Daniele Pagani: i miei 9 mesi di raduno-college a Formia nel 1983

Daniele Pagani

Dopo il fallimento della nazionale ai mondiali di Pechino sui giornali e su molti siti web si sono aperti “dibattiti”, anche accesi, sulle strategie da attuare per trovare una soluzione al problema. Tra le varie proposte vi è quella di tornare a rendere operativi i Centri Olimpici (Formia, Schio etc) presenti sul territorio italiano.

A questo proposito abbiamo voluto incontrare Daniele Pagani*, ex saltatore in alto di livello internazionale (PB 2,28 metri) , che negli tra il 1983 ed il 1984 ha vissuto 9 mesi di college – allenamento a Formia durante il periodo delle scuole superiori.

Restando consapevoli che l’esperienza di Daniele è soggettiva e va vista nel contesto storico e sociale degli anni ’80, che non è detto sia trasferibile negli anni attuali, è molto interessante ascoltare il suo racconto…

“Nel settembre 1983 con la vittoria nel salto in alto (2,10 metri) ai campionati italiani allievi guadagnai, a sorpresa, una convocazione a Formia per un anno di college. Questo prevedeva l’alloggio e allenamento presso la scuola nazionale di atletica con l’obbligo di proseguire l’anno scolastico negli istituti superiori della zona. Senza alcuna opposizione da parte dei miei genitori e qualche raccomandazione dell’allenatore Sergio Bonfà decisi con entusiasmo di cogliere questa opportunità che sarebbe durata circa nove mesi, sino Giugno 1984.

I ragazzi che aderirono al progetto furono sei ed oltre a me c’erano: Enzo Brichese e Luca Rizzo (Asta), Daniele Buttiglione (triplo), Davide Rado (Lungo) e Danilo Bertaggia (Velocità).
Quest’ultimo condivideva con noi la vita del college ma si allenava con il prof.Vittori.

I tecnici che ci seguirono alternandosi come presenza a Formia furono: Elio Locatelli, Enzo Cavalli, Mauro Astrua, Aldo Bernaschi, Domenico Spinucci, Ugo Cauz. Qualche volta è capitato di essere seguito da Erminio Azzaro sempre presente a Formia per allenare Sara Simeoni.

L’allenamento era cosi strutturato: le sedute di allenamento settimanali erano sei e sempre pomeridiane. Noi saltatori che frequentavamo il college ci allenavamo insieme ed avevamo una base comune di preparazione fisica, mentre le sessioni tecniche erano svolte singolarmente con i tecnici specialisti.

Elenco alcuni dei mezzi utilizzati:

  • Andature (di ogni tipo)
  • Corsa (dai 30 a150 m, con traino, in salita, ecc….)
  • Balzi (dal lungo da fermo al decuplo con qualche appoggio di rincorsa)
  • Pesi (girata, strappo, slancio, mezzo squat, affondi ecc.)
  • Tecnica (salti vari stili , salti con 2-4-6-8 appoggi, salti sull’arto non di stacco).
  • Ostacoli (corsa fra ostacoli)
  • Cross 30 min (1 volta a settimana nei periodi lontani dalle gare)

Chiaramente la quantità e la qualità degli esercizi era tarata a seconda del periodo d’allenamento. L’obiettivo era fornire una buona preparazione di base che consentisse di costruire negli anni a venire la specializzazione di alto livello.
Dunque saper correre , balzare, sollevare pesi e saltare in modo tecnicamente corretto.

Il tutto era monitorato dal prof. Carmelo Bosco attraverso la pedana da lui inventata.

L’anno di allenamento è stato decisamente pesante da un punto di vista fisico, perchè non abituato alla fatica sportiva, ma nonostante questo non ho patito particolari problemi fisici se non un problema al piede di stacco risolto con l’utilizzo di plantari fatti ad hoc all’ospedale di Pavia.

Da un punto di vista mentale il tanto allenamento non supportato da risultati agonistici accettabili mi ha generato delusione , soprattutto verso la fine del periodo di college. Il pensiero spesso andava all’anno precedente dove, con 2-3 allenamenti leggeri, saltavo ben di più. Mi vedevo un atleta più forte, più veloce che non riusciva a concretizzare nel salto questa accresciuta potenza.
A metà giugno tornai in quel di Mantova e non fui confermato a Formia per il successivo anno di college. Ritornai ad allenarmi con Sergio Bonfà ben felice di riprendermi e subito impostammo allenamenti piu’ qualitativi e tecnici. A fine settembre cominciarono a vedersi i primi risultati del grosso lavoro di base svolto a Formia mescolato a quelli fatti con Bonfà.

Ma i veri risultati si sono visti l’anno successivo nel 1985 con il personale a 2,22 metri, l’esordio in nazionale assoluta e il quinto posto agli europei junior. A settembre 1985 mi sono ritrovato contentissimo delle performance ottenute, entusiasta di continuare l’attività da senior con un bagaglio motorio e tecnico importante.

Con il senno di poi reputo perciò l’esperienza del college fondamentale per la mia carriera da atleta.
Il grosso lavoro fisico ed atletico non è stato supportato nell’immediato da grossi risultati, ma mi ha fornito un bagaglio motorio, di preparazione atletica e di controllo del gesto sportivo che negli anni a venire è stato prezioso.

Non ho parlato dell’aspetto emozionale del periodo passato a Formia, ma penso che allenarsi tutti i giorni con la presenza in campo di Pietro Mennea e Sara Simeoni possa rendere l’idea…”

Ecco il video del salto PB di Daniele… 2,28 metri:

Daniele ti ringraziamo della bella testimonianza e ci piacerebbe farti alcune domande. Partiamo dalla fine…

…Pietro Mennea e Sara Simeoni sono gli atleti simbolo dell’atletica italiana e di quel periodo importante che hai avuto la bravura e la fortuna di vivere all’inizio della tua carriera. Da allora il salto in alto ha continuato a mostrare una certa vivacità producendo buoni atleti, una campionessa di assoluto livello come Antonietta Di Martino, un talento di grandi prospettive come Alessia Trost ed una schiera di ottimi saltatori oltre i 2,30 che oggi hanno trovato in Fassinotti e in Gianmarco Tamberi due interpreti capaci di ambizioni in campo internazionale. A tuo parere perchè la velocità italiana del dopo Mennea non è stata in grado di produrre gli atleti che il salto in alto ha prodotto nel dopo Simeoni? Oltretutto, escluse certe regioni, noi italiani siamo tutto fuorché un popolo di spilungoni…

La passione unita alla competenza tecnica sono il motore del salto in alto italiano che ha prodotto eccellenze mondiali. I tecnici Chessa, Corradi, Tamberi allenatori di alcuni degli attuali migliori saltatori italiani li vedo prima come appassionati di questa specialità e poi come tecnici di assoluto valore.
Riguardo il settore velocità non saprei dare una spiegazione sul perchè nel dopo Mennea non ci siano stati più velocisti di altissimo livello, ma una domanda che spesso mi pongo sull’atletica in generale è: quanti atleti talentuosi sono passati da questo sport e quanti non hanno espresso a pieno il loro valore? 

Le cause possono essere le più diverse tra loro, ma capire che “produttività” ha uno sport penso sia utile al miglioramento dello stesso.

Un punto importante della tua storia è il rapporto fra tecnico di club e tecnico federale. A tuo parere come si differenziano i diversi ruoli e quali sono le diverse competenze che dovrebbe avere ognuna delle due figure?

Se dovessi definire i due ruoli vedo il tecnico federale come un consulente esterno di elevato livello e il tecnico di club come responsabile della crescita quotidiana dell’atleta. Visto così sembra semplice in realtà fra i due ruoli è fondamentale ci sia fiducia, dialogo, confronto, sinergia, perché se vengono a mancare le conseguenze negative spesso ricadono sull’atleta.

Nonostante il tuo anno a Formia non abbia prodotto effetti immediati hai individuato nel lavoro generale svolto nel centro Olimpico uno dei fattori che ti ha permesso di crescere negli anni successivi. Al di là delle strutture che si possono trovare in un centro come quello di Formia, qual sono a tuo parere le strutture e le attrezzature minime che un atleta che voglia competere ad alto livello deve trovare “a casa”?

Una pista all’aperto, una struttura indoor, una fisioterapia di riferimento, ritengo siano il minimo per poter fare atletica di livello. Ma è molto importante che gli impianti siano frequentati e diventino luoghi di ritrovo oltre che di fatica , dunque che l’atletica sia uno sport di “squadra”.

Da vero appassionato, chiusa la carriera da atleta assoluto, hai continuato a gareggiare nei master togliendoti anche alcune soddisfazioni con la maglia dell’Atletica Virtus Castenedolo

Come è cambiato a tuo parere il mondo dell’atletica a livello tecnico? È vero che una volta eravamo più bravi?

L’atletica è sicuramente evoluta sotto tutti i punti di vista. L’evoluzione tecnologica ha aiutato in modo fondamentale questo miglioramento perché ha messo a disposizione strumenti di valutazione e immagini di ogni genere utili all’analisi del gesto tecnico.

Eravamo più bravi? Le competizioni internazionali si sono innalzate come livello tecnico, e l’atletica assoluta fatica a tenere il passo. Se si vuole rimanere sul “mercato” l’atleta deve attuare dei cambiamenti. Ammiro Marco Fassinotti che ha colto l’occasione di andare ad allenarsi in Inghilterra, a mio giudizio un’esperienza che servirà lui anche dopo la carriera agonistica.

I mondiali di Pechino hanno mostrato un panorama internazionale che viaggia a velocità supersonica. Certe ingenuità o approcci “naif” che si trovavano in atleti delle nazionali meno avanzate non esistono più. Credi che l’Italia con “l’approccio amatoriale” che ci contraddistingue potrà mai recuperare un po di terreno?

L’approccio amatoriale purtroppo non consente recupero.

Un grazie di cuore a Daniele per la disponibilità a questa chiacchierata, speriamo che le sue parole siano uno spunto di riflessione su decisioni future per il bene dell’atletica italiana!

*Daniele Pagani ha indossato diverse volte la maglia della nazionale italiana con ottimi risultati:
Ha vinto la medaglia di bronzo ai Giochi del Mediterraneo 1987,  7° ai Campionati Europei Indoor del 1988 e 12° nel 1990 ai Campionati Europeo. È stato campione italiano nel salto in alto nel 1987 e nel 1990 e campione italiano outdoor nel 1988. Vanta di un PB di 
2,28 metri, ottenuto durante i turni di qualificazione dei Campionati Europei del 1990 a Spalato.
Attualmente gareggia come atleta master per l’ Atl. Virtus Castenedolo. Qui il suo profilo Daniele Pagani

 

 

 

 

 

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