IL PROGETTO FILIPPIDE PER I GIOVANISSIMI A PORTO TORRES

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L’attività motoria è una componente essenziale  per lo sviluppo dell’uomo. Afferrare e toccare, per esempio, sono azioni che facilitano la conoscenza degli oggetti fin da bambino per impadronirsi pian piano dell’ambiente. Il movimento, quindi, oltre ad essere essenziale per favorire la funzionalità di tutti gli apparati dell’organismo, rappresenta un vero e proprio strumento di conoscenza e possiede un ruolo determinante nel processo educativo.

Il Progetto Filippide che stiamo realizzando a Porto Torresè a indirizzo psicomotorio, in ambito abilitativo è ispirato “filosoficamente” alla prospettiva fenomenologico-esistenziale. Inizia da una valutazione preliminare e prosegue sull’indicazione di una serie di metodologie atte a favorire lo sviluppo delle componenti psicomotorie degli allievi in situazione di handicap intellettivo-relazionale (Autismo e Sindromi ad esso correlate), per i quali l’attività motoria può rappresentare anche uno strumento privilegiato nella prospettiva di integrazione scolastica.

Per maggiori informazioni sul Progetto Filippide: www.progettofilippide.it

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Lo schema motorio

È la regola generale del movimento. Esso rappresenta i movimenti in struttura gerarchica (velocità, forza, ampiezza del movimento, ecc.). È un processo che inizia dai movimenti di base e forma una regola che può essere applicata a tutti i movimenti. L’abilità acquisita è dunque tanto maggiore quanto più elevata sarà la concordanza fra il movimento nuovo e i movimenti già appresi.

Le tre fasi di apprendimento dello schema motorio:

  1. Fase cognitiva: l’allievo focalizza l’obiettivo e prende le decisioni che gli permettono le prime esecuzioni del movimento. Le dimostrazioni dell’azione sono effettuate dall’educatore o dal gruppo di appartenenza e permettono all’allievo di percepirle, imitarle e memorizzarle;
  2. Fase associativa: attraverso le ripetizioni del gesto, l’allievo costruisce la sua motricità, alla luce delle abilità motorie già apprese;
  3. Fase di automazione: il movimento, ormai assimilato, può essere svolto senza un controllo sistematico, anche se l’automatizzazione dei movimenti non può mai ritenersi conclusa in assoluto.

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Interazione e gioco con allievi autistici

La scelta di una presenza generalizzata degli alunni autistici nella scuola comune, pur inizialmente senza un consistente progetto educativo organizzato in special modo nella Scuola Primaria, ha finito per dare risultati significativi. Alla carenza nell’ambito delle attività motorie (a tutti i livelli), si aggiunge anche un inadeguato stile di vita dei nostri bambini in ambito extrascolastico, ove mancano quasi totalmente gli spazi di gioco da sempre essenziali per l’architettura dei movimenti. L’educazione motoria, quindi, gioca un ruolo molto importante per favorire, da un lato lo sviluppo delle competenze funzionali e dall’altro la promozione di reali esperienze interattive per obiettivi (giochi motori e sportivi). Rispetto l’aspetto motorio si evidenzia come i bambini autistici presentino sistematicamente ritardi, carenze e talvolta serie difficoltà nell’elaborazione dello schema corporeo e delle relazioni spazio-temporali. Essi manifestano l’incapacità di programmare il proprio movimento in corrette sequenze che si sviluppano proprio nello spazio e nel tempo. Ricerche relative a questo ambito hanno evidenziato come un fattore comune di disturbo è rappresentato dal problema: coscienza, conoscenza e utilizzo del corpo. E’ quindi già possibile attribuire un ruolo importante all’educazione motoria nel processo di sviluppo del bambino autistico, specie dai suoi primi periodi evolutivi (il periodo prescolare, il periodo della scuola materna e della scuola elementare).

PROGETTO FILIPPIDE A ROMA 2015

Ne deriva la necessità di impostare  una didattica operativa centrata principalmente sul fare, sull’operare e sullo sperimentare concretamente. L’approccio di tipo motorio, manipolativo e ludico (aspetto che non compare spontaneamente nel bambino autistico e che richiede programmi educativi specifici), facilita nell’allievo lo sviluppo di abilità e competenze per guidarlo alla corretta valutazione delle proprie capacità e dei propri limiti. L’apprendimento significativo è ottenuto attraverso l’agire (C.Rogers), al contrario di un insegnamento di tipo esclusivamente verbalistico e astratto che poco si addice allo scopo. Insegnare attraverso il gioco sportivo e dunque insegnare a giocare significa offrire all’allievo l’opportunità di esercitare funzioni motorie e cognitive e di conseguenza facilitare i processi di sviluppo della personalità e d’integrazione e il bambino autistico deve dunque agire insieme ai propri coetanei, sia a scuola sia fuori da essa.

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L’associazione Sportiva Progetto Filippide Sardegna, associata al C.I.P Comitato Paralimpico Italiano, opera da oltre dieci anni in ambito sportivo con i soggetti portatori d’handicap intelletivo-relazionale presso lo stadio Comunale della Città di Porto Torres con pista e tutte le attrezzature delle discipline di Atletica Leggera in un vero e proprio Laboratorio di “Sport Sociale”. Divenuta celebre per aver portato soggetti autistici a correre importanti maratone e corse di fondo prolungato in giro per l’Italia e l’Europa insieme ai gruppi del Progetto presenti su diverse Regioni del territorio Nazionale, l’Associazione Turritana ha avviato dallo scorso anno una importante collaborazione con Sarda Sport, una Polisportiva che opera nel settore dell’Atletica leggera e degli Sport Invernali, Indirizzato a tutti i bambini di età compresa tra i 6 e gli 10 anni il Progetto sperimentale prevede attività fisiche ricreative durante tre giorni della settimana, per circa un ora al giorno, sostanzialmente per tutto l’anno (escluso il mese di Agosto). E’ un’iniziativa che prevede lo svolgimento di attività motorie e relazionali orientate alla creazione di un nuovo spazio di formazione fisica, umana e sociale. Ispirato a iniziative analoghe già presenti in Italia e in Europa in diverse discipline sportive, Sarda Sport opera in situazioni prevalentemente ludiche propedeutiche allo sviluppo motorio e sportivo, per tutti i bambini portatori di handicap e non, che si allenano e giocano insieme. La reciprocità e la condivisione dello stesso spazio e tempo di gioco non solo partecipano agli obiettivi sopra descritti ma favoriscono la maturazione civico-sociale della futura cittadinanza, facilitando l’inserimento della persona diversamente abile che contemporaneamente offre anch’essa una grande ricchezza, in un’attuale situazione sempre più povera di valori umani, civili e di spazi di ricreazione, soprattutto per i giovanissimi. I risultati sono, a nostro avviso, straordinari. L’iniziativa desidera assicurare che i primi tempi di pratica sportiva del bambino siano orientati a un percorso importante di crescita fisica e psicologica, ove anche l’agonismo (perché no?) sia coltivato e gestito senza essere esasperato; nello stesso tempo il giovane potrà conoscere la realtà in tutte le sue sfaccettature condividendo gli spazi di gioco con coetanei “diversi” da lui, per Etnia, Religione e Abilità. Per fare ciò niente di meglio che uno spazio adeguato, all’aria aperta, che consente anche di recuperare i gesti che hanno caratterizzato la crescita dell’uomo nei tempi, oggi, ripetiamo, compromessa da stili di vita inadeguati.

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La prospettiva Esistenziale, citata nell’introduzione, si riferisce alla possibilità di creare una aspettativa a breve termine in soggetti che per le loro caratteristiche mancano sovente di progettualità. La disabilità Intellettiva presenta nella maggior parte dei casi carenze nella formulazione del pensiero logico formale, ipotetico e deduttivo e ciò induce il soggetto a vivere prevalentemente in una dimensione strettamente legata al presente e al concreto. Dare una regolarità e una cadenza ben precisa alle loro attività, che culminano poi nella partecipazione alle manifestazioni su strada, cross e pista, compensa e smussa significativamente questi aspetti. I ragazzi sono così meno soggetti a crisi depressive e a stati di “noia esistenziale”, in sostanza è data loro una strada da seguire costantemente in un modo libero e giocoso, arricchito da importanti esperienze di interattività con i propri coetanei che a loro volta fanno tesoro di tutto ciò. Le nostre attività sono svolte da un team di Educatori-Istruttori Professionali, tesserati FIDAL e CIP, in grado di creare un forte clima di squadra, di solidarietà e di partecipazione, capaci di soddisfare i bisogni di affiliazione e di appartenenza alla propria Comunità. Non sono richieste particolari doti fisiche, è per tutti, in funzione delle proprie possibilità.

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A cura di Giampaolo Garilli

Qualche info su Gianpaolo:

Dottore in Scienze dell’Educazione, Allenatore Specialista nel Settore Prove Multiple FIDAL. Co-fondatore nel 2005 del Progetto Filippide Sardegna (C.I.P. Comitato Italiano Paralimpico)

garillicoach.jimdo.com

 

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