Insegnamento della tecnica in atletica

L‘atletica è uno sport caratterizzato dal fatto di prevedere dei modelli tecnici di prestazione o, in altri termini, si può dire che esiste una tecnica precisa per ogni specialità.

Questo non esclude la possibilità che si possano creare o sviluppare nuovi modelli più efficaci rispetto ai precedenti (e.g.: nel salto in alto si è passati dallo stile ventrale al fosbury).

L’allenatore, nell’insegnamento della tecnica, vuole che l’atleta, attraverso un processo di apprendimento, sia in grado di adattare un modello tecnico alle proprie caratteristiche individuali.

Affinchè questo processo di apprendimento si sviluppi nella forma più efficace, si dovranno considerare determinati fattori.

 

 

Spiegazione e insegnamento della tecnica e degli esercizi  


In generale, prima di eseguire un esercizio o apprendere una tecnica, questa viene presentata e spiegata dall’allenatore. Per far ciò dispone di diversi mezzi e strumenti: immagini video, sequenze fotografiche, disegni, dimostrazioni e spiegazioni o descrizioni verbali.

I video, la dimostrazione pratica e la descrizione verbale sono i metodi più usati.

Una buona dimostrazione presenta diversi vantaggi potendo precedere oppure completare una spiegazione.

Le spiegazioni degli esercizi costituiscono un momento importante, che non deve esser lasciato alla libera interpretazione o all’improvvisazione, dato che cosa differente è sapere e comprendere, dal far sapere e  far comprendere ( In una parola sola: insegnare. Ndt).

Le spiegazioni devono essere rapportate alla età, alla capacità di comprensione e alla maestria rispetto alla specialità.

Con i principianti le spiegazioni dovranno essere generali e costruite in modo tale che diventeranno sempre più precise e di maggior utilità per l’atleta, man mano che questi progredisce con il padroneggiare della tecnica.

Quando si giunge ad un alto livello di maestria tecnica, il movimento globale diventa meno importante rispetto agli aspetti specifici.

È importante che l’allenatore sappia controllare e gestire la quantità e la specificità delle spiegazione che dà agli atleti, in relazione al livello tecnico che hanno raggiunto.

Occorre stare attenti a non eccedere in spiegazioni e dettagli che l’atleta non è in grado di cogliere e fare propri.

Nel salto con l’asta, per fare un esempio, serve poco spiegare in che maniera si effettua il valicamento dell’asticciola, se ancora non si è in grado di correre in modo coordinato e rilassato portando l’asta.

Allo stesso modo bisogna considerare che la spiegazione degli esercizi non dovrà essere la stessa, a seconda che si tratti di un esercizio nuovo e sconosciuto per l’atleta, piuttosto che di un esercizio conosciuto e già sperimentato.

Gli esercizi si distinguono:

  1. Esercizi nuovi e quindi sconosciuti per l’atleta;
  2. Esercizi già provati e quindi conosciuti dall’atleta.

 

1) Esercizi nuovi e per l’atleta sconosciuti

L’allenatore:

  1. Spiega l’esecuzione dell’esercizio o compie una dimostrazione;
  2. Spiega quali sono i punti chiave per una buona esecuzione;
  3. Spiega l’obiettivo dell’esercizio o per quale motivo questo sia utile.

L’atleta:

  1. Apprende e capisce in che modo sia da realizzare l’esercitazione;
  2. Ricorda i punti chiave necessari per una buona esecuzione;
  3. Ha consapevolezza su cosa si mira a migliorare o raggiungere attraverso l’esercizio ( non è la stessa cosa compiere il secondo balzo del salto triplo con la finalità di migliorare l’impulso nella corsa di velocità o invece eseguirlo con finalità di sviluppo delle qualità condizionali).

 

2) Esercizio già conosciuto dall’atleta.

L’allenatore:

  1. Indica l’esercizio;
  2. Ricorda i punti chiave;
  3. Può ricordare le finalità dello stesso o darle per acquisite;
  4. Può motivare l’atleta ricordando gli aspetti positivi e negativi delle esecuzioni precedenti;

L’atleta:

  1. Sa come si realizza l’esercizio;
  2. Ricorda i punti chiave ai quali dedicherà un’attenzione speciale;
  3. Conosce le finalità dell’esercizio;
  4. Ricorda come lo ha eseguito le ultime volte e passa in rassegna errori e successi delle precedenti esecuzioni.

Bisogna ricordare che in entrambi i casi le spiegazioni devono essere chiare e precise, senza mai tralasciare di indicare i punti chiave per una buona esecuzione.

Questo può apparire come qualcosa di superfluo, inutile e una perdita del tempo dedicato all’allenamento, però è stato dimostrato  da diversi esperimenti sull’apprendimento che, quando all’atleta si fornisce una buona spiegazione e un’argomentazione dei principi motori e dell’esecuzione, si ottengono risultati migliori rispetto a quando si eseguono gli esercizi senza farlo. Sarebbe invece una totale perdita di tempo se l’allenatore si preoccupasse semplicemente di dimostrare che conosce perfettamente la tecnica e che ha grandi competenze, piuttosto che fare in modo che l’atleta capisca ed interiorizzi il movimento.

In alcune occasioni, ci baseremo sul principio che si ricorda meglio ciò che l’atleta ha “scoperto” da solo, piuttosto quello che gli è stato insegnato in maniera formale.

Piuttosto che proporre delle esercitazioni complete, si possono prospettare problemi motori che l’atleta deve cercare di risolvere .

Nella corsa, per fare un esempio, un atleta può provare a correre con le braccia rigide ed attaccate al corpo. Presto si renderà conto che le braccia devono avere un ruolo attivo nella corsa.

Allo stesso modo, se un marciatore prova a marciare sulla sabbia, scoprirà quanto è importante l’azione delle caviglie per marciare correttamente.

Con questo non si pretende che ogni atleta sia chiamato a “scoprire” il modello tecnico di ciascuna specialità, perché sarebbe inutile allo stesso modo in cui è inutile scoprire il fuoco o la ruota (inventare l’acqua calda n.d.t.),quello che si pretende è che l’atleta sperimenti e prenda consapevolezza di ciascuna azione della tecnica è la reciproca interdipendenza di ciascuna azione corporea  per giungere ad una buona esecuzione.

Nota della psicologa Martina Fugazza:

“Riguardo al saper fare/saper insegnare, necessaria è la capacità di capire quali sono le caratteristiche di ogni atleta e adeguare la spiegazione ad esse. Per intenderci, non serve rispiegare qualcosa che non è stato capito usando le stesse parole, ma è necessario trovare tutti i modi e i mezzi per raggiungere il proprio obiettivo.
Giustissimo il consiglio di non eccedere nelle spiegazioni. Poche parole, chiare e concise. Il cervello umano registra più efficacemente qualcosa detto una volta sola, in modo chiaro e senza ripetizioni ridondanti.”

Le correzioni 

Le correzioni che l’allenatore indica dopo ciascun esercizio di assimilazione o di lavoro tecnico sono un elemento fondamentale nel processo di insegnamento ed apprendimento, che acquisisce sempre maggior importanza man mano aumenta il livello di specializzazione.

L’atleta ha bisogno di essere consapevole della propria esecuzione per poter andare a modificarla ed arrivare a possedere una buona tecnica.

Se il maestro o l’allenatore non è in grado di correggere in modo adeguato, invece di far migliorare sarà un limite ai miglioramenti dell’allievo.

Una buona correzione dipende principalmente da un’osservazione attenta e per questo è necessario che si abbia una buona conoscenza della specialità, che permette di identificare puntualmente gli errori e di essere capaci di distinguere i principali e separarli dagli errori successivi o secondari.

Si considerano errori secondari quelli che sono la conseguenza di un errore precedente.

Se, per fare un esempio, nel lancio del disco l’attrezzo esce a destra e si commette nullo, non è sufficiente correggere soltanto l’azione del braccio, ma bisogna osservare anche il piazzamento dei piedi sul finale. Se il piede sinistro si troverà spostato sulla destra, si potrà pensare che il primo problema sia nell’effettuazione del giro.

Una volta che si è identificato l’errore (almeno con una buona probabilità n.d.t.), bisogna cercare di comprenderne la causa, tenendo conto del fatto che lo stesso errore può essere la conseguenza di motivi differenti e che difficilmente saremo in grado di eliminarlo se non si agisce sulla causa che lo provoca.

Occorre ricordare che non sempre l’errore più evidente e più facilmente individuabile è quello più grave.

Una volta che avremo seguito questi passi, disporremo delle informazioni necessarie per attuare una buona correzione.

PROCESSO PER UNA BUONA CORREZIONE
Saper osservare CORREGGERE
Conoscere bene il modello tecnico della disciplina Errori principali
Identificare i tipi di errori (secondari e principali) Errori secondari (causati dai principali)
Determinare la causa di un errore Distinguere

Nell’insegnamento della tecnica l’allenatore deve possedere ottime capacità d’osservazione. Un modo semplice per migliorare tale capacità è farsi questa domanda: “Cosa sto per osservare?”, cosa che aiuta a selezionare l’obbiettivo per cui si vuole focalizzare l’attenzione, sia che riguardi l’esecuzione generale dell’esercitazione oppure un aspetto specifico del gesto, essendo questo ultimo metodo più efficace piuttosto che cercare di vedere tutto ogni volta.

Nel getto del peso, ad esempio, invece di cercare di osservare sempre il gesto globale (e magari di stare sempre attenti solo a quanto lontano cade l’attrezzo…n.d.t.), l’allenatore si può concentrare sull’osservazione di un aspetto specifico come quello dell’azione delle gambe nel piazzamento.

Le correzioni dell’allenatore devono servire perché l’atleta sia ben conscio di:

  1. Cosa ha fatto;
  2. Cosa deve fare;
  3. Cosa deve modificare per riuscire a farlo;

In definitiva, le correzioni aiutano l’atleta a migliorare, però, quelle da cui beneficerà maggiormente, saranno quelle precise e personalizzate.

Note della psicologa Martina Fugazza:

“Nelle correzioni è necessario concentrarsi su una parte del gesto tecnico alla volta. Soprattutto per atleti esperti (o anche per atleti meno esperti, ma che praticano una specialità che fa parte dei movimenti naturali dell’essere umano: la corsa), i movimenti sono automatizzati e profondamente radicati nel cervello. Modificare tali gesti diventa molto difficile e necessita di un lungo lavoro e di una grande concentrazione. Per tale motivo, è importante concentrarsi su una parte del corpo alla volta, per esempio la posizione delle ginocchia o delle braccia.

Un altro mio commento riguardo alle correzioni è relativo alla comunicazione. Importante è usare la cosiddetta tecnica del sandwich, o più meno più. Si nota l’errore ma prima di correggere si comunica qualcosa di positivo che ha fatto l’atleta, poi si attua la correzione, e infine un incoraggiamento. Per esempio: “Bravo, hai usato i piedi come ti avevo detto, però attento, hai abbassato troppo la mano, prova a tenere il braccio più alto, coraggio che stiamo migliorando a vista d’occhio!”. Questo stimolerà l’attenzione, aiuterà la motivazione all’ascolto e non farà cadere l’autostima dell’atleta.”

La gara

La considereremo riguardo a due diversi aspetti, il primo riguarda l’agonismo nell’ambito dell’allenamento e l’altra le competizioni ufficiali vere e proprie.

  1. La competizione nell’ambito dell’attività di allenamento ci permette di compiere o tutta l’esecuzione globale del gesto di gara o un suo aspetto specifico ad un ritmo reale. (ad intensità di gara n.d.t.)

Nel processo dell’insegnamento e quindi dell’ apprendimento tecnico, la possiamo utilizzare come un mezzo che permette di verificare se l’atleta padroneggia l’esercizio o la tecnica sufficientemente per eseguirlo correttamente a velocità di gara o se, al contrario, all’aumentare dei ritmi di esecuzione, appaiono i difetti. Allo stesso modo lo possiamo utilizzare anche per abituare l’atleta perché esegua l’esercizio, o parte di questo, alla intensità di gara.

  1. Le gare ufficiali devono essere affrontate in modo tale di adattare la competizione all’atleta e non che l’atleta debba adattarsi a questa, come dire che, bisogna scegliere impegni agonistici che siano compatibili con le capacità e lo stato di forma di un atleta in uno specifico momento.

Nella corsa con ostacoli ad esempio, ad un principiante della specialità può sembrare che gli ostacoli della sua categoria siano molto alti o ad una distanza che gli appare molto elevata rispetto a quelle che sono le sue capacità in un dato momento.

Queste percezioni condizioneranno negativamente il suo gesto tecnico invece che favorirlo.

Stesso discorso lo si può fare con il peso degli attrezzi nelle discipline dei lanci.

Note della psicologa Martina Fugazza:

“Per la gara il mio consiglio è di limitare le correzioni macroscopiche all’allenamento. In gara si mettono in gioco movimenti automatizzati, proprio perché devono essere veloci. Non è possibile pensare a modificare un movimento durante una gara. Ammessi sono i piccoli consigli tecnici riguardanti rincorse, gesti, partenze. Questo fa sentire l’atleta seguito e più sicuro di sé.

La motivazione

È un fattore che un buon allenatore non deve trascurare, dal momento che un soggetto motivato risulta più attento e ricettivo, essendo l’attenzione una condizione necessaria per un apprendimento efficace. Pertanto, dovremmo evitare che compaia la noia, e anche se certi esercizi hanno maggiore efficacia, bisogna cambiarne la “confezione” senza per questo cambiare l’obiettivo che si mira a perseguire.

Note della psicologa Martina Fugazza:

Motivazione: creare nuovi stimoli è fondamentale nell’insegnamento della tecnica. Solo con una motivazione alta l’atleta sarà spinto ad affrontare il lavoro che lo attende e a mettere in gioco tutte le sue energie fisiche e psicologiche per raggiungere gli obiettivi preposti. 

I video

Si utilizza questo mezzo, come come di insegnamento, per permettere al ragazzo di vedersi al fine di confrontare:

  1. Quello che si fa realmente rispetto a quello che si “sente” di fare;
  2. Quello che si fa con quello che si dovrebbe cercare di fare, confrontando la tecnica dell’allievo con quella ottimale.

Occorre cercare:

  • Di attuare un confronto immediato del gesto realizzato. La visione di un gesto appena realizzato influisce su quello eseguito appena successivamente, quando sono già trascorse un paio di ore l’effetto è meno efficace.
  • Confrontare la propria evoluzione tecnica con video di periodi differenti.

Note della psicologa Martina Fugazza:

“Ottimo il consiglio di usare video o dimostrazioni, l’imitazione è una delle più veloci forme di apprendimento per il cervello umano.”

 
Bibliografia
“Metodologia del atletismo” 5° edicion (1990) di Joan Rius Sant
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