Attenti a non cadere nella rete! (e anche a ilCoach!)

280px-Attenti_a_quei_due

immagine da Wikipedia – https://it.wikipedia.org/wiki/Attenti_a_quei_due_(serie_televisiva)

Gli allenatori più esperti (e meno giovani) ricorderanno Tony Curtis e Roger Moore risolvere delitti ed intrighi internazionali nel lusso delle località più mondane degli anni ’70.

La serie si intitolava “Attenti a quei due!” e tra un inseguimento, qualche sfida in attività come sport estremi ed estremamente costosi, i due protagonisti gareggiavano sia come agenti che seduttori conquistando donne immancabilmente bellissime.

Se negli anni 70 bastava stare attenti a quei due, l’invito oggi dovrebbe diventare “state attenti alla rete”! E state ben attenti anche ai siti che parlano di allenamento sportivo! ilcoach.net compreso!

Non siamo i primi a dirlo e ce ne rendiamo conto ma, vivendolo in prima persona, non possiamo fare a meno di dare l’ennesimo avvertimento sui pericoli che corrono i naviganti  quando si imbattono in un sito che diffonde contenuti  sulla preparazione sportiva.

Un articolo o un video pubblicati su un sito come ilCoach, vale da solo migliaia di contattati, raggiungendo virtualmente e in una volta sola, un numero di persone sufficiente a riempire decine di aule universitarie.

Questo comporta delle precise responsabilità, che noi (insieme a tanto orgoglio) avvertiamo quando ci accorgiamo sul campo che i nostri lettori non sono semplici “followers”, ma allenatori che danno vita alle nostre proposte, applicando concretamente alcuni dei nostri spunti e diffondendo a loro volta i contenuti di cui ci facciamo portavoce.

 

Su internet si trova di tutto, talvolta programmi e promesse veramente ridicoli.

Noi non ci rivolgiamo a quel tipo di utenti ma, proprio perché  non siamo il sito “ fai crescere in 10 giorni i pettorali con gli esercizi dei campioni” risultiamo un po’ più autorevoli e perciò anche più pericolosi.

Il problema infatti è che il reiterarsi di certe convinzioni che si auto alimentano, può produrre credenze invece che sviluppare il sapere.

Se un allenatore suggerisce una stupidaggine ad un collega crea un danno…Se la stupidaggine ne raggiunge 5.000, il pericolo è di dare vita ad un’epidemia.

 

Ed allora noi cosa facciamo per evitare di propagandare troppe cavolate?

Innanzitutto abbiamo costruito una squadra di qualità composta da professionisti di valore.

Poi cerchiamo di distinguere sempre quelle che sono le nostre opinioni, da quanto può essere ritenuto, allo stato dei fatti, da considerarsi “vero” o per lo meno attendibile.

Infine noi non pubblichiamo tutto e, in ogni caso, non pubblichiamo mai nulla subito.

 

Cosa succede ad un articolo prima di essere pubblicato sul coach?

I contributi  che ci arrivano sono sempre  oggetto di una lettura incrociata e molto attenta sia da parte nostra (il sito l’abbiamo creato principalmente per imparare! n.d.r.) che da parte professionisti di altissimo livello,  sia in campo nazionale che internazionale (la rete, non dimentichiamolo, offre anche tantissimi vantaggi!! n.d.r.). Questo avviene in particolare quando i contributi riguardano materie ed argomenti che interessano problematiche estranee a quelle che sono le nostre competenze dirette.

Solitamente non ci accontentiamo mai di un solo parere esterno…(e stiamo parlando degli articoli che ci piacciono!n.d.r.)

Cerchiamo in questo senso di rivolgerci a tecnici ed esperti anche al di fuori dell’atletica, ben sapendo che in ogni campo esistono vecchi adagi, credenze e prassi che tendono ad autriproporsi anche al di là di un vero fondamento scientifico e metodologico.

Scegliamo sempre solo articoli di qualità e che ci sembrano ben argomentati e quindi, se non ci arrivasse nulla di interessante…semplicemente non aggiorneremmo il sito!

 

Abbiamo deciso di indicare delle semplici ma precise norme redazionali: invitiamo infatti i nostri autori ad indicare sempre una bibliografia e/o gli studi a cui si fa riferimento.

Se qualcosa non ci è chiaro, chiediamo integrazioni, spiegazioni o approfondimenti.

Lo facciamo perché sappiamo che non diffondiamo solo metodologie di allenamento.

Dietro ai nostri consigli ci sono rapporti di fiducia, progetti didattici, speranze, amicizie e rapporti tra allenatori ed i propri allievi.

Come fa ogni allenatore con i propri allievi, anche noi cerchiamo di non tradire le aspettative degli allenatori che ci leggono e lo facciamo nell’unico modo che conosciamo: ci impegniamo per sbagliare il meno possibile!

E cerchiamo di gestire il sito nel modo più serio possibile.

 

Ma allora perché occorre stare attenti a quello che si legge ne ilCoach?

Perché la verità è che i titoli di chi scrive, le bibliografie, le analisi degli studi non sono mai sufficienti ad evitare gli errori, anche quando si ha a che fare con pubblicazioni scientifiche, e quindi, figuriamoci quando si tratta di una webmagazine come la nostra.

Gli errori ci saranno sempre e, soprattutto, occorre ricordarlo, ci saranno in un campo dove quello che oggi è considerato corretto è costretto ad essere nel tempo approfondito, riconsiderato e costantemente migliorato.

 

IlCoach: consigli d’uso.

Allora cosa fare per difendersi e per utilizzare il Coach in maniera efficace?

Ogni tecnico, specie all’inizio della propria carriera, insieme al problema di cosa fare…ha il problema di far fare “qualcosa”. È normale sia così…e più o meno passiamo tutti in quella fase.

Se infatti ad un certo punto arriva un momento in cui è il difficile è scegliere bene tra “troppi” esercizi, bisogna ammettere che all’inizio spesso la varietà è poca e, per questo, si cerca di prendere un po’ da per tutto, specie quello che appare nuovo e un po’ diverso.

Gli articoli de IlCoach cercano di uscire dalla logica del copia incolla, ma soprattutto Il Coach esorta  i propri colleghi a non fare questo errore sul campo.

Ogni allenatore che voglia risolvere una problematica o voglia perseguire un obbiettivo di un atleta deve pensare a cosa, come, perché, quanto e quando far fare.

 

Chi copia un allenamento nuovo (intravisto sul campo piuttosto che su un libro o su un sito), spesso se ne fa un’idea solo approssimativa e oltretutto soltanto riguardo al “cosa” far fare al proprio atleta.

Questo, specie per gli allenatori meno esperti può essere uno stadio abbastanza pericoloso di (in) consapevolezza.

Raramente infatti in questo modo si capisce bene il come e il perché di un certo  lavoro.

Solitamente, una chiacchierata con il collega può aiutare a risolvere qualche dubbio per lo meno sul “come” e magari anche sul “perché”.

Questo stadio di consapevolezza è già un bel passo avanti rispetto al precedente e, a nostro parere, solo da questo punto si può valutare se proporre ai propri ragazzi una nuova esercitazione.

La situazione migliore però, si verifica quando si arriva consapevolmente ad una particolare proposta di lavoro perché questa ci appare come la soluzione più logica per risolvere una particolare problematica e per andare incontro ad un’esigenza specifica del nostro atleta.

Questo step è probabilmente il migliore perché presuppone che, oltre ad informarsi e a studiare, si sia ragionato parecchio su cosa, come, perché, quanto e quando far fare una determinata esercitazione e in questo modo si è in grado di inserirla in un sistema più complesso.

Questo ultimo passaggio è infatti quello degli allenatori che non solo hanno studiato gli esercizi ma, prima di tutto, hanno studiato gli atleti con cui lavorano mettendoli, come è giusto e logico che sia, al centro della questione.

 

Il nostro consiglio quindi, di fronte ad una nuova proposta di lavoro, sia che la si sia trovata sul ilCoach piuttosto che sia qualcosa che si è visto ad un corso, ad un convegno, su un altro sito web o sia “copiata” da un altro tecnico (che molto probabilmente non avrà inventato nulla ma ci sarà arrivato secondo uno dei percorsi appena descritti) , è quello di non avere alcuna fretta di applicare subito la nuova “risorsa”.

Piuttosto che copiare copie di esercitazioni, forse è più consigliabile ragionarci un po’ sopra e lasciare sedimentare la novità. Questa può essere  a nostro avviso una valida strategia per autotutelarsi e difendere i propri atleti dalla diffusione delle stupidaggini.

Infatti, se passato un po’ di tempo non avvertiremo l’esigenza di provare il nuovo lavoro vorrà dire probabilmente che noi non siamo pronti ad applicarlo, oppure che non sono pronti i nostri atleti, o che per loro non è la cosa giusta.

Oppure ancora, è  possibile che avessimo visto semplicemente una cavolata.

 

 

 

 

Ti è piaciuto? Condividilo...
90
Ti è piaciuto? Condividilo...
90