Allenamento giovanile: le tappe dello sviluppo fisico

Allenamento giovanile Multilateralità o specializzazione

Come abbiamo già descritto nel precedente articolo sull’ allenamento giovanile è ormai risaputo che gli atleti che nelle categorie giovanili hanno seguito programmi di allenamento sistematici e ben organizzati, solitamente sono quelli che da adulti realizzano le migliori prestazioni. Gli allenatori impazienti che mettono pressione ai bambini per raggiungere risultati più rapidamente di solito falliscono, perché gli atleti spesso smettono di fare sport prima di raggiungere la propria maturazione atletica.

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Lo sviluppo motorio dei giovani avviene secondo delle “tappe di crescita”, o “fasi sensibili” ed i programmi di allenamento con queste fasce d’età devono tenerne presente per essere certi di portare i giovani ad uno sviluppo psicofisico ideale ed alle alte prestazioni in età adulta. Di seguito vedremo quali sono queste tappe.

 

Le tappe dello sviluppo fisico

La crescita di bambini ed adolescenti non avviene in maniera lineare, ma per spinte di accrescimento e l’allenamento giovanile ideale deve dare sostegno ad esse.

Le tappe principali dello sviluppo fisico sono:

  1. L’infanzia, da 0 a 3 anni, in questa fase i bambini imparano i movimenti di base, come il camminare, lo strisciare e l’afferrare oggetti ed inoltre sono spinti dalla curiosità verso la scoperta del mondo esterno; in questa fase è compito dei genitori garantire i giusti stimoli ed un ambiente psico-sociale ideale al suo sviluppo psico-fisico;
  2. Età prescolare, dai 3 ai 6/7 anni, in questa fase il bambino presenta:
    a. Un’elevato impulso a muoversi;
    b. Fantasia, curiosità verso l’ignoto;
    c. Mancanza di razionalità, scelte spinte dall’intuito e dall’istinto;
    d. Scarsa capacità di concentrazione, il bambino si impegna in svariati giochi variandone continuamente le forme;
    e. Queste caratteristiche vanno utilizzate indirizzando la grande vivacità verso una vasta gamma di conoscenze motorie, soprattutto di base: correre, saltare, strisciare, lanciare, equilibrio, arrampicarsi, rotolare, ruotare, prendere e portare, etc.
  3. 1° età scolare, dai 6/7 ai 10, in questa fase il giovane presenta:
    a. Piacere verso il movimento ed interesse verso la pratica degli sport;
    b. Buon equilibrio psichico, ottimismo, spensieratezza, capacità critica, capacità di concentrazione, capacità di differenziazione fine;
    c. Apprendimento motorio facile, quasi istantaneo, ma con difficoltà a fissarli nel tempo: in questo periodo ciò che viene appreso va ripetuto un numero sufficiente di volte per renderlo un movimento stabile nel repertorio del bambino;
    d. In questa fase è importante una formazione multilaterale e polisportiva, per garantire l’apprendimento di un ampio bagaglio motorio;
  4. 2° età scolare, dai 10 ai 12/13 anni, questa fase è definita “la migliore età per l’apprendimento”, da far notare però che questo dipende moltissimo dal lavoro effettuato nella fase precedente, ed in questo caso il bambino:
    a. Presenterà un ottimo controllo del proprio corpo;
    b. Capacità di apprendimento anche di movimenti molto difficili;
    c. Notevole bisogno di movimento, disponibilità verso l’impegno, coraggio e disponibilità al rischio;
    d. Ciò che viene trascurato in questa fase, potrà essere recuperato più tardi, ma con una fatica ed una difficoltà decisamente maggiore
    e. È possibile l’insegnamento della tecnica, anche in forma precisa, facendo però attenzione a non creare automatismi errati: quello che si impara in questa fase per essere corretto necessita di difficoltà ed impegno maggiori
  5. La pubertà, dagli 11 ai 14 anni (femmine) e dai 13 ai 15 anni (maschi), fase nella quale inizia una estrema differenziazione di genere (sesso), i giovani presentano:
    a. Forte spinta ormonale nella crescita, soprattutto in lunghezza (aumento dell’altezze per allungamento degli arti)
    b. Forte instabilità ormonale che porta ad instabilità psichica;
    c. Comportamenti critici verso le autorità (genitori, insegnanti, allenatore);
    d. Desiderio di autonomia e di responsabilità;
    e. Conflitto con gli adulti e rapporto forte con i coetanei;
    f. Volontà di essere rispettati dalle figure con le quali interagiscono (allenatori, insegnanti) e libertà di discutere democraticamente;
    g. Diminuzione dell’interesse verso l’attività sportiva (in maniera drastica), per la nascita di nuovi interessi;
    h. L’attività sportiva si basa soprattutto sullo “stare con i coetanei;
    i. Dare valore maggiore alla partecipazione, alla pianificazione ed alla realizzazione autonoma all’interno dei gruppi;
    j. Attività svolte principalmente in gruppo
  6. L’adolescenza, dai 13 ai 18 anni nelle femmine e dai 15 anni a 20 anni circa nei maschi:
    a. Diminuzione dei parametri della crescita e dello sviluppo
    b. Crescita “in larghezza”, armonizzazione delle proporzioni ed effetto positivo sulle capacità coordinative;
    c. Aumento della forza massima;
    d. Inizio dell’allenamento, in maniera graduale, alla massima intensità, delle capacità condizionali e coordinative;
    e. Si riscontrano elevati miglioramenti prestativi e la capacità di apprendimento di movimenti molto complessi;
    f. 2° età aurea per l’apprendimento
    g. Inizio di un allenamento con volumi ed intensità elevate
    h. Utilizzo di tecniche sempre più specifiche
  7. L’età adulta, dai 18-20 anni in poi.

Differenze nella crescita

Conoscere le tappe di crescita è fondamentale per sapere quali attività proporre ai giovani atleti. Tuttavia bisogna tenere presente che i bambini crescono e si sviluppano “a velocità diverse”.
Il tasso di crescita delle loro ossa, dei muscoli, degli organi e del loro sistema nervoso variano da uno stadio all’altro e sono soggettivi da bambino a bambino.
Sono questi fattori che nelle categorie giovanili portano al miglioramento delle prestazioni e delle loro capacità psicofisiche.
Questo è il motivo per il quale un programma di allenamento per il settore giovanile deve considerare le differenze individuali nella crescita e le potenzialità dell’allenamento nel creare gli adattamenti desiderati. 

È molto facile trovare due soggetti, della stessa età, che si trovano in una fase di accrescimento molto differente l’uno dall’altro, questo porta a distinguere in:

  • Soggetti con una crescita precoce (precoci)
  • Soggetti con crescita normale (normali)
  • Soggetti con una crescita ritardata (ritardatari)

I “precoci” sono quelli che nell’attività giovanile dimostrano capacità ed abilità superiori agli altri, e che molto spesso vengono “selezionati” come futuri talenti.

I “più lenti nell’apprendimento” delle abilità e delle capacità motorie vengono spesso ritenuti “senza speranza”.

L’errore che si può fare è quello di iniziare ad allenare i giovani “precoci” come atleti di alto livello e d ricoprirli di attenzioni, di lodi etc. e di relegare i più “scarsi” in gruppi di allenamento poco seguiti e dando loro poca importanza.

Da ricordare che, in ogni caso, sia che il giovane abbia una crescita precoce, o ritardata, la sua crescita lo porterà, nell’età adulta verso il medesimo sviluppo: ciò significa che il precoce, ad un certo punto subirà una brusca frenata alla maturazione fisica, mentre il “ritardatario” potrebbe subire una forte accelerazione nella crescita.

Allo stesso tempo un allenamento giovanile uguale tra le 3 tipologie di giovani (precoci, ritardatari e normali) potrebbe portare ad avere adattamenti diversi.

Ad esempio in una squadra o in un gruppo di giovani atleti, tutti di 14 anni, le differenze tra i giocatori/atleti possono essere così grandi che alcuni di loro potrebbero presentare il “potenziale atletico” di un ragazzo di 16 anni (precoci), mentre altri potrebbero presentare le capacità psicofisiche di un bambino di 12 anni (ritardatari).

Trascurare tali differenze potrebbe portare sia ad una mancanza di adattamento all’allenamento che potrebbe risultare troppo blando per le caratteristiche degli atleti maggiormente sviluppati, sia ad un eccessivo allenamento per gli atleti con un ritardo nella crescita.

 

Conclusioni

  • L’allenamento infantile e quello giovanile devono essere necessariamente diversi da quello dell’età adulta
  • Non vanno adattati programmi per gli adulti ai giovani, riducendone soltanto il volume;

  • Ogni periodo d’età presenta speciali compiti didattici e particolarità specifiche, dovute allo sviluppo delle caratteristiche psicofisiche dei giovani atleti
  • Gli stimoli e le esercitazioni proposte devono seguire le varie “fasi sensibili”; 
  • Gli stimoli e le esercitazioni proposte, perchè siano allenanti, devono essere adattate in base alla crescita soggettiva del giovane, ricordandosi però di dare maggiore enfasi all’apprendimento dei gesti (miglioramento delle abilità e capacità motorie), rispetto al risultato fine a se stesso (vittoria)
  • Dai 6 agli 12-14 anni (pre-pubertà) vanno previste attività che migliorino prevalentemente le capacità coordinative e che amplino il bagaglio motorio generale, senza però dimenticare lo sviluppo generale delle capacità condizionali 
  • Dopo i 14-15 anni (pubertà) inizia il periodo rivolto al miglioramento delle capacità condizionali, mantenendo però un ottimale stimolo delle capacità coordinative, introducendo gli atleti alla specializzazione sportiva.

 

Per approfondire:

Fase di introduzione all’attività sportiva: 6-10 anni

Fase dello sviluppo atletico: 11-14 anni

Fase della specializzazione: 15-19 anni

 

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Bibliografia:

“L’Allenamento ottimale” di Jurgen Weineck, Calzetti & Mariucci Editore

“Total Training for Young Champions. Proven conditioning programs for athletes ages 6 to 18″ di PhD. Tudor O. Bompa, Human Kinetics

 

 

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