Atleti in Usa: intervista a Joyce Mattagliano

Joyce Mattagliano intervista

Di seguito l’intervista a Joyce Mattagliano, mezzofondista triestina dell’Atletica Brugnera Friulintagli che, ricevuto una borsa di studio negli USA, si trova ora alla Kennesaw State University della Georgia.

Ciao Joyce, parlaci di te e delle tue esperienze in Italia e all’estero (età, personali, disciplina praticata, da quanti anni pratichi l’atletica, da quanto sei all’estero).
Joyce Mattagliano: Ciao, sono Joyce Mattagliano di Trieste. Ho iniziato a praticare atletica nel 2006, l’ho sempre presa piu come un gioco, ho iniziato ad allenarmi seriamente solo tre anni fa, quando ho voluto specializzarmi nel mezzofondo ed ho iniziato ad allenarmi a Gorizia, con l’allenatore Lucio Blasig. Già dal primo anno con Lucio ho avuto un netto miglioramento, son passata da 2.16 a 2.09, e l’anno successivo, secondo anno juniores, ho corso 2.06.
Purtroppo l’anno scorso ho avuto alcuni problemi fisici:la mononucleosi e problemi di ferro, e non sono riuscita a correre più di 2.11.
Ora mi sono ripresa ed ho ricominciato ad allenarmi meglio di prima. Ho già corso un 400 ed 800 outdoor, entrambi con un PB di 55.63 da 56.64 che avevo corso il secondo anno juniores, e da 2.06.65 (al 2° anno Juniores) a 2.06.04.
La stagione è appena iniziata, e aver fatto due PB subito alla prima gara mi fa ben sperare.

Cosa ti ha portato a vivere questa esperienza all’estero?
Joyce Mattagliano: Sono stata contatta dal college l’anno in cui corsi il 2.06.65 e mi è stata offerta una borsa di studio completa (vito e alloggio, tase scolastiche, assicurazione medica, viaggi per andare a gareggiare). All’inizio non ero sicura di andare, ma dopo l’anno scorso, in cui ho avuto problemi fisici, ho deciso che era un’ottima occasione per provare a riscattarmi e fare un ottima esperienza di vita.
Qui ho imparato a migliorarmi come atleta, come studentessa e come persona.

Quali differenze hai riscontrato tra i metodi di allenamento italiani e quelli che stai affondando adesso?

Joyce Mattagliano: Una cosa in particolare: qui danno molta attenzione alle andature, agli esercizi pre-allenamento e post-allenamento, che in Italia diamo quasi per scontati e prendiamo “alla leggera.”
Per il resto gli allenamenti non sono molto diversi da quelli che facevo in italia. Faccio alcuni lavori lunghi che in italia non facevo, più per gusto personale.
Mi ritengo una mezzofondista veloce, e quindi non ho mai voluto correre più di 800m, qui invece mi hanno fatto fare campestri ed ho fatto anche un 1500 (4.31). So che nelle distanze lunghe non riuscirò ad avere ottimi risultati, ma sono un ottimo allenamento per gli 800.
Posso dire di essere migliorata molto da un punto di vista mentale. Faccio sempre un solo allenamento al giorno perché con le lezioni al mattino non è possibile fare i doppi.
Facciamo solo due giorni alla settimana una seduta di circa 40 minuti di esercizi di palestra con pesi leggeri, non superiori ai 30kg. (parlo del gruppo di mezzofondo).

Ci spieghi come la scuola aiuta gli atleti nella loro attività?

Joyce Mattagliano: Qui gli atleti non hanno nessun altro pensiero se non studiare ed allenarsi. Tutto il resto te lo fornisce la scuola. Hai tutte le attrezzature possibili: palestra con le vasche di ghiaccio attaccata al campo, fisioterapisti pronti ad aiutarti se sei infortunato etc.

Hai avuto difficoltà ad integrarti nel sistema Universitario USA?

Joyce Mattagliano: All’inizio si. Qui l’atletica è vista dagli atleti in un modo diverso. Loro si allenano per potersi pagare gli studi, mentre in Italia lo facciamo per pura passione. Infatti molti degli atleti che ho conosciuto non sognano di poter gareggiare alle olimpiadi o rappresentare la loro nazione a qualche campionato mondiale. Molti di loro probabilmente abbandoneranno questo sport finiti i 4 anni di college.
Quando sono arrivata qua mi aspettavo di vedere un po più di competizione anche durante gli allenamenti, invece no, alcuni cercano di fare il minimo per avere la borsa di studio.
Non dico che siano tutti cosi, molti ci mettono passione e si allenano duramente, ma rispetto all’Italia, dove tutti quelli che praticano questo sport a livello agonistico cercano di dare il massimo perché lo fanno per loro stessi, perché vogliono raggiungere degli obbiettivi alti, qui invece non è proprio cosi.

Consiglieresti la tua esperienza anche ad altri atleti?
Joyce Mattagliano: E’ sempre un’ottima esperienza viaggiare, conoscere metodi diversi, e migliorare la propria educazione. Ed il tutto pagato dal college.

Atleti all’estero: cosa si può trovare all’estero, dal punto di vista dell’allenamento, che manca in Italia?
Joyce Mattagliano: Come ho detto prima, qua si concentrano molto sui piccoli dettagli, e alla fine anche quelli fanno la differenza. Qua hai tutta l’assistenza che ti serve, e gli impianti necessari per poterti allenare al massimo. L’unica cosa che devi mettere e la forza e la voglia di riuscirci.
Ho incontrato alcuni atleti proveniente da vari paesi dell’europa che come me sono venuti in questo college per fare atletica. Putroppo molti di loro non si sono trovati con gli allenamenti e hanno deciso di tornare a casa.

Pensi che questa esperienza ,oltre che sotto l’aspetto umano,migliori molto anche l’aspetto tecnico dell’atleta?
Joyce Mattagliano: Si penso che vedere come si allenano dall’altra parte del mondo aiuti a capire dove, magari, stavi sbagliando o dove stavi lavorando bene. Non credo che tutti gli allenamenti che si fanno qua siano giusti, ma ogni volta che ho avuto qualche dubbio ne ho discusso con l’allenatore e siamo riusciti ad accordarci.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
Joyce Mattagliano: Questa stagione è iniziata molto bene, ma purtroppo qua non posso scegliere a quali gare partecipare, ed il mio prossimo 800 sarà solo a fine maggio.
Io avrei voluto farne il più possibile ora, in modo da riuscire a qualificarmi per i campionati Europei U23 (2.05.00), ma la mia allenatrice mi ha detto di avere pazienza, e che a fine maggio sarò fisicamente pronta per correre un 800 forte, che e senza fare troppe gare ora, in caso di qualificazione per gli europei, sarò ancora in forma per poter correre ancora più forte per quell’occasione.
Spero anche di riuscire a qualificarmi per I nazionali NCAA che sono ad inizio giugno. Riuscire a qualificarsi nella finale NCAA è più difficile che qualificarsi per gli Europei u23, quindi se riuscirò ad andarci sarà un ottimo allenamento pre-europeo.

Quale è il tuo allenamento preferito?
Joyce Mattagliano: Anche se ho fatto molti lavori lunghi, i miei allenamenti preferiti rimangono sempre quelli sulle distanze più brevi. Ad esempio 3x3x300.

Quale quello che ti piace meno?
Joyce Mattagliano: I lavori di fartlek sono quelli che mi piacciono meno.

Hai qualche oggetto, rituale scaramantico prima/durante le gare?
Joyce Mattagliano: No, faccio tutto sempre come facevo in Italia: inizio 50 minuti prima della gara il riscaldamento, 15 minuti di corsa, un po di andature, metto i chiodi e via, cercando di dare il meglio di me.
Qua ho imparato a gareggiare molto con la testa. Prima di venire qua, anche se avevo un personale di 2.06, capitavano giornate no, nelle quali correvo magari anche in 2.13.
Ora anche se e’ una giornata no, riesco lo stesso a dare il meglio di me. Tutte le gare che ho fatto fin ora sono state in progressione. Spero continui ad andare cosi per il resto della stagione.

Com’è il rapporto con il tuo allenatore? Le differenze con l’Italia?
Joyce Mattagliano: Molto diverso. In Italia diventi “amico” del tuo allenatore, vi conoscete bene, ed entrambi lo fate per passione. Qui e’ un rapporto molto più distaccato. Lo vedono proprio come un lavoro, il loro, e tu sei un altro atleta che fa parte del gruppo. Ti aiutano, parlano con te, ma non sento quel legame che avevo con il mio allenatore in italia.
Mi mancano quei tipi di allenamenti, ma comunque resto sempre in contatto con il mio allenatore in Italia ( Lucio Blasig) e lo tengo informato su tutto.

Chi è, o è stato, il tuo “esempio”/idolo/mito nell’atletica?
Joyce Mattagliano: 
Ashton Eaton, perché cerca di superare i suoi limiti non solo in una disciplina, ma in dieci.

 

Il saluto di Joyce Mattagliano agli amici de ilCoach

La scheda di Joyce Mattagliano in Italia

La scheda di Joyce Mattagliano alla Kennesaw State University

 

Intervista all’allenatrice di Joyce Mattagliano

Di seguito l’intervista all’allenatrice di Joyce, Agne Eggerth, ex sprinter Lituana, con un PB di 11”29 e numerose partecipazioni a gare internazionali (2 olimpiadi).

Ciao Agne, parlaci un po di te e della tua filosofia di allenamento.
Sono allenatrice da circa 10 anni, prima per l’Università dell’Alabama-Birmingham (per due anni), poi come preparatore atletico (strength and conditioning coach) alla Kansas State University per 2 anni e mezzo e da 5 anni sono coach alla Kennesaw State University.
Prima di iniziare ad allenare sono stata un atleta professionista: ho iniziato a correre in pista a 11 anni e sono sempre stata una velocista.
Vengo dalla Lituania e nel 1997 ho ricevuto una borsa di studio per frequentare l’università negli Usa. Ho partecipato per la Nazionale Lituana a diversi campionati europei e mondiali e a 2 Giochi Olimpici.
Sono legata all’ Italia in quanto il mio record personale nei 100 metri l’ho corso al Golden Gala di Roma (11”29). Nel 1997 ho ricevuto una borsa di studio per frequentare l’università negli Usa.
Ho sempre saputo che avrei fatto l’allenatrice una volta finita la mia carriera da atleta!!

Qual’è la tua filosofia di coaching?
Sto ancora lavorando allo sviluppo di una mia filosofia di coaching, ma la cosa fondamentale è quello di poter lavorare in un ambiente che incoraggia gli atleti ad imparare e a migliorarsi sia in pista che fuori, per creare un ambiente di apprendimento positivo sia nei giorni belli che in quelli più difficili.
Quando si tratta di atleti altamente motivati ed impegnati il livello di comunicazione individuale è importante. È fondamentale dare all’ atleta il supporto giusto mediante la creazione di un programma di allenamento che lo faccia migliorare. La creazione di obiettivi a breve e lungo termine aiuta l’atleta a rimanere motivato, e a mantenere la strada giusta.

Cosa ne pensi di Joyce Mattagliano e del suo potenziale?
Vista la mia doppia esperienza, nell’atletica Europea e in quella Americana sono riuscita a comprendere meglio le esigenze di Joyce: voglio che lei abbia successo non solo qui in Usa a livello di college, ma anche in Italia, permettendogli di rappresentare l’Italia in tutti i campionati, sia europei che mondiali.
Joyce è un’atleta straordinaria, dotata di grandi doti di velocità e resistenza e la sua etica del lavoro è molto buona.
Le sue debolezze sono l’essere dotata di 2 abilità opposte tra loto: potenza nell’accelerazione e capacità aerobica. È dotata di ottime capacità per le corse aerobiche ed anaerobiche più lunghe (lattacide), ma lei non ama molto questi lavori e quindi questo è un aspetto sul quale dobbiamo insistere maggiormente.

E ‘difficile andare in nuovo paese, con una cultura ed aspettative diverse, oltre che con un diverso allenatore, ma Joyce ha fatto un ottimo lavoro dando fiducia al nuovo coach e adattandosi molto bene al nuovo ambiente.

Secondo te quali sono i punti “chiave” per un buon programma di allenamento nella disciplina allenata?
Cerco di utilizzare un approccio ampio e generale che sviluppi tutte le qualità necessarie al successo in una specialità come il mezzofondo, lavorando in modo continuativo sulle 5 capacità fondamentali: velocità, forza, resistenza, capacità coordinative e tecnica, e mobilità articolare.
Utilizzo una programmazione “long to short” (dal volume all’intensità) incentrata più sulla resistenza in autunno e la velocità in primavera ed estate, ma cercando di non abbandonare mai completamente nessuna di queste 5 componenti durante l’anno.
Visto che il sistema statunitense ha molti competizioni utilizzo la maggior parte di queste come allenamento altamente specifico. Potreste aver visto Joyce correre distanze a lei meno usuali: una 6 km in autunno, 1600m in inverno e 1500m in primavera come lavoro di resistenza, oltre a parecchie gare sui 400m e 4x400m, e sui 200m per lo sviluppo della velocità.

Cosa ne pensi, guardando da fuori, del sistema “atletica” in Italia?
In Europa l’atletica è praticata prevalentemente come sport professionistico.
Molti atleti hanno molte difficoltà ad integrare la carriera accademica e l’atletica.
Se non si è sponsorizzati dalla Federazione (o dai gruppi sportivi, aggiungo io) succede spesso di dover rinunciare alla propria carriera sportiva, al fine di concentrarsi su quella accademica o sul lavoro.
Negli Stati Uniti, quando si rappresenta un Università lo si fa prima come studente e poi da atleta.
Tutte le attività e le gare sono in programmate a seconda degli impegni scolastici.
Solo dopo la laurea, se si decide di continuare con la carriera sportiva si diventa professionisti.
Entrambi gli ambienti hanno i loro vantaggi e svantaggi, ma Joyce si sta comportando molto bene sia in aula e che in pista.
La maggior parte dei compagni di squadra di Joyce terminerà la stagione a metà maggio, ma Joyce gareggerà fino a tarda estate. Il suo allenamento è stato programmato per competere bene non solo ai campionati NCAA, ma anche per essere competitivi ai Campionati Europei di Tallinn.
Negli Stati Uniti alcuni atleti del liceo vogliono fare uno sport, perché sperano di aggiudicarsi una borsa di studio per quando andranno all’Università, quindi la scelta è legata più ai soldi che ad un vero e proprio desiderio diventare un grande atleta. Questo è uno dei compiti più difficili: allenare qualcuno che non è completamente motivato ed interessato ad avere successo sportivo, ma che è soltanto interessato a ricevere una borsa di studio

Quali sono le figure (allenatori, atleti) che hanno ispirato il tuo modo di allenare?
Sono ispirata principalmente da mio marito, capo allenatore qui alla Kennesaw State, Andy Eggerth.
Andy mi ha allenato per un paio di anni dopo la laurea, così è in grado di comprendere l’importanza di collaborare anche con le federazioni, oltre che con la la NCAA.
La mia formazione è influenzata dall’educazione formale (scienze motorie credo), dalle scienze sportive, e dalla formazione USATF, IAAF, ed USTFCCCA.
Un allenatore che ha ispirato molto la mia formazione è l’esperto di endurance Mike Smith, attuale head coach (capo allenatore) dell’esercito americano, oltre a Boo Schexnayder, Cliff Rovelto, Dan Pfaff, Vince Anderson, Kebba Tolbert, e Randy Gillon che hanno ampliato le mie conoscenze negli sprint e negli ostacoli. Ma molti spunti e conoscenze sono venute anche da allenatori di lanci e da chiunque possa insegnare ed aiutare a diventare il miglior allenatore possibile.

 

 

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