Altis. Cos’è e perché ne parliamo?

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L’Altis (in greco Ἀλτις), è una valle della Grecia, sulla quale sorgeva un santuario greco dedicato a Zeus, al centro di un bosco centenario, sul cui sito venne costruita Olimpia.[1] Qualche millennio dopo, in una valle dell’Arizona, viene fondato Altis con la missione primaria quella di creare una nuova Olimpia.

La ricercatezza concettuale che si nasconde dietro al nome rispecchia a pieno quelli che sono i principi sui cui Altis sta crescendo, diventato uno dei centri d’allenamento più importanti a livello globale.

Ricostruzione dell'Altis
Ricostruzione dell’Altis (Heinrich Gärtner, XIX secolo) da Wikipedia

Cos’è l’Altis?

Altis è il terzo stadio evolutivo del progetto nato dalla mente di John Godina, discobolo e pesista statunitense con quattro titoli mondiali e tre presenze olimpiche alle spalle. World of Throws Center fu il primo passo verso la realizzazione di Altis. Dapprima basato a Mesa, Arizona, il centro si è poi spostato presso Athletes’ Performance (oggi Exos) in Phoenix, sempre in Arziona.

Il secondo stadio evolutivo fu World of Athletics Center, con il quale si è andata a determinare una netta apertura a tutte le discipline dell’Atletica Leggera. Sono quegli gli anni in cui la squadra alla base di Altis si va a comporre.

La mission di Altis è la prima cosa ad essere chiarita durante la riunione generale del 28 settembre.

“Siamo qui per salvare l’Atletica e ridare dignità a questo stupendo sport” sono le parole di Kevin Tyler.

Senza mezze parole continua Kevin, “Siamo qui per creare una comunità globale indipendente con lo scopo ultimo di facilitare il conseguimento di prestazioni atletiche di prestigio ad ogni livello, internazionale e non.”

Altis. Start training
Altis. Start training

Questo piccolo inciso finale racconta molto riguardo la filosofia di crescita e maturazione dei più giovani qui in Altis. Ai nostri occhi balzano ovviamente i nomi dei Pro, ma moltissima attenzione è data ai Semi-Pro. Quelli che hanno delle buone carte da giocarsi insomma.

Trascorse le prime due settimane a Phoenix capisco senza dubbio perché il centro si trovi qui in Arizona. Come sottolineato da Andreas Behm, in questo clima si può fare quel che si vuole, la programmazione non è minimamente influenzata dal cambio delle stagioni. Il caldo non sembra davvero rappresentare un problema, a dimostrazione di ciò il fatto che quest’anno si sia formato un sostanzioso gruppo di mezzofondisti guidati da Ricky Soos.

Assieme a lui lo staff degli allenatori guidato da Dan Pfaff annovera personalità come lo stesso John Godina, il già menzionato Andreas Behm, Stuart McMillan, Kevin Tyler, Dustin Imdieke, Michael Boykin, Natasha Harvey, Kyle Hierholzer, Jason Hettler e Chidi Enyia. Da non trascurare sono i terapisti e il team medico, che in Altis hanno una funzione cruciale che quotidianamente si amalgama con l’attività in pista. Tra loro Donna Rebadow, Junko Yazawa, Rick Wade, Jerod Carnahan, Andrew Chavkin e Jas Randhawa.

Un gruppo davvero variopinto, con esperienze di qualsiasi tipo che generano critica costruttiva e un’apertura al confronto che personalmente mi ha colpito. Anche gli allenatori medagliati a Rio sono capaci di dire: “Hai ragione, cambiamo questo.”

Questa predisposizione al condividere sta alla base della collaborazione con Exos, centro di alta preparazione per molti sport che offre ad Altis la possibilità di svolgere le sessioni di forza e ricreazione in un ambiente tanto avanzato quanto motivante. Camminando per i corridoi del centro ci si imbatte in giocatori NFL, piuttosto che MLB o personalità di altri sport meno conosciuti. Solo con Altis, Exos si riempe di medaglie olimpiche, atleti di spicco internazionale e detentori di record mondiali. Si vive l’eccellenza sportiva, e nessuno vuole perdere il treno che passa per Phoenix.

Detto questo l’ambiente viene cautamente moderato dagli allenatori. Parole di altissimo valore sono state spese da pochi giorni fa da Kevin Tyler con il gruppo dei giovani velocisti lunghi: “Non è facile allenarsi in questo contesto, con tutti questi grandi nomi attorno, con tutte queste attenzioni, con tutte queste ambizioni. Guardate a voi stessi e cercate di migliorarvi, tenete voi stessi come riferimento. Diventate meglio, costantemente. Ambite, ma con occhio realista. Non fate diventare la pista la vostra ossessione, godetevi la vita una volta conclusa la sessione, perché ogni mattina saremo qui e ogni mattina cercheremo di diventare meglio.”

L’ambiente ha tutto un altro respiro quando in pista arrivano i velocisti corti. La serietà e impenetrabilità degli atleti statunitensi è costantemente bombardata dal gruppo caraibico che affronta le sessioni con tutto altro spirito. Questa nebulosa di personalità e atteggiamenti crea un ambiente di lavoro davvero unico. Stuart McMillan è il perfetto maestro d’orchestra capace di creare tensione, apprensione o una semplice risata con la sola intonazione della parola please.

In questa fase iniziale della stagione i gruppi non sono ancora separati, molta coesione sembra esistere nei programmi introduttivi. Questo rende il tutto ancora più interessante avendo insieme Ameer Webb, Curtis Mitchell, Aries Meritt, Mikel Thomas, Queen Harrison, Melaine Walker e Shai-Anne Davis tra i più conosciuti. Con il passare dei giorni vecchi e nuovi atleti si uniscono al gruppo, ancora non tutti sono a Phoenix per l’inizio stagione.

Tra i nuovi arrivati Jamol James mi ha colpito per personalità e fantastico stile di corsa. Di Trinidad e Tobago, dreadlock fino a mezza schiena e sorriso stampato in volto. Un suo allungo (rigorosamente a piedi nudi) è uno spettacolo raro. Sfortunatamente arriva da una stagione stravolta da qualche acciacco fisico, spero in cuor mio che le sapienti mani di Jas Randhawa lo possano rimettere in piena forma. Da poca raggiunta la Laurea in Arte e Studi Interdisciplinari con il massimo dei voti presso l’Università di Stato dell’Arizona, Jamol mi ha personalmente confessato il desiderio di fare grandi cose in questo 2017.

Altis. Jamol James
Altis. Jamol James

Trattando il tema istruzione… Vi state chiedendo dove sia Andre De Grasse? McMillan con la sua proverbiale schiettezza ci ha detto: “Andre è in Canada e arriverà più tardi. Prima deve concentrarsi e concludere gli studi.” Quindi se pensate che al primo anno cadetti siano fondamentali le doppie sessioni giornaliere, posso assicuravi che siete sulla strada sbagliata.

Altis, cosa è stato fatto nei primi 15 giorni

Al quindicesimo giorno di attività in Altis ancora nulla di nuovo si è presentato a me in tema di metodologia dell’allenamento. Ci si trova al mattino, pista e poi sala pesi. Tanta mobilità, un riscaldamento perfettamente strutturato che può arrivare a durare 30 minuti. Allunghi su erba, lavori con ostacolini bassi a diverse distanze, palle mediche e circuiti introduttivi di forza. Quello che mi ha colpito è vedere i diversi tecnici lasciare estrema libertà di movimento agli atleti, senza troppo correggere i vari errori d’esecuzione. Perché?

“Questo è il miglior modo per andare ad analizzare sbilanciamenti e limitazioni posturali, questa è la chiave per risolvere l’enigma”.

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Una volta conclusa la sessione, la terapia a bordo pista cerca di determinare immediatamente le cause dell’anomalia. Questa interazione continua tra squadra tecnica e medica forse è l’elemento che più mi ha colpito ad oggi. Detto questo Michael Boykin mi ha assicurato che si comincerà presto a vedere qualcosa di più sexy nei vari programmi.

In tutta sincerità, la vera differenza che sto vivendo non è rappresentata da quello che si vive in pista. La differenze sono i motivi per cui si va in pista.

Organizzazione all’Altis

Altis non è una Società di Atletica Leggera, non è un centro sportivo ne tantomeno un centro federale che vive di finanziamenti. Altis è un’azienda, con un proiezioni di spese, fatturato e margini da rispettare. La presentazione generale di inizio stagione non ha lasciato ombra di dubbio. Il successo nelle competizioni di livello è il principale biglietto da visita. Bisogna lavorare bene con gli atleti per fare si che altri atleti vogliano entrare a far parte del gruppo ed essere in questo modo più presenti sulla pista.

Investire sulla formazione, investire sugli atleti, mai pensare di essere arrivati. Saranno poi questi gli ingredienti fondamentali per crescere?

Ringraziamo Altis per la cortese autorizzazione accordata a ilcoach alla condivisione dei contenuti.

We warmly thank Altis for kind permission granted for the publication of contents.

 

Di Alessandro Vigo

Sprint and Hurdles
www.altis.world

Altis

 

 

 

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[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Altis

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