Le trappole del successo

Il successo arriva quando l’opportunità incontra la preparazione (Zig Ziglar)

 

Esiste merito senza successo, ma non esiste successo senza qualche merito (François de La Rochefoucauld)

 

Il successo è un concetto che cerchiamo di perseguire in ogni ambito della nostra esistenza.

Fin dai primi momenti di vita, lo sviluppo è caratterizzato da successi: i più visibili sono imparare a camminare e a parlare.

Col passare degli anni si susseguono successi scolastici, lavorativi e, per alcuni, sportivi.

Ogni volta che si decide di intraprendere un’attività e di impegnarsi in essa, ci si pone un obiettivo, per raggiungere il quale si mettono in campo energie fisiche e psichiche. Si insegue, dunque, il successo.

La ricerca del successo è ciò che alimenta la nostra motivazione. Utilizzare tempo ed energie per inseguire un obiettivo non sarebbe così facile senza essere convinti di poterlo raggiungere.

I PRO DEL SUCCESSO

Avere successo in un’attività ha diverse conseguenze positive. Raggiungere l’obiettivo aumenta l’autostima, potenzia la motivazione, porta con sé soddisfazione, gioia ed entusiasmo.

Ma non è sempre scontato raggiungere la meta prefissata: a volte il successo viene trovato anche in obiettivi minori o modificati con il corso degli eventi. Il segreto per riuscire più facilmente nel proprio intento non si trova in libri motivazionali o in “formule magiche” tanto declamate ultimamente.

La forza, la spinta verso l’esito positivo delle nostre azioni si trovano dentro di noi, ma è necessario incanalarle nel modo corretto, individuando quali sono le motivazioni che ci spingono ad agire, trovando il significato che ha per ognuno di noi l’obiettivo che stabiliamo.

Cercando di capire i perché del nostro comportamento, possiamo capire meglio come agiamo nel mondo e cosa possiamo fare per migliorare le nostre strategie. Uno psicologo dello sport agisce in tal senso, cercando le motivazioni e i significati reali che avrebbe il successo per ogni persona, e potenziando le capacità e le risorse già presenti.

Uno dei segreti per raggiungere il successo più facilmente si trova nell’obiettivo stesso. In primo luogo dunque, prima di modificare o potenziare le strategie di azione, è necessario porsi con criterio gli obiettivi.

Questi devono essere Specifici, Misurabili, Accessibili, Realistici e Sfidanti Legati al Tempo (SMART).

Un consiglio utile è proprio quello di non porsi obiettivi troppo lontani nel tempo: sarebbe come passare da un pianerottolo all’altro senza utilizzare gli scalini. Meglio dunque avere sì l’obiettivo importante, ma farlo precedere da obiettivi di percorso, più piccoli, più vicini nel tempo e meno sfidanti.

Raggiungere dieci piccoli obiettivi darà più soddisfazione rispetto a tentare per mesi di raggiungerne uno. Un esempio: per vincere i campionati italiani di Luglio, è più utile iniziare a pensare a riprendere la forma nell’ottobre precedente, superare la preparazione invernale di novembre e dicembre, affrontare le gare invernali, superera la preparazione primaverile, iniziare a gareggiare, fare il minimo, entrare in finale e, ultimo ma di certo più importante, vincere la finale.

I CONTRO DEL SUCCESSO

Raggiungere un obiettivo può portare a un calo di motivazione. La tensione psicologica e fisica calano, la soddisfazione è elevata, la voglia di ricominciare a lavorare in vista di un’altra meta è poca. Un esempio: si lavora anni per superare il proprio muro (ogni atleta ne ha uno: in gergo, il muro è una misura o un tempo che non si riesce a superare, spesso indicante una cifra tonda o un centimetro/metro in più o un secondo/minuto in meno). Un giorno, finalmente, la misura o il tempo arriva: festa grande, soddisfazione. Ci si trova a camminare sulle nuvole per qualche tempo chiedendosi “l’ho fatto davvero?” (citazione da un paziente).

Ma poi?

Ecco il vero problema. Superato un obiettivo, DEVE essercene un altro. Di qualsiasi natura. Che sia sportivo, lavorativo, affettivo, familiare o altro. Ma l’uomo è fatto per lavorare per raggiungere obiettivi. Un atleta è abituato ad averli, a organizzare la sua vita e le sue forze in funzione di una meta.

Soprattutto se l’obiettivo futuro è sportivo, è necessario darsi il tempo per festeggiare e per godersi la soddisfazione, ma poi tornare concentrati verso il futuro. Si rischia di avere un calo di motivazione e di concentrazione tale da non sfruttare il momento atletico positivo e di sprecare occasioni importanti. È bello fare il minimo per i campionati italiani, ma è necessario, per la soddisfazione personale, saper sfruttare la possibilità di gareggiare alla manifestazione nazionale.

Altro pericolo: non sapersi godere il momento. Spesso mi trovo a chiedere ai pazienti:

ti dici mai quanto tu sia stato/a bravo/a?

La risposta è quasi sempre no!

L’atleta è spinto a guardare sempre in avanti, non dandosi respiro e non godendosi il momento e la soddisfazione, non percependo nel profondo le emozioni positive, che sono la benzina principale del nostro motore.

Dopo tanto lavoro, è necessario sapersi dare una pacca sulle spalle e farsi i complimenti, senza aver paura di cadere nell’esagerazione.

PAURA DI VINCERE: LA NIKEFOBIA

A volte vivere una vita in relazione ad un obiettivo porta con sé la paura di raggiungerlo.

L’identità di un’atleta o di una persona con un obiettivo molto alto è strettamente legata agli sforzi che si fanno per raggiungere tale meta.

Alla base della fobia della vittoria è presente l’identità della persona basata sul lavoro per raggiungere l’obiettivo. Un atleta che ha passato anni a impegnarsi per pervenire una meta importante ha organizzato la sua vita e la sua esperienza basandosi sulle necessità dell’attività che sta svolgendo. Da li la domanda, spesso inconscia: “e dopo, cosa posso fare?”.

Dunque quando le potenzialità e le risorse sono percepite tali da poter avvicinare la fantomatica meta, nasce anche la paura di raggiungerla che, come dicevamo, spesso è inconscia. Si può esprimere tramite malesseri, infortuni psico-somatici, incompleta espressione del potenziale, ansia pre-gara.

Se un atleta dovesse percepire uno o più di tali sintomi, una spiegazione potrebbe essere il timore di raggiungere l’obiettivo e di non aver più un motivo di impegnarsi. In tali casi, l’intervento di uno psicologo dello sport può essere utile per scoprire il problema e porvi rimedio.

Come abbiamo visto in questo breve articolo, la ricerca del successo è alla base delle attività sportive. Ha i suoi pro e i suoi contro, come tutte le cose, e di certo è necessario tenere presente una cosa fondamentale: può anche non essere raggiunto. Il fallimento fa parte dell’attività sportiva agonistica tanto quanto il successo. “Se avessimo più successi che fallimenti, non ci godremmo così tanto il successo quando arriva” (cit. di un atleta)

 

A cura di Martina Fugazza

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