Fase dello sviluppo atletico: 11-14 anni

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In questa serie di articoli stiamo cercando di affrontare il tema dell’allenamento giovanile, di capire quali sono le fasi di sviluppo psicomotorio nei bambini e nei giovani, dando delle linee guida generali da seguire per l’allenamento delle categorie giovanili. Nell’ultimo articolo abbiamo dato le indicazioni generali per l’insegnamento/allenamento nella fascia d’età tra i 6-10 anni (introduzione all’attività sportiva).

Ora vediamo cosa fare nella fase successiva (11-14 anni)

Fase dello sviluppo atletico: 11-14 anni

La durata di questa fase varia leggermente in base al sesso, finisce prima per le femmine (14 anni circa), mentre risulta un po più lunga per i maschietti (15 anni). Per essere precisi dovremmo dividere questa fase in 2:

2° età scolare, dai 10 ai 12/13 anni, questa fase è definita “la migliore età per l’apprendimento”, da far notare però che questo dipende moltissimo dal lavoro effettuato nella fase precedente, ed in questo caso il bambino:

  1. Presenterà un ottimo controllo del proprio corpo;
  2. Capacità di apprendimento anche di movimenti molto difficili;
  3. Notevole bisogno di movimento, disponibilità verso l’impegno, coraggio e disponibilità al rischio;
  4. Ciò che viene trascurato in questa fase, potrà essere recuperato più tardi, ma con una fatica ed una difficoltà decisamente maggiore;
  5. È possibile l’insegnamento della tecnica, anche in forma precisa, facendo però attenzione a non creare automatismi errati: quello che si impara in questa fase per essere corretto necessita di difficoltà ed impegno maggiori

La pubertà, dai 12 ai 14 anni (femmine) e dai 13 ai 15 anni (maschi), fase nella quale inizia una estrema differenziazione di genere (sesso), i giovani presentano:

  1. Forte spinta ormonale nella crescita, soprattutto in lunghezza (aumento dell’altezza per allungamento degli arti)
  2. Forte instabilità ormonale che porta ad instabilità psichica;
  3. Comportamenti critici verso le autorità (genitori, insegnanti, allenatore);
  4. Desiderio di autonomia e di responsabilità;
  5. Conflitto con gli adulti e rapporto forte con i coetanei;
  6. Volontà di essere rispettati dalle figure con le quali interagiscono (allenatori, insegnanti) e libertà di discutere democraticamente;
  7. Diminuzione dell’interesse verso l’attività sportiva (in maniera drastica), per la nascita di nuovi interessi;
  8. L’attività sportiva si basa soprattutto sullo “stare con i coetanei;
  9. Dare valore maggiore alla partecipazione, alla pianificazione ed alla realizzazione autonoma all’interno dei gruppi;
  10. Attività svolte principalmente in gruppo

Durante questa fase l’allenamento dovrebbe iniziare a subire delle variazioni, con un moderato e progressivo aumento dell’intensità. Sebbene la maggior parte dei ragazzi siano, in questa fase, ancora vulnerabili alle lesioni, i loro corpi e le capacità motorie sono in rapido sviluppo. Il loro sistema cardiorespiratorio continua a svilupparsi, e la tolleranza per l’accumulo di acido lattico è in graduale miglioramento.

È importante, per l’allenatore/educatore, capire ed essere consapevoli che, in questa fase, le differenze nelle prestazioni atletiche possono essere il risultato di differenze soggettive nella crescita.

Come già descritto in questo articolo, alcuni giovani atleti possono sperimentare una crescita più rapida e marcata, che in questo periodo può però essere associata ad una mancanza di coordinazione in alcune esercitazioni tecniche. Di conseguenza, è importante enfatizzare lo sviluppo di competenze e abilità motorie, lo sviluppo armonico di tutte le componenti coordinative e tecnice, evitando di concentrarsi sulle performances ed i risultati veloci.

Le seguenti linee guida vi aiuteranno a creare programmi di allenamento appropriati per la fase sviluppo atletico:

  • Iniziare l’introduzione ad una serie di esercitazioni specifiche dello sport prescelto, per prepararli alle competizioni, mantenendo però una ampia base polisportiva. Giochi ed esercitazioni provenienti anche da altri sport contribuiranno a migliorare ed aumentare la loro base motoria multilaterale e generale (le fondamenta per la futura prestazione sportiva).
  • Aumentare progressivamente il volume e l’intensità dell’allenamento. Gli adattamenti e il miglioramento delle performance sportive si basano su questi principi: in questa fase bisogna iniziare ad incrementare entrambi tenendo sempre presente la base di partenza. Prevedere e programmare quindi una progressione dei volumi e delle intensità che porti alla fine di questo periodo (14-15 anni) ad essere in grado di sostenere i carichi di allenamento della fase di specializzazione (14-19 anni).
  • Utilizzare esercitazioni che introducono gli atleti alle competenze tecniche e tattiche e alle strategie fondamentali dello sport prescelto.
  • Aiutare gli atleti a perfezionare e automatizzare le competenze di base che hanno imparato durante la fase di introduzione (6-10 anni) e ad imparare abilità che sono via via più complesse.
  • Continuare a migliorare la flessibilità, la coordinazione e l’equilibrio.
  • Dare grande enfasi all’etica e il fair play sportivo durante le sessioni di allenamento e soprattutto durante le gare.
  • Dare l’opportunità a tutti i bambini/ragazzi di partecipare a un livello impegnativo.
  • Iniziare ad introdurre esercitazioni per lo sviluppo della forza generale. Costruire una base di questa capacità condizionale in questo periodo permette di costruire fondamenta solide per il miglioramento della forza e della potenza nel futuro. Iniziare sviluppare la forza nelle sezioni principali del corpo, in particolare i fianchi, addominali, tronco (il cosidetto “core”), così come i muscoli delle spalle, delle gambe e delle braccia, in maniera armonica e generale, evitando di rinforzare solo i distretti muscolari utili allo sport prescelto. La maggior parte degli esercizi dovrebbero essere svolti a corpo libero o con l’utilizzo piccole attrezzature, come palle mediche e manubri leggeri.
  • Continuare lo sviluppo della capacità aerobica. Una solida base di resistenza aerobica permetterà agli atleti di far fronte in modo più efficace alle future esigenze di allenamento e gara, nella fase di specializzazione.
  • Introdurre gli atleti ad un moderato allenamento anaerobico. Questo aiuterà ad adattarsi gradualmente e progressivamente all’allenamento anaerobico ad alta intensità, che in molte attività sportive assume una grande importanza nella fase di specializzazione. Gli atleti in queste fasce d’età non dovrebbero competere in eventi che stressano eccessivamente il sistema anaerobico lattacido, come gli sprint di 200 metri e 400 metri nell’atletica. Per queste categorie sono più adatti gli sprint brevi su distanze inferiori agli 80 metri, che coinvolgono maggiormente il sistema anaerobico alattacido, e gli eventi di resistenza su distanze maggiori ma a velocità inferiori (con minor accumulo di acido lattico nell’unità di tempo), come nelle gare oltre gli 800 metri, che mettono alla prova principalmente le capacità aerobiche.
  • Limitare il numero delle gare che stressano in maniera eccessiva il corpo dal punto di vista anatomico. Ad esempio, la maggior parte dei giovani atleti non ha sufficiente sviluppo muscolare e tendineo per eseguire un salto triplo con la tecnica corretta. Un eccesso di competizioni in gare così traumatiche e con tecniche ancora scorrette potrebbe portare a shock che con il passare del tempo potrebbero tradursi in lesioni ed infortuni da sovraccarico.
  • Per migliorare la concentrazione, aumentare in maniera progressiva la difficoltà e la complessità delle esercitazioni tecniche.
  • Introdurre ed incoraggiare a sviluppare strategie per l’autoregolamentazione e la visualizzazione. Introdurre all’allenamento mentale.
  • Introdurre gli atleti ad una varietà di situazioni competitive divertenti che permettano loro di applicare varie tecniche e tattiche. I giovani atleti amano competere, ma è importante, in questa fase togliere l’enfasi sulla vittoria. Strutturare gare e concorsi (anche tra compagni di allenamento) che permettano di rafforzare e di concentrarsi sullo sviluppo delle competenze motorie. Ad esempio, è possibile basare l’obiettivo di una gara di lancio del giavellotto sulla precisione e la tecnica piuttosto che sulla distanza del lancio.
  • Concedere del tempo per giocare e socializzare con i coetanei.

Insomma, il lavoro da fare è davvero molto ampio e da allenatori ed educatori non si può pensare solo ad ottenere risultati velocemente. I giovani atleti vanno “costruiti” con calma, pazienza e pensando a lungo termine.

 

A cura di Andrea Dell’Angelo

 

Bibliografia:

“L’Allenamento ottimale” di Jurgen Weineck, Calzetti & Mariucci Editore

“Total Training for Young Champions. Proven conditioning programs for athletes ages 6 to 18″ di PhD. Tudor O. Bompa, Human Kinetics

 

 

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