Multilateralità o specializzazione?

Tra gli allenatori c’è molto interesse a scoprire quale allenamento è stato svolto dal grande campione, ai corsi ed ai convegni non si vede l’ora di scoprire quante ripetute sono state fatte, quanti kg sono stati sollevati, la distribuzione dei vari mezzi nel corso dell’anno e quante gare sono state fatte per arrivare alla prestazione sportiva.
Molto spesso però ci si sofferma troppo sul breve periodo, su programmi di allenamento di 5-8 mesi, e può capitare che il tecnico inesperto sia tentato di applicare i concetti e le metodologie dell’atleta evoluto agli atleti che sta seguendo.

Premettendo che anche io ho iniziato la mia formazione da allenatore attraverso questa strada, la domanda che vaga sempre nella mia mente è “ma prima cosa ha fatto questo atleta?”

Qual è l’influenza dell’allenamento precedente, soprattutto in età giovanile, rispetto agli ultimi e pochi mesi che hanno portato al grande risultato?

Statisticamente, in atletica, le massime prestazioni avvengono tra i 19 ed i 26 anni, a seconda della disciplina praticata e per raggiungere questo picco sono necessari almeno 10-12 anni di allenamento continuativo.
In pratica i migliori atleti sono quelli che hanno iniziato a fare attività sportiva precocemente, tra i 5 ed i 6 anni. Questo non vuol dire che il bambino di 6 anni deve iniziare a fare un’attività sportiva specifica (es. atletica), ma a questa età deve svolgere un’attività generale il cui scopo è quello di permettere il suo accrescimento psicofisico.

Ma come vanno allenati i giovani per permettere il massimo rendimento fisico in età adulta?
Sicuramente uno dei più grossi errori, che può avvenire tra i giovani tecnici, è quello di adattare, in termini di volume e di intensità, gli allenamenti gli allenamenti dei campioni ai più giovani.

In questo primo articolo sull’allenamento giovanile inizieremo a trattare le linee metodologiche da seguire per allenare i giovani, mettendo a confronto due metodi di allenamento con i giovani:

  • approccio multilaterale;
  • approccio della specializzazione precoce.

Allenamento giovanile, multilateralità o specializzazione?

Il giovane atleta

“Il bambino non è un adulto in miniatura e la sua mentalità non è solo quantitativamente, ma anche qualitativamente, differente da quella degli adulti, per cui il bambino non soltanto è più piccolo, ma anche diverso” Claparède 1937

Il bambino non è un adulto in miniatura e la sua mentalità è differente da quella degli adulti, per cui il bambino non soltanto è più piccolo, ma anche diverso

Il concetto principale dell’allenamento giovanile è che bambini ed adolescenti non sono piccoli adulti e di conseguenza il loro allenamento non può essere “l’allenamento degli adulti ridotto o adattato”.
A differenza degli adulti i giovani sono ancora in una fase di crescita, con cambiamenti fisici, psichici e psicosociali che vanno tenuti presente nella costruzione del loro percorso di allenamento; il processo di allenamento in queste fasi deve sostenere ed accompagnare questo accrescimento psicofisico del giovane attraverso esercitazioni che migliorino:

  • L’efficienza fisica;
  • Le abilità motorie;
  • Le capacità condizionali e coordinative;
  • La personalità.

Solamente rispettando le leggi che regolano l’accrescimento fisiologico e psicologica è possibile garantire al giovane una sana attività fisica ed al futuro atleta il risultato sportivo.

Troppo spesso, i programmi sportivi dei bambini imitano, ridotti nelle quantità, quelli di famosi atleti d’èlite che, attraverso i loro successi nazionali ed internazionali, sono diventati famosi tra i giovani atleti ed i loro allenatori. Tali programmi vengono spesso “copiati”, quasi nel dettaglio, senza valutare quali siano i reali bisogni dei giovani. I seguaci di tali programmi spesso affermano che “se il programma ha funzionato per Usain Bolt, o Stefano Baldini, allora dovrebbe funzionare anche per i miei ragazzini”.
Tutto questo è sbagliato perchè il bambino e l’adolescente non vanno considerati come atleti adulti, ma come individui che stanno affrontando una serie di cambiamenti psicofisici che vanno tenuti in considerazione nella costruzione del piano di allenamento.

Specializzazione precoce: come “bruciare” l’atleta

Se si volessero ottenere risultati rapidi con i giovani, e molte discipline sportive ne sono l’esempio (ginnastica artistica), la strada da affrontare è quella di eseguire esercitazioni specifiche per lo sport praticato fin dalla tenera età.

Molti fisiologi hanno sottolineato il concetto che per produrre risultati più veloci un programma di formazione dovrebbe seguire questi principi:

  • Sviluppare il sistema energetico dominante per quel determinato sport.
    Per esempio, un velocista dovrebbe fare solo sprint, e un atleta di lunga distanza dovrebbe allenare solo la resistenza.
  • Sviluppare capacità motorie specifiche: i tecnici dovrebbero selezionare gli esercizi che imitano il modello tecnico dello sport praticato e che coinvolgono solo i gruppi muscolari utilizzati in quella disciplina.

Questi concetti possono essere veri per gli atleti adulti con alle spalle la giusta preparazione pluriennale, ma questo non significa che debbano essere applicati anche agli atleti più giovani, i quali non hanno ancora completato lo sviluppo scheletrico, energetico, e psichico.

Applicare questo approccio all’attività sportiva dei giovani significa avere come unico scopo della formazione il raggiungimento di risultati rapidi, indipendentemente da ciò che può accadere nel futuro del ragazzo.

  Linee guida per la programmazione della specializzazione in atletica
 Specialità Età di inizio dell’atletica (inizio specializzazione sportiva) Età di inizio della specializzazione (approccio alla specialità) Età dell’alta prestazione
Sprint 10-12 14-16 22-26
 Mezzofondo 13-14  16-17 22-26
 Fondo 14-16  17-19 25-28
 Salti 12-14  16-19 22-16
 Lanci 14-15  17-19 23-27
  Adattamento da “Total Training For Young Champions” da Phd Tudor O. Bompa

La corsa al risultato veloce

Nel tentativo di raggiungere velocemente i risultati, gli allenatori espongono i bambini ad un allenamento altamente specifico ed intensivo senza prima aver pensato a costruire le giuste basi per poterlo fare. Questo è come cercare di costruire un grattacielo su delle fondamenta non solide: tale errore di costruzione comporterà il crollo dell’edificio.
Allo stesso modo, incoraggiando gli atleti a concentrarsi in uno sport specifico prima che siano pronti fisicamente e psicologicamente, spesso può portare a problemi:

  • Sviluppo unilaterale e specifico della muscolatura e degli organi;
  • Disturbo nello sviluppo fisico e biologico armonioso ed equilibrato, sono i requisiti per ottenere l’efficienza fisica, le prestazioni atletiche durature, ed il benessere psicofisico.
  • Nel lungo termine, si può arrivare al sovrallenamento, ad infortuni e problemi fisici ripetuti.
  • Si possono creare impatti negativi sulla salute psichica dei bambini coinvolti, a causa degli alti livelli di stress che questo tipo di allenamento crea.
  • Può interferire il bisogno dei giovani bambini di sviluppare relazioni sociali, come ad esempio la difficoltà a farsi amici al di fuori dello sport praticato, a causa delle molte ore di attività di allenamento intensivo;
  • Perdita di motivazione dei bambini, in quanto il programma troppo stressante, noioso e privo di divertimento, può portare spesso i giovani atleti ad abbandonare lo sport prima di aver ottenuto la piena maturazione fisiologica e psicologica, con la conseguenza della perdita di numerosi possibili talenti.

E’ questo che vogliamo dare ai nostri giovani atleti?

Sviluppo multilaterale e programmazione a lungo termine

A convegni e corsi di aggiornamento si sente molto spesso parlare di “multilateralità”, ma poi sui campi e nelle palestre è molto raro vedere questo applicato realmente.
Per i bambini è importante sviluppare di una serie di competenze fondamentali per farli crescere e diventare buoni atleti da un punto di vista generale, prima di iniziare la preparazione per uno sport specifico. Questo si chiama sviluppo multilaterale, ed è uno dei principi più importanti dell’allenamento giovanile.

Approccio ideale alla programmazione a lungo termine
Approccio ideale alla programmazione a lungo termine

Lo scopo dello sviluppo multilaterale è quello di migliorare l’adattamento generale.

I bambini ed i giovani che sviluppano una varietà di competenze e abilità motorie hanno più probabilità di adattarsi agli esigenti carichi di allenamento, senza avvertire tensioni associate alla specializzazione precoce.
Ad esempio, i giovani atleti che si specializzano precocemente nel mezzofondo possono essere in grado di sviluppare velocemente le loro capacità aerobiche, ma risultano più suscettibili di lesioni da sovrallenamento. Gli atleti che sono in grado di nuotare, andare in bicicletta, e in esecuzione possono esercitare i loro sistemi cardiorespiratori in una varietà di modi e di ridurre in modo significativo il rischio di lesioni.

Come pianificare un allenamento multilaterale a lungo termine?

  • Programmazione dell’allenamento in base alle fasi di crescita psicofisica e alle “tappe sensibili” per l’apprendimento motorio;
  • Sviluppo di tutte le capacità coordinative e condizionali in maniera generale;
  • Costruizione fisica generale del giovane, senza interferire col processo di crescita, ma supportandone lo sviluppo;
  • Insegnamento di sport diversi (sport di squadra, ginnastica, nuoto etc) per permettere uno sviluppo globale ed una crescita armonica;
  • Non obbligare il giovane a “specializzarsi” in uno sport o in una disciplina atletica specifica;
  • Non ricercare il risultato a tutti i costi: il giovane, graze alla spinta della sua crescita migliorerà anche con un allenamento generale;
  • Tra i giovani non premiare il bel risultato, non esaltare il bambino che ha qualità migliori e che spesso vince, ma premiare la voglia di fare, di impegnarsi e di divertirsi;
  • Programmare una progressione dei volumi e delle intensità durante l’anno di allenamento e a lungo termine, per permettere continui stimoli allenanti ai giovani.

Ricordarsi che “allenamento multilaterale e generale” non vogliono dire far lavorare poco il giovane, anzi l’allenamento per creare adattamenti deve prevedere stimoli gradualmente e progressivamente crescenti: non aver paura di far stancare il bambino!!!

Guardate cosa dice l’OMS riguardo l’allenamento dei giovani (5-17 anni):

Linee guida per l'attività fisica giovani OMS

Linee guida per l’attività fisica giovani OMS – Tratto dalle slide del Prof. Giorgio Ripamonti al corso per l’allenamento di Esordienti e Ragazzi proposto da Fidal Lombardia (2016)

I nostri giovani fanno tutta questa attività???

Sviluppo multilaterale VS. specializzazione precoce

  Confronto tra specializzazione precoce e sviluppo multilaterale
Specializzazione precoce Programma multilaterale
 Miglioramento rapido delle prestazioni (sul breve periodo).  Miglioramento lento e graduale delle prestazioni
 Migliori risultati conseguiti a 15-16 anni a causa della mancanza di abilità di base  Le migliori prestazioni avvengono intorno ai 18 anni, l’età della maturazione fisiologica e psicologica.
 Incoerenza delle prestazioni nelle competizioni.  Coerenza delle prestazioni nelle competizioni.
 Prima dei 18 anni molti atleti sono stati “bruciati” e hanno smesso l’attività sportiva.  Vita/carriera atletica più lunga.
Rischio maggiore di infortuni a causa di un adattamento forzato e “non fisiologico” Minor incidenza di infortuni e lesioni.

 

Ti è piaciuto questo articolo? CONDIVIDILO SULLA TUA PAGINA FACEBOOK CLICCANDO SULL’ICONA A SINISTRA O IN BASSO!!!

 

Bibliografia:

“L’Allenamento ottimale” di Jurgen Weineck, Calzetti & Mariucci Editore

“Conditioning Young Athletes” di PhD. Tudor Bompa e Michael Carrera, Human Kinetics

Total Training for Young Champions. Proven conditioning programs for athletes ages 6 to 18″ di PhD. Tudor O. Bompa, Human Kinetics

“Strength and Conditioning for Young Athletes. Science Application” di Rhodri S. Lloyd e Jon L. Oliver, Routdledge

 

Leggi anche:

Allenamento giovanile: dalla multilateralità alla multidisciplinarietà

Attività giovanile: tesoro nascosto dell’atletica!

Allenamento giovanile: tappe dello sviluppo fisico

Bimbi rotti in 3 mosse

Fase dell’introduzione sportiva: 6 – 10 anni

Fase dello sviluppo atletico: 11-14 anni

 

Fase della specializzazione: 15-19 anni

 

 

Ti è piaciuto? Condividilo...
401
Ti è piaciuto? Condividilo...
401