Almicar Demetrio Bonell Mora. La scuola cubana dei salti in estensione.

Almicar Demetrio Bonell Mora

Metti un pomeriggio di settembre al campo scuola di Modena per una gara regionale, metti che c’hai di fianco Demetrio col quale hai impropriamente condiviso la pedana del lungo solo qualche minuto prima e metti che ti ritrovi con lui a commentare la gara di triplo maschile. Mettici pure che si scambino due opinioni sui ragazzi che saltano, tra i quali un paio dei suoi, mettici infine che l’appetito vien mangiando e che ti baleni l’idea di parlare un po’ più a lungo di come lui viva il nostro sport da atleta master (Olimpia Amatori Rimini) e da coach (Atletica Libertas Rimini), secondo una prospettiva che raramente abbiamo la fortuna di condividere alle nostre latitudini, ovvero quella della grande tradizione Cubana dei salti in estensione. Ciò che non puoi fare in un pomeriggio di gare ma che ritieni potrebbe suscitare qualche interesse e spunto di riflessione nei nostri appassionati lettori. E allora la lampadina si accende e l’entusiasmo trova conferma in quella proverbiale gentilezza caraibica a cui Demetrio non fa eccezione. Nasce così l’idea di estendere questi ragionamenti lasciandogli in dote qualche domanda alla quale ci ha fatto il grandissimo onore di rispondere. Buona lettura!

Almicar Demetrio Bonell Mora. La scuola cubana dei salti in estensione.

Puoi darci qualche cenno biografico, quando e come è cominciata la tua avventura nell’Atletica leggera?

Non c’è stata solo l’atletica leggera nella mia vita, a dire il vero il mio primo sport praticato è stata la ginnastica artistica all’età di 6 anni quando incominciai nel mio piccolo e umile paesino di una provincia al sud della Repubblica di Cuba , dopo più di 8 anni di attività agonistica a livello semi-professionistico (e comunque in pedana per allenamenti o gare sette giorni su sette), alla fine degli anni ‘90 crollano le mie motivazioni a livello emotivo e sportivo per la ginnastica artistica, decisi quindi di cambiare binario e provare con l’atletica leggera attratto e ammirato per le gesta dei nostri vicini del nord…

Gli inizi nell’atletica leggera furono frustranti in tutti i sensi, ma con il sacrificio e l’insistenza di tutti i giorni e malgrado una grande crisi economica che attraversava il mio paese, ho potuto andare avanti dapprima con progressi molto lenti, ma che via via si sono fatti più agili.

PROGRESSIONE SALTO IN LUNGO COME ASSOLUTO

ETA’ ANNO RISULTATO
14 1991 4.66m
15 1992 5.20m
16 1993 6.69m
17 1994 6.84m
18 1995 6.87m
19 1996 7.35m
20 1997 7.70m(P.B) ufficiali, 7.98 ufficioso (ovvero senza anemometro)

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PROGRESSIONE: SALTO IN LUNGO E TRIPLO COME ATLETA MASTER

ETA ANNO RISULTATO S. LUNGO RESULTATO S. TRIPLO
35 2012 6.84m
36 2013 6.85m
37 2014 7.08m
38 2015 7.43m(P.B) 15.01
39 2016 6.89m   14.88m

Nella tua attività master riesci ancora ad esprimerti ad altissimi livelli, puoi dirci quanto tempo dedichi all’allenamento e quanto al coaching?

Posso dire che da quando ho messo piede in Italia (settembre 2007) all’inizio non avevo mai pianificato di allenarmi seriamente , e nemmeno contemporaneamente agli impegni di studio. Quando ho cominciato poi anche a lavorare per guadagnarmi da vivere credevo che fossero impegni proprio impossibili da tenere assieme e poi magari pretendere di ottenere qualche risultato tanto a livello sportivo quanto a livello universitario.

La mancanza di mezzi generali propedeutici di cui un atleta di un certo livello necessita ossia allenatore, fisiatra, medico , psicologo ha fatto sì che io mi sia creato una sorta di corazza proprio per poter andare avanti nonostante queste difficoltà. Alla fine ho iniziato ad allenarmi come potevo, digerendo un clima freddo come mai avevo visto prima in vita mia. Posso dire che nei primi cinque anni, ossia dai 29 ai 34, avevo avuto dei discreti risultati ma a prezzo di molta fatica, e potevo andare a malapena oltre i 7 metri, anzi, diciamo che era per me quasi impossibile.

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Andando avanti con gli anni grazie anche ad una migliore sistemazione e all’adattamento al clima italiano a partire dai 35, età ufficiale di inizio della categoria master, ho iniziato a lavorare come allenatore finendo i miei studi di laurea in scienze motorie, sempre allenandomi quando potevo nei giorni liberi che mi potevo concedere, ossia sabato e domenica; ho iniziato quindi a fare delle gare tra i master . Oggi dedico molto tempo all’allenamento, principalmente la mattina e poi nel pomeriggio dedico tutto il tempo ad allenare e insegnare agli allievi nelle stesse mie specialità dei salti in estensione.

 

Come consideri la tua attività master in relazione al coaching dei giovani atleti? Ovvero, pensi che ci sia una relazione tra mantenere viva la passione e la pratica per la tua disciplina e la capacità di trasmettere abilità ai tuoi giovani atleti?

Nel mio percorso di vita considero la mia doppia attività di master e coach dei giovani atleti una grande esperienza. Cerco infatti di trasmettere loro la passione , la voglia di fare e di impegnarsi, ma questo secondo me non vuol dire che ci sia una relazione diretta tra mantenermi ad alto livello come atleta master e allenare al contempo nel settore giovanile. Questo lo dico per il semplice fatto che per me sono due cose estremamente separate, quando io decido di allenarmi oppure mi faccio allenare di qualcuno mi sottopongono allo sforzo, alla disciplina, lascio che sia il mio allenatore a guidare il gioco e mi abbandono a me stesso come se fossi io l’allievo. In effetti così facendo dimentico di chi realmente sono, ma poi nel mio ruolo di allenatore ritorno ad essere il “governatore”, ovvero colui che controlla che tutto sia a posto, tanto dal punto di vista fisico-tecnico quanto da quello psicologico.

 

Vorremmo discutere con te di tecnica e conoscere il tuo punto di vista di atleta cresciuto nella realtà cubana. Innanzitutto vorremmo chiederti quale atleta di alto livello ti ha ispirato di più e cosa ti ha maggiormente insegnato dal punto di vista tecnico.

Per quanto riguarda la tecnica nelle diverse scuole cubane ovvero considerando le diverse tappe che possiamo avere, un minimo comun denominatore può essere definito dal fatto che le scuole cubane si basano soprattutto sulla forza e la potenza, nient’altro. Per quanto riguarda l’atleta di alto livello che più mi ha ispirato senza dubbio questo è Ivan Pedroso, non solo perché fosse un campione ma anche perché ho vissuto con lui pelle a pelle essendo stato suo compagno di squadra per 3 anni. Dal punto di vista tecnico allenarmi insieme a Pedroso mi ha insegnato la velocita e la scioltezza tanto nella corsa come nella fase di volo, il fare tre passi e mezzo nel volo era in quel momento la tecnica di avanguardia dei saltatori cubani e io l’ho quindi adottata. Oltre alla tecnica di salto in lungo ho potuto anche imparare come migliorarsi nei balzi speciali di salto triplo: parlo dei quintupli in tutte le sue versioni, dei decupli degli stacchi con tutti i passi di rincorsa fuori pedana. Allo stesso modo negli esercizi di forza la sua tecnica di esecuzione fu una grande scuola per me, a partire dalla pliometria dinamica pura per finire con gli strappi e slanci in palestra per me è stata tutta davvero una grande scuola.

 

E qual è l’atleta che ti piace di più tecnicamente in questo momento?

A dire il vero in questo momento tra gli atleti di livello mondiale e olimpico tecnicamente pochi mi piacciono veramente, questo potrebbe darsi per il fatto che oggi i saltatori di livello élite in tutto il mondo cercano solo il risultato non tanto per vincere ma per guadagnare denaro e soddisfare gli sponsor svantaggiando ciò che è la tecnica; oggi in essi prevale molto la velocità ma non una velocità applicata ad uno stacco, ma una velocità carente di sincronizzazione che posteriormente implica uno stacco forzato senza una efficace angolazione di uscita, cosa che rendono il salto una mera azione di forza. Può darsi anche il fatto che essere cresciuto in una scuola dove la velocita pura non era l’elemento portante (necessaria era la velocità coordinata negli ultimi tre appoggi) mi faccia vedere le cose in maniera particolare… Ma oggi vedi gli atleti che se non partono a full facendo una rincorsa che simula in tutto quella dei velocisti non possono fare più di 7,80m; nella mia epoca la velocità non era cosi ricercata per raggiunger dei grandi risultati: proprio l’esempio di Ivan Pedroso alle olimpiade di Sydney 2000 trova in questo la sua fondatezza.

 

Portiamo ora il discorso sulla tecnica dei salti in estensione (e non solo). Sappiamo che la rincorsa determina quasi per intero il risultato di un salto. Quali componenti tecniche tra velocità, ritmica degli appoggi, precisione alla battuta, sono fondamentali a tuo parere per la riuscita di un ottimo salto e come andrebbero potenziate?

Come dicevo nel paragrafo precedente la velocita è il fattore primario nel risultato totale del salto ma in che modo? Per me il fattore ritmico è la qualità principale da sviluppare con molta attenzione e cautela al fine di ottenere dei grandi resultati. Questo fattore si incarica di distribuire agli arti inferiori l’apporto di benzina e di elettricità in ogni tratto della rincorsa fino al decollo. Penso che abbinando una buona ritmica di rincorsa gli altri fattori vengono sviluppati da soli perché se di base hai una buona ritmica è molto difficile che non si sia precisi nello stacco, come è altrettanto vero che avendo una buona ritmica di rincorsa gli appoggi non sbagliano.

Per quanto riguarda il modo di potenziare la componente ritmica nella rincorsa di salto in lungo per me il metodo più efficace è molto invasivo ovvero mi riferisco alla esercitazione continuata di ripetizioni fino a che il sistema cognitivo e vestibolare si impadroniscono del gesto, ma questo necessita di una ottima forma fisica. Immaginiamo di fare in un tratto di 50 metri frazionato in tre fasi di distribuzione di energia, ovvero di velocita, dove i primi passi (6) si caratterizzano per essere ampi e frequenti, quelli seguenti (9) devono essere strutturati, decontratti e molto spinti, e gli ultimi ( 6) devono essere più frequenti, potenti e incontrollabili ovverossia a tal punto che non si possa vedere come girano le gambe dalla rapidità acquisita. Ebbene questo tipo di carico viene pianificato in serie che richiedono a loro volta molte ripetute.

Almicar Demetrio Bonell Mora 5

Nello specifico, i Cubani utilizzano spesso una struttura di rincorsa fatta di tre momenti: preavvio, balzata, corsa rapida di 13/14 passi. Gli europei preferiscono la rincorsa da fermo. Quali sono i vantaggi della prima impostazione e da cosa dipende questa preferenza?

Mi ricordo molto bene come se fosse oggi quando il mio allenatore mi cambiò la mia storica rincorsa di approssimazione, quella che credevo fosse giusta dove l’approccio avveniva in modo progressivo. Ma da quel giorno ho dovuto cambiare rincorsa, ovvero prima parte: partenza preavviata molto frequente ma con poca ampiezza, seconda parte: ampiezza con avanzamento, terza parte: frequenza e ampiezza senza perdere avanzamento. Questo tipo di approccio è allenato con dei segni disegnati per terra oppure con delle barriere appoggiate a fianco della corsia dove si svolge la rincorsa, e tutto questo fuori pedana.

I suoi vantaggi sono molti perché con questa rincorsa si arriva negli ultimi appoggi senza stanchezza e con molta forza oltre ad una decontrazione totale, questo dipende da molti fattori come un alto grado di concentrazione e controllo, un alto grado di coordinazione, una capacità totale di accelerazione e decelerazione mantenendo una postura di baricentro alto e per ultimo una capacità di forza elastica predominante.

 

Lo stile di rincorsa cubano si caratterizza per una drastica accelerazione e aumento della frequenza dopo i primissimi appoggi rispetto ad un aumento graduale di velocità e frequenza. Quali sono per te i vantaggi principali di questo approccio?

D: Nella scuola cubana di salti in estensione si dice che basti solo accelerare la prima parte di rincorsa, mantenere il baricentro alto e proseguire così in decontrazione come se fossimo in folle ossia senza perdere gli appoggi e nemmeno l’avanzamento e farsi sorprendere allo stacco; è certamente una filosofia molto difficile da capire ma è quella giusta dal punto di vista della stabilità psicologica ed emozionale dell’atleta. I suoi vantaggi parlano da soli dal punto di vista fisico: con questa rincorsa il saltatore è in grado di arrivare al sesto e ultimo tentativo ancora senza che abbia speso tutte le sue risorse neuromuscolari e quindi la sua capacità di dare di più. Dal punto di vista della precisione il saltatore e più in grado di controllare qualsiasi spinta che avvenga nel percorso della esecuzione; dal punto di vista psicologico con questo approccio il saltatore è in grado di mantenere il suo controllo e le sue emozioni.

Per quanto riguarda il salto triplo, i cubani prediligono l’utilizzo delle braccia sincrone, come mai lo preferiscono alle alternate?

Secondo me l’utilizzo delle braccia sincrone nel salto triplo nelle scuole cubane è dovuto alla fusione con la scuola russa di salto triplo. Negli anni 70 dove molti specialisti cubani e russi unirono le loro metodologie di insegnamento, traendo profitto dal sistema di forza per conto dei russi e dalla capacità coordinativa reattiva dei cubani; questa fusione ha portato un indubbio vantaggio ai cubani avendo consentito loro di sviluppare un balzo (HOP) più orizzontale e potente a prescindere della poca velocità che gli era caratteristica, in più questa sincronizzazione accompagnava la fase STEP-JUMP con una coordinazione ancora molto efficace. Invece penso che la preferenza per la forma alternata derivi dal fatto che dal punto di vista dell’insegnamento sia più facile, o più semplicemente per il motivo che questo tipo di esecuzione non prevede una condizione ottimale della forza assoluta come succede invece nei balzi sincroni. Mediante le alternate quegli atleti che dipendono solo della velocità posso farcela più facilmente rispetto alle sincrone. Penso anche che si provi più sicurezza nelle alternate ma di sicuro non ti fa sentire che stai applicano molta forza al salto. Questi tipi di esecuzione si vedono molto nei ragazzini europei della categoria allievi, junior e in generale lo utilizzano in maggiore proporzione le donne di tutte le categorie.

 

Una domanda anche sull’alto, disciplina nella quale rispetto ai saltatori più moderni la scuola cubana mantiene un’impostazione più legata al caricamento nello stacco e al conseguente utilizzo dei sovraccarichi. Quale è secondo te la ragione principale?

D: In questo caso non mi ritengo molto esperto nella disciplina specifica ma ricordando la mia esperienza vissuta con i compagni di salto in alto spesso questi in maggioranza ottenevano i loro migliori risultati con pochi passi di rincorsa, quindi se la cavavano con la potenza proveniente dallo stacco ossia un preavvio lungo e lanciato e poi 3 oppure 5 appoggi. Un esempio chiaro era il caso di Javier Sotomayor che, tranne le competizione di livello, saltava sempre con 5 passi, da tutto ciò deriva l’allenamento con sovraccarichi in tutta la stagione; ad esempio si dice che Sotomayor lavorasse ai pesi quasi tutto l’anno dall’85 al 95 percento e così tutta la scuola cubana di salto in alto. Un altro fattore dell’utilizzo dei sovraccarichi nelle scuole cubane è dovuto in parte alla loro condizione di atleti, ossia dal fatto che vengono già allenati sin dalle età giovanili con questo sistema. Non bisogna però generalizzare e dimenticare che la scuola cubana pur essendo una delle migliori a livello mondiale storicamente, è di sicuro la più deficitaria per quanto riguarda la tecnologia, in fatto di palestre e attrezzistica, soprattutto di questi tempi.

 

Per tornare al tuo ruolo di coach, ritieni che sia importante conservare certe peculiarità della scuola cubana in relazione ai giovani atleti che stai allenando? Quali aspetti ritieni che siano indispensabili, anche da un punto di vista psicologico.

Certo! E una domanda molto complicata dal punto di vista della realtà, per me è importante conservare quasi il 90 percento delle peculiarità della scuola cubana nelle mie sedute, ma si deve fare attenzione innanzitutto a quelli che sono i bisogni primari e secondari dei ragazzi italiani per quanto riguarda lo sport e l’alto rendimento, esse sono infatti due cose ben distinte! Io in particolar modo cerco di far vedere lo sport come un gioco oppure un passatempo piacevole con lo scopo di socializzare e confrontarsi con gli altri, ma allo stesso modo, man mano che i ragazzi vengono, si appassionano e insieme a loro le loro le loro famiglie, cerco di indirizzarli con cautela e senza che loro possano perdere motivazione all’allenamento agonistico. Una volta raggiunta questa tappa tocca me offrire loro un po’ di modello cubano all’opera, ossia disciplina, correttezza, coraggio, grinta e, molto importante, tantissima voglia di fare.

Per quanto riguarda l’aspetto psicologico posso dire che gli atleti italiani in primis sono in generale molto emotivi al momento di affrontare una gara, ho vissuto io stesso esperienze quasi estreme di atleti che coraggiosamente affrontano gli allenamenti in qualsiasi situazione atmosferica, ma che allo stesso modo mi pregavano di non parlargli di gareggiare, e questo può essere dovuto al fatto che i ragazzi all’interno di sé mancano di sicurezza. Nelle mie sedute e dopo le sedute di allenamento come in qualsiasi tappa della preparazione ho il compito di parlare di psicologia dello sport in maniera non invasiva per far sì che non si sentano obbligati o messi sotto pressione a fare qualcosa pensando magari di non riuscire a farcela; ai miei ragazzi ogni giorno cerco di infondere fiducia, padronanza in ciò che svolgono, tirandoli su di morale e preparandoli ad affrontare impegni di livello superiore.

 

L’allenamento della forza a Cuba. Il punto di Carlo Buzzichelli 

Dal 2013, e con una presenza sempre più frequente, e interessando sempre più atleti, l’ISCI (www.isci.education) ha avviato una collaborazione con gli allenatori della nazionale cubana di atletica leggera, dal punto di vista metodologico, fisioterapico e tecnologico. Consideriamo che quattro delle cinque medaglie cubane ai mondiali junior del 2016 siano frutto anche di questa collaborazione; così come l’aver partecipato a portare un ragazzo di 17 anni alle Olimpiadi di Rio. In particolare, per quanto riguarda l’aspetto tecnologico, ci siamo adoperati per trovare i carichi di lavoro ottimali per il periodo competitivo per ciascun atleta interessato, attraverso l’utilizzo di accelerometri tri-assiali con giroscopio. Da quest’anno, lo stesso è stato fatto per la fase preparatoria, e tra quattro settimane procederemo con i test di controllo.

Come giustamente indicato nell’articolo, la scuola cubana dei salti è caratterizzata da un importante lavoro sulla forza. Contrariamente a quello che si può pensare, però, il volume delle alzate olimpiche è piuttosto ridotto, ed esse sono considerate esercizi secondari. Sicuramente, l’esercizio principe per i saltatori cubani è il quarto di squat, eseguito con carichi alti (fino a 3,5 volte il peso corporeo), ma con estrema dinamicità, ponendo attenzione al tempo di transizione tra fase eccentrica e concentrica, che non deve mai essere lento.

La periodizzazione dello squat va dal profondo in preparazione generale, al mezzo squat in preparazione specifica, al quarto squat in pre-competitiva e competitiva. I saltatori in alto partono già dal mezzo squat. All’inizio di ogni mesociclo vengono testati i massimali negli esercizi fondamentali, per procedere alla programmazione utilizzando le percentuali. Luis Zaya, campione del mondo junior 2016 di salto in alto, ad esempio, ha fatto 210Kg di massimale di mezzo squat al 14 ottobre, ad un peso corporeo di 76Kg.

 

Come sempre, abbiamo registrato velocità e potenza, di picco e medie, di ogni serie di avvicinamento alla prova massimale, al fine di compararle con i test passati e futuri. Durante l’anno il numero degli esercizi viene ridotto, così come la frequenza d’allenamento della forza. Una particolarità dei saltatori cubani è l’esecuzione di una seduta di forza tra le 96 e le 48 ore prima della gara (la differenza è individualizzata). Sotomayor, ad esempio, eseguiva l’ultima seduta di forza 72 ore prima della gara, facendo un quarto di squat, step-up, tirate alte, polpacci in piedi con il bilanciere, e jump squat. Il miglior quarto di squat di Sotomayor è stato 290Kg.

 

A cura di Matteo Rozzarin

 

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