Salto triplo: la tecnica

Come già scritto nella pagina salto triplo, questa è una specialità dell’atletica considerata, da molti allenatori, complicata e con un alto rischio di infortuni.

Per questo viene intrapresa sempre con un certo timore, e molto spesso si preferisce non isegnarla nemmeno, preferendo il più semplice e naturale salto in lungo.

L’allenatore che possiede la conoscenza della tecnica di base e delle giuste progressioni didattiche, può essere in grado di insegnare il gesto tecnico nel migliore dei modi, senza eccessive difficoltà e  rischi.

Il salto triplo è diviso nelle seguenti fasi: RINCORSA, HOP, STEP, JUMP.

 

La rincorsa

La rincorsa è simile a quella del salto in lungo. In questa fase l’obiettivo è il raggiungimento della massima velocità, in prossimità della pedana, con la corretta posizione del corpo per eseguire uno stacco efficace;

  • La lunghezza varia da un minimo di 10 appoggi (principianti) fino a 20-22 appoggi (per gli atleti d’èlite), con alcuni atleti che arrivano addirittura a 26 appoggi;
  • La tecnica di corsa è simile a quella della velocità;
  • La frequenza degli appoggi viene incrementata negli ultimi appoggi;
  • La velocità aumenta progressivamente;
  • La posizione del piede è attiva e veloce con un movimento “griffato” (giù e dietro)

Correre in maniera decontratta e naturale è importante per accelerare nel modo corretto, senza “strappi”, raggiungendo la massima velocità al momento dello stacco.

Fondamentale per l‟esecuzione di una rincorsa corretta è una graduale accelerazione: uno degli errori più frequenti da parte di principianti, infatti, è di accelerare troppo in fretta, raggiungendo la massima velocità troppo in anticipo, arrivando al momento dello stacco in decelerazione.

Gli ultimi 2 appoggi.

Myers (1989) e Tellez & James (2000) sostengono che, per uno stacco efficace, il penultimo appoggio dovrebbe essere più lungo rispetto a quelli eseguiti fino a quel momento. Questo consente un notevole abbassamento del centro di gravità (CdG), e permettere un azione di “caricamento”, garantita da un prestiramento attivo dei muscoli della gamba.

L’ultimo appoggio, invece, dovrebbe essere più breve, per consentire un rapido innalzamento del CdG, un appoggio attivo e uno sfruttamento maggiore della velocità verticale. Qui il piegamento della gamba è minimo: essa è quasi completamente estesa.

(da Stefano Antonini, Tesi di Laurea “ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELSALTO TRIPLO:COMPONENTI TECNICHE,COORDINATIVE, MUSCOLARI”.)

 

Lo stacco

Lo stacco è forse il momento più importante dell’intero salto, in quanto vi è una trasformazione della velocità orizzontale in velocità verticale.

La sua corretta preparazione, negli ultimi due appoggi della rincorsa, è di fondamentale importanza. Nel salto triplo gli stacchi sono 3 (Hop, Step, Jump).

Fondamentale in questa fase è lo sfruttamento del ciclo stiramento-accorciamento.

Per un’esecuzione ottimale dello stacco è fondamentale l’utilizzo di un atterraggio attivo, cioè il movimento verso il basso e verso dietro del piede di stacco prima del contatto col terreno, per rendere ottimale la posizione della gamba e ridurre la componente orizzontale delle forze di reazione al suolo, che frenano l’atleta allo stacco.

 

HOP

Il primo balzo del salto triplo rappresenta il momento più delicato, in quanto, dopo una rincorsa, l’atleta deve staccare e compiere una parabola di volo, atterrare con lo stesso stacco creando i presupposti tecnici e di forza per effettuare un balzo efficace: nella fase di atterraggio del”Hop si creano i più alti picchi di forza e momenti di equilibrio precario.

L’obiettivo dell’Hop è quello di coprire la giusta distanza con una parabola radente ed una perdita di velocità orizzontale minima.

  • La coscia della gamba libera è portata in una posizione orizzontale al terreno;
  • Lo stacco dev’essere effettuato in maniera penetrante (verso l’avanti e non verso l’alto);
  • La gamba libera viene portata in basso-dietro;
  • La gamba di stacco viene portata avanti-alto e poi estesa in avanti per preparare il contatto col terreno;
  • Il tronco resta dritto.

Con l’hop si dovrebbe coprire il 35% circa della distanza globale di salto.

 

STEP

L’atleta, dopo aver staccato (con la stessa gamba di stacco dell’Hop), si trova nell’atterraggio a dover passare da un balzo successivo ad un balzo alternato: questo rende abbastanza difficoltosa la gestione di questa fase, per gli alti gradienti di forza e gli equilibri precari che l’atleta deve evitare.

L’obiettivo è uno stacco dinamico con un angolo ideale del CdG, e il raggiungimento di una distanza ottimale (circa il 30% del salto totale). La barabola deve essere radente e vi deve essere la minima perdita di velocità orizzontale.

      • L’utilizzo del piede di stacco è rapido, con un azione attiva “griffata” (giù e dietro);
      • Utilizzare l’oscillazione parallela o alternata delle braccia;
      • La coscia della gamba libera è orizzontale al terreno;

Il tronco è dritto;

 

    Il piede tocca il terreno di tutta pianta, cioè con la parte plantare.

Ovviamente la corretta esecuzione dell’Hop è fondamentale per la buona riuscita dello Step.

 

JUMP

Questa fase ricalca quella del salto in lungo e per questo nella fase di volo possono essere utilizzate le 3 tecniche utilizzate per il lungo (a raccolta, veleggiato, o con i passi in aria)

 

  • L’utilizzo del piede di stacco è rapido, con un azione attiva “griffata” (giù e dietro);
  • Utilizzare l’oscillazione parallela o alternata delle braccia;
  • La coscia della gamba libera è orizzontale al terreno;
  • Il tronco è dritto;
  • Il piede tocca il terreno di tutta pianta, cioè con la parte plantare;
  • In aria utilizzare la tecnica più appropriata per l’atleta;
  • Le gambe sono quasi completamente estese all’atterraggio.

 

Atterraggio

L’atterraggio del triplo è uguale a quello del salto in lungo: l’obiettivo è di ridurre al minimo la perdita di misura raggiunta; l’atleta spinge i piedi il più lontano possibile dalla proiezione verticale del bacino, e toccata la sabbia le gambe si piegano e l’atleta atterrerà, in sicurezza sopra la “traccia” lasciata dai piedi.

Un attimo prima di toccare la sabbia:

  • Le gambe sono quasi completamente estese e parallele tra loro;
  • Il tronco è piegato avanti;
  • Le braccia sono spinte in “basso-dietro”;
  • Le anche sono portate avanti sul punto di contatto con il terreno.

L’atleta atterra prima con i talloni, che lasciano sulla sabbia la “traccia” da dove si misura. Il corpo per inerzia passa sul segno dei talloni terminando l’atterraggio:

  • Seduti a ginocchia piegate;
  • Su un fianco a ginocchia piegate;
  • In avanti o lateralmente la buca dopo aver toccato la sabbia con entrambi gli arti inferiori ed aver ammortizzato la “caduta” con una profonda piegata delle ginocchia.

 

Utilizzo delle braccia

Esistono 3 tecniche per l’utilizzo degli arti superiori durante il salto triplo:

  • Azione a braccia alternate: in cui l’azione degli a. s. rispecchia quella della corsa, in opposizione a quella degli a. i.;
  • Azione a braccia sincrone: in cui gli a. s. prima dell’atterraggio del piede durante una delle fasi vengono portate dietro al corpo e successivamente oscillano con un movimento vigoroso verso l’avanti durante lo stacco
  • Azione combinata: durante l’hop si utilizza la tecnica a braccia alternate, durante lo step e il jump quella a braccia sincrone.

Generalmente si ritiene che la tecnica a braccia sincrone sia poco efficace per l’hop, a causa dell’eccessiva perdita di velocità orizzontale che comporterebbe l’interruzione della normale dinamica della corsa durante gli ultimi due appoggi della rincorsa.

Ovviamente la tecnica ideale è soggiettiva, e dipende dalle capacità coordinative e tecniche dell’atleta che andrà poi ad utilizzarla.

 

Tipologie di atleta

Come per il salto in lungo, anche nel triplo, i saltatori di alto livello possono essere classificati in 2 tipologie, che dipendono principalmente dal tipo di rincorsa che effettuano:

  • SALTATORI VELOCISTI: riescono a raggiungere velocità elevate durante la ricnorsa: un avvio veloce (massimo 3-4 appoggi), seguito dal raggiungimento e dal mantenimento di una velocità quasi massimale nella fase centrale della rincorsa; l’accelerazione finale è raggiunta incrementando la frequenza degli appoggi, e negli ultimi 30 m si ha un incremento dall’87% al 100% della velocità orizzontale;
  • SALTATORI DI POTENZA: l’ avvio è più rilassato con una graduale accelerazione nella parte centrale della rincorsa e un’accelerazione massimale negli appoggi finali, dall’82% al 100% della velocità orizzontale.

 

 

Bibliografia:
Gran parte dei contenuti di questa pagina sono tratti della Tesi di Laurea in Scienze Motorie di Antonini Stefano “ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELSALTO TRIPLO:COMPONENTI TECNICHE,COORDINATIVE, MUSCOLARI”  Ne consigliamo la lettura!
Appunti dalle lezioni del Prof. Mazzaufo al corso allenatori 2014 a Formia
“Correre, saltare, lanciare. La guida Ufficiale IAAF per l’insegnamento dell’Atletica”, Centro Studi & Ricerche della Fidal

 

 

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