Giavellotto: la tecnica

Il tiro del giavellotto è l’unica specialità dei lanci nella quale l’atleta accelera mediante una rincorsa per dare velocità all’attrezzo da lanciare. Questa disciplina può essere divisa in 2 fasi fondamentali:

  1. FASE DI RINCORSA CICLICA;
  2. FASE DI RINCORSA ACICLICA, costituita dai “5 passi speciali” che permettono di trasferire la velocità acquisita al giavellotto.

Di fondamentale importanza ha, inoltre, l’impugnatura del giavellotto con l’obiettivo di tenere l’attrezzo in maniera salda e confortevole nelle varie fasi di lancio.

Di seguito le varie caratteristiche del tiro del giavellotto, descritte nello specifico.

Da far notare che l’analisi che faremo prende in considerazione la successione delle fasi e degli elementi che compongono il gesto tecnico, ciò nonostante questa distinzione è realizzata per far comprendere al tecnico quali sono i punti chiave del lancio, tenendo però in considerazione “l’insieme del lancio” e la sua esecuzione globale.

 

L’impugnatura

Come già detto poco sopra, l’obiettivo di una buona impugnatura del giavellotto è quello di riuscire ad afferrarlo in maniera ferma e confortevole, evitando così che sfugga di mano durante le fasi di lancio.

Vi sono 2 tecniche per impugnare l’attrezzo:

  • 1° impugnatura: la parte superiore della cordatura è avvolta dal dito indice e pollice;
  • 2° impugnatura: la parte superiore della cordatura è avvolta dal dito medio e pollice, l’indice è naturalmente disteso, mentre l’anulare e il mignolo fasciano la cordatura nella parte centrale;

In entrambe le tipologie di impugnatura il palmo della mano risulta rivolto verso l’alto e la mano che tiene il giavellotto deve restare rilassata.

 

La rincorsa: fase ciclica

La prima parte della rincorsa, nel tiro al giavellotto, avviene in maniera ciclica (successione di passi simile alla corsa  nello sprint). L’obiettivo principale è il raggiungimento di una velocità di rincorsa ottimale, che permetta di avere un’accelerazione nella fase successiva (aciclica).

  • Il giavellotto è tenuto sopra la spalla (orizzontalmente);
  • La punta del giavellotto è all’altezza della testa;
  • Il braccio è tenuto in maniera ferma (senza movimenti in avanti ed indietro);
  • La corsa in accelerazione è rilassata e decontratta, controllata e ritmica (dai 6 ai 12 appoggi in base alle capacità dell’atleta);
  • Il passaggio alla fase successiva deve permettere un’accelerazione ottimale.

La velocità in questa fase è soggettiva: in base alle tendenze individuali d’impostazione di lancio ed alle caratteristiche fisiche dell’atleta la rincorsa sarà più o meno veloce.

 

La rincorsa: fase aciclica

In questa seconda parte di rincorsa l’atleta passerà da una corsa in posizione frontale ad una laterale, rispetto alla direzione di lancio, portando l’asse del giavellotto ad allinearsi con quello delle spalle, con una distensione “naturale” del braccio lanciante.

L’obiettivo è il raggiungimento delle condizioni ottimali per un lancio ottimale (posizione dell’attrezzo, pretensioni muscolari, angoli esatti):

  • Il giavellotto inizia ad arretrare (sfilata) all’atterraggio del piede sinistro;
  • La spalla sinistra è rivolta verso la direzione di lancio, il braccio sx viene tenuto avanti per equilibrare il gesto (peso del giavellotto sul lato opposto);
  • Il braccio di lancio si estende indietro, durante il primo ed il secondo appoggio;
  • Il braccio di lancio è all’altezza della spalla o leggermente più alto dopo l’arretramento;
  • La punta del giavellotto è vicina alla testa.

La fase aciclica si divide in 5 fasi principali, oltre alla fase sopra-descritta, detta preparatoria o “sfilata”. Ecco le fasi:

  1. Impulso;
  2. Transizione – mono appoggio;
  3. Doppio appoggio ed arco;
  4. Fase di rilascio;
  5. Fase di recupero.

Impulso

Fase molto importante di passaggio dal 3° al 4° appoggio della fase aciclica (sinistro-destro per i destrimani che utilizzano il ritmo a 5 appoggi). Fondamentale per creare le condizioni ottimali per la preparazione del finale:

  • La spinta è attiva, in avanti e radente (impatto del piede sinistro di tutta pianta), cercando di decelerare il meno possibile;
  • Il ginocchio destro oscilla avanti (non verso l’alto, radente) creando un anticipo sul busto;
  • La gamba sinistra supera in volo quella destra per ridurre al minimo la fase successiva di mono-appoggio;
  • L’asse del giavellotto è parallelo a quello delle spalle, senza intervento del braccio che resta rilassato;
  • La spalla sinistra e la testa sono rivolte nella direzione di lancio;
  • La lunghezza del passo impulso è legata alle caratteristiche dell’atleta, in ogni caso è il passo più lungo della rincorsa del giavellottista.

Per quanto la rincorsa ed il passo impulso vengano eseguite in maniera ottimale, in questa fase vi è sempre e comunque un decremento di velocità (a causa del passo impulso). In ogni caso l’atleta esperto sarà in grado di limitare al massimo questa decelerazione.

Transizione (mono-appoggio)

In questa fase estremamente delicata l’obiettivo è il trasferimento di velocità dagli arti inferiori al tronco:

  • Il piede destro viene posizionato con un angolo acuto (45° circa) rispetto alla direzione del lancio;
  • Il braccio lanciante è naturalmente disteso dietro, la mano è supinata all’altezza della spalla;
  • L’asse della spalla, giavellotto e dell’anca sono paralleli (30°-35° rispetto all’orizzontale);
  • Le gambe hanno superato il busto;
  • La gamba di puntello deve ricercare la massima estensione e tensione muscolare prima di toccare il terreno;
  • Il ginocchio destro e l’anca spingono attivamente avanti;

Doppio appoggio ed arco

In questa fase l’obiettivo è il trasferimento di velocità dal tronco alla spalla-braccio, vi è l’inizio della frontalizzazione delle spalle che parte da una forte rotazione, in direzione della gamba direttrice del lancio, del piede, del ginocchio, delle anche e delle spalle.

  • Il posizionamento del piede sinistro è attivo e fermo (estesa ed in forte tensione);
  • Il lato sinistro è stabile;
  • Il tronco si alza e vi è una forte rotazione attorno alla gamba sinistra;
  • I muscoli della parte anteriore del corpo sono in pre-tensione, assumendo la “posizione ad arco”;
  • Il gomito di lancio ruota verso l’interno, il palmo rimane in alto.

Rilascio

Qui la velocità viene trasferita dalla spalla e dal braccio al giavellotto:

  • Il gomito esteso si tende in avanti-alto lungo la testa;
  • Il tronco si muove in avanti;
  • Il gomito di lancio si estende in maniera esplosiva;
  • Il lato sinistro del corpo è bloccato dalla gamba sinistra che risulta ben ferma e dal blocco del gomito sinistro piegato vicino al tronco;
  • Il piede destro mantiene il contatto con il terreno fino a quando il giavellotto non viene rilasciato

Nella fase di rilascio molto importante riveste l’azione finale del braccio:

  • Il piede destro ruota sul bordo esterno e si trascina dietro;
  • Il tronco si inclina leggermente a sinistra, la spalla destra si trova direttamente su piede sinistro;
  • Al rilascio il braccio di lancio dovrebbe essere il più verticale possibile.

Recupero

In questa fase l’atleta non può più migliorare il proprio lancio, ma deve comunque impegnarsi per evitare il nullo in pedana vanificando il lavoro fatto fino a quel momento.

  • l’atleta, una volta rilasciato l’attrezzo, deve recuperare la stabilità per evitare il nullo;
  • la distanza dalla fine della pedana, al momento del puntello, deve essere di circa 1,5-2 metri a seconda delle caratteristiche individuali, per consentire di posizionare il piede destro che consentirà di frenare l’atleta dopo il lancio;
  • lo sguardo dell’atleta deve essere rivolto verso la direzione di lancio

 

 

 

Bibliografia:

“Correre, saltare, lanciare. La guida ufficiale IAAF per l’Insegnamento dell’Atletica” dal Centro Studi & Ricerche della Fidal

“Il nuovo manuale dell’istruttore di Atletica Leggera” dal Centro Studi & Ricerche della Fidal

“Il manuale dell’istruttore di Atletica Leggera” dal Centro Studi & Ricerche della Fidal

http://it.wikipedia.org/wiki/Tiro_del_giavellotto

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