IlCoach 2.0: l’avventuroso viaggio alla ricerca di un’atletica sostenibile.

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IlCoach 2.0

L’avventuroso viaggio alla ricerca di un’atletica sostenibile.

IlCoach non è più soltanto un sito, è diventato anche un’associazione.

Si apre, con questo piccolo passo, la fase de IlCoach 2.0 ovvero: l’avventuroso viaggio alla ricerca di un’atletica sostenibile.

La nuova associazione a cui ora fa riferimento il nostro sito, si chiama Ilcoach.net A.S.D. e racchiude nel proprio nome il web, facendo riferimento ad una rete che non vuole limitarsi a quella virtuale. ilCoach.net A.S.D. è un’associazione sportiva affiliata alla AICS, Associazione Italiana Cultura e Sport.

“Cultura e sport”, due termini che racchiudono quanto vuole essere ilCoach da qui in avanti.

Negli ultimi due anni abbiamo intrecciato collaborazioni importanti, dato vita a progetti ambiziosi e talvolta innovativi.

Abbiamo pubblicato oltre 400 articoli: più di 400 sassi lanciati nell’acqua, tanti sonar a creare cerchi di onde sempre più grandi, come idee alla ricerca di altre idee.

Ora tutti i nostri progetti si orientano nel solco di un progetto un poco più grande.

Fin da subito il nostro obiettivo non è stato soltanto quello di proporre metodi e sistemi di allenamento.

Vogliamo piuttosto cercare di proporre di costruire un modello più attuale e più sostenibile: un concetto più maturo e una formula di maggiore professionalizzazione nell’ambito dell’allenamento dell’atletica leggera.

Nei nostri occhi c’è già una figura molto più grande, siamo molto lontani dall’aver realizzato l’intero disegno, ma siamo orgogliosi nel vedere delinearsi a poco a poco le tracce del nostro percorso.

Solo i margini non ci interessano, come non ci interessano né le cornici né i recinti.

 

Per compiere questo percorso non possiamo essere soli, perché siamo soltanto una goccia nel mare.

Invece abbiamo bisogno di chi, come noi e meglio di noi, vuole vivere l’atletica e lo sport come un progetto.

Il nostro punto di partenza, per certi versi, son le situazioni carenti e inadeguate che viviamo all’interno del nostro mondo.

Ma la critica, seppur utile, non è il nostro mestiere ed anzi, per noi, tutto quanto c’è di migliorabile va visto non solo come un problema, ma anche come un’opportunità.

Sappiamo che ci sono tanti tecnici e tanti atleti come noi alla ricerca concreta di soluzioni e per questo continuiamo ad essere ottimisti e pieni di entusiasmo.

Perché, nonostante tutto, siamo certi di vivere in un mondo di grandi possibilità, di connessioni, di evoluzioni esaltanti.

Anche quando le ombre di futuri distopici o i riflessi paurosi delle mille crisi sembrano delinearsi all’orizzonte.

Ma con il buon senso delle cicale diciamo: “Non ora, non qui”.

O, quantomeno, per ora  non qui.

La nostra, per chi ha buona volontà, è (ancora) un’epoca del fare.

E vogliamo essere sempre di più quelli che progettano, rinnovano, realizzano.

Perché vediamo che anche da noi lo sport si evolve, il fitness non sembra conoscere crisi, discipline più o meno nuove proliferano, trovano adepti e nascono professionisti e forme di comunicazione e di promozione attuali e di successo.

E vediamo che altrove anche l’atletica sa e può essere differente.

Anche noi siamo pieni di idee, ne vediamo realizzare vicine e lontane di bellissime e guardiamo ammirati a progetti interessanti, intelligenti, da cui non si può fare altro che imparare.

La corsa l’abbiamo iniziata due anni fa e, correndo piano o velocemente, siamo partiti ed abbiamo percorso già un bel pezzo di strada.

Non parliamo di quello che faremo, ma di cosa stiamo facendo, perché ci piace sognare in modo concreto, ragionando su quanto c’è e programmando quel che arriverà.

L’atletica del periodo d’oro ha vissuto  un periodo inimitabile e noi non abbiamo nessuna intenzione di imitarlo.

Non per arroganza, ma semplicemente perché il contemporaneo è il momento del nostro percorso.

Qualcuno ci considera presuntuosi.

La presunzione per noi invece è fare di qualsiasi cosa una questione personale perché, a pensarci bene, a questo mondo non esiste proprio nulla di veramente personale.

Credere di aver più peso del proprio ruolo, che il timbro della propria voce sia più importante della parte che si è chiamati a recitare, rende ridicoli e fa somigliare a quegli allenatori-gallo che con il proprio canto credono di far sorgere il sole.

È per questo che ci rivolgiamo a chi è disposto a cambiare opinione, a prendere le idee degli altri come si prende un treno quando si capisce che portano più lontano.

Ci consideriamo principianti, perché il principiante è chi ha intenzione di diventare molto più bravo di quanto non sia già.

E se prima eravamo nella culla, ora stiamo crescendo e gattoniamo, ma prima o poi ci alzeremo in piedi.

 

 

Non sappiamo cosa verrà dopo.

Ora che piaccia o no, siamo nell’epoca dei social, di Instagram, di Facebook, di Youtube, dei siti e dei blog.

Queen Athletic, Track Arena, Queenatletica, Atleti disagiati,  Athletic Elite, Atl-eticamente, Ottocorsie, Piattaforma atletica, insieme a noi e a tanti altri,  per fortuna, costituiscono una realtà dell’atletica nostrana del nostro tempo.

Che la cosa piaccia o no e che i progetti e le “linee editoriali” di queste realtà incontrino o meno i nostri gusti, bisogna riconoscere che attraverso questi canali l’interesse per l’atletica sopravvive.

Qualcuno dice “fermate il mondo, voglio scendere”.

Noi invece andiamo avanti e, anche se ci rendiamo conto che per realizzare certe cose servirebbe un progetto radicale molto più strutturato, non ci sentiamo di criticare chi resiste e come noi, invece di non fare nulla, decide di provare a realizzare qualcosa.

 

Partiamo da un dato di fatto.

Fabizio Donato, un nostro collega formidabile, il quarantenne allenatore di Andrew Howe, a tutt’oggi l’atleta italiano più famoso, si è reso proprio malgrado protagonista del primo vero grande successo/ insuccesso italiano nel quadriennio che ci sta portando a Tokio.

Il successo, per cui anche noi non possiamo che tributargli l’ennesimo applauso, ha trovato la scena sulla pedana della Kombank Arena di Novi Beograd.

L’insuccesso invece, (di cui l’ottimo Fabrizio Donato non ha ovviamente alcuna colpa) si è realizzato la settimana successiva a questo grande exploit sui campi più o meno malandati delle nostre province.

Infatti, mentre schiere di ragazzine serbe trascuravano le proprie Barbie per giocare “alla Spanovic”, nessun aspirante triplista ha varcato i nostri cancelli per provarsi nell’arte dell’hop-step-jump.

 

Senza interesse un movimento, letto anche su un piano commerciale, non ha possibilità di crescere e l’atletica rimane sempre quella dei tempi del fax.

 

Questa insostenibile leggerezza dell’essere.

Nella società dell’apparire, proprio dal caleidoscopio virtuale del web, noi decidiamo di scegliere lo sport dell’essere: l’atletica leggera.

È una scelta d’amore, non di convenienza.

Ma è la scelta di un amore maturo, che si guarda negli occhi, non di chi si annulla nella passione per l’altro.

Siamo stati felicissimi quando abbiamo visto che qualcuno tra gli amici de ilCoach ha saputo cogliere un grande successo o una grande prestazione, perché questo è l’obiettivo che muove la passione di ogni allenatore.

Ma siamo stati veramente orgogliosi quando attraverso ilCoach un “nostro” tecnico o un atleta ha saputo trovare un’occasione di lavoro, magari anche soltanto un lavoretto, dando un riscontro economico al proprio impegno.

Fare i conti con la realtà non significa rinnegare la passione, la missione sociale ed etica che sta alla base del nostro sport: significa semplicemente volere continuare a fare ciò che si fa e provare a farlo meglio.

 

IlCoach in fondo non è altro che l’allenatore. Ma è quello che si è dato da fare.

Quello che si è costruito gli attrezzi, che  ad un certo punto ha capito che doveva  sistemarsi la pedana da solo, che era meglio arrangiarsi, dare qualcosa ai propri cadetti invece di vederli diventare assoluti attendendo l’intervento delle istituzioni.

L’allenatore de ilCoach è quello che non si è accontentato, che ha chiesto consigli, che ha studiato, che si è posto tanti problemi.

Per dare una mano ad un allenatore di questo tipo, ed abbiamo visto che ce ne sono tanti, ilCoach, dalla sua nascita e in circa due anni ha, tra le altre cose, pubblicato oltre 400 articoli.

Continuerà a farlo e cercherà di farlo sempre meglio.

La nostra pagina rimarrà sempre gratuita, consultabile per tutti i nostri lettori e sempre più ricca di contenuti.

Prevederemo però anche ulteriori momenti di formazione, più articolati e coinvolgenti e che per loro natura, comporteranno costi e remunerazione degli impegni, al di là della logica assistenziale o del poco e male purché (o perché?) gratuito.

Ma sempre di più cercheremo di realizzare progetti e proporre servizi, facendo sistema tra gli allenatori e stringendo collaborazioni con le realtà che concretamente operano nel mondo dello sport.

Per chi vorrà qualcosa di più ci saranno pubblicazioni, opportunità di formazione e vetrine per poter proporre sul mercato le proprie competenze.

In poche parole cercheremo di fare sempre meglio e, in maniera autonoma ma aperta a qualsiasi confronto, di realizzare una struttura  che offre opportunità reggendosi in piedi da sola.

 

I nostri partner tecnici

ISCI – International Strenght & Conditioning Institute

EACA – European Athletic Coaches Association

Sisthema – Palestra di potenziamento e rieducazione

Jump Experience – Elevate Athletics To New Heights

Beastsensor

Arena CrossFit Travagliato

Atl-eticamente foto

Martina Fugazza Psicologa dello Sport

Postura e sport

 

 

I nostri progetti:

IlCoach e Corrimania Track and Field Team

Termbases

L’Albo degli Allenatori

Ebook grauito

 

I progetti in fase di sviluppo:

Workshop: “Allenare la velocità. Teoria e pratica secondo la scuola USA” – 24/25 aprile a Desenzano del Garda (a brevissimo maggiori dettagli)

Corso di specializzazione di allenatore di atletica leggera per le categorie giovanili

Corso di specialista dell’allenamento della forza per l’atletica leggera

Corso di fotografia sportiva per l’atletica leggera

 

 

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