccontaci un po di te…
Ho conosciuto l’atletica leggera a 13 anni e da subito ho iniziato a marciare, un po’ per gioco un po’ perché a differenza degli altri ragazzi la marcia e le sue particolarità mi hanno subito incuriosito.
Parlare di mia “carriera” sportiva è esagerato, mi sono solo tolto soddisfazioni personali alla mia portata: fare 2 volte la 50Km, arrivare secondo sulla stessa distanza in un Campionato Italiano Promesse e avere l’onore di gareggiare per il CS Marina Militare.
Avevo comunque già iniziato a seguire giovani marciatori (U14) a 18 anni, e il mio allenatore mi consigliò di fare il corso istruttori; non ci ho pensato su due volte. Poi per lavoro mi sono trasferito in Lombardia ma ho sempre continuato a seguire la specialità fino a quando non ho avuto occasione di allenare e gareggiare in Svizzera per la SAL Marcia. Adesso ho smesso di gareggiare ma in più aiuto la società nell’organizzare gare di marcia anche di livello internazionale, come il Lugano Trophy.
Per quanto riguarda gli altri interessi ci sono calcio e tennis, e il mio lavoro di web designer mi ha aiutato a creare il sito lamarcia.com, che ora temporaneamente è una pagina facebook seguita da appassionati di tutto il mondo.

 

Sei un istruttore che si dedica totalmente di marcia, una specialità dell’atletica leggera che spesso non viene considerata molto. Cosa ne pensi?
Purtroppo è vero. Colpa della mancanza di cultura sportiva  e colpa dello stesso ambiente della marcia che a volte tende a chiudersi in se stesso. C’è stata nel tempo una notevole riduzione dei praticanti ma bisogna ricordarsi che la marcia ha delle potenzialità notevoli (compresi atleti e tecnici attuali)  che andrebbero sviluppate e pubblicizzate. Non si può aspettare che la visibilità cresca casualmente, bisogna anche valorizzare quello che c’è adesso ricordando che la grande tradizione della disciplina non deve essere un ostacolo ma un motivo di orgoglio.

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Stefano La Sorda da atleta, portacolori della rappresentativa Ticino

 

Quali sono a tuo avviso i punti chiave nell’allenamento della tecnica della marcia?
Prima di tutto conoscere bene il regolamento (cosa sottovalutata e utile sia al tecnico che all’atleta) e ovviamente rispettarlo. Poi curare la:

– coordinazione e fluidità dei movimenti
– mobilità del bacino
– rullata dei piedi
Inoltre il tecnico deve trasmettere al marciatore i giusti input per aiutarlo ad acquisire il controllo della sua tecnica

 

E nella sua preparazione atletica?
Una buona preparazione nella marcia è quella che aumenta le capacità dell’atleta senza penalizzare l’aspetto tecnico. I mezzi allenanti possono essere molteplici, chiaramente organizzati in modo logico a seconda dei periodi di programmazione. Infine non bisogna dimenticare che la quantità di KM degli allenamenti è importante, ma questo non deve fare passare in secondo piano il benessere psicologico del marciatore.

 

Nel nostro sito teniamo molto a trattare temi inerenti l’allenamento giovanile, la base delle future prestazioni da adulti, che ne pensi?
È un ottima cosa, a livello giovanile si spinge troppo per cercare subito la prestazione, quando invece i progressi vanno ottenuti gradualmente. Anche qui è una questione di cultura sportiva; un sito con i contributi di molti allenatori giovanili può solo fare bene a tutto lo sport

 

La marcia negli ultimi anni, vista anche la vicenda doping di Alex Schwazer, ha perso ancor più credibilità. È giusto che per colpa di un singolo atleta un intero movimento paghi le conseguenze?
Prima di tutto chiariamo che il primo a perdere di credibilità è stato lo stesso Schwazer; troppe bugie, troppi fatti non chiariti e adesso troppe provocazioni per fare pressione sul suo ritorno anticipato. È stato Campione Olimpico a Pechino ma ha detto di odiare la marcia, ha pensato bene di iniettarsi EPO e ora per il suo ritorno allestiscono uno show mediatico che tra deroghe, forzature e autorizzazioni sta andando oltre le regole. Ci sono tanti interessi in questa storia e tantissimo egoismo.
La marcia (quella vera), è fatta di atleti puliti e tecnici che lavorano ogni giorno in silenzio e con umiltà, sia che si vincano medaglie sia che non si vincano. Schwazer purtroppo per lui ha già scelto da tempo di non farne parte.

 

Motto del nostro sito è “Lo sport ha bisogno di progettazione, innovazione, impegno costante.” Cit. Pietro Mennea. Cosa ne pensi?
In questa frase Mennea ha detto tutto. Nel caso dell’atletica (e della marcia) però ci vogliono anche persone disposte a collaborare tra loro accettando il confronto

 

Collabori da anni con la FSM (Federazione Svizzera di Marcia ) per la diffusione della disciplina del tacco a punta; la FSM è a sé stante dalla Federazione di Atletica Svizzera (Swiss Athletics). Quali differenze con l’Italia?
Prima di tutto una maggiore autonomia. Una federazione a se stante per la marcia permette di gestire meglio le problematiche specifiche della disciplina, pur rimanendo legata alla federazione principale che è Swiss Athletics. Inoltre i dirigenti della FSM non sono politici di professione e hanno una vera passione per la marcia, e questo è fondamentale per raggiungere obiettivi comuni.
Una Federazione Autonoma per la marcia sarebbe un bell’esperimento da fare anche in Italia

 

Quali sono le differenze con l’Italia dal punto di vista dei tecnici (considerazione, pagamento, formazione etc..)
Per quanto riguarda Swiss Athletics i tecnici hanno la possibilità di frequentare un programma di formazione e aggiornamento molto articolato e completo, e la figura del tecnico qualificato è molto importante.
In ambito FSM, realtà chiaramente più piccola, esistono pochi tecnici di riferimento, visto che è in corso un naturale passaggio generazionale anche per gli atleti ed i giudici di marcia. Per questo dopo qualche anno di pausa, sono stati rinnovati ed organizzati dei nuovi corsi per tecnici di marcia aperti anche ai tesserati non svizzeri. Quest’anno la FSM mi ha incaricato dell’organizzazione e gestione di un corso dove si sono diplomati 5 nuovi tecnici di marcia svizzeri e in cui c’è stata la partecipazione esterna di 4 giovani tecnici italiani.

 

Quali consigli daresti ad un giovane che volesse diventare tecnico della marcia?

  • Fai marciare bene i tuoi atleti, bisogna sempre rispettare il regolamento. Poi si pensa alla prestazione cronometrica
  • Fatti capire dai tuoi atleti
  • segui sempre i loro allenamenti, la tecnica di marcia non si allena per corrispondenza

 

E ad un giovane atleta che vorrebbe provare tale disciplina?

  • Impara bene il regolamento e comprendine le dinamiche
  • Per imparare la giusta tecnica di marcia ci vuole tempo e quindi costanza
  • Fidati del tuo allenatore e segui ciò che ti dice

 

Si pensa spesso che alla marcia come ad una disciplina dove, oltre alle capacità dell’atleta, conta anche la capacità da parte dei giudici di applicare il regolamento in maniera oggettiva. Cosa ne pensi?
È questo il problema principale che affligge la specialità.
Il regolamento della marcia è molto chiaro e a mio parere di interpretazione univoca. Il problema è che sia a causa dei ritmi di gara, sia a causa dei percorsi (molte volte inadatti alla marcia) , succede che i giudici non siano nelle condizioni giuste per controllare gli atleti.
Quindi prima di tutto giudici capaci e formati costantemente; la formazione serva anche a dare uniformità nel metro di giudizio.
Poi giudici seri (a livello IAAF esiste un codice etico per giudici di marcia che andrebbe ufficializzato anche in Italia).
Ed infine circuiti per gare di marcia larghi, pianeggianti, su asfalto in buone condizioni e di lunghezza di almeno 2Km; questo sia per non mettere ingiuste difficoltà al gesto tecnico degli atleti, sia per mettere i giudici nella condizione di  svolgere in modo ottimale il loro compito.

 

Grazie tante a Stefano per la bella chiacchierata…

 

Nella foto di copertina: a Lugano nell’organizzazione della Lugano Trophy (Stefano a sinistra in compagnia del giornalista Paolo Sinibaldi).

 

 

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